Next Generation Italia – Riforme & Investimenti

Next Generation Italia – Riforme & Investimenti è il nuovo documento elaborato da M&M che fa séguito a “Next Generation Italia – Piano esecutivo”, presentato dall’Associazione a metà ottobre, che forniva alcune proposte su come meglio attuare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), sulla base delle linee guida indicate dalla Commissione europea

La presente nota costituisce un’ulteriore componente di Next Generation Italia ed affronta principalmente due aspetti:

  • Da un lato, mira a esporre, anche attraverso esempi, il binomio inscindibile riforme/investimenti. Noi rimaniamo convinti che le riforme strutturali abilitino gli investimenti e gli investimenti facilitino riforme. Entrambe le componenti devono essere presenti nel Piano nazionale di rilancio e resilienza;
  • Dall’altro, mostra come la Recovery and Resilience Facility possa essere utilizzata da leva e catalizzatore per investimenti privati, così da moltiplicarne le risorse per esempio attraverso PPP o fondi misti.

Come per gli altri lavori di M&M, Next Generation Italia – Riforme & Investimenti è frutto di un lavoro collettivo di imprenditori, manager, esperti di finanza, diplomatici, avvocati, funazionari pubblici, esponenti del terzo settore ed accademici.

vai all’articolo di Minima Moralia del 6 gennaio 2021

scarica l’articolo

Luigi BobbaNext Generation Italia – Riforme & Investimenti
Leggi...

Quale futuro per le donazioni

Gli italiani non sono mai stati così generosi come nell’anno della pandemia. E il 65% di loro ha visto nel Terzo settore il soggetto che maggiormente si è speso per il bene del Paese. Eppure il grosso delle donazioni è andato a enti pubblici, ossia Protezione Civile e ospedali. Ecco il 6° Italy Giving Report di Vita

Come per tutte le emergenza e insieme come mai nessun’altra emergenza prima, il Covid-19 ha segnato il 2020 in maniera indelebile anche nel campo delle donazioni. In Italia e nel mondo le donazioni hanno toccato cifre mai raggiunte, anche per effetto della incomparabile portata emozionale di qualcosa che ci riguarda tutti, che non ha confini geografici, che si distende nel tempo e che ha letteralmente monopolizzato da mesi ogni spazio comunicativo e informativo. Nel mondo le donazioni filantropiche per l’emergenza Covid-19 mappate da Candid.org (a cui vanno aggiunte infinite donazioni individuali piccole e/o anonime) ammontano a 20,6 miliardi di dollari contro i 13 del terremoto ad Haiti del 2010, mentre in Italia le donazioni alla Protezione Civile, solo per fare une esempio, valgono cinque volte tanto quelle del terremoto del 2016 (più di 181 milioni di euro contro i quasi 35 di allora). Il recente Non Profit Philantropy Social Good Covid-19 Report di Italia Non Profit dà conto di 975 iniziative attivate dalla filantropia per far fronte al Coronavirus, per un valore complessivo di 785,55 milioni di euro, mentre le statistiche sui donatori individuali (dati dell’indagine tracking Covid di Doxa condotta nella primavera 2020) raccontano di 13/15 milioni di italiani che tra marzo e aprile hanno fatto una donazione con causale emergenza Covid.

Leggi l’articolo di Sara De Carli su Vita.it del 07 gennaio 2021

Luigi BobbaQuale futuro per le donazioni
Leggi...

Il tempo delle mediazioni è finito: il governo sopravvive solo se prende finalmente decisioni radicali

Mosse urgenti: meno favori e più riforme, la via obbligata per la ripresa

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 2 gennaio 2021

Durante i lunghi mesi del Covid-19, i dibattiti e le decisioni riguardanti gli aspetti economici della pandemia sono stati dedicati prevalentemente al nobile obiettivo di aiutare le categorie più colpite. La corsa al soccorso ha tuttavia provocato il meno nobile risultato di spargere benefici e incentivi in mille direzioni, ben oltre le intenzioni iniziali e lontano dagli obiettivi di sviluppo di lungo periodo: dall’acquisto di monopattini agli occhiali, dai mobili agli apparecchi televisivi e chi più ne ha più ne metta. Il tutto accompagnato dal messaggio subliminale che l’Unione Europea avrebbe poi pagato il conto senza tanti problemi.

L’ammontare del debito pubblico, che già viaggiava su livelli allarmanti, è quindi cresciuto a dismisura, raggiungendo ormai il 160% del nostro prodotto interno lordo.
Un aumento del deficit nei periodi di crisi non deve sorprendere perché è un evento consueto, ricorrente e, a volte, doveroso. Sorprende invece il fatto che le spinte corporative e le tensioni interne del governo abbiano relegato in secondo piano i problemi del dopo pandemia, mentre gli altri paesi europei si sono concentrati su progetti fondamentalmente dedicati alla crescita futura.

Fortunatamente un’opportuna intervista del Commissario Gentiloni, consapevole delle crescenti preoccupazioni dei nostri partner e delle autorità europee, ci ha richiamato alla realtà dei fatti, spiegando che i fondi europei sono rigorosamente condizionati al raggiungimento di precisi obiettivi e che tali fondi potranno essere versati all’Italia solo se i prescritti risultati saranno raggiunti.

Si tratta di condizioni illustrate con rigore e pignola chiarezza nelle 62 pagine di istruzioni (qui la prima parte, qui la seconda parte, ndr) inviate dalla Commissione ai governi il 17 settembre dello scorso anno.

L’Italia è destinataria della maggiore quantità di fondi rispetto a tutti i paesi europei (si tratta di ben 208 miliardi su un totale di 750) ma con l’obbligo di raggiungere precisi obiettivi di crescita, mettendo in atto un organico processo di riforme.

Si richiede di presentare un numero limitato di grandi progetti, accompagnati da piani dettagliati, con strumenti di controllo degli stati di avanzamento e l’elenco delle autorità responsabili dell’esecuzione dei diversi obiettivi, dedicati a rinnovare il paese in particolare su tre fronti: digitalizzazione, ambiente e coesione sociale.

Quindi pochi grandi compiti tra loro sinergici, in modo da organizzare una credibile strategia di sviluppo: proprio l’opposto di quello che si è fatto (o si è dovuto fare) fino ad ora a causa delle opposizioni esterne o, ancora di più, delle divisioni interne al Governo.

La ragione per cui è stata riservata all’Italia la quota maggiore dei fondi deriva proprio dal fatto che il nostro paese è così grande da essere determinante negli equilibri europei ma, nello stesso tempo, presenta rigidità tali da mettere a rischio l’intera economia dell’Unione.

E non si pensi che, da parte di Bruxelles, si tratti di condizioni flessibili: le grandi decisioni del Next GenerationEU sono state infatti prese dopo molti contrasti e dopo che alcuni paesi le hanno accettate solo perché accompagnate da cogenti condizionamenti e diligenti controlli.

E non possiamo nemmeno dimenticare che alcuni di questi paesi, a cominciare dall’Olanda e dalla Germania, sono ormai in campagna elettorale e, spinti dalle loro opinioni pubbliche, saranno quindi guardiani inflessibili dello spirito e della lettera dell’uso del denaro europeo.

Siamo davvero di fronte a un bivio. Se ci discostiamo dagli obblighi assunti, avremo una duplice conseguenza negativa. In primo luogo gli acquisti dei titoli del debito pubblico italiano da parte della Banca Centrale Europea, non potranno proseguire, spingendo l’Italia verso conseguenze drammatiche. In secondo luogo diventerà impossibile riformare il patto di stabilità, con analoghe conseguenze.

Al governo resta una sola scelta: cambiare rotta, respingendo le mille disparate proposte che arrivano da amici, nemici e falsi amici e concentrando l’azione sulle poche grandi decisioni che spingono la crescita e varare le riforme che ne condizionano la messa in atto.

Un compito gigantesco perché, quando si parla di riforme, non si intendono provvedimenti vaghi ma cambiamenti delle leggi, dei regolamenti e dei modi di operare della nostra Pubblica Amministrazione: dalla giustizia alla scuola, dalla ricerca alla sanità, in modo da affrettare il processo decisionale di ogni investimento, sia esso pubblico o privato.

Un compito che deve essere affrontato nel corso di questo stesso mese, da un Consiglio dei Ministri che prenda le decisioni obbligate dalle nostre necessità e dalle norme del NextGenerationEU che, ricordiamolo ancora una volta, non può versare soldi a piè di lista ma solo quando i compiti assegnati vengono eseguiti nelle varie fasi di attuazione.

Visto che è stato sollevato tante volte, e non fuori luogo, il richiamo al dopoguerra, sarà bene ripetere quanto è stato già scritto su queste stesse pagine: il medesimo Consiglio dei Ministri dovrà provvedere alla costruzione di un modello organizzativo nuovo, capace di mettere in atto quanto richiesto.

Si deve in esso prevedere che il potere politico sia in grado di prendere le necessarie decisioni strategiche, alla concreta realizzazione delle quali debbono essere preposti i migliori nuclei della Pubblica Amministrazione affiancati, quando necessario, da una piccola squadra di consulenti esterni in grado di fornire, nei casi straordinari, risorse e specializzazioni non disponibili nel settore pubblico.

Penso infatti che non vi sia né il tempo né la convenienza di creare strutture alternative che già, in tanti casi, hanno reso ancora più complicati i processi decisionali.

Il governo deve, comunque, avere ben chiaro che il tempo delle mediazioni è finito e che la sua stessa sopravvivenza dipende dalla capacità di prendere finalmente le decisioni radicali di cui il paese ha bisogno.

 

Luigi BobbaIl tempo delle mediazioni è finito: il governo sopravvive solo se prende finalmente decisioni radicali
Leggi...

Ma si può optare anche per un’esperienza in Mozambico con il progetto delle Acli

Un impegno stimolante alla scuola “Estrela do mar”

Servizio civile: una scelta che cambia la vita, tua e degli altri. Lo slogan della campagna promozionale del Servizio civile riassume bene il senso di una possibilità – aperta a tutti i giovani dai 18 ai 29 anni – che da più di 15 anni è stata introdotta nel nostro ordinamento. Anche quest’anno, il Dipartimento del Servizio civile della Presidenza del consiglio ha approvato i progetti per ingaggiare più di 45.000 giovani, di cui circa 600 in un Paese diverso dall’Italia. Tra questi, quattro sono i posti disponibili per fare un anno di servizio civile all’estero con le Acli ad Inhassoro in Mozambico.

leggi l’articolo su Corriere Eusebiano del 31 dicembre 2020 pag. 6

 

Luigi BobbaMa si può optare anche per un’esperienza in Mozambico con il progetto delle Acli
Leggi...