La contromanovra del PD

Investire sul futuro: ecco la contromanovra del PD in un tweet del Segretario Maurizio Martina

Luigi BobbaLa contromanovra del PD
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Il Papa: «Il lavoro conferisce la dignità all’uomo non il denaro»

Da Avvenire, 7 settembre 2018

Il solo perseguimento del profitto non garantisce più la vita dell’azienda: servono una formazione ai valori ed un’etica amica della persona. Così Francesco nell’intervista al “il Sole 24 ore”

“Nessuna attività procede casualmente o autonomamente. Dietro ogni attività c’è una persona umana. Essa può rimanere anonima, ma non esiste attività che non abbia origine dall’uomo. L’attuale centralità dell’attività finanziaria rispetto all’economia reale non è casuale: dietro a ciò c’è la scelta di qualcuno che pensa, sbagliando, che i soldi si fanno con i soldi. I soldi, quelli veri, si fanno con il lavoro. E’ il lavoro che conferisce la dignità all’uomo non il denaro”.

Ne è convinto il Papa, nell’intervista pubblicata da “Il Sole 24 Ore”. “La disoccupazione che interessa diversi Paesi europei è la conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro, perché ha messo al centro un idolo, che si chiama denaro”. “La distribuzione e la partecipazione alla ricchezza prodotta, l’inserimento dell’azienda in un territorio, la responsabilità sociale, il welfare aziendale, la parità di trattamento salariale tra uomo e donna, la coniugazione tra i tempi di lavoro e i tempi di vita, il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento dell’importanza dell’uomo rispetto alla macchina e il riconoscimento del giusto salario, la capacità di innovazione sono elementi importanti che tengono viva la dimensione comunitaria di un’azienda”, spiega Francesco.

“Il mondo economico, se non viene ridotto a pura questione tecnica, contiene non solo la conoscenza del come (rappresentato dalle competenze) ma anche del perché (rappresentata dai significati). Una sana economia pertanto non è mai slegata dal significato di ciò che si produce – aggiunge il Papa – e l’agire economico è sempre anche un fatto etico. Tenere unite azioni e responsabilità, giustizia e profitto, produzione di ricchezza e la sua ridistribuzione, operatività e rispetto dell’ambiente diventano elementi che nel tempo garantiscono la vita dell’azienda”.

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Ma non come macchina

Da Avvenire, Sabato, 8 Settembre 2018, pagine 1-2

In un momento storico di grande disorientamento come quello che stiamo vivendo, papa Francesco continua a costituire un punto di riferimento a cui guarda il mondo intero.

In una lunga intervista uscita ieri su “Il Sole 24 Ore”, il Santo Padre si è rivolto agli imprenditori e al mondo dell’economia proponendo una visione positiva che parte dal primato della persona umana rispetto al profittoe alla efficienza.Per nulla a disagio nel confrontarsi con temi in apparenza lontani, Francesco riesce, ancora una volta, a far vedere come il Vangelo e la Dottrina sociale della Chiesa riescono a offrire una chiave di lettura fondamentale per affrontare i problemi che abbiamo davanti. E se si considerano i consensi che l’intervista ha suscitato, si direbbe che Francesco è stato capacedi cogliere nel segno. La linea del Papa è quella già sviluppata nella Laudato si’. Lo sviluppo tecno-economico contemporaneo ha ormai raggiunto un livello di avanzamento tale da rendere inestricabile l’intreccio tra i rischi e le opportunità. La progressiva distruzione dell’ecosistema, le inaccettabili disuguaglianze nei e tra Paesi, il cronico disordine finanziario, i forti squilibri demografici, i violenti conflitti che intrecciano interessi economici e politici sono tutte problematiche che derivano dalla stessa radice: quella che insiste in modo unilaterale su una concezione individualistica dell’esistenza umana, tutta schiacciata sul piano materiale e su soluzioni di tipo tecnico. Una prospettiva che sottovaluta sistematicamente la portata del problema che dobbiamo affrontare. Che è prima di tutti antropologico e spirituale.

Affermare la primazia dell’uomo e della sua singolare esistenza non è una generica formula retorica, ma un criterio per fissare priorità e trovare soluzioni diverse da quelle prevalenti – che hanno creato la situazione nella quale ci troviamo.

