L’impatto sociale nell’opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice nella società civile di oggi e di domani.

L’IMPATTO SOCIALE NELL’OPERA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE NELLA SOCIETÀ CIVILE DI OGGI E DI DOMANI

Intervento di Luigi Bobba alla manifestazione per i 150 anni della Fondazione delle FMA – Torino 12 ottobre 2022

Ricorrendo questo 150esimo anniversario della fondazione delle FMA (Figlie di Maria Ausiliatrice) mi è venuto in mente un aforisma attribuito al Presidente americano Abramo Lincoln: “ Non sono gli anni che contano della tua vita, ma la vita che metti in quegli anni”.

Ecco di vita le FMA in questi 150 anni ne hanno messa molta, nuove opportunità di vita con la formazione dei giovani al lavoro, sostenendo chi arranca sulle strade della vita, incoraggiando chi è rassegnato e insoddisfatto della propria vita, aprendo gli occhi e il cuore ad una speranza nella vita oltre la morte. E dunque questo anniversario è una celebrazione,non tanto per guardare ad un passato fatto di opere grandi e straordinarie, ma un invito a guardare al presente e a proiettarsi nel futuro.

La mia è solo una breve testimonianza personale di come ho incontrato le FMA nel ramo di attività che prima don Bosco e poi Madre Mazzarello hanno loro assegnato: l’educazione dei giovani, la formazione professionale, ovvero le opere inquadrate oggi nel CIOFS, Centro Italiano Opere femminili Salesiane.

Già la sigla -CIOFS- appare più leggera, quasi musicale rispetto a quella più quadrata dei confratelli maschi che operano nello stesso campo con il CNOS. Forse un segno distintivo di quel “genio femminile” di cui aveva parlato Giovanni Paolo II. Ecco proprio negli anni – prima nella responsabilità nazionale delle Acli e dell’Enaip e poi in quella politico parlamentare – è maturata una relazione di amicizia e di stima che continua tuttora.

E allora mi sono interrogato sulla parola chiave del titolo di questo panel: “impatto”. Vengono subito in mente le orme, le tracce, i segni, le opere che lasciamo nelle nostre comunità. Tracce e segni che ho colto sia direttamente nella mia realtà territoriale di appartenenza (sr. Egidia); sia in quella piemontese (sr. Silvana): sia infine in quella nazionale (sr. Manuela, sr. Lauretta e sr. Angela). Tracce, segni, opere da riconoscere non come rendita di un passato glorioso, ma come indicatori di un futuro possibile e desiderabile. Se vogliamo parlare ai ragazzi e alle ragazze di oggi e di domani, serve saper riscoprire la fecondità del carisma delle origini in questa società che è diventata complessa e globale, liquida e in polvere, interconnessa ma frammentata, digitale ma a rischio di incomunicabilità. È lì che si misura la capacità di generare opere inedite o di immettere nuova vita in quelle che hanno fatto grande e bella la vostra storia.

Così ho provato a fare memoria delle tracce che ho riconosciuto, seguito e che possono fungere da guida, da orientamento per il futuro.

Primo: quella speciale attenzione alle persone “giovani”, non è mai venuta meno. Anche oggi che i giovani non sono più al centro dell’attenzione. Un’attenzione particolare riservata a quelli che sono meno favoriti, più a rischio, dimenticati. Per le FMA non ci sono persone da dimenticare. Anzi proprio a loro è riservata una cura speciale, un sostantivo che ben si associa ad una lettera della vostra sigla.

E poi l’apertura al nuovo non per inseguire o peggio santificare ciò che è nuovo. Ma apertura come capacità di calarsi nelle contraddizioni della storia, in particolare dei giovani che incontrate; di calarsi dentro ai mutamenti del lavoro e delle professioni, delle tecnologie come anche delle metodiche educative e di comunicazione. La fedeltà al carisma infatti non può essere una reliquia da esporre nelle grandi occasioni. Ma una sorgente generativa di nuova vita per chi si misura costantemente con il contesto, di chi non si mette sulla difensiva, ma prova a riattualizzarlo nel qui ed ora, laddove è stato chiamato a realizzare la propria vocazione.

E infine l’orizzonte europeo. Questa celebrazione si tiene a ridosso del 34esimo seminario di formazione europea. Già quel numero – 34 – dice che non si tratta di una moda degli ultimi anni, ma di una scelta, di un profilo distintivo nel promuovere, fare, organizzare la formazione professionale e al lavoro. La VET è entrata nel vostro Dna in quanto:
– come vocazione, affinamento e valorizzazione delle proprie capacità elettive;
– come education, conoscenza e capacità di apprendere;
– come training, maturazione di competenze riconoscibili e riconosciute.

