In Senato l’ennesimo grave pasticcio sul 5 per mille

Il Senato della Repubblica – il 9 giugno scorso – ha votato una proposta di legge presentata dalla Lega con il voto favorevole dei principali gruppi politici che, se fosse approvata anche alla Camera, andrebbe a depauperare Il fondo dedicato al 5 per mille. Il fondo verrebbe usato per l’assistenza del personale di tutti i corpi dello stato (Polizia, Carabinieri, Finanza, Guardie carcerarie, Esercito, Marina e Aereonautica). Ma che c’entrano con la legislazione istitutiva della norma di sussidiarietà fiscale?

Mentre si tessevano le lodi del Terzo settore per la sua capacità di alimentare la rete della solidarietà al fine proteggere i cittadini più fragili di fronte alle pesanti conseguenze della pandemia, il Senato della Repubblica – il 9 giugno scorso – votava una proposta di legge presentata dalla Lega con il voto favorevole dei principali gruppi politici, salvo l’astensione dei gruppi parlamentari del PD e di Leu; proposta che, se fosse approvata in via definitiva anche alla Camera, andrebbe a depauperare Il fondo dedicato al 5 per mille. (continua)

leggi il mio articolo su Vita.it dell’8 aprile 2022

Luigi BobbaIn Senato l’ennesimo grave pasticcio sul 5 per mille
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5xMille anche a sicurezza e Forze armate. «Così meno fondi al Terzo settore»

Incardinata alla Camera una proposta di legge già votata (quasi all’unanimità) al Senato. Le associazioni in allarme

Il 9 giugno del 2021, al Senato, su 238 votanti, ci sono stati 201 favorevoli, 3 contrari e 34 astenuti. Mercoledì scorso il testo è stato incardinato in commissione Bilancio alla Camera, avviando così l’iter per la seconda lettura. Il cammino prima che il testo approdi in aula è ancora lungo, ma il mondo del terzo settore inizia a chiedere al governo e ai partiti di vederci chiaro. A parità di risorse, infatti, l’estensione della platea ha un solo risultato: meno fondi per chi già da anni conta su questi fondi per le proprie attività sociali.

leggi l’articoli di Marco Iasevoli su «Avvenire» di sabato 9 aprile 2022

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I soldi del 5 per mille alle Forze dello Stato: un danno inutile al Terzo settore

Il disegno di legge proposto dalla Lega e già approvato dal Senato inserisce anche il fondo di assistenza per Polizia, Carabinieri, Finanza e altre Forze dello Stato tra i beneficiari del 5 per mille, sottraendo ulteriori risorse al Terzo settore cui quei soldi sarebbero destinati. Si spera che la Camera corregga la contraddizione

«Che c’azzecca?» avrebbe esclamato un noto pubblico ministero, diventato poi Ministro e leader di partito. Appunto che c’azzecca con il 5 per mille il disegno di legge proposto al Senato dallo stato maggiore della Lega e approvato il 9 giugno 2021 da tutte le forze politiche con la sola astensione del gruppo del PD e di Leu?

L’istituto del 5 per mille, come è noto, ha conosciuto la luce con la finanziaria del 2006 ed è stato stabilizzato con la legge di bilancio del 2015 mediante una dotazione finanziaria di 500 milioni, in grado di «spesare» tutte le opzioni dei contribuenti che si avvalgono di tale facoltà. In effetti l’allora ministro del Tesoro Giulio Tremonti introdusse, seppur in forma sperimentale, un innovativo istituto di sussidiarietà fiscale, fondato sul principio per cui lo Stato consente al contribuente di optare per l’allocazione diretta di una quota della tassazione dovuta – il 5 per mille appunto – purché venga destinata a organizzazioni non profit o comunque a enti che perseguono finalità di interesse generale (volontariato, ricerca scientifica, università e ricerca sanitaria). Più recentemente il legislatore e il Governo sono intervenuti mediante il Dlgs.111/2017 ( uno dei provvedimenti collegati alla riforma del Terzo settore) e con il Dpcm del 23 luglio 2020, precisando in modo puntuale le caratteristiche degli enti beneficiari del 5 per mille. Che sono: gli enti iscritti al neonato Registro del terzo settore, gli enti di ricerca universitaria, gli enti senza scopo di lucro della ricerca scientifica e dell’università, le Asd riconosciute dal Coni e i Comuni di residenza del contribuente.

Da questa breve ricostruzione non è difficile capire che il legislatore, anche quello più recente, abbia operato per puntualmente qualificare questo istituto – utilizzato nel 2021 da più di 16 milioni di contribuenti – in modo che gli enti destinatari perseguano effettivamente finalità di bene comune e svolgano attività di interesse generale oggi individuate dall’art.5 del Codice del Terzo settore. Ovvero che le ricadute sociali dello stesso vadano oltre il beneficio di singoli soggetti destinatari ma siano orientate a realizzare il principio di sussidiarietà orizzontale che ha ispirato l’intera riforma del Terzo settore.

