Luigi Bobba: “La via italiana al sistema duale”

Il 12 maggio, presso la Sala Lisbona del Salone Internazionale del Libro 2022“Cuori selvaggi”, si è tenuta la tavola rotonda sul volume a cura di Ludovico Albert e Daniele Marini La valutazione dell’esperienza duale nell’istruzione e formazione professionale (Il Mulino, 2022). Sono intervenuti Ludovico Albert, Luigi Bobba, Elena Chiorino, Nicola Crepax, Francesco Profumo, Raffaele Tangorra.

Nell’ambito delle politiche per il lavoro, il PNRR riconosce al sistema duale(basato sull’alternarsi di momenti formativi in aula e di formazione pratica in contesti lavorativi) un ruolo chiave per la formazione dei giovani e per il loro inserimento nel mondo del lavoro. La Fondazione per la Scuola, in collaborazione con Forma (Associazione Nazionale degli Enti di Formazione Professionale), ha condotto un’indagine per approfondire gli effetti dell’applicazione e dell’entrata a regime del sistema duale avviato nel 2016 e per individuare proposte e indicazioni che ne rafforzino il radicamento e la diffusione nella prospettiva di sviluppo indicata. Nel presentarne i risultati, questo libro apre alcune riflessioni cruciali sulla necessità di personalizzare i percorsi di formazione oltre le competenze certificate da diplomi e qualifiche professionali. Sistema duale e apprendistato assumeranno in un futuro prossimo un ruolo innovativo per l’accompagnamento delle nuove generazioni verso il lavoro, in un percorso progettato congiuntamente da chi ha le responsabilità della formazione e chi quelle dell’assunzione.

Ludovico Albert già direttore del Settore Istruzione Formazione e Lavorodella Regione Piemonte e della Regione Sicilia, è presidente della Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo. Per molti anni ha insegnato nella scuola, impegnandosi in sperimentazioni legate a contesti difficili. Daniele Mariniè professore di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova e Direttore Scientifico della divisione Research&Analysis di Community. Con il Mulino ha pubblicato «Fuori classe. Dal movimento operaio ai lavoratori imprenditivi della Quarta rivoluzione industriale» (2018).

Qui di seguito l’incipit all’intero saggio di Luigi Bobba, “La via italiana al sistema duale”, contenuto nel volume.

________

La via italiana al sistema duale
di Luigi Bobba

1. Alle origini

Quando a fine febbraio 2014 sono stato nominato sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ho proposto al ministro Giuliano Poletti di assegnarmi, tra le altre, anche le deleghe per la formazione professionale e le politiche attive del lavoro. Una scelta non casuale, in quanto nella mia storia sociale e professionale ho coltivato quei temi in modo assiduo, prima avviando (1987) il Movimento Primo Lavoro, un’esperienza di orientamento e sostegno per l’inserimento al lavoro dei giovani; poi, verso la fine degli anni Novanta con diverse pubblicazioni, con la presidenza dell’Enaip(Ente nazionale Acli istruzione professionale); infine, tra il 2008 e il 2013, con la vicepresidenza della Commissione Lavoro della Camera dei deputati. Con l’affidamento da parte dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi di un incarico di governo avevo dunque l’occasione per provare a realizzare quanto avevo studiato e verificato sul campo. (segue).

Luigi BobbaLuigi Bobba: “La via italiana al sistema duale”
Leggi...

Luigi Bobba: con l’Action Plan UE un cambio di passo

Non è solo un cambio di nome. Se nel decennio passato i programmi e le iniziative della Commissione Europea nel campo dell’economia socialeerano stati ricompresi nella “Social Businnes Initiative”, ora, con il varo – nel dicembre scorso – del “Social Economy Action Plan”, siamo ad un cambio di orientamento culturale, al riconoscimento di soggetti che, nel campo economico ed imprenditoriale, non agiscono solo in forza dello scambio per il guadagno (business), ma sono orientati invece da principi di reciprocità e di solidarietà.

Se l’obiettivo di fondo del Piano d’azione per l’economia sociale è valorizzare e rafforzare un’economia al servizio delle persone, allora per gli Enti del Terzo settore, pur nella varietà delle loro configurazioni giuridiche ed organizzative, si presenta come un’opportunità: rimettersi in gioco per attraversare questo tempo di trasformazione, non subendo gli eventi, ma mettendosi in sintonia con il sentire delle generazioni più giovani.

Il piano prevede, per i prossimi anni, tre importanti azioni: una Raccomandazione del Parlamento Europeo sulla materia; un nuovo Portale informativo e promozionale; un Centro europeo di competenze per l’innovazione sociale. Obiettivi non facili da realizzare, ma decisivi per  vincere la sfida che è stata lanciata. Sulla strada si troveranno due ostacoli da superare: l’assenza nella UE di un perimetro giuridico che individui in modo certo i soggetti dell’economia sociale e la mancanza di strumenti appropriati e universalmente accettati per la misurazione dell’impatto sociale delle misure che verranno finanziate.

Sono due punti sui quali Terzjus – l’Osservatorio giuridico del Terzo settore – ha attirato l’attenzione della Commissione e che sono stati altresì ripresi nel documento finale dell’incontro dei delegati dei Governi all’Economia sociale, riunitisi a di Parigi nel marzo scorso. Certo, non si deve prendere la strada di puntuali e analitiche definizioni giuridiche dei soggetti che compongono il variegato mondo dell’economia sociale; piuttosto – come è stato fatto del Codice del Terzo settore – riconoscerli mediante indicatori circa le loro attività e le modalità di realizzazione delle stesse. In secondo luogo, sarebbe opportuno ripartire dal lavoro fatto dagli esperti del GECES per trovare rapidamente una metrica volta a verificare l’impatto degli interventi a finalità sociale.

Accanto a queste scelte dirimenti, il Terzo settore  italiano – proprio cogliendo l’opportunità del Piano di azione dell’economia sociale – , può meglio definire le sue traiettorie di futuro provando a diventare un vettore decisivo dell’inclusione sociale; a rafforzare il ruolo di sentinella dei territori e delle persone dimenticate; e, infine, ad essere un attore non subalterno dei processi di digitalizzazione dell’economia e della vita sociale. Una bella sfida non solo per il Terzo settore, ma anche per l’intero Paese.

editoriale di Luigi Bobba, presidente di Terzjus, pubblicato a pag. 1 dell’inserto L’Economia Civile di «Avvenire» del 4 maggio 2022

Luigi BobbaLuigi Bobba: con l’Action Plan UE un cambio di passo
Leggi...

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’Istituto Salesiano “G. Bearzi” di Udine

Le parole del Presidente Mattarella – di valorizzazione ed incoraggiamento per la IeFP e per tutta la formazione professionale – pronunciate durante la visita al centro di formazione Bearzi ad Udine, sono una lezione magistrale sul tema del lavoro, sull’importanza della sicurezza, sullo sviluppo umano dell’economia e delle comunità, e sul valore della pace.

Udine, 29/04/2022 (II mandato)

In questo tempo difficile è di conforto trovarsi sotto l’immagine rassicurante di Don Bosco.

Desidero rivolgere un saluto molto cordiale al Presidente della Regione, al Sindaco e, attraverso di loro, a tutte le cittadine e a tutti i cittadini del Friuli e di Udine.

Un saluto a tutti i presenti. Vorrei rivolgermi particolarmente, con intensità speciale, ai familiari di Lorenzo Parelli che ringrazio per la loro presenza e per l’incontro che poc’anzi abbiamo avuto.

Ringrazio Don Teston e il Professor Armano per le parole che hanno pronunziato, per le considerazioni svolte, e anche per l’opportunità di poter visitare poc’anzi i locali del Bearzi, incontrando i bambini e i ragazzi delle elementari e delle medie e, nei laboratori, i ragazzi più grandi, con la dimostrazione di alcune cose di grande interesse che stavano svolgendo.

Matteo Lorenzon, poc’anzi, ha dato voce – a nome di tanti – a un’amicizia che mai verrà meno. Il segno di Lorenzo è destinato a rimanere nella vita di chi lo ha conosciuto, di chi lo ha amato, di chi ha apprezzato la sua passione.

Io sono qui anzitutto per esprimere la mia vicinanza e la mia partecipazione all’immenso e insanabile dolore dei genitori, della sorella, degli amici e dei compagni di Lorenzo.

È una ferita profonda che interroga l’intera comunità, a cominciare dalla quella scolastica di cui era parte, dai ragazzi e dagli insegnanti del suo corso di formazione professionale.

La natura del suo percorso formativo lo aveva portato in azienda. Ma è accaduto quel che non può accadere, quel che non deve accadere.

La morte di un ragazzo, di un giovane uomo, con il dolore lancinante e incancellabile che l’accompagna, ci interroga affinché non si debbano più piangere morti assurde sul lavoro.

