Il volontariato e la fiducia che fanno crescere l’economia civile

Alla vigilia della terza edizione del Festival che si svolge a Firenze dal 24 al 26 settembre, una riflessione con il prof. Leonardo Becchetti sul ruolo della gratuità nel nuovo modello economico che mette al centro il concetto di generatività e la cura dei beni comuni

L’economia è fatta dalle persone, dal lavoro e dalle relazioni e la sfida più grande che abbiamo di fronte oggi è quella di cercare e perseguire un nuovo senso. Dentro la nuova cornice di senso c’è il volontariato come forma compiuta e organizzata della gratuità.

Non ha dubbi Leonardo Becchetti presidente del comitato scientifico del Festival nazionale dell’Economia Civile.“Alla ricerca di senso” è proprio il titolo dell’edizione 2021 del Festival, la terza, che si svolge nel Palazzo Vecchio di Firenze dal 24 al 26 settembre.

CSVnet partecipa all’iniziativa e fa parte di “Next – Nuova Economia per Tutti”, l’associazione nata nel 2011 per promuovere e realizzare una nuova economia civile. Con Becchetti abbiamo voluto riflettere per contribuire al dibattito sul ruolo del volontariato nell’economia civile alla vigilia del Festival.

leggi l’intervista di Giulio Sensi a Leonardo Becchetti su CSVNet del 

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Luigi Bobba, Fabrizio Pregliasco: “Sussidiarietà” – Mantova, 21 settembre 2021

CROCE VERDE MANTOVA
in collaborazione con
Comune di Mantova
ANPAS
Forum Terzo Settore
in occasione del 40° di attività della Associazione
incontra il sen. Luigi Bobba, promotore della Legge di Riforma del Terzo Settore
e il prof. Fabrizio Pregliasco, presidente ANPAS,
sul tema “SUSSIDIARIETÀ”
sancito dagli art. 55 – 56 – 57
del DECRETO LEGISLATIVO 3 luglio 2017, n. 117
martedì 21 settembre alle ore 15
presso l’Aula Magna dell’Istituto Isabella D’Este
Via Giulio Romano, Mantova
L’incontro è aperto a tutti i rappresentanti degli Enti del Terzo Settore e agli Amministratori e Dirigenti Pubblici
Per informazioni: Andrea cell. 347 9334639
In seguito alle disposizioni del DECRETO-LEGGE 23 luglio 2021, n. 105 l’ingresso è consentito ai soli possessori di Green Pass

Luigi BobbaLuigi Bobba, Fabrizio Pregliasco: “Sussidiarietà” – Mantova, 21 settembre 2021
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Sbrissa: «La formazione professionale, chiave per ridurre il mismatch tra scuola e lavoro»

«Parliamo di lavoro del futuro, ma quel lavoro è già qui. Per capirlo, basta guardare il modello vincente della formazione professionale», spiega l’amministratore delegato di Enaip Veneto. Più che un disequilibrio tra domanda e offerta, aggiunge, c’è una percezione errata da parte di chi «ancora pensa che i tecnici siano lavoratori di serie B, mentre numeri e dati dimostrano il contrario»

«La tecnica è bellezza e il lavoro professionale è il mix vincente di tecnica, bellezza e competenza». Giorgio Sbrissa è Amministratore delegato di Enaip Veneto e dal marzo, scorso, presidente di Forma Veneto, l’associazione regionale degli enti di formazione professionale di ispirazione cristiana, di cui fanno oggi parte Cnos-Fap Veneto (Salesiani), Ficiap Veneto, Enaip Veneto, Fondazione San Nicolò, Fedform Veneto, Ciofs-FP, Irigem e Centro Produttività Veneto. Sbrissa parla con grande passione di «quell’enorme bacino di capacità di generare futuro che è la formazione professionale». Un tema, questo, che accanto al rapporto tra scuola e società, tra scuola e formazione e tra formazione e lavoro è al centro del numero di settembre di Vita.

leggi l’intervista su Vita.it del 10 settembre 2021

Luigi BobbaSbrissa: «La formazione professionale, chiave per ridurre il mismatch tra scuola e lavoro»
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La Riforma del Terzo Settore. L’innovazione digitale in campo

Il settore è stato riformato nel 2017, ma ora si tirano le fila. Anche con il digitale.

Il Terzo Settore in Italia è un complesso molto importante e ampio di enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Si contano nel nostro Paese circa 360.000 enti. Il settore è stato riformato nel 2017, ma ora si tirano le fila. Anche con il digitale.

