Registro Unico e nuove norme. Un libro di Terzjus per orientarsi

Sono circa 25.000 gli enti trasmisgrati dai registri regionali al nuovo Registro unico del terzo settore, il Runts avviato il 23 novembre 2021 dal Ministero del Lavoro. Una partenza a lungo attesa in quanto rappresenta un passaggio nodale per il superamento dei previgenti registri in cui confluivano le Odv e le Aps, nonché dell’anagrafe delle Onlus. Un cambiamento destinato ad influenzare i comportamenti quotidiani degli Ets, specialmente nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, nonché ad aprire agli stessi le porte di non poche opportunità. Come ci si iscrive al Runts? Come si mantiene la qualifica? Come si ottiene la personalità giuridica? Come ci si relaziona con gli uffici regionali del Runts? A queste e ad altre domande, cerca di rispondere una recente pubblicazione, curata da Antonio Editoriale Scientifica all’interno della Collana «Quaderni di Terzjus», scaricabile gratuitamente dal sito www.terzjus.it. (continua)

leggi l’articolo di Luigi Bobba su Corriere Buone Notizie di martedì 11 gennaio 2022

 

Luigi BobbaRegistro Unico e nuove norme. Un libro di Terzjus per orientarsi
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Terzo settore, rifinanziato il Fondo per le attività di interesse generale

Le risorse appostate pari a 40 milioni di euro si trovano indicate non nel testo della legge di bilancio, bensì nello stato di previsione del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, allegato alla stessa legge. Una buona notizia, che però non cancella lo stallo nell’invio del pacchetto fiscale della riforma del Terzo settore a Bruxelles, il taglio dei fondi per la manutenzione del Registro unico e il mancato rafforzamento strutturale della direzione Terzo settore al ministero del Lavoro

Leggi il mio articolo su Vita.it dell’8 gennaio 2022

La novità più importante per il Terzo settore contenuta nei documenti di bilancio approvati prima della fine del 2021, consiste nell’aver ricostituito la dotazione originaria del Fondo di cui all’art.72 del Codice del Terzo Settore. Si tratta del Fondo, previsto dalla legge delega 106/2016 (art.9, comma1, lettera g) e poi disciplinato appunto dall’art.72 del CTS, volto a sostenere lo svolgimento delle attivita’ di interesse generale di alcune categorie di ETS (Odv, Aps e Fondazioni); fondo che si e’ aggiunto ai preesistenti strumenti finanziari previsti dalla legge 266/91 e dalla legge 383/2000, con una dotazione complessiva pari a 40 milioni di euro. Diversi siti e anche alcuni commentatori hanno riportato la notizia che la legge di bilancio 2022 non contenesse piu’ la disposizione finanziaria di copertura di detto Fondo. Si tratta però di un evidente errore, in quanto le risorse appostate pari a 40 milioni di euro si trovano indicate non nel testo della legge di bilancio, bensì nello stato di previsione del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, allegato alla stessa legge.

Tra l’altro, va annotato che la norma relativa all’art.72 del CTS e’ stata la prima ad essere integralmente applicata, in quanto gia’ nel dicembre del 2017, il Ministero del Lavoro aveva assegnato le risorse ai progetti presentati dagli ETS che avevano concorso al bando delle stesse. Semmai, e pochissimi lo hanno messo in luce, tale Fondo ha subito diversi tagli: nel 2019 di 11 milioni, nel 2020 di 6 milioni e nel 2021 di altri 2 milioni. Per cui la consistenza per l’anno passato, risultava di poco più di 21 milioni.

Merito di questo Governo e’ di aver riportato la copertura al valore della dotazione originaria – 40 milioni- che rappresenta peraltro una misura minima incomprimibile vista la numerosita’ dei progetti presentati negli anni precedenti dagli ETS (che non sempre e’ stato possibile finanziare), ricorrendo poi allo scorrimento della graduatoria nell’anno successivo al bando. Dunque nessuna preoccupazione per gli ETS per l’anno in corso, anche se sarebbe stato necessario accrescere la dotazione del Fondo con le risorse non spese nel 2021, ma strutturalmente attribuite alla Riforma del Terzo settore. Ma cosi’ non e’ stato. Il Parlamento si è limitato a sventare, o meglio a dilazionare di due anni, l’introduzione dell’Iva relativa ai corrispettivi per la vendita di beni o servizi di alcune categorie di ETS. Veramente troppo poco rispetto alla necessita’ di approvare invece alcune norme correttive o integrative al CTS ( presentate nel corso della discussione al Senato da diverse forze politiche), resesi sempre più necessarie per risolvere alcuni problemi applicativi della Riforma e ,peraltro, in parte originate dal confronto tra il Forum e il Ministero del Lavoro.

Ma oltre al ricupero delle risorse non spese nell’anno 2021 – fenomeno ricorrente fin dal 2018 e dovuto alla mancata attuazione di parte delle norme del CTS (social bonus, nuovi regimi fiscali, ecc…) , ci preme evidenziare tre questioni che appaiono del tutto prioritarie e indifferibili.

  1. In primo luogo, l’invio alla Commissione Europea delle norme fiscali soggette ad autorizzazione comunitaria. Il ministro Orlando aveva promesso che entro la fine 2021 ciò sarebbe avvenuto ma cosi non è stato, forse anche per una reiterata prassi dilatoria del MEF. Ad ogni buon conto, tale scelta e’ del tutto indifferibile, sia perche’ questa inadempienza incide sulla possibilita’ che molti ETS – in particolare le Onlus – decidano di iscriversi al RUNTS; sia perche ‘ogni anno una quota pari ad un terzo della dotazione finanziaria della riforma – circa 60 milioni – non va a beneficio degli ETS ma ritorna al bilancio dello Stato.
  2. Poi, c’e’ una questione rimasta fino ad ora non evidenziata. Con il varo del CTS, nel 2017 erano stati appostati 20 milioni di euro – che per la maggior parte vengono ripartiti tra le diverse Regioni – per l’avvio e la manutenzione del RUNTS. Ma gia’ dal 2019, il MEF aveva operato un taglio di 5 milioni su tale dotazione. Ora che il RUNTS e’ stato avviato, ci si sarebbe attesi che le risorse fossero riportate ai 20 milioni originari. Ma così non è. Un incredibile paradosso che potrebbe mettere in discussione la capacità operativa delle Regioni non solo nell’avviare e manutenere il RUNTS, ma anche nell’esercitare le necessarie funzioni di controllo. Un vero e proprio danno alla necessaria trasparenza che il Registro deve assicurare.
  3. In ultimo, poiche’ non si fanno le nozze con i fichi secchi, resta da capire per quale ragione il Ministero del Lavoro non abbia adeguato e rafforzato strutturalmente la propria Direzione del Terzo settore. La riforma ha infatti attribuito al Ