Luigi Bobba: riflessioni “post Renzi”

Ho atteso qualche giorno per mettere nero su bianco qualche pensiero dopo la scissione di Renzi dal PD.

Dico subito che non lo seguirò, pur avendolo sostenuto come segretario del Pd nel 2013 e aver fatto parte del governo da lui guidato. Non rinnego nulla, anzi sono orgoglioso di quanto abbiamo fatto nei governi Renzi e Gentiloni nei quali ho avuto l’onore di ricoprire l’incarico di sottosegretario al Lavoro.

Non mi iscrivo certo tra coloro che non vedevano l’ora che Renzi togliesse il disturbo, ma neppure tra quelli che fanno spallucce pensando che questa scissione poco cambierà le cose nel partito, nel governo e forse anche nel Paese. Ho creduto al Pd come partito popolare, riformista, europeista e di sinistra fin dall’inizio. Non ho seguito Rutelli nel 2009 anche se caldamente invitato a farlo. Ho considerato un errore l’abbandono di Bersani e Speranza. Ma oggi che cos’è il PD e cosa vuole diventare? Renzi ha preso la sua strada, Calenda e Bonino ambiscono a fare qualcosa insieme, Bersani invoca una cosa nuova a sinistra. E noi? Ma il PD non era nato proprio come partito plurale, come argine al frazionismo tipico del sistema politico italiano? Il PD, come affermò Veltroni,non era il partito a vocazione maggioritaria? Esiste una terza via tra la pura e semplice prosecuzione della”ditta” e il comitato elettorale all’americana? A queste domande, oggi chi resta nel PD ha il dovere di dare una risposta. Perché se la prospettiva è una riedizione aggiornata del pentapartito (PD, LeU, Renzi, +Europa e Calenda) allora quel progetto di fare un partito che avesse come orizzonte il futuro del Paese con gli occhi dei nostri figli e nipoti, è fallito. Se non vogliamo rassegnarci a questa lenta ma inesorabile deriva, ci sono tre scelte essenziali da compiere.

Primo non rinunciare ai nostri valori. Non sono d’accordo a costruire una casa comune con i grillini. Una cosa è un’alleanza di governo per fermare l’ondata sovranista; un’altra è affermare e comunicare una nostra originale identità valoriale e programmatica.

Secondo, quella sintesi tra un partito radicato nella tradizione europea ma altresì rinvigorito da strumenti di democrazia diretta come le primarie, è ancora in gran parte da costruire. Per ora è rimasto una grande incompiuta.

Terzo: se assecondiamo la spinta proporzionalistica, il futuro del PD è segnato. Dunque torniamo al maggioritario e non abbandoniamo la prospettiva delineata dalla riforma costituzionale.

C’è da mettersi in cammino. Il viaggio non sarà breve, ma procediamo senza fretta ma anche senza sosta.

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“Servire, in silenzio”

l’Italia è di fronte a una grave crisi strutturale. Non solo per gli indicatori economici che ogni giorno mostrano il declino del nostro Paese, ma anche e altrettanto gravemente a causa dell’impoverimento culturale e della coesione nelle relazioni sociali. Un Paese dilaniato dai conflitti diviene incapace di assumere scelte strategiche di lungo periodo, rischia di essere ossessionato dai tatticismi e dalle convenienze immediate; una nazione che dileggia il sapere e le competenze come qualcosa di distante dal popolo è un Paese destinato inevitabilmente al declino. Ma l’Italia non è solo questo.

leggi la lettera di Graziano Delrio al Direttore di Huffingtsonpost dell’8 settembre 2019

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Svolta e novità sì, ma ora si lavori soprattutto per i giovani e il futuro

Ospitiamo con piacere un intervento di Luigi Bobba, già sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, relativo al nascituro Governo Conte bis. Si tratta di una riflessione ad ampio raggio che verrà pubblicata sulla rivista “Vita”, testata specifica del Terzo Settore, e che Luigi Bobba ha voluto condividere con i lettori di Notizia Oggi Vercelli.

D.G.

leggi l’intervista su Notizia Oggi del 2 settembre 2019 

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Da “mostro” a “governo di necessità” Il Conte Bis visto dai politici vercellesi

«Anche se le due forze principali di questo nuovo governo – spiega Bobba – si sono combattute aspramente, questo stato di necessità giustifica una scelta simile, seppur rischiosa, ma che può rimettere in carreggiata un Paese che esce da un governo disastroso e da una deriva sovranista che ha isolato l’Italia. Conteranno le scelte programmatiche e le persone»

leggi l’articolo de LaStampa del 30 agosto 2019

 

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Vercelli, Report Incontro post Direzione nazionale PD del 21 agosto

Il Partito Democratico Vercelli Valsesia ha riunito i propri iscritti in data 21/08/2019 per discutere sull’attuale crisi di governo che ha portato alle dimissioni del premier Giuseppe Conte. La riunione, partecipata e ricca di interventi ha messo in evidenza alcuni elementi che hanno seguito la relazione iniziale del Segretario Provinciale, allegata al presente documento.

leggi il documento

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“Un cortocircuito istituzionale che va risolto”

Comunicato Stampa

Il Partito Democratico di Vercelli su Pozzolo e Cannata: un cortocircuito istituzionale che va risolto

Il PD di Vercelli, rispettoso del voto delle recenti elezioni, ha atteso in questo mese i provvedimenti e le scelte politiche della nuova amministrazione per poter esprimere giudizi di merito su tali questioni. In questi giorni però alcuni esponenti istituzionali della nuova maggioranza comunale hanno reso tristemente “famosa” la nostra Vercelli in tutta Italia a causa di alcune dichiarazioni rilasciate su Facebook che lasciano davvero allibiti. Ci riferiamo a quanto affermato da Emauele Pozzolo, segretario provinciale di Fratelli d’Italia e Assessore Comunale, in merito a una delicata vicenda relativa a un nostro concittadino, invalido civile al 100%, da lui indirettamente definito “parassita e occupante abusivo”, senza alcuna sensibilità o capacità di comprendere che la responsabilità di governo impone un atteggiamento di operosa umiltà volto in primis a risolvere i problemi delle persone (e poi a scrivere commenti d’effetto per i propri “followers”). 