Dunque questa capacità di tenere ben chiara la prospettiva europea – prima di molti altri – è un segno caratteristico che ben esprime quel carisma salesiano di stare laddove si guarda non al passato, ma al futuro. Così la FP può diventare esperienza di Europa anche per molti ragazzi che non hanno mai varcato i confini del proprio territorio familiare e amicale. Un allargamento di confini che non si è fermato alla frontiera europea ma che incarna il carisma educativo salesiano anche nei paesi del Sud del mondo. Sono, in questi giorni, di ritorno dal Mozambico. E anche lì ho incontrato sorelle e fratelli salesiani pronti a giocare la propria vocazione accanto a quel formidabile potenziale di cambiamento che sono i giovani in quei paesi.

Ecco questi tre segni-vicinanza a chi è dimenticato, apertura al nuovo e orizzonte europeo danno la misura dell’impatto delle opere delle FMA che ho conosciuto. A tutte loro un grazie di cuore per la loro testimonianza gioiosa e fedele.

 

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Save the date: Roma, 21 settembre, presentazione del TERZJUS REPORT 2022

“Dal non profit al Terzo settore”: presentazione del TERZJUS REPORT 2022

SAVE THE DATE
Per l’accesso a Palazzo Wedekind è necessario prenotarsi a info@terzjus.it
Luigi BobbaSave the date: Roma, 21 settembre, presentazione del TERZJUS REPORT 2022
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Terzjus diventa Fondazione. L’assemblea dei soci ha confermato Presidente Luigi Bobba

L’Osservatorio giuridico del Terzo settore si trasforma in Fondazione e annuncia per settembre la pubblicazione del “Terzjus Report 2022”. L’assemblea dei soci ha confermato il Presidente Luigi Bobba (foto), il segretario generale Gabriele Sepio, il direttore scientifico Antonio Fici e ha nominato il sindaco revisore nella persona di Matteo Pozzoli

Dopo due anni di vita e di attività, Terzjus – l’osservatorio giuridico del Terzo settore – si trasforma e, da associazione, prende la forma di Fondazione e presenterà la richiesta all’ufficio del RUNTS della Regione Lazio per essere iscritto alla sezione “Altri ETS”.

La compagine dei soci ha deliberato la trasformazione alla presenza del notaio Nicola Riccardelli al fine di consolidare la struttura e le attività già in essere ma soprattutto per meglio rispondere allo scopo sociale per cui Terzjus era nato: essere uno strumento di studio, ricerca, approfondimento e proposta sul nuovo diritto del terzo settore con una prevalente attenzione alla riforma che ha interessato il vasto campo delle organizzazioni associative, di volontariato e fondazionali nonché’ al mondo delle imprese sociali e della filantropia.

Alla Fondazione Terzjus ETS aderiscono come “partecipanti fondatori” 17 soci: Acli, Airc, Anbima, Anpas, Anspi, Assifero, Auser, Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, Consiglio nazionale del Notariato, Consorzio Ambito Territoriale sociale n.3,e-IUS,Fish, Fondazione Italia Sociale, Forum nazionale del Terzo settore, Italia non profit, Rete Misericordia e solidarietà, Unpli; e due soci come “partecipanti aderenti”: AIL e Poliedros.

L’assemblea dei soci ha provveduto altresì a confermare il Presidente Luigi Bobba (foto), il segretario generale Gabriele Sepio, il direttore scientifico Antonio Fici nonché a nominare, come prescrive la legge, il sindaco revisore nella persona di Matteo Pozzoli.

Il calendario dei prossimi appuntamenti si presenta particolarmente intenso e ricco di novità: a luglio, la pubblicazione dell’ e-book “Professione volontario”(scaricabile dal sito di Terzjus) che contiene il report di ricerca su 10 casi aziendali di”volontariato di competenza”; a settembre poi, sarà presentato il “Terzjus Report 2022”, il secondo Rapporto sullo stato e le prospettive del diritto del Terzo settore in Italia.

Per fine anno invece vedrà la luce il primo “European Terzjus Report” che analizzerà lo sviluppo della legislazione sul terzo settore nei diversi paesi della UE e nel diritto comunitario. In autunno è altresì previsto l’avvio del quarto ciclo dei “Quickinar di Terzjus”, brevi incontri formativi per illustrare questioni di attualità nonché la presentazione di una ricerca condotta per Unioncamere sulle “nuove” imprese sociali.

leggi l’articolo si Vita.it del 29 giugno 2022

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Luigi Bobba: “La via italiana al sistema duale”

Il 12 maggio, presso la Sala Lisbona del Salone Internazionale del Libro 2022“Cuori selvaggi”, si è tenuta la tavola rotonda sul volume a cura di Ludovico Albert e Daniele Marini La valutazione dell’esperienza duale nell’istruzione e formazione professionale (Il Mulino, 2022). Sono intervenuti Ludovico Albert, Luigi Bobba, Elena Chiorino, Nicola Crepax, Francesco Profumo, Raffaele Tangorra.

