Campiglio: “Più fiducia nel futuro, il voto ai ragazzi migliora la politica”

Il docente di Politica Economica alla Cattolica di Milano: “Lanciai questa proposta quindici anni fa”

“Il voto ai sedicenni? Un atto dovuto”. Luigi Campiglio, docente di Politica economica alla Cattolica di Milano, è stato un precursore dell’estensione del suffragio a chi non ha ancora raggiunto la maggiore età. La sua proposta, datata 2003, fu fatta propria dalle Acli e seguita da diversi disegni di legge, tutti senza esito. Enrico Letta rilancia un’idea che, in fondo, un po’ le appartiene. “È vero. Quando la lanciai, oltre 15 anni fa, (…)”

leggi il resto dell’intervista su Repubblica del 1 ottobre 2019

Intervista a Luigi Campiglio – Più fiducia nel futuro i ragazzi migliorano la politica

Luigi BobbaCampiglio: “Più fiducia nel futuro, il voto ai ragazzi migliora la politica”
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Bobba: una proposta di legge del 2013 per il diritto di elettorato attivo ai cittadini che hanno compiuto il sedicesimo anno di età

La proposta di Enrico Letta di estendere la partecipazione al voto anche ai sedicenni, ha riacceso un dibattito che non è nuovo.

Nel marzo del 2013, proprio all’inizio della legislatura, insieme al collega Dario Nardella – oggi Sindaco di Firenze – depositammo alla Camera una proposta di legge per consentire ai sedicenni di votare per il Sindaco e il Consiglio comunale della propria città.

La proposta nasceva dalla constatazione del progressivo invecchiamento dell’elettorato italiano. Citavo, nella relazione di accompagnamento, uno studio dell’Università Cattolica di Milano nel quale si prevedeva che “entro il 2020 gli elettori di età inferiore ai 35 anni saranno oltre tre milioni in meno rispetto a quelli con più di 65 anni”. Ora il 2020 è ormai alle porte e la previsione formulata più di sei anni fa, si è rivelata del tutto veritiera. Ne deducevo che un elettorato sempre più anziano avrebbe fortemente condizionato le priorità di scelta dei partiti. Infatti, le elezioni si vincono con il consenso della maggioranza dei cittadini, per cui i partiti sono inevitabilmente spinti ad assecondare le richieste dei gruppi – anche quelli di età – più numerosi. Non è un caso che nell’ultimo decennio, il maggior numero di cittadini che vive sotto soglia di povertà assoluta si sia concentrato non più tra gli anziani bensì tra i minori che sperimentano oggi in condizioni di maggior svantaggio nell’accesso ai beni essenziali per una vita dignitosa.

La mia proposta, rispetto a quella di Letta, era forse meno ambiziosa ma più realistica e praticabile. Una possibilità che, come aveva argomentato un autorevole vercellese, – il Prof. Giovanni Bollea, una vita dedicata ai bambini e ai giovani – poteva costituire un’utile “prova” per far sentire questi giovani dei cittadini a pieno titolo, appartenenti innanzitutto ad una comunità locale e in grado di incidere sul destino della stessa.

La seconda ragione risiede nel fatto che questa “prova” potrebbe diventare un volano per  spingerli a prepararsi più adeguatamente, con il raggiungimento della maggiore età, all’accesso al voto per le elezioni politiche.

Ragioni che mi paiono ancora oggi convincenti per evitare che la proposta di Letta si riduca ad un fuoco di paglia e i giovani, proprio perché minoranza numerica, diventino sempre più marginali nelle competizioni elettorali. Cominciamo dunque a far votare i sedicenni per il proprio Sindaco: sarà un primo passo nella giusta direzione.

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Clima. Dieci azioni “responsabili” per salvare il pianeta: cosa puoi fare tu

Dall’enciclica Laudato si’ una lista di suggerimenti concreti, dall’uso dei condizionatori e dei mezzi pubblici alla raccolta differenziata

leggi l’articolo di Avvenire

 

 

Luigi BobbaClima. Dieci azioni “responsabili” per salvare il pianeta: cosa puoi fare tu
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Luigi Bobba: riflessioni “post Renzi”

Ho atteso qualche giorno per mettere nero su bianco qualche pensiero dopo la scissione di Renzi dal PD.

Dico subito che non lo seguirò, pur avendolo sostenuto come segretario del Pd nel 2013 e aver fatto parte del governo da lui guidato. Non rinnego nulla, anzi sono orgoglioso di quanto abbiamo fatto nei governi Renzi e Gentiloni nei quali ho avuto l’onore di ricoprire l’incarico di sottosegretario al Lavoro.