Il secondo e se possibile ancora più grave, riguarda le dichiarazioni del neo eletto Vice presidente del Consiglio comunale di Vercelli, Dott. Giuseppe Cannata che commentando sempre su Facebook un articolo sul Gay Pride di Bologna del 2018 ha incitato ad ammazzare “tutti ste lesbiche, gay e pedofili”. Ora queste dichiarazioni già gravi se dette al bar da uno sconosciuto, diventano inaccettabili se rese pubbliche da un rappresentante istituzionale della nostra città. Una città che ha da poco ospitato il suo primo Pride, con una gioiosa e colorata manifestazione cui hanno partecipato diverse centinaia di cittadini, tra cui moltissime persone che fanno parte della comunità LGBT e che, secondo il nostro Vice presidente del Consiglio, avremmo dovuto “sopprimere con la forza”.

Questo cortocircuito istituzionale va risolto con le dimissioni del Dott. Cannata dalla carica di Vice presidente del Consiglio comunale. Un gesto teso a ristabilite in città un clima normale convivenza civile che permetta anche di ridare dignità all’immagine di Vercelli, dato che tutta Italia si è interessata alla vicenda.

Il PD di Vercelli prende infine atto delle dichiarazioni di Giorgia Meloni che ha preso le distanze dal Dott. Cannata. La parte in cui si dice che Fratelli d’Italia non accetta lezioni dal PD sul caso in questione, richiamando per l’ennesima volta la vicenda di “Bibbiano”, rappresenta un goffo quanto inutile tentativo di consigliarci il “silenzio” che rispediamo con forza al mittente.

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“Emergenza creata ad arte, io l’avrei risolta in 5 minuti”, dice Minniti del caso Sea Watch

L’ex ministro dell’interno (Pd) in una intervista al Fatto: “La faccia feroce può servire per conquistare consensi, non risolve i problemi concreti. E rischia di farti perdere l’anima. Una democrazia non può essere tenuta permanentemente sull’orlo di una crisi di nervi”

leggi l’articolo su AGI Cronaca

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Prepariamoci non solo ad un ruolo di opposizione, ma anche a costruire una vera alternativa

La campagna elettorale è finita. Ora le bocce sono ferme. Anche se resta ancora la partita difficile ma non impossibile per il sindaco di Vercelli, Maura Forte.

Il risultato delle elezioni regionali è inferiore alle aspettative. Quando ho accettato la proposta del Pd e di Chiamparino di essere candidato nel listino, sapevo che non sarebbe stata una passeggiata. La contemporaneità delle elezioni regionali piemontesi con la consultazione europea, non era certo un fattore positivo. Sarebbe prevalso (come di fatto è avvenuto) un carattere squisitamente politico nella battaglia elettorale. Non a caso, nel simbolo della Lega non c’era scritto “Cirio Presidente” ma “Salvini Piemonte”. La Lega ha chiamato gli elettori a votare per Salvini non per Cirio. Il nostro candidato Sergio Chiamparino, pur avendo portato una dote personale di circa 100.000 voti, non ha potuto contrastare efficacemente l’avanzata leghista. Ha combattuto una battaglia difficile e ne esce a testa alta. Gli va riconosciuto e il grazie è sincero e più che meritato.

Per me è stata una campagna elettorale un po’ strana. Non dovendo essere votato, dovevo invece dare una mano ai nostri due candidati del PD Michele Gaietta e Mariella Moccia e lavorare per far vincere Chiamparino. L’ho fatto volentieri sopratutto perché sentivo di dover sostenere chi – come Michele e Mariella – si era reso disponibile pur sapendo che difficilmente avrebbe centrato l’obiettivo della elezione. Infatti, come avevo ripetuto fino alla noia nei mesi precedenti alle elezioni, con questo sistema elettorale, nelle provincie piccole (Vercelli, Biella, Asti e VCO) – solo il primo partito riesce a fare il seggio. I due seggi, che la legge attribuisce a queste circoscrizioni elettorali, sono sulla carta. Solo uno viene effettivamente attribuito. E chiaramente è andato al primo partito, ovvero alla Lega. Con Michele e Mariella abbiamo condiviso un mese intenso e faticoso. Abbiamo lavorato sodo, incontrato tanta simpatia e tanto rancore. Sul campo, sui mercati c’erano solo il PD e la Lega. Il resto in dissolvenza.

Ha ragione Zingaretti nel dire che l’unica vera e solida alternativa alla destra è il PD. Certo, ora il lavoro di ricostruzione si fa più difficile, ma i cicli della politica si sono fatti brevi. Prepariamoci non solo ad un ruolo di opposizione, ma anche a costruire una vera alternativa. Quel che so e posso fare, lo farò volentieri anche senza galloni o incarichi. Ora però tutti al lavoro per portare alla vittoria Maura Forte, perché il meglio deve ancora venire.

Luigi Bobba
Vercelli, 28 maggio 2019

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