Nell’ambito delle politiche per il lavoro, il PNRR riconosce al sistema duale(basato sull’alternarsi di momenti formativi in aula e di formazione pratica in contesti lavorativi) un ruolo chiave per la formazione dei giovani e per il loro inserimento nel mondo del lavoro. La Fondazione per la Scuola, in collaborazione con Forma (Associazione Nazionale degli Enti di Formazione Professionale), ha condotto un’indagine per approfondire gli effetti dell’applicazione e dell’entrata a regime del sistema duale avviato nel 2016 e per individuare proposte e indicazioni che ne rafforzino il radicamento e la diffusione nella prospettiva di sviluppo indicata. Nel presentarne i risultati, questo libro apre alcune riflessioni cruciali sulla necessità di personalizzare i percorsi di formazione oltre le competenze certificate da diplomi e qualifiche professionali. Sistema duale e apprendistato assumeranno in un futuro prossimo un ruolo innovativo per l’accompagnamento delle nuove generazioni verso il lavoro, in un percorso progettato congiuntamente da chi ha le responsabilità della formazione e chi quelle dell’assunzione.

Ludovico Albert già direttore del Settore Istruzione Formazione e Lavorodella Regione Piemonte e della Regione Sicilia, è presidente della Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo. Per molti anni ha insegnato nella scuola, impegnandosi in sperimentazioni legate a contesti difficili. Daniele Mariniè professore di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova e Direttore Scientifico della divisione Research&Analysis di Community. Con il Mulino ha pubblicato «Fuori classe. Dal movimento operaio ai lavoratori imprenditivi della Quarta rivoluzione industriale» (2018).

Qui di seguito l’incipit all’intero saggio di Luigi Bobba, “La via italiana al sistema duale”, contenuto nel volume.

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La via italiana al sistema duale
di Luigi Bobba

1. Alle origini

Quando a fine febbraio 2014 sono stato nominato sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ho proposto al ministro Giuliano Poletti di assegnarmi, tra le altre, anche le deleghe per la formazione professionale e le politiche attive del lavoro. Una scelta non casuale, in quanto nella mia storia sociale e professionale ho coltivato quei temi in modo assiduo, prima avviando (1987) il Movimento Primo Lavoro, un’esperienza di orientamento e sostegno per l’inserimento al lavoro dei giovani; poi, verso la fine degli anni Novanta con diverse pubblicazioni, con la presidenza dell’Enaip(Ente nazionale Acli istruzione professionale); infine, tra il 2008 e il 2013, con la vicepresidenza della Commissione Lavoro della Camera dei deputati. Con l’affidamento da parte dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi di un incarico di governo avevo dunque l’occasione per provare a realizzare quanto avevo studiato e verificato sul campo. (segue).

Luigi BobbaLuigi Bobba: “La via italiana al sistema duale”
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Luigi Bobba: con l’Action Plan UE un cambio di passo

Non è solo un cambio di nome. Se nel decennio passato i programmi e le iniziative della Commissione Europea nel campo dell’economia socialeerano stati ricompresi nella “Social Businnes Initiative”, ora, con il varo – nel dicembre scorso – del “Social Economy Action Plan”, siamo ad un cambio di orientamento culturale, al riconoscimento di soggetti che, nel campo economico ed imprenditoriale, non agiscono solo in forza dello scambio per il guadagno (business), ma sono orientati invece da principi di reciprocità e di solidarietà.

Se l’obiettivo di fondo del Piano d’azione per l’economia sociale è valorizzare e rafforzare un’economia al servizio delle persone, allora per gli Enti del Terzo settore, pur nella varietà delle loro configurazioni giuridiche ed organizzative, si presenta come un’opportunità: rimettersi in gioco per attraversare questo tempo di trasformazione, non subendo gli eventi, ma mettendosi in sintonia con il sentire delle generazioni più giovani.

Il piano prevede, per i prossimi anni, tre importanti azioni: una Raccomandazione del Parlamento Europeo sulla materia; un nuovo Portale informativo e promozionale; un Centro europeo di competenze per l’innovazione sociale. Obiettivi non facili da realizzare, ma decisivi per  vincere la sfida che è stata lanciata. Sulla strada si troveranno due ostacoli da superare: l’assenza nella UE di un perimetro giuridico che individui in modo certo i soggetti dell’economia sociale e la mancanza di strumenti appropriati e universalmente accettati per la misurazione dell’impatto sociale delle misure che verranno finanziate.