Il “Terzo Settore” presuppone che ve ne siano altri due prima. Infatti il primo è costituito dal Mercato e il secondo dallo Stato. Il Terzo Settore è una vasta area di iniziative di sostegno alle situazioni di necessità, è costituito da un insieme di organizzazioni, si stima ad oggi circa 360mila. Ve ne sono di formali, dotate di uno statuto che ne regola il modus operandi, di private che agiscono con maggiore autonomia, no-profit, aconfessionali, apolitiche, ma anche confessionali e schierate politicamente. Queste organizzazioni, tutte, operano con un fine unico, il bene della comunità intesa come concetto ampio e inclusivo. Ma è un settore deregolamentato. Fino al 2017, anno in cui si è concretizzata la riforma che ha riconosciuto e attribuito al settore la doverosa dignità legislativa.

leggi l’articolo su Fisco e Tasse del 13 settembre 2021

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Luigi BobbaLa Riforma del Terzo Settore. L’innovazione digitale in campo
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Abbiamo un nuovo Piano contro la Povertà (e nessuno lo dice)

C’è un fatto di tutto rilievo che però è assolutamente ignorato dal dibattito in corso sul Reddito di Cittadinanza: ad agosto è stato pubblicato il nuovo “Piano per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà”. Ecco le novità

Metadone per Giorgia Meloni, «diseducativo e clientelare» per Matteo Salvini che pure l’ha votato, sacro graal per i Cinque Stelle che lo difendono con una levata gli scudi. Sul reddito di cittadinanza si è aperta (di nuovo) una guerra ideologica combattuta a spron di dichiarazioni e titoli, quando invece «l’elenco di cose da fare per migliorare il Reddito di Cittadinanza è lì fin da quando la misura è stata decisa», come giustamente ha ricordato Gianmario Gazzi, il presidente dell’Consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali. E di certo di una misura contro la povertà il Paese non può fare a meno.

Leggi l’articolo su Vita.it del 8 settembra 2021

Luigi BobbaAbbiamo un nuovo Piano contro la Povertà (e nessuno lo dice)
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La governance degli enti del terzo settore dopo la riforma. Roma, 23 settembre 2021

Iniziativa organizzata nell’ambito del Corso di perfezionamento su Terzo Settore. Imprese e benefici sociali, in collaborazione con Luiss DREAM e Terzjus – Osservatorio di Diritto del terzo settore, della filantropia e dell’impresa sociale. Con il contributo di Unicredit.

PROGRAMMA

Saluti introduttivi
Antonio Nuzzo Direttore Luiss School of Law
Luigi Bobba Presidente Terzjus
Roberto Fiorini Regional Manager Centro Unicredit

Consegna delle pergamene ai partecipanti al 1° Corso di perfezionamento su Terzo Settore. Imprese e benefici sociali

Relazione introduttiva
L’organizzazione degli enti del terzo settore tra codice civile, leggi speciali e autonomia privata
Gian Domenico Mosco Direttore del Corso in Terzo Settore. Imprese e benefici sociali, Direttore Luiss DREAM

ore 10:00-13:00

Parte I: Le associazioni e le fondazioni del terzo settore

Presiede
Gian Domenico Mosco Direttore del Corso in Terzo Settore. Imprese e benefici sociali, Direttore Luiss DREAM

Relazioni
I soci e l’assemblea
Michele Tamponi Professore di Diritto civile, Università Luiss Guido Carli

L’organo di amministrazione
Mario Stella Richter Professore di Diritto commerciale Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Il sistema dei controlli
Salvatore Lopreiato Professore di Diritto commerciale. Università Luiss Guido Carli

Profili organizzativi di associazioni a base sociale diffusa, associazioni di secondo livello e reti associative
Antonio Fici Professore di Diritto privato, Università degli Studi del Molise

Interventi programmati
Mario Renna Professore di Diritto Privato, Università di Siena
Marco Rizzuti Ricercatore di Diritto Privato, Università di Siena
Emanuele Tuccari Assegnista di Ricerca in Diritto Privato, Università di Siena

Ore 14:00-16:30

Parte II: La governance delle imprese sociali societarie

Presiede
Antonio Fici Professore di Diritto privato, Università degli Studi del Molise

Relazioni
Le imprese sociali società di capitali
Carlo Ibba Professore di Diritto commerciale, Università degli Studi di Sassari

Le imprese sociali società cooperative
Giustino Di Cecco Professore di Diritto commerciale, Università degli Studi Roma Tre