È ormai chiaro a tutti che la crisi del 2008 – di cui ricorrono proprio in questi giorni i 10 anni – ha segnato una discontinuità storica. È vero che da allora le economie di tutto il mondo hanno superato i momenti più difficili, dimostrando una buona capacità di resilienza; ma è altrettanto vero che quelle stese economie non sono più riuscite a risolvere i problemi umani da loro stesse prodotti. Da qui la crescita di un forte malcontento che circola in ampi strati della popolazione, che arriva fino a intossicare la democrazia. La crescente insofferenza nei confronti dei migranti è una manifestazione (preoccupante) di questo clima di tensione.

A sconcertare è soprattutto l’assenza, nel dibattito pubblico, di una risposta positiva, capace di guardare avanti e di scorgere le opportunità che pure la crisi nasconde.

Ma se è così, è perché ci si ostina a guardare il problema nella prospettiva sbagliata. A questo proposito, vale la pena citare un grande pensatore (non credente) come Max Weber, il quale – opponendosi al materialismo marxiano – un secolo fa sosteneva che lo sviluppo economico altro non è che la traduzione materiale della crescita spirituale (e culturale) di un popolo.

Francesco ricorda questa verità: l’economia non è una macchina di cui gli uomini sono gli ingranaggi, che va semplicemente resa più efficiente. Essa è piuttosto una costruzione storico-istituzionale che, con soluzioni diverse nel tempo e nello spazio, serve per accrescere il benessere materiale della popolazione, ma soprattutto per valorizzare quella “genialità creativa” che contraddistingue il genere umano. Per questo il tema del lavoro deve tornare al primo posto: è dal contributo di ciascuno che si deve ripartire.

Alla fine, la crescita economica è solida solo se si fonda sulla crescita delle persone. Né ci può essere crescita economica senza sviluppo sociale e culturale. Che concretamente vuol dire: investimento nella educazione e formazione dei giovani, contratti di lavoro sufficientemente stabili e premiali, ragionevole protezione per i rischi della vita (malattia vecchiaia, etc,), forme di solidarietà sociale basate sulla equa redistribuzione della ricchezza; rispetto dell’ambiente e di tutto ciò che economico non è (a cominciare dallareligione).Se ci pensiamo bene, non passa proprio dalla nostra capacità di dare risposta a tali questioni la sfida che la lunga crisi si portadietro?Da qui, allora, l’invito del Papa: tornare a guardare l’economia a partire dall’uomo è una indicazione quanto mai attuale. Di ciò il mondo ha bisogno come il pane. Dato che per poter navigare nei mari tempestosi della globalizzazione avanzata è necessario tornare a produrre insieme valore (economico, ma anche sociale, relazionale, culturale etc.).

A tutti noi – cristiani e uomini di buona volontà – tocca il compito di rendere questa ispirazione il nuovo modo condiviso di guardare ai problemi di questo tempo. Solo così da una situazione difficile potrà fiorire un nuovo rinascimento. Difficile certo. Ma non è forse proprio la capacità di essere lievito uno dei frutti più preziosi della speranza cristiana?

Mauro Magatti

adminMa non come macchina
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Speciale Partite Iva – La tassa non è piatta ma iniqua

Da La nuvola del lavoro – Corriere della Sera

Il dibattito iniziato da Anna Soru in merito al primo nucleo di flat tax che il governo sembra deciso a realizzare in legge di bilancio si arricchisce di alcune novità. Si parla di una modifica del regime forfettario per imprese e professionisti ma con tre aliquote: al 5% per le start up, al 15% per chi consegue compensi fino a 65.000€ e al 20% per quelli fino a 100.000€. Di piatto quindi non c’è niente: sarebbe opportuno smettere di chiamarla flat tax. Nonostante ciò, questa piccola riforma fiscale è comunque preoccupante per le distorsioni che produce fra le diverse forme di lavoro.

L’utilizzo di finte partite IVA per evitare i costi (e le tutele) del lavoro dipendente tornerebbe a farla da padrona. Una sbandierata ancorché presunta convenienza fiscale rappresenterebbe un ottimo alibi per richiedere figure autonome, le quali agirebbero poi in regime di mono-committenza e senza stimolare il lavoro professionale di qualità al quale puntava la legge 81/2017, ad esempio con la deduzione fino a 10.000 per le spese di formazione e aggiornamento delle competenze. Anzi: il regime forfettario da questo punto di vista rappresenta un freno per quanti vogliano sviluppare la propria attività, poiché non consente di dedurre le spese di investimento. Senza considerare lo squilibrio ingiustificabile, riconosciuto anche da Mara Carfagna, che si verrebbe a creare tra la tassazione progressiva sul lavoratore dipendente e quella sostanzialmente proporzionale sul lavoratore autonomo.

Per il Partito Democratico la tassa piatta sul reddito delle persone fisiche è sempre sbagliata poiché trasferisce ricchezza dai ceti medio-bassi ai più alti, facendo un enorme favore a chi oggi ha già i mezzi per proteggere e spesso nascondere i propri capitali. Ma anche il piano proposto dal governo è totalmente da rigettare per gli effetti perversi che scatenerebbe nel mondo del lavoro. Il combinato disposto del decreto “dignità”, che abbassa a 12 mesi la durata dei contratti a termine, e di questo nuovo regime forfettario, spingerebbe l’acceleratore verso una nuova stagione di forte precarietà, in particolare per i giovani.

L’esecutivo tace invece totalmente, a partire dal ministro Di Maio, sulla sorte dei decreti attuativi lasciati in eredità dalla scorsa legislatura. L’equo compenso per i professionisti nei confronti dei grandi committenti e in particolare della pubblica amministrazione, ma soprattutto le previsioni della legge 81/2017 in materia di prestazioni di malattia e maternità, ammortizzatori sociali delle Casse. Norme a lungo attese dal mondo del lavoro autonomo. Mentre mancano concrete risposte sul piano fiscale, richieste da tempo, alcune presenti nel nostro programma di governo. L’estensione degli 80€ alle partite IVA, l’aumento della no-tax area, l’abolizione della doppia tassazione sui rendimenti dei contributi previdenziali, l’allargamento ai professionisti del super-ammortamento degli investimenti e l’incentivo alle aggregazioni e specializzazioni, per creare competitor dei servizi capaci di reggere il confronto nel panorama europeo. La strada da prendere è opposta alla flat tax: occorre una vera riforma dell’IRPEF ma con la riduzione delle aliquote più basse, anziché delle più alte. Si tratta di un modo per abbassare le tasse a tutti, ma proporzionalmente di più alle fasce più deboli. Anziché a quelle ricche e super ricche.

Chiara Gribaudo, responsabile lavoro del Partito Democratico

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Caso Polioli: intervento dell’On. Enrico Borghi

Dopo essersi confrontato con il Sindaco di Vercelli Maura Forte sulla delicata vicenda della Polioli SpA, questa mattina il deputato democratico Enrico Borghi è intervenuto con una interrogazione parlamentare al Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro On. Luigi Di Maio.

“È una situazione estremamente delicata – commenta il parlamentare del PD – che riguarda il futuro di 72 lavoratori che al 31 Luglio rischiano di trovarsi senza lavoro. Ho interrogato il Ministro Di Maio affinché si attivi, al fianco dell’amministrazione comunale e dell’assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, per trovare una soluzione rapida e che faccia chiarezza su una vicenda che ha tratti ancora da definire”
È nota la vicenda dell’acquisto della società, non più tardi di un anno fa, da parte del gruppo svedese Perstorp, continua Borghi: “Condivido la preoccupazione manifestata dai rappresentanti sindacali dei lavoratori e dall’amministrazione comunale in merito alla possibilità che dietro questi licenziamenti si celi la volontà del gruppo svedese, una volta acquisito il portafoglio clienti della società, di delocalizzare la produzione all’estero. Una vicenda che abbiamo già vissuto con il Ministro Calenda per Embraco a Torino e che grazie all’impegno del Governo è stato possibile concludere positivamente per i lavoratori. Auspico che il Ministro Di Maio sappia fare altrettanto per i lavoratori di Polioli SpA”.

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