La sicurezza nei luoghi di lavoro è un diritto, una necessità; assicurarla è un dovere inderogabile. Questa esigenza fondamentale sarà al centro della cerimonia di dopodomani, Primo Maggio, al Quirinale.

Ma quest’anno anticipiamo qui la celebrazione della Giornata del Lavoro, in omaggio a Lorenzo e a tutti coloro che hanno perso la vita sui luoghi di lavoro, affinché si manifesti con piena chiarezza che non si tratta di una ricorrenza rituale, astratta, ma di un’occasione di richiamo e di riflessione concreta sulle condizioni del diritto costituzionale al lavoro.

Il valore del lavoro, per voi giovani, e per chiunque, non può essere associato al rischio, alla dimensione della morte.

La sicurezza sul lavoro si trova alle fondamenta della sicurezza sociale, cioè del valore fondante di una società contemporanea.

Quando si parla di diritto al lavoro, di diritti del lavoro, di diritti sui posti di lavoro, sovente non sono i giovani al centro delle preoccupazioni.

E, quando è così, è un atteggiamento sbagliato.

Il ritardo – un ritardo che ci mette in coda alle statistiche europee – con il quale gran parte delle nuove generazioni riesce a trovare una occupazione non è condizione normale.

Sono quindi apprezzabili i percorsi che accompagnano i giovani ad entrare nel mondo del lavoro.

Un mondo che deve rispettarli nella loro dignità di persone, di lavoratori, di cittadini.

Che dia ai giovani quel che loro spetta, che consenta loro di esprimere le proprie capacità, affinché possano costruire il domani.

È una necessità per il futuro stesso dell’intera società.

La cronica mancanza di lavoro per le nuove generazioni – particolarmente in alcune aree – è una questione che va affrontata con impegno e con determinazione.

Accorciare la distanza tra giovani e lavoro è condizione indispensabile di sviluppo e di sostenibilità per l’intero Paese, tanto più in presenza di una crisi demografica che ha ridotto in notevole misura la presenza dei giovani nelle comunità.

Occorre liberare le giovani generazioni da quegli impedimenti, da quella compressione di energie, che molteplici fattori strutturali hanno via via opposto al loro naturale cammino.

La crescita complessiva del livello di istruzione e, in essa, della formazione tecnica e professionale qualificata, è fondamentale. Cambia la vita delle persone.

Esperienze come questa in cui ci troviamo, il Bearzi, – come è stato poc’anzi sottolineato opportunamente – sono uno strumento di forte contrasto alla dispersione scolastica e, sovente, sollecitano il raggiungimento di un titolo di studio secondario superiore.

Le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono un’occasione da cogliere anche per modificare questi squilibri generazionali che hanno il loro fulcro nel lavoro ma che riguardano anche la casa e il welfare, insomma le condizioni per progettare in autonomia il proprio futuro e dar vita a una famiglia.

Il tempo della pandemia ha colpito fortemente i giovani in età scolare, lasciando in queste fasce d’età l’eredità forse più pesante.

Non tornerà certo il mondo di prima della pandemia. O faremo un deciso passo in avanti, e siamo in grado di farlo, o rischiamo di tornare indietro.

I giovani chiedono scelte lungimiranti, cui è necessario corrispondere.

Anche a loro, naturalmente, viene chiesto impegno. Il futuro si realizza meglio se i giovani ne diventano sin d’ora protagonisti. Come è accaduto in tanti passaggi importanti della nostra storia.

Viviamo una stagione intensa, per molti versi drammatica, ma il modo più efficace per affrontarla è non rinunciare a progettare il futuro, a progettare il domani, a guardare lontano.

Nel momento in cui la ripresa sembrava avviata, anche con ritmi maggiori rispetto a molte delle previsioni, più confortanti, più promettenti, è intervenuta una guerra insensata, provocata dall’aggressione militare russa contro il popolo ucraino, che va sostenuto nella sua resistenza.

Il traguardo di umanità a cui è necessario tendere resta la pace.

Ben lo sanno i giovani, ai quali la Repubblica, in questi 76 anni, ha saputo assicurare la pace.

La pace, che è inscindibilmente connessa alla libertà, al diritto, alla giustizia, allo sviluppo nel benessere dei nostri Paesi e delle nostre città.

Il Primo maggio sollecita a porre il lavoro al centro del nostro agire e del nostro pensare.

Il lavoro, come dice la Costituzione, è la base su cui è vive la Repubblica.

È stato il lavoro degli italiani a consentire nei decenni crescita sociale, economica, civile.

Il lavoro ci ha reso, soprattutto, ciò che siamo.