Dalle imprese sociali alle imprese lucrative: la responsabilità sociale
Giorgio Marasà Diritto Commerciale Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Interventi programmati
Antonio Damiano Dottore di Ricerca Università Luiss Guido Carli
Raffaele Felicetti Dottorando di Ricerca Università Luiss Guido Carli
Pier Paolo Pirani Assegnista di Ricerca Università Luiss Guido Carli

Dibattito

 

Luigi BobbaLa governance degli enti del terzo settore dopo la riforma. Roma, 23 settembre 2021
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Andrea Notarnicola: “In workshop e laboratori la «transizione sociale» che parte dalle imprese”

Un ecosistema di 171 imprese integrato con il Terzo settore e gli atenei

Da mercoledì 15 settembre, il «Comitato Global Inclusion – art. 3» e Il Sole 24 Ore, in collaborazione con l’Associazione Italiana per la Direzione del Personale, mobiliteranno l’ecosistema delle imprese, del Terzo settore e dell’università nella terza stagione «Global Inclusion 2021», per la condivisione di pratiche di successo nel diversity management . L’evento di kick-off sarà fruibile in streaming su ilsole24ore.com mercoledì 15 dalle 17.30.

leggi l’articolo di Andrea Notarnicola su Il sole 24 Ore del 13 settembre 2021

Luigi BobbaAndrea Notarnicola: “In workshop e laboratori la «transizione sociale» che parte dalle imprese”
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Formazione professionale, il modello funziona ma a due velocità: Centro e Sud arrancano

La mappa dell’Inapp: gli iscritti sono triplicati, ma le Regioni del Nord sono spedite nell’aggiornare e offrire percorsi di studio legati ai cambiamenti nel mercato del lavoro mentre le altre faticano. Così gli Its sono ancora eccellenze per pochi. Gli sbocchi occupazionali

La formazione professionale? Funziona. Meglio al Nord però, il Sud e il Centro sono indietro. E funziona meglio se si completano tutte le fasi, arrivando a quella che è un po’ “l’università” della formazione professionale, quegli Its, Istituti tecnici superiori che stando al passo con i cambiamenti del mercato del lavoro sfornano professionisti in grado di lavorare subito. Specialisti corteggiati dalle imprese del territorio. E’ ormai qualche decennio che se ne parla, ma gli Its rimangono ancora pochi.
 
La conferma della buona salute della formazione arriva dal Rapporto dell’Inapp, Istituto sulle analisi delle politiche pubbliche, erede dell’Isfol. A tre anni dal completamento del percorso di istruzione e formazione professionale lavora infatti il 69,2% dei diplomati e il 62,2% dei qualificati, con un tasso di coerenza dell’occupazione rispetto al percorso formativo del 76% tra i diplomati e del 72% tra i qualificati. Tradotto, chi li ha frequentati ha un lavoro in linea con quanto ha studiato.
 
A due anni di distanza dal conseguimento della specializzazione con l’istruzione e formazione tecnica superiore (Ifts) la quota di occupati è del 64%. Il tasso di occupazione a un anno dal diploma per gli Istituti tecnici superiori (Its) sale all’83%, con una coerenza tra percorso formativo e occupazione del 92%. Insomma la formazione professionale sembra funzionare, almeno a detta di Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp. “Appare evidente – ha dichiarato Fadda, presentando il Rapporto – come tali filiere non si trovino a vivere la criticità tipica di altre componenti del sistema educativo nazionale, il cui tradizionale limite è costituito dalla debolezza del legame fra formazione e lavoro. Al contrario, questo legame costituisce la principale chiave del successo di queste tipologie di percorsi. E il mondo imprenditoriale guarda infatti con grande attenzione a questi percorsi che costituiscono un bacino di reclutamento delle professionalità tecniche di livello iniziale e intermedio”.
 
Sempre più ragazzi cercano la strada del professionale, tant’è che il sistema ha visto quasi triplicare la partecipazione degli utenti, tra percorsi realizzati nell’ambito dei centri accreditati e percorsi erogati dagli istituti professionali in regime cosiddetto di ‘sussidiarietà’. Si è passati infatti dai 107mila allievi nell’anno formativo 2009-10 per arrivare, con l’avvento dei percorsi negli istituti professionali, a 348mila del 2014-15, fino ai 288mila iscritti nel 2018-19. Altri numeri, più contenuti, per i percorsi di alta specializzazione. Quelli sui quali in fondo punta il governo.
 