Ebbene non riusciamo a comprendere se il Senato, approvando questo disegno di legge, abbia ignorato quanto disposto negli anni precedenti o se invece intenda del tutto stravolgere i caratteri tipici dell’istituto del 5 per mille. Infatti nel citato disegno di legge – ora incardinato alla Camera (AC 3157) – si intende destinare il 5 per mille anche per il «finanziamento del fondo di assistenza per il personale in servizio del Corpo di Guardia di finanza o della Polizia di Stato o dell’Arma dei Carabinieri o del Corpo nazionale dei vigili del fuoco o del Corpo di Polizia penitenziaria o dell’Esercito o della Marina militare o dell’Aeronautica militare, nonché per il sostegno, l’assistenza e per attività a favore di congiunti di appartenenti alle rispettive amministrazioni deceduti per causa di servizio o in servizio».

E qui, pur apprezzando la meritoria opera che questi molteplici corpi dello Stato assicurano nel mantenimento dell’ordine pubblico, nella sicurezza delle nostre comunità e nella difesa della Patria, torna prepotente la domanda iniziale: che c’azzecca con il 5 per mille? Con la sussidiarietà fiscale e con le finalità di interesse generale? E allora perché non finanziare il fondo di assistenza del personale scolastico, della sanità o della giustizia? Sono meno meritevoli? È palese la contraddittorietà di tale disposizione che diventa ancor più esplicita nella parte conclusiva del comma, che destina le risorse del 5 per mille a dei beneficiari individuali (i congiunti di appartenenti alle rispettive amministrazioni deceduti per causa di servizio o in servizio).

Giova infine ricordare che nell’elenco delle associazioni beneficiarie del 5 per mille vi sono quasi un centinaio di associazioni collegate ai diversi corpi dello Stato (Polizia, Carabinieri, ecc.) che già oggi possono correttamente utilizzare le risorse del 5 per mille destinate dai contribuenti per sostenere le loro finalità tipiche. Insomma davvero un bel pasticcio (per usare un eufemismo), non solo perché non si riuscirebbe a raggiungere lo scopo dichiarato (per l’esiguità delle risorse disponibili); ma si produrrebbe un grave danno agli Enti del Terzo settore, considerato che il Fondo di 500 milioni, seppur leggermente ora incrementato a 525, verrebbe depauperato al punto tale da non poter più coprire tutte le opzioni esercitate dal contribuente. C’è da sperare – visto che il bicameralismo non è stato abolito – che la Camera blocchi l’iter di questo dannoso disegno di legge e che, contestualmente, destini maggiori risorse a tutti quei soggetti che sono deputati alla tutela e sicurezza dei cittadini.

leggi l’articolo di Luigi Bobba sull’inserto «Buone Notizie» del «Corriere della Sera» dell’8 aprile 2022

Luigi BobbaI soldi del 5 per mille alle Forze dello Stato: un danno inutile al Terzo settore
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La conformità costituzionale dell’art. 76 del codice del Terzo settore

La recente sentenza della Corte costituzionale – n. 72 del 15 marzo 2022 – risulta di notevole importanza al fine dell’interpretazione del codice del Terzo settore-CTS (dopo la nota sentenza n. 131 del 26 giugno 2020, attraverso la quale è stato perimetrato il rapporto tra gli enti del Terzo settore e le pubbliche amministrazioni).

Leggi l’articolo di Mario Renna su Terzjus.it del 20 marzo 2022

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Al via l’indagine per conoscere l’opinione degli enti no profit sulla riforma del settote

L’obiettivo di “Riforma in Movimento” è quello di conoscere cosa pensano le organizzazioni sul Registro Unico Nazionale sulle ultime novità legislative. Il presidente di Terzjus Luigi Bobba: «Con il Report 2022 vogliamo dare conto dei passi compiuti e degli ostacoli incontrati nell’attuazione della riforma. E la voce di chi lavora tutti i giorni nelle nostre comunità è fondamentale per calarsi nei processi reali e offrire alle istituzioni sollecitazioni e qualificate proposte»

leggi l’articolo su Famiglia Cristiana del 23 marzo 2022

Luigi BobbaAl via l’indagine per conoscere l’opinione degli enti no profit sulla riforma del settote
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Radiografia delle 22.220 imprese sociali iscritte al Registro unico