Ha ampliato i diritti, ha dato concretezza alla grande speranza di pace e sviluppo che animava i giorni della Liberazione.

Con il lavoro si contribuisce al benessere collettivo, si partecipa con pienezza alla vita di comunità.

Il lavoro è motivo di dignità per ogni donna e ogni uomo.

Ne abbiamo tanti esempi, anche in questa terra, intorno a noi.

L’emergenza sanitaria, la guerra, l’aumento dei prezzi dell’energia e di molte materie prime, l’inflazione incidono sulla nostra vita quotidiana e spingono a riflettere sulle responsabilità che gravano sugli Stati per poter garantire la sicurezza della salute e la pace.

Al nostro interno siamo chiamati a operare per ridurre quegli squilibri di struttura di cui da tempo soffriamo.

La transizione ecologica e digitale resta la direttrice delle politiche pubbliche, anche di fronte alle nuove difficoltà.

In gioco non c’è soltanto l’entità dello sviluppo. In gioco c’è la capacità di essere all’altezza delle sfide globali e di esercitare un ruolo di avanguardia. In gioco c’è la riprogettazione dei modelli produttivi sui quali si è assestato il modello di sviluppo europeo e italiano.

La formazione può aiutare a colmare divari importanti.

Non abbiamo tempo da perdere. Qualificare le professionalità, sostenere nuovi profili, aggiornare le competenze lungo tutto l’arco della vita lavorativa: così una comunità può progredire.

La ripresa economica seguita alla fase più acuta della pandemia ci ha permesso una risalita incoraggiante dell’occupazione, unita a una crescita del Pil, delle produzioni industriali, dei consumi. Dobbiamo cercare, malgrado le nuove difficoltà, di garantire questo percorso, che è segno di una società attiva, dinamica, con grandi potenzialità, con grandi risorse umane.

È appena il caso di ricordare che la crescita duratura richiede e impone che il lavoro cresca. In quantità e in qualità.

Diversamente, che senso avrebbe lo sviluppo se al benessere prodotto non avessero a partecipare i nostri concittadini?

Crescere in qualità significa anche affrontare il tema della precarietà. Un problema acuto e una spina nel fianco della coesione sociale.

Continuiamo a registrare lavoro irregolare, che talvolta varca il limite dello sfruttamento, persino della servitù.

Non mancano lavoratori poveri e pensionati poveri, ai quali il reddito percepito non è sufficiente, anche in ragione del carico familiare o dell’assistenza a persone con gravi difficoltà.

La resilienza e la volontà di ripresa, il desiderio dei giovani di “vivere”, sono stati essenziali in questi due anni, caratterizzati da misure di sostegno di carattere eccezionale – sorrette dalla Unione Europea – che hanno riguardato vasti settori sociali e produttivi.

Tante sono le sfide davanti a noi in questi tempi non facili.

L’Italia ha dimostrato nei mesi passati di possedere le qualità morali per non lasciarsi confondere, per non lasciarsi distrarre dal proprio cammino e dai propri valori.

Quando aumentano le difficoltà siamo capaci di trarre una forza supplementare dalla unità di intenti, che pure fa salva la diversità e la ricchezza degli apporti. È parte della nostra cultura, della nostra civiltà.

Il lavoro è espressione di questa coesione, di questa spinta all’unità, di consapevolezza di un destino comune.

Una forza preziosa che ci serve particolarmente in questa stagione, in questo periodo così difficile.

Buon lavoro per l’oggi. Buona preparazione per il lavoro di domani.

Auguri.

Luigi BobbaIntervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’Istituto Salesiano “G. Bearzi” di Udine
Leggi...

In Senato l’ennesimo grave pasticcio sul 5 per mille

Il Senato della Repubblica – il 9 giugno scorso – ha votato una proposta di legge presentata dalla Lega con il voto favorevole dei principali gruppi politici che, se fosse approvata anche alla Camera, andrebbe a depauperare Il fondo dedicato al 5 per mille. Il fondo verrebbe usato per l’assistenza del personale di tutti i corpi dello stato (Polizia, Carabinieri, Finanza, Guardie carcerarie, Esercito, Marina e Aereonautica). Ma che c’entrano con la legislazione istitutiva della norma di sussidiarietà fiscale?