Sono due punti sui quali Terzjus – l’Osservatorio giuridico del Terzo settore – ha attirato l’attenzione della Commissione e che sono stati altresì ripresi nel documento finale dell’incontro dei delegati dei Governi all’Economia sociale, riunitisi a di Parigi nel marzo scorso. Certo, non si deve prendere la strada di puntuali e analitiche definizioni giuridiche dei soggetti che compongono il variegato mondo dell’economia sociale; piuttosto – come è stato fatto del Codice del Terzo settore – riconoscerli mediante indicatori circa le loro attività e le modalità di realizzazione delle stesse. In secondo luogo, sarebbe opportuno ripartire dal lavoro fatto dagli esperti del GECES per trovare rapidamente una metrica volta a verificare l’impatto degli interventi a finalità sociale.

Accanto a queste scelte dirimenti, il Terzo settore  italiano – proprio cogliendo l’opportunità del Piano di azione dell’economia sociale – , può meglio definire le sue traiettorie di futuro provando a diventare un vettore decisivo dell’inclusione sociale; a rafforzare il ruolo di sentinella dei territori e delle persone dimenticate; e, infine, ad essere un attore non subalterno dei processi di digitalizzazione dell’economia e della vita sociale. Una bella sfida non solo per il Terzo settore, ma anche per l’intero Paese.

editoriale di Luigi Bobba, presidente di Terzjus, pubblicato a pag. 1 dell’inserto L’Economia Civile di «Avvenire» del 4 maggio 2022

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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’Istituto Salesiano “G. Bearzi” di Udine

Le parole del Presidente Mattarella – di valorizzazione ed incoraggiamento per la IeFP e per tutta la formazione professionale – pronunciate durante la visita al centro di formazione Bearzi ad Udine, sono una lezione magistrale sul tema del lavoro, sull’importanza della sicurezza, sullo sviluppo umano dell’economia e delle comunità, e sul valore della pace.

Udine, 29/04/2022 (II mandato)

In questo tempo difficile è di conforto trovarsi sotto l’immagine rassicurante di Don Bosco.

Desidero rivolgere un saluto molto cordiale al Presidente della Regione, al Sindaco e, attraverso di loro, a tutte le cittadine e a tutti i cittadini del Friuli e di Udine.

Un saluto a tutti i presenti. Vorrei rivolgermi particolarmente, con intensità speciale, ai familiari di Lorenzo Parelli che ringrazio per la loro presenza e per l’incontro che poc’anzi abbiamo avuto.

Ringrazio Don Teston e il Professor Armano per le parole che hanno pronunziato, per le considerazioni svolte, e anche per l’opportunità di poter visitare poc’anzi i locali del Bearzi, incontrando i bambini e i ragazzi delle elementari e delle medie e, nei laboratori, i ragazzi più grandi, con la dimostrazione di alcune cose di grande interesse che stavano svolgendo.

Matteo Lorenzon, poc’anzi, ha dato voce – a nome di tanti – a un’amicizia che mai verrà meno. Il segno di Lorenzo è destinato a rimanere nella vita di chi lo ha conosciuto, di chi lo ha amato, di chi ha apprezzato la sua passione.

Io sono qui anzitutto per esprimere la mia vicinanza e la mia partecipazione all’immenso e insanabile dolore dei genitori, della sorella, degli amici e dei compagni di Lorenzo.

È una ferita profonda che interroga l’intera comunità, a cominciare dalla quella scolastica di cui era parte, dai ragazzi e dagli insegnanti del suo corso di formazione professionale.

La natura del suo percorso formativo lo aveva portato in azienda. Ma è accaduto quel che non può accadere, quel che non deve accadere.

La morte di un ragazzo, di un giovane uomo, con il dolore lancinante e incancellabile che l’accompagna, ci interroga affinché non si debbano più piangere morti assurde sul lavoro.

La sicurezza nei luoghi di lavoro è un diritto, una necessità; assicurarla è un dovere inderogabile. Questa esigenza fondamentale sarà al centro della cerimonia di dopodomani, Primo Maggio, al Quirinale.

Ma quest’anno anticipiamo qui la celebrazione della Giornata del Lavoro, in omaggio a Lorenzo e a tutti coloro che hanno perso la vita sui luoghi di lavoro, affinché si manifesti con piena chiarezza che non si tratta di una ricorrenza rituale, astratta, ma di un’occasione di richiamo e di riflessione concreta sulle condizioni del diritto costituzionale al lavoro.