Non mi iscrivo certo tra coloro che non vedevano l’ora che Renzi togliesse il disturbo, ma neppure tra quelli che fanno spallucce pensando che questa scissione poco cambierà le cose nel partito, nel governo e forse anche nel Paese. Ho creduto al Pd come partito popolare, riformista, europeista e di sinistra fin dall’inizio. Non ho seguito Rutelli nel 2009 anche se caldamente invitato a farlo. Ho considerato un errore l’abbandono di Bersani e Speranza. Ma oggi che cos’è il PD e cosa vuole diventare? Renzi ha preso la sua strada, Calenda e Bonino ambiscono a fare qualcosa insieme, Bersani invoca una cosa nuova a sinistra. E noi? Ma il PD non era nato proprio come partito plurale, come argine al frazionismo tipico del sistema politico italiano? Il PD, come affermò Veltroni,non era il partito a vocazione maggioritaria? Esiste una terza via tra la pura e semplice prosecuzione della”ditta” e il comitato elettorale all’americana? A queste domande, oggi chi resta nel PD ha il dovere di dare una risposta. Perché se la prospettiva è una riedizione aggiornata del pentapartito (PD, LeU, Renzi, +Europa e Calenda) allora quel progetto di fare un partito che avesse come orizzonte il futuro del Paese con gli occhi dei nostri figli e nipoti, è fallito. Se non vogliamo rassegnarci a questa lenta ma inesorabile deriva, ci sono tre scelte essenziali da compiere.

Primo non rinunciare ai nostri valori. Non sono d’accordo a costruire una casa comune con i grillini. Una cosa è un’alleanza di governo per fermare l’ondata sovranista; un’altra è affermare e comunicare una nostra originale identità valoriale e programmatica.

Secondo, quella sintesi tra un partito radicato nella tradizione europea ma altresì rinvigorito da strumenti di democrazia diretta come le primarie, è ancora in gran parte da costruire. Per ora è rimasto una grande incompiuta.

Terzo: se assecondiamo la spinta proporzionalistica, il futuro del PD è segnato. Dunque torniamo al maggioritario e non abbandoniamo la prospettiva delineata dalla riforma costituzionale.

C’è da mettersi in cammino. Il viaggio non sarà breve, ma procediamo senza fretta ma anche senza sosta.

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Con la diversità di pensiero l’innovazione aumenta del 20%

Studio Deloitte presentato a Global Inclusion, Bologna, 11 settembre 2019

 

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“Global Inclusion”: a FICO l’evento su inclusione, diversità e lavoro

“Global inclusion – Generazioni senza frontiere”: gli stati generali dell’inclusione nel lavoro. 150 imprese, decine di associazioni, 9 tra Università e scuole italiane, 750 lavoratrici e lavoratori si incontrano per condividere le best practice su diversity & inclusion

leggi l’articolo su Affaritaliani del 11 settembre 2019

 

Luigi Bobba“Global Inclusion”: a FICO l’evento su inclusione, diversità e lavoro
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Bobba, Global Inclusion: “Le imprese vogliono creare valore, non solo profitto”

“L’istanza principale è il riferimento all’articolo 3 della Carta Costituzionale, dove si chiede alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che impediscono piena uguaglianza e effettiva partecipazione. È quello che vogliamo fare anche noi, a partire dalle imprese e dal lavoro – ha detto Luigi Bobba, Presidente del Comitato Global Inclusion Art. 3, ad Affaritaliani.it. “L’obiettivo è che questa manifestazione diventi una possibilità per allargare nella cultura di impresa quella che oggi sembra diventare una prospettiva di futuro: per le imprese non basta più solo fare profitti, bisogna creare valore. Per creare valore bisogna mettere insieme sostenibilità ambientale, sociale e economica. Solo le imprese che tengono insieme queste tre dimensioni diventano imprese di successo”.

guarda il video di Affaritaliani

Bologna, Fico Eataly, 11 settembre 2019

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“Servire, in silenzio”

l’Italia è di fronte a una grave crisi strutturale. Non solo per gli indicatori economici che ogni giorno mostrano il declino del nostro Paese, ma anche e altrettanto gravemente a causa dell’impoverimento culturale e della coesione nelle relazioni sociali. Un Paese dilaniato dai conflitti diviene incapace di assumere scelte strategiche di lungo periodo, rischia di essere ossessionato dai tatticismi e dalle convenienze immediate; una nazione che dileggia il sapere e le competenze come qualcosa di distante dal popolo è un Paese destinato inevitabilmente al declino. Ma l’Italia non è solo questo.

leggi la lettera di Graziano Delrio al Direttore di Huffingtsonpost dell’8 settembre 2019

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