Ad oggi circa il 90% del totale sono cooperative sociali ex l. 381/1991 e il restante 10% sono enti diversi dalle cooperative sociali. Tra le imprese sociali diverse dalle cooperative sociali, vi sono diverse centinaia di cooperative non “sociali”, ma anche diverse centinaia di società a responsabilità limitata (e altre società di capitali), che stanno diventando la seconda forma giuridica più utilizzata di impresa sociali

Lo scorso 21 marzo, in esecuzione di quanto disposto dal d.m. 106/2020 sulla base delle norme del Codice del terzo settore (“Cts”), i dati degli enti iscritti nella sezione “imprese sociali” del Registro delle imprese sono stati “massivamente riversati” nel Runts, nell’apposita sezione di quest’ultimo registro, denominata “imprese sociali”.

leggi l’articolo di Antonio Fici su Vita.it del 28 marzo 2022

Luigi BobbaRadiografia delle 22.220 imprese sociali iscritte al Registro unico
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Bobba (Terzjus): “Coltivare e far crescere una cultura del bene comune e della solidarietà”

Il Terzo Settore è un insieme di enti di carattere privato che agiscono in diversi ambiti, dall’assistenza alle persone con disabilità alla tutela dell’ambiente, dai servizi sanitari e socioassistenziali all’animazione culturale. Spesso gestiscono servizi di welfare istituzionalee sono presenti per la tutela del bene comune e la salvaguardia dei diritti negati. Il Terzo settore esiste da decenni ma è stato riconosciuto giuridicamente in Italia solo con la legge delega 106 del 2016. L’attuazione della predetta riforma procede velocemente e, con la recente attivazione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, le organizzazioni non profit si stanno relazionando con nuovi adempimenti, riassetti strutturali, ma soprattutto con sfide e opportunità inedite.

I numeri del Terzo Settore in Italia

Il ruolo del Terzo Settore è notevolmente cresciuto in Italia, anche durante la difficile fase pandemica. Un universo che conta 375 mila diverse istituzioni tra associazioni, fondazioni e cooperative sociali, con un incremento pari al 25% rispetto allo scorso decennio. Gli italiani che partecipano ad attività associative sono 10,5 milioni, ossia un quinto della popolazione che ha più di 14 anni. L’apporto del Terzo Settore dell’economia è stimato in 80 miliardi di euro ed è pari al 5% del Prodotto interno lordo. Gli addetti sono oltre 900 mila – di cui il 70% sono donne – ai quali si aggiungono circa quattro milioni di volontari.

Riforma in Movimento

I numeri e l’azione del Terzo Settore hanno indotto  Terzjus – Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, in collaborazione con Italia non profit, a lanciare l’indagine digitale “Riforma in Movimento – Edizione 2022” alla quale sono chiamati a partecipare tutti gli enti non profit italiani con l’obiettivo di portare la voce e l’esperienza di chi la Riforma la vive in prima persona, all’attenzione dell’opinione pubblica e dei rappresentanti di reti e istituzioni nazionali ed europee. I risultati di questa survey confluiranno in un apposito capitolo del Terzjus Report 2022 in uscita nel mese di luglio. Interris.it in merito a questi temi ed al ruolo del volontariato in questo frangente storico particolarmente difficile, ha intervistato Luigi Bobba già presidente nazionale delle Acli, parlamentare e sottosegretario al Lavoro. Ora presidente di Terzjus, di Enaip Mozambico e del Comitato Global Inclusion.

L’intervista

Qual è stato e qual è il ruolo del volontariato in questo frangente storico nel quale si stanno susseguendo la pandemia e l’emergenza profughi dall’Ucraina?

“Le organizzazioni associative volontarie, quando c’è da rimboccarsi le maniche, sono pronte ad agire, anche interpretando un sentimento positivo presente più in generale nella popolazione – ma fornendo allo stesso una forma strutturata e organizzata. Dalla raccolta di beni e di denaro, all’invio di questi aiuti e adesso sicuramente nell’accoglienza delle persone che arriveranno e sono già arrivate in Italia dall’Ucraina (sono più di 75.000). Se non ci fosse questa rete avremo problemi molto più grandi, sia nelle nostre comunità che nella capacità di sostenere le persone coinvolte in questi eventi drammatici come sono la guerra e l’invasione russa dell’Ucraina”.

In che modo la Riforma del Terzo Settore può favorire lo stesso in questo frangente?

“Lo può favorire per tre ragioni. La prima perché, ad esempio, l’incentivo alle donazioni in denaro; il  35% per le Organizzazioni di Volontariato e il 30% per tutte le altre realtà associative possono essere una spinta  a corroborare  la propensione al dono. La stessa cosa vale anche sul versante delle donazioni dei beni in natura; recentemente una circolare ha regolamentato in modo molto più semplice la donazione di beni – in particolare da parte delle aziende – che non hanno più un rilievo fiscale come accadeva prima, non solo per farmaci o prodotti alimentari ma anche per tutte le altre tipologie di beni. In terzo luogo, perché c’è una nuova consapevolezza che, se non si creano reti di solidarietà, in un mondo sempre più incerto, precario ed esposto a continue emergenze, il rischio che le disuguaglianze crescano e che i più fragili vengano esclusi e tagliati fuori da una vita dignitosa è molto evidente”.