Mentre si tessevano le lodi del Terzo settore per la sua capacità di alimentare la rete della solidarietà al fine proteggere i cittadini più fragili di fronte alle pesanti conseguenze della pandemia, il Senato della Repubblica – il 9 giugno scorso – votava una proposta di legge presentata dalla Lega con il voto favorevole dei principali gruppi politici, salvo l’astensione dei gruppi parlamentari del PD e di Leu; proposta che, se fosse approvata in via definitiva anche alla Camera, andrebbe a depauperare Il fondo dedicato al 5 per mille. (continua)

leggi il mio articolo su Vita.it dell’8 aprile 2022

Luigi BobbaIn Senato l’ennesimo grave pasticcio sul 5 per mille
Leggi...

5xMille anche a sicurezza e Forze armate. «Così meno fondi al Terzo settore»

Incardinata alla Camera una proposta di legge già votata (quasi all’unanimità) al Senato. Le associazioni in allarme

Il 9 giugno del 2021, al Senato, su 238 votanti, ci sono stati 201 favorevoli, 3 contrari e 34 astenuti. Mercoledì scorso il testo è stato incardinato in commissione Bilancio alla Camera, avviando così l’iter per la seconda lettura. Il cammino prima che il testo approdi in aula è ancora lungo, ma il mondo del terzo settore inizia a chiedere al governo e ai partiti di vederci chiaro. A parità di risorse, infatti, l’estensione della platea ha un solo risultato: meno fondi per chi già da anni conta su questi fondi per le proprie attività sociali.

leggi l’articoli di Marco Iasevoli su «Avvenire» di sabato 9 aprile 2022

Luigi Bobba5xMille anche a sicurezza e Forze armate. «Così meno fondi al Terzo settore»
Leggi...

I soldi del 5 per mille alle Forze dello Stato: un danno inutile al Terzo settore

Il disegno di legge proposto dalla Lega e già approvato dal Senato inserisce anche il fondo di assistenza per Polizia, Carabinieri, Finanza e altre Forze dello Stato tra i beneficiari del 5 per mille, sottraendo ulteriori risorse al Terzo settore cui quei soldi sarebbero destinati. Si spera che la Camera corregga la contraddizione

«Che c’azzecca?» avrebbe esclamato un noto pubblico ministero, diventato poi Ministro e leader di partito. Appunto che c’azzecca con il 5 per mille il disegno di legge proposto al Senato dallo stato maggiore della Lega e approvato il 9 giugno 2021 da tutte le forze politiche con la sola astensione del gruppo del PD e di Leu?

L’istituto del 5 per mille, come è noto, ha conosciuto la luce con la finanziaria del 2006 ed è stato stabilizzato con la legge di bilancio del 2015 mediante una dotazione finanziaria di 500 milioni, in grado di «spesare» tutte le opzioni dei contribuenti che si avvalgono di tale facoltà. In effetti l’allora ministro del Tesoro Giulio Tremonti introdusse, seppur in forma sperimentale, un innovativo istituto di sussidiarietà fiscale, fondato sul principio per cui lo Stato consente al contribuente di optare per l’allocazione diretta di una quota della tassazione dovuta – il 5 per mille appunto – purché venga destinata a organizzazioni non profit o comunque a enti che perseguono finalità di interesse generale (volontariato, ricerca scientifica, università e ricerca sanitaria). Più recentemente il legislatore e il Governo sono intervenuti mediante il Dlgs.111/2017 ( uno dei provvedimenti collegati alla riforma del Terzo settore) e con il Dpcm del 23 luglio 2020, precisando in modo puntuale le caratteristiche degli enti beneficiari del 5 per mille. Che sono: gli enti iscritti al neonato Registro del terzo settore, gli enti di ricerca universitaria, gli enti senza scopo di lucro della ricerca scientifica e dell’università, le Asd riconosciute dal Coni e i Comuni di residenza del contribuente.

Da questa breve ricostruzione non è difficile capire che il legislatore, anche quello più recente, abbia operato per puntualmente qualificare questo istituto – utilizzato nel 2021 da più di 16 milioni di contribuenti – in modo che gli enti destinatari perseguano effettivamente finalità di bene comune e svolgano attività di interesse generale oggi individuate dall’art.5 del Codice del Terzo settore. Ovvero che le ricadute sociali dello stesso vadano oltre il beneficio di singoli soggetti destinatari ma siano orientate a realizzare il principio di sussidiarietà orizzontale che ha ispirato l’intera riforma del Terzo settore.