C’è però un’Italia di nuovo spaccata a metà. “L’efficacia nel rispondere alle richieste del mondo del lavoro – sottolnea Fadda – è data in gran parte dalla capacità delle amministrazioni e dei progettisti di formazione di rilevare i fabbisogni di competenze dei territori attraverso analisi mirate che permettano la definizione tempestiva dei profili in uscita dalla filiera lunga, in sintonia con i rapidi mutamenti del mercato nazionale e locale”. Per ogni Regione c’è un percorso diverso. Difficile trovare un comun denominatore “che abbia validità nazionale e sia, al contempo, in grado di intercettare i fabbisogni di 21 diverse realtà, tra Regioni e Province autonome”.
 
“Inoltre il sistema proprio perché in capo alle Regioni – aggiunge Fadda – nasce e si sviluppa in maniera non omogenea sul territorio nazionale, secondo le scelte di politica formativa delle diverse amministrazioni. Nel Nord imprenditoriale, dove esiste una forte domanda di operatori e tecnici da parte delle imprese e una presenza consolidata di centri di formazione professionali, le amministrazioni hanno sostenuto robustamente tali percorsi favorendo la crescita della partecipazione. Lo stesso non è stato fatto al Centro e al Sud, dove si è preferito promuovere i percorsi realizzati dagli istituti professionali in regime di sussidiarietà integrativa. Una disomogenità che appare assai poco in linea con i dettami costituzionali di pari opportunità formative”.
 
La soluzione? “Sia a livello nazionale che a livello regionale appare necessario definire procedure più snelle e soprattutto continuative e non episodiche di aggiornamento dei repertori delle filiere formative”. Anche perché, è bene dirlo, ormai c’è una concorrenza spietata di scuole professionalizzanti private.

Leggi l’articolo di Repubblica del 05 Settembre 2021

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Global Inclusion 2021 – L’orizzonte dell’equità – 15 settembre

Dal 15 settembre il Comitato Global Inclusion – art. 3 e Il Sole 24 ORE in collaborazione con l’Associazione Italiana per la Direzione del Personale, mobilitano l’ecosistema delle imprese, del Terzo settore e dell’università nella terza stagione “Global Inclusion 2021” tesa alla condivisione di pratiche di successo nel diversity management e nell’inclusione in chiave intersezionale.
Le azioni di comunicazione non bastano per superare una cultura alfa iniqua e conformista.
Se dalla crisi si esce tutti insieme promuovere una strategia inclusiva significa rendere la società e le imprese più innovative attraverso un processo che coinvolga non soltanto la grande impresa ma anche la rete delle piccole-medie imprese e delle professioni.
La stagione, prodotta da Newton SpA.,sarà articolata in un kick-off di lancio e un evento di chiusura, workshop verticali, laboratori di intelligenza collettiva, inclusion-thon, iniziative editoriali, un raduno del Terzo settore e una staffetta con la 4weeks4inclusion aperta a 600.000 persone di 160 imprese italiane che aderiranno ai principi dello Statuto della Rinascita Inclusiva di Global Inclusion.
L’11 settembre, nel ventennale dell’evento che rilanciò la narrazione dello scontro di civiltà, sarà pubblicato un bando per laureate e laureati che abbiano scritto tesi di laurea sul tema del diversity management e dell’inclusione.
Iscriviti gratuitamente su www.global-inclusion.org
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Le attività diverse e il patrimonio destinato degli enti religiosi civilmente riconosciuti

Le attività diverse e il patrimonio destinato degli enti religiosi civilmente riconosciuti. Note a margine di recenti integrazioni alle norme sul Terzo settore

In sede di conversione del decreto legge semplificazioni-bis e PNRR (n. 77 del 2021) sono state modificate, tra le altre, le norme del Codice del Terzo settore e del decreto sull’Impresa sociale che concedono agli enti religiosi civilmente riconosciuti di accedere al regime del Terzo settore limitatamente ad un ramo della propria attività. Al fine di chiarire alcuni dubbi interpretativi emersi all’indomani dell’entrata in vigore della Riforma, le disposizioni sono state integrate prevedendo esplicitamente: la possibilità di svolgere nell’ambito del ramo anche attività diverse di cui all’art. 6 CTS; l’obbligo di indicare nel regolamento del ramo, o in atto allegato, i beni che compongono il patrimonio a questo destinato; la limitazione della responsabilità per le obbligazioni contratte in relazione alle attività del ramo al solo patrimonio a questo destinato e, al contempo, l’impossibilità per i creditori generali dell’ente religioso di far valere i propri diritti sul patrimonio destinato al ramo.

leggi l’articolo di Alessandro Perego del 31 agosto 2021 su Terzjus.it

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