Il valore del lavoro, per voi giovani, e per chiunque, non può essere associato al rischio, alla dimensione della morte.

La sicurezza sul lavoro si trova alle fondamenta della sicurezza sociale, cioè del valore fondante di una società contemporanea.

Quando si parla di diritto al lavoro, di diritti del lavoro, di diritti sui posti di lavoro, sovente non sono i giovani al centro delle preoccupazioni.

E, quando è così, è un atteggiamento sbagliato.

Il ritardo – un ritardo che ci mette in coda alle statistiche europee – con il quale gran parte delle nuove generazioni riesce a trovare una occupazione non è condizione normale.

Sono quindi apprezzabili i percorsi che accompagnano i giovani ad entrare nel mondo del lavoro.

Un mondo che deve rispettarli nella loro dignità di persone, di lavoratori, di cittadini.

Che dia ai giovani quel che loro spetta, che consenta loro di esprimere le proprie capacità, affinché possano costruire il domani.

È una necessità per il futuro stesso dell’intera società.

La cronica mancanza di lavoro per le nuove generazioni – particolarmente in alcune aree – è una questione che va affrontata con impegno e con determinazione.

Accorciare la distanza tra giovani e lavoro è condizione indispensabile di sviluppo e di sostenibilità per l’intero Paese, tanto più in presenza di una crisi demografica che ha ridotto in notevole misura la presenza dei giovani nelle comunità.

Occorre liberare le giovani generazioni da quegli impedimenti, da quella compressione di energie, che molteplici fattori strutturali hanno via via opposto al loro naturale cammino.

La crescita complessiva del livello di istruzione e, in essa, della formazione tecnica e professionale qualificata, è fondamentale. Cambia la vita delle persone.

Esperienze come questa in cui ci troviamo, il Bearzi, – come è stato poc’anzi sottolineato opportunamente – sono uno strumento di forte contrasto alla dispersione scolastica e, sovente, sollecitano il raggiungimento di un titolo di studio secondario superiore.

Le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono un’occasione da cogliere anche per modificare questi squilibri generazionali che hanno il loro fulcro nel lavoro ma che riguardano anche la casa e il welfare, insomma le condizioni per progettare in autonomia il proprio futuro e dar vita a una famiglia.

Il tempo della pandemia ha colpito fortemente i giovani in età scolare, lasciando in queste fasce d’età l’eredità forse più pesante.

Non tornerà certo il mondo di prima della pandemia. O faremo un deciso passo in avanti, e siamo in grado di farlo, o rischiamo di tornare indietro.

I giovani chiedono scelte lungimiranti, cui è necessario corrispondere.

Anche a loro, naturalmente, viene chiesto impegno. Il futuro si realizza meglio se i giovani ne diventano sin d’ora protagonisti. Come è accaduto in tanti passaggi importanti della nostra storia.

Viviamo una stagione intensa, per molti versi drammatica, ma il modo più efficace per affrontarla è non rinunciare a progettare il futuro, a progettare il domani, a guardare lontano.

Nel momento in cui la ripresa sembrava avviata, anche con ritmi maggiori rispetto a molte delle previsioni, più confortanti, più promettenti, è intervenuta una guerra insensata, provocata dall’aggressione militare russa contro il popolo ucraino, che va sostenuto nella sua resistenza.

Il traguardo di umanità a cui è necessario tendere resta la pace.

Ben lo sanno i giovani, ai quali la Repubblica, in questi 76 anni, ha saputo assicurare la pace.

La pace, che è inscindibilmente connessa alla libertà, al diritto, alla giustizia, allo sviluppo nel benessere dei nostri Paesi e delle nostre città.

Il Primo maggio sollecita a porre il lavoro al centro del nostro agire e del nostro pensare.

Il lavoro, come dice la Costituzione, è la base su cui è vive la Repubblica.

È stato il lavoro degli italiani a consentire nei decenni crescita sociale, economica, civile.

Il lavoro ci ha reso, soprattutto, ciò che siamo.

Ha ampliato i diritti, ha dato concretezza alla grande speranza di pace e sviluppo che animava i giorni della Liberazione.

Con il lavoro si contribuisce al benessere collettivo, si partecipa con pienezza alla vita di comunità.

Il lavoro è motivo di dignità per ogni donna e ogni uomo.

Ne abbiamo tanti esempi, anche in questa terra, intorno a noi.

L’emergenza sanitaria, la guerra, l’aumento dei prezzi dell’energia e di molte materie prime, l’inflazione incidono sulla nostra vita quotidiana e spingono a riflettere sulle responsabilità che gravano sugli Stati per poter garantire la sicurezza della salute e la pace.