Che obiettivi si pone l’indagine denominata Riforma in Movimento di Terzjus?

“Si pone essenzialmente tre obiettivi. Il primo è quello di fare lo stato dell’arte sulla riforma dal punto di vista degli Enti del Terzo Settore cioè delle reti associative volontarie e cooperative; il secondo è di realizzare un check più specifico sul processo che è stato avviato in questi mesi con l’avvio del Registro unico sia per  coloro che sono in transizione perché già iscritti ai vecchi registri regionali sia per coloro che hanno fatto accesso ex novo .In terzo luogo, di verificare se i provvedimento che il Ministero del Lavoro ha emanato lo scorso anno, dal 5×1000 ai nuovi schemi di bilancio, dalla regolamentazione della donazione di beni in natura ai rapporti tra ETS e pubblica amministrazione. In particolare, vorremmo sapere se tali provvedimenti sono conosciuti, quale ne è la percezione e se sono stati utilizzati”.

Quali auspici si pone per il futuro del mondo del volontariato?

“Fondamentalmente due auspici, il primo è quello che il Ministero provveda sollecitamente a risolvere la parte fiscale, ossia far approvare il pacchetto di emendamenti che non è passato in legge di bilancio e, contestualmente che lo stesso Ministero invii subito la notifica alla Commissione Europea di quelle norme che richiedono un’autorizzazione comunitaria. Il secondo è che le Organizzazioni abbiano come priorità la necessità di coltivare e far crescere una cultura del bene comune e della solidarietà senza la quale – in un mondo sempre più esposto a crisi ed emergenze – la qualità del vivere di tutti e specialmente dei più deboli, peggiorerà rapidamente. Questo è un investimento da fare sulle generazioni più giovani, a cominciare dal Servizio civile universale, che non a caso è stato riformato nell’ambito della più generale riforma del Terzo Settore. Quindi, da un lato bisogna risolvere i problemi di natura fiscale e questo è responsabilità delle  istituzioni; dall’altro  gli enti debbono operare un investimento in materia di cultura, formazione e di promozione di esperienze concrete di solidarietà, in particolare tra le giovani generazioni”.

Leggi l’intervista di Interris.it del 3 aprile 2022

Se vuoi commentare l’articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Luigi BobbaBobba (Terzjus): “Coltivare e far crescere una cultura del bene comune e della solidarietà”
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Sfide e opportunità per gli ETS di fronte al Social Economy Action Plan: webinar 11 aprile ore 17

Webinar, lunedì 11 aprile 2022, ore 17-19

Promotori: Avvenire e Terzjus

Rimettersi in gioco. Sfide e opportunità per gli ETS di fronte al Social Economy Action Plan

Con il Social Economy Action Plan si può aprire una nuova stagione per il mondo del Terzo Settore e non solo. È però necessaria una approfondita riflessione per cogliere le implicazioni complessive e le possibilità che la prospettiva europea offre a tutti i soggetti che rientrano nell’area dell’Economia Sociale.

Per questo un momento di studio e di approfondimento può aiutare a sintonizzare le diverse dimensioni – scientifica, giuridica, politica e operativa – al fine di far si che dalla consapevolezza delle specificità e dalle scelte condivise da parte dei soggetti interessati possa scaturire una stagione di reale sviluppo di un nuovo modello sociale ed economico.

Programma

“Se non ora, quando?” – Introduzione di Luigi BOBBA, presidente di Terzjus

Conduce e modera: Marco GIRARDO, caporedattore dell’inserto Economia civile di «Avvenire»

“Uno scacchiere complesso, in Europa e in Italia”
– Gianluca SALVATORI, segretario generale di Euricse
– Patrizia TOIA, vicepresidente dell’Intergruppo dell’Economia sociale del Parlamento europeo

“Nuove sfide e nuovi paradigmi”
per la scienza economica: Carlo BORZAGA, Università di Trento
per la dimensione giuridica: Antonio FICI, Università di Tor Vergata
per i soggetti dell’economia sociale: Beppe GUERINI, membro del CESE
per le organizzazioni di rappresentanza: Luca JAHIER, già presidente del CESE
per l’operatività degli enti: Luigi MARTIGNETTI, direttore di Reves network

“Per giocare una partita al rialzo” – Conclusioni di Felice SCLAVINI, Cda di Terzjus

Live sul canale YouTube di «Avvenire» e di Terzjus

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