Ebbene non riusciamo a comprendere se il Senato, approvando questo disegno di legge, abbia ignorato quanto disposto negli anni precedenti o se invece intenda del tutto stravolgere i caratteri tipici dell’istituto del 5 per mille. Infatti nel citato disegno di legge – ora incardinato alla Camera (AC 3157) – si intende destinare il 5 per mille anche per il «finanziamento del fondo di assistenza per il personale in servizio del Corpo di Guardia di finanza o della Polizia di Stato o dell’Arma dei Carabinieri o del Corpo nazionale dei vigili del fuoco o del Corpo di Polizia penitenziaria o dell’Esercito o della Marina militare o dell’Aeronautica militare, nonché per il sostegno, l’assistenza e per attività a favore di congiunti di appartenenti alle rispettive amministrazioni deceduti per causa di servizio o in servizio».

E qui, pur apprezzando la meritoria opera che questi molteplici corpi dello Stato assicurano nel mantenimento dell’ordine pubblico, nella sicurezza delle nostre comunità e nella difesa della Patria, torna prepotente la domanda iniziale: che c’azzecca con il 5 per mille? Con la sussidiarietà fiscale e con le finalità di interesse generale? E allora perché non finanziare il fondo di assistenza del personale scolastico, della sanità o della giustizia? Sono meno meritevoli? È palese la contraddittorietà di tale disposizione che diventa ancor più esplicita nella parte conclusiva del comma, che destina le risorse del 5 per mille a dei beneficiari individuali (i congiunti di appartenenti alle rispettive amministrazioni deceduti per causa di servizio o in servizio).

Giova infine ricordare che nell’elenco delle associazioni beneficiarie del 5 per mille vi sono quasi un centinaio di associazioni collegate ai diversi corpi dello Stato (Polizia, Carabinieri, ecc.) che già oggi possono correttamente utilizzare le risorse del 5 per mille destinate dai contribuenti per sostenere le loro finalità tipiche. Insomma davvero un bel pasticcio (per usare un eufemismo), non solo perché non si riuscirebbe a raggiungere lo scopo dichiarato (per l’esiguità delle risorse disponibili); ma si produrrebbe un grave danno agli Enti del Terzo settore, considerato che il Fondo di 500 milioni, seppur leggermente ora incrementato a 525, verrebbe depauperato al punto tale da non poter più coprire tutte le opzioni esercitate dal contribuente. C’è da sperare – visto che il bicameralismo non è stato abolito – che la Camera blocchi l’iter di questo dannoso disegno di legge e che, contestualmente, destini maggiori risorse a tutti quei soggetti che sono deputati alla tutela e sicurezza dei cittadini.

leggi l’articolo di Luigi Bobba sull’inserto «Buone Notizie» del «Corriere della Sera» dell’8 aprile 2022

Luigi BobbaI soldi del 5 per mille alle Forze dello Stato: un danno inutile al Terzo settore
Leggi...

RIM “Riforma in Movimento” edizione 2022: partecipa anche tu all’indagine

L’attuazione della Riforma del Terzo Settore prosegue, e con la recente attivazione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore le organizzazioni non profit si stanno interfacciando con nuovi adempimenti, riassetti strutturali, ma anche nuove opportunità e sfide.
Per questo motivo Terzjus – Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, in collaborazione con Italia non profit, lancia l’indagine digitale “Riforma in Movimento – Edizione 2022” alla quale sono chiamati a partecipare tutti gli enti non profit italiani.
Ti invito a partecipare all’indagine, dedicando qualche minuto del tuo tempo, perché i risultati, che saranno resi pubblici e disponibili per tutti sul portale “Riforma in Movimento”, diventeranno parte integrante del Terzjus Report 2022 e verranno presentati alle istituzioni per portare la voce e l’esperienza di chi la Riforma la vive in prima persona, all’attenzione dell’opinione pubblicae dei rappresentanti di reti e istituzioni nazionali ed europee.
Grazie per l’attenzione
Luigi Bobba
PARTECIPA ALL’INDAGINE
22 marzo – 29 aprile 2022 – PERIODO DI INDAGINE: Il Terzo Settore italiano può partecipare all’indagine e esprimere il proprio punto di vista.
Maggio-Giugno 2022 – ELABORAZIONE DATI: I dati raccolti verranno analizzati per la restituzione finale.
Luglio 2022 – PUBBLICAZIONE: I risultati dell’indagine saranno online in uno spazio aperto e gratuito per tutto il Terzo Settore, i media e le istituzioni. I dati saranno inoltre commentati all’interno del Terzjus Report 2022.
La Riforma del Terzo Settore è realtà: sta investendo sempre di più la quotidianità delle organizzazioni non profit ed è sempre di più oggetto delle riflessioni di tutto il Terzo Settore, impegnato a capire, decidere, agire.
Il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore è il protagonista di questo primo trimestre, e sappiamo che cresce ogni giorno il numero delle organizzazioni non profit, come la tua, che si stanno confrontando con esso. Come sta andando?
Hai l’occasione di condividere la tua esperienza, i tuoi dubbi e le tue opinioni: li faremo arrivare alle istituzioni.
PARTECIPA ALL’INDAGINE
Dopo la grande partecipazione dello scorso anno con più di 1600 rispondenti, il progetto di ricerca “Riforma in Movimento” torna a dare voce agli enti che vivono il cambiamento. L’obiettivo dell’indagine è unire le idee di tutti, metterle nero su bianco e posizionarle sul tavolo di chi decide, al centro del dibattito pubblico.
I risultati del 2021, presentati alle più alte cariche istituzionali, hanno mostrato specifiche necessità e grandi aspettative sul futuro della Riforma, e adesso che essa è effettiva e che il Registro Unico
Nazionale del Terzo Settore è avviato, l’urgenza di sapere come gli enti si stanno preparando e come stanno agendo è tornata ancora più forte di prima.
Luigi BobbaRIM “Riforma in Movimento” edizione 2022: partecipa anche tu all’indagine
Leggi...