Al nostro interno siamo chiamati a operare per ridurre quegli squilibri di struttura di cui da tempo soffriamo.

La transizione ecologica e digitale resta la direttrice delle politiche pubbliche, anche di fronte alle nuove difficoltà.

In gioco non c’è soltanto l’entità dello sviluppo. In gioco c’è la capacità di essere all’altezza delle sfide globali e di esercitare un ruolo di avanguardia. In gioco c’è la riprogettazione dei modelli produttivi sui quali si è assestato il modello di sviluppo europeo e italiano.

La formazione può aiutare a colmare divari importanti.

Non abbiamo tempo da perdere. Qualificare le professionalità, sostenere nuovi profili, aggiornare le competenze lungo tutto l’arco della vita lavorativa: così una comunità può progredire.

La ripresa economica seguita alla fase più acuta della pandemia ci ha permesso una risalita incoraggiante dell’occupazione, unita a una crescita del Pil, delle produzioni industriali, dei consumi. Dobbiamo cercare, malgrado le nuove difficoltà, di garantire questo percorso, che è segno di una società attiva, dinamica, con grandi potenzialità, con grandi risorse umane.

È appena il caso di ricordare che la crescita duratura richiede e impone che il lavoro cresca. In quantità e in qualità.

Diversamente, che senso avrebbe lo sviluppo se al benessere prodotto non avessero a partecipare i nostri concittadini?

Crescere in qualità significa anche affrontare il tema della precarietà. Un problema acuto e una spina nel fianco della coesione sociale.

Continuiamo a registrare lavoro irregolare, che talvolta varca il limite dello sfruttamento, persino della servitù.

Non mancano lavoratori poveri e pensionati poveri, ai quali il reddito percepito non è sufficiente, anche in ragione del carico familiare o dell’assistenza a persone con gravi difficoltà.

La resilienza e la volontà di ripresa, il desiderio dei giovani di “vivere”, sono stati essenziali in questi due anni, caratterizzati da misure di sostegno di carattere eccezionale – sorrette dalla Unione Europea – che hanno riguardato vasti settori sociali e produttivi.

Tante sono le sfide davanti a noi in questi tempi non facili.

L’Italia ha dimostrato nei mesi passati di possedere le qualità morali per non lasciarsi confondere, per non lasciarsi distrarre dal proprio cammino e dai propri valori.

Quando aumentano le difficoltà siamo capaci di trarre una forza supplementare dalla unità di intenti, che pure fa salva la diversità e la ricchezza degli apporti. È parte della nostra cultura, della nostra civiltà.

Il lavoro è espressione di questa coesione, di questa spinta all’unità, di consapevolezza di un destino comune.

Una forza preziosa che ci serve particolarmente in questa stagione, in questo periodo così difficile.

Buon lavoro per l’oggi. Buona preparazione per il lavoro di domani.

Auguri.

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In Senato l’ennesimo grave pasticcio sul 5 per mille

Il Senato della Repubblica – il 9 giugno scorso – ha votato una proposta di legge presentata dalla Lega con il voto favorevole dei principali gruppi politici che, se fosse approvata anche alla Camera, andrebbe a depauperare Il fondo dedicato al 5 per mille. Il fondo verrebbe usato per l’assistenza del personale di tutti i corpi dello stato (Polizia, Carabinieri, Finanza, Guardie carcerarie, Esercito, Marina e Aereonautica). Ma che c’entrano con la legislazione istitutiva della norma di sussidiarietà fiscale?

Mentre si tessevano le lodi del Terzo settore per la sua capacità di alimentare la rete della solidarietà al fine proteggere i cittadini più fragili di fronte alle pesanti conseguenze della pandemia, il Senato della Repubblica – il 9 giugno scorso – votava una proposta di legge presentata dalla Lega con il voto favorevole dei principali gruppi politici, salvo l’astensione dei gruppi parlamentari del PD e di Leu; proposta che, se fosse approvata in via definitiva anche alla Camera, andrebbe a depauperare Il fondo dedicato al 5 per mille. (continua)

leggi il mio articolo su Vita.it dell’8 aprile 2022

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5xMille anche a sicurezza e Forze armate. «Così meno fondi al Terzo settore»

Incardinata alla Camera una proposta di legge già votata (quasi all’unanimità) al Senato. Le associazioni in allarme

Il 9 giugno del 2021, al Senato, su 238 votanti, ci sono stati 201 favorevoli, 3 contrari e 34 astenuti. Mercoledì scorso il testo è stato incardinato in commissione Bilancio alla Camera, avviando così l’iter per la seconda lettura. Il cammino prima che il testo approdi in aula è ancora lungo, ma il mondo del terzo settore inizia a chiedere al governo e ai partiti di vederci chiaro. A parità di risorse, infatti, l’estensione della platea ha un solo risultato: meno fondi per chi già da anni conta su questi fondi per le proprie attività sociali.

leggi l’articoli di Marco Iasevoli su «Avvenire» di sabato 9 aprile 2022

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I soldi del 5 per mille alle Forze dello Stato: un danno inutile al Terzo settore

Il disegno di legge proposto dalla Lega e già approvato dal Senato inserisce anche il fondo di assistenza per Polizia, Carabinieri, Finanza e altre Forze dello Stato tra i beneficiari del 5 per mille, sottraendo ulteriori risorse al Terzo settore cui quei soldi sarebbero destinati. Si spera che la Camera corregga la contraddizione

«Che c’azzecca?» avrebbe esclamato un noto pubblico ministero, diventato poi Ministro e leader di partito. Appunto che c’azzecca con il 5 per mille il disegno di legge proposto al Senato dallo stato maggiore della Lega e approvato il 9 giugno 2021 da tutte le forze politiche con la sola astensione del gruppo del PD e di Leu?

L’istituto del 5 per mille, come è noto, ha conosciuto la luce con la finanziaria del 2006 ed è stato stabilizzato con la legge di bilancio del 2015 mediante una dotazione finanziaria di 500 milioni, in grado di «spesare» tutte le opzioni dei contribuenti che si avvalgono di tale facoltà. In effetti l’allora ministro del Tesoro Giulio Tremonti introdusse, seppur in forma sperimentale, un innovativo istituto di sussidiarietà fiscale, fondato sul principio per cui lo Stato consente al contribuente di optare per l’allocazione diretta di una quota della tassazione dovuta – il 5 per mille appunto – purché venga destinata a organizzazioni non profit o comunque a enti che perseguono finalità di interesse generale (volontariato, ricerca scientifica, università e ricerca sanitaria). Più recentemente il legislatore e il Governo sono intervenuti mediante il Dlgs.111/2017 ( uno dei provvedimenti collegati alla riforma del Terzo settore) e con il Dpcm del 23 luglio 2020, precisando in modo puntuale le caratteristiche degli enti beneficiari del 5 per mille. Che sono: gli enti iscritti al neonato Registro del terzo settore, gli enti di ricerca universitaria, gli enti senza scopo di lucro della ricerca scientifica e dell’università, le Asd riconosciute dal Coni e i Comuni di residenza del contribuente.

Da questa breve ricostruzione non è difficile capire che il legislatore, anche quello più recente, abbia operato per puntualmente qualificare questo istituto – utilizzato nel 2021 da più di 16 milioni di contribuenti – in modo che gli enti destinatari perseguano effettivamente finalità di bene comune e svolgano attività di interesse generale oggi individuate dall’art.5 del Codice del Terzo settore. Ovvero che le ricadute sociali dello stesso vadano oltre il beneficio di singoli soggetti destinatari ma siano orientate a realizzare il principio di sussidiarietà orizzontale che ha ispirato l’intera riforma del Terzo settore.

Ebbene non riusciamo a comprendere se il Senato, approvando questo disegno di legge, abbia ignorato quanto disposto negli anni precedenti o se invece intenda del tutto stravolgere i caratteri tipici dell’istituto del 5 per mille. Infatti nel citato disegno di legge – ora incardinato alla Camera (AC 3157) – si intende destinare il 5 per mille anche per il «finanziamento del fondo di assistenza per il personale in servizio del Corpo di Guardia di finanza o della Polizia di Stato o dell’Arma dei Carabinieri o del Corpo nazionale dei vigili del fuoco o del Corpo di Polizia penitenziaria o dell’Esercito o della Marina militare o dell’Aeronautica militare, nonché per il sostegno, l’assistenza e per attività a favore di congiunti di appartenenti alle rispettive amministrazioni deceduti per causa di servizio o in servizio».

E qui, pur apprezzando la meritoria opera che questi molteplici corpi dello Stato assicurano nel mantenimento dell’ordine pubblico, nella sicurezza delle nostre comunità e nella difesa della Patria, torna prepotente la domanda iniziale: che c’azzecca con il 5 per mille? Con la sussidiarietà fiscale e con le finalità di interesse generale? E allora perché non finanziare il fondo di assistenza del personale scolastico, della sanità o della giustizia? Sono meno meritevoli? È palese la contraddittorietà di tale disposizione che diventa ancor più esplicita nella parte conclusiva del comma, che destina le risorse del 5 per mille a dei beneficiari individuali (i congiunti di appartenenti alle rispettive amministrazioni deceduti per causa di servizio o in servizio).