La Consulta: «Il Terzo settore finanzia la spesa pubblica»

In una recente sentenza la Corte Costituzionale presieduta da Giuliano Amato ha precisato che « l’attività del Terzo settore “alimenta” – con la sua stessa attività, svolta senza fine di lucro – il finanziamento della spesa pubblica, non ricorrendo al classico modello del “prelievo tributario” ma convogliando risorse private verso attività di “interesse generale”: diversamente, dovrebbe essere lo Stato a raccogliere quelle stesse risorse mediante l’imposizione fiscale ed a redistribuirle, con margini di inefficienza ed inefficacia probabilmente maggiori»

La Corte costituzionale è tornata a pronunciarsi sul Codice del Terzo settore. Lo ha fatto, con la sentenza n. 72/2022, a partire da una questione di costituzionalità sulla limitazione alle sole ODV del contributo per l’acquisto di ambulanze, automezzi sanitari ed altri beni strumentali, art. 76 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117. La risposta della Corte è di ritenere conforme a Costituzione la previsione di misure di sostegno ad hoc per le sole organizzazioni di volontariato come quelle in discussione, poiché le ODV operano avvalendosi prevalentemente di volontari associati, a fronte – di norma – del solo rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate e con la limitazione alla possibilità di ricorrere a lavoratori. Il giudice, tuttavia, invita il legislatore a considerare anche altri ETS che potrebbero trovarsi nelle medesime condizioni delle ODV, come le APS. (continua)

leggi l’articolo di Luca Gori su Vita.it del 22 marzo 2022

Luigi BobbaLa Consulta: «Il Terzo settore finanzia la spesa pubblica»
Leggi...

Don Giuseppe Masiero riposa tra le braccia del Padre

Le foto che vengono pubblicate quando se ne va un amico ci sembrano sempre inadeguate: troppo serie, spesso buie, senza sorrisi perché con la morte c’è poco da scherzare.

Da quando Bepi, all’anagrafe Giuseppe Masiero e per 47 anni “don”, ci ha lasciato, la scorsa settimana, ho trovato in rete solo sue foto sorridenti oppure foto come questa, che di lui dicono molto.

Ti guardava negli occhi don Bepi. Serenamente. Qualunque cosa gli stessi dicendo e qualunque cosa lui dovesse dire a te. Talvolta i confronti non erano, per così dire, morbidi. Ma quello sguardo diretto manteneva fermo, stabile, il collegamento e la relazione. Non era cosa da poco in anni in cui le Acli affrontavano grandi sfide, guidate da anime diverse che non sempre (legittimamente) avevano le stesse visioni, nel clima di cambiamento del XXI secolo che inevitabilmente chiamava in causa l’associazione.

Bepi arrivò in sede nazionale da Padova con quello sguardo e, con quello stesso sguardo, anche se forse non con lo stesso animo, la lasciò tre anni più tardi.

A via Marcora si era presentato con uno zaino snello: l’esperienza di parroco a Sant’Agostino di Albignasego e la sua passione per il mondo del lavoro, con alle spalle un incarico di delegato vescovile per l’apposita pastorale ma soprattutto un impegno concreto nel Movimento Primo Lavoro delle Acli padovane, prima esperienza a partire in Italia sul progetto lanciato da Gioventù Aclista negli anni ’80.