Giova infine ricordare che nell’elenco delle associazioni beneficiarie del 5 per mille vi sono quasi un centinaio di associazioni collegate ai diversi corpi dello Stato (Polizia, Carabinieri, ecc.) che già oggi possono correttamente utilizzare le risorse del 5 per mille destinate dai contribuenti per sostenere le loro finalità tipiche. Insomma davvero un bel pasticcio (per usare un eufemismo), non solo perché non si riuscirebbe a raggiungere lo scopo dichiarato (per l’esiguità delle risorse disponibili); ma si produrrebbe un grave danno agli Enti del Terzo settore, considerato che il Fondo di 500 milioni, seppur leggermente ora incrementato a 525, verrebbe depauperato al punto tale da non poter più coprire tutte le opzioni esercitate dal contribuente. C’è da sperare – visto che il bicameralismo non è stato abolito – che la Camera blocchi l’iter di questo dannoso disegno di legge e che, contestualmente, destini maggiori risorse a tutti quei soggetti che sono deputati alla tutela e sicurezza dei cittadini.

leggi l’articolo di Luigi Bobba sull’inserto «Buone Notizie» del «Corriere della Sera» dell’8 aprile 2022

Luigi BobbaI soldi del 5 per mille alle Forze dello Stato: un danno inutile al Terzo settore
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RIM “Riforma in Movimento” edizione 2022: partecipa anche tu all’indagine

L’attuazione della Riforma del Terzo Settore prosegue, e con la recente attivazione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore le organizzazioni non profit si stanno interfacciando con nuovi adempimenti, riassetti strutturali, ma anche nuove opportunità e sfide.
Per questo motivo Terzjus – Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, in collaborazione con Italia non profit, lancia l’indagine digitale “Riforma in Movimento – Edizione 2022” alla quale sono chiamati a partecipare tutti gli enti non profit italiani.
Ti invito a partecipare all’indagine, dedicando qualche minuto del tuo tempo, perché i risultati, che saranno resi pubblici e disponibili per tutti sul portale “Riforma in Movimento”, diventeranno parte integrante del Terzjus Report 2022 e verranno presentati alle istituzioni per portare la voce e l’esperienza di chi la Riforma la vive in prima persona, all’attenzione dell’opinione pubblicae dei rappresentanti di reti e istituzioni nazionali ed europee.
Grazie per l’attenzione
Luigi Bobba
PARTECIPA ALL’INDAGINE
22 marzo – 29 aprile 2022 – PERIODO DI INDAGINE: Il Terzo Settore italiano può partecipare all’indagine e esprimere il proprio punto di vista.
Maggio-Giugno 2022 – ELABORAZIONE DATI: I dati raccolti verranno analizzati per la restituzione finale.
Luglio 2022 – PUBBLICAZIONE: I risultati dell’indagine saranno online in uno spazio aperto e gratuito per tutto il Terzo Settore, i media e le istituzioni. I dati saranno inoltre commentati all’interno del Terzjus Report 2022.
La Riforma del Terzo Settore è realtà: sta investendo sempre di più la quotidianità delle organizzazioni non profit ed è sempre di più oggetto delle riflessioni di tutto il Terzo Settore, impegnato a capire, decidere, agire.
Il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore è il protagonista di questo primo trimestre, e sappiamo che cresce ogni giorno il numero delle organizzazioni non profit, come la tua, che si stanno confrontando con esso. Come sta andando?
Hai l’occasione di condividere la tua esperienza, i tuoi dubbi e le tue opinioni: li faremo arrivare alle istituzioni.
PARTECIPA ALL’INDAGINE
Dopo la grande partecipazione dello scorso anno con più di 1600 rispondenti, il progetto di ricerca “Riforma in Movimento” torna a dare voce agli enti che vivono il cambiamento. L’obiettivo dell’indagine è unire le idee di tutti, metterle nero su bianco e posizionarle sul tavolo di chi decide, al centro del dibattito pubblico.
I risultati del 2021, presentati alle più alte cariche istituzionali, hanno mostrato specifiche necessità e grandi aspettative sul futuro della Riforma, e adesso che essa è effettiva e che il Registro Unico
Nazionale del Terzo Settore è avviato, l’urgenza di sapere come gli enti si stanno preparando e come stanno agendo è tornata ancora più forte di prima.
Luigi BobbaRIM “Riforma in Movimento” edizione 2022: partecipa anche tu all’indagine
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