La nomina della Cei, concordata con il presidente Gigi Bobba, che non a caso del Mopl era il papà, segnò un punto di cambiamento profondo marcando un passaggio storico nell’accompagnamento spirituale dell’associazione. 

Don Bepi fu un sacerdote esigente nei suoi anni alle Acli nazionali. Partecipava attivamente a tutti i momenti associativi ed alle riunioni degli organi, senza mai mancare di offrire il suo contributo e la sua riflessione.

Non furono tutte rose e fiori. Bepi faceva fatica a comprendere che le Acli venivano da anni di presenza molto differente, quella di Pio Parisi, che serviva un percorso graduale che coinvolgesse non solo la sede nazionale ma tutta l’organizzazione. Qualche incomprensione fu anche determinata da una dimensione associativa che era diversa da quella dell’Azione Cattolica e dal ruolo di accompagnatore diverso da quello di parroco. Le reciproche mancanze non pregiudicarono mai un rapporto fecondo e stimolante, a tratti di grande intensità come nei percorsi di riflessione legati alle immagini di icone a cui don Giuseppe era particolarmente legato e che divennero una costante nei suoi anni aclisti. 

Ricordo al congresso di Torino del 2004 una estenuante discussione su quale fosse il posto giusto per l’icona di Gesù al pozzo con la samaritana. Dopo due mesi di preparativi sugli allestimenti, Bepi era arrivato la mattina del congresso con il gran quadro e lo aveva piazzato su un cavalletto proprio al centro del palco, davanti al tavolo della presidenza del congresso. Con una trattativa sul centimetro arrivammo a reciproca soddisfazione. 

Ricordo anche il giorno dell’inaugurazione della nuova cappellina all’interno della sede nazionale, voluta proprio da don Bepi, con il pozzo della Samaritana davanti che aveva fortemente voluto e che ormai era divenuto un simbolo del suo servizio. Forse lo abbracciai quel giorno, sicuramente gli dissi, come gli dicevo sempre, che era più cocciuto di un mulo ma, stavolta, anche che quella caratteristica era fondamentale per il “prete delle Acli”. 

A Bepi ed a quel pozzo, che immagino ci sia ancora, mi è venuto da pensare quando Papa Francesco, qualche anno fa, commentando proprio quel passo del Vangelo di Giovanni, ha ricordato che siamo chiamati a non giudicare, ma anche a non tacere, a dire quello che si pensa con umiltà ma anche con chiarezza. In uno dei nostri primi incontri, naturalmente fissandomi, mi aveva detto con quel suo accento veneto: “Dai, dimmi che pensi!”.

Era proprio la cifra di don Giuseppe, quella luce nei suoi occhi fissi sui tuoi, quel sorriso sornione e incancellabile della foto, quella capacità di non vedere mai ostacoli davanti ai suoi obiettivi. Forse proprio quest’ultimo punto, insieme ad una visione non nitida delle dinamiche interne, portò ad un periodo di incomprensioni più dense ed alla fine del suo incarico alle Acli per tornare al mondo, già praticato, dell’Azione Cattolica.

E’, in omaggio a Bepi, anche la cifra di questo ricordo, in cui non si poteva, accanto ai chiari, tacere gli scuri: sono sicuro che non me lo avrebbe perdonato. Soprattutto ora che è davvero al Pozzo e può bere l’agognata acqua della Salvezza.

Maurizio Dreazzadore

leggi la notizia su PadovaNews del 10 marzo 2022

Luigi BobbaDon Giuseppe Masiero riposa tra le braccia del Padre
Leggi...

Attività di interesse generale nel volontariato fuori campo Iva

Fiscalità degli enti del Terzo settore e destino delle ONLUS. Questi i temi affrontati durante il talk di ieri organizzato da Fondazione Italia sociale e Terzjus e che, dopo l’operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS), destano sempre più attenzione da parte degli operatori. Molte le questioni a cui si è cercato di fornire una risposta puntuale grazie al contributo di Patrizia Claps direttore centrale dell’Agenzia delle Entrate persone fisiche, lavoratori autonomi ed enti non commerciali e Gabriele Sepio coordinatore del modulo 24 terzo settore. (continua)

Leggi l’articolo di Ilaria Ioannone su Il Sole 24 Ore “Norme & Tributi” del 3 Marzo 2022 e ripubblicato da Gabriele Sepio

Luigi BobbaAttività di interesse generale nel volontariato fuori campo Iva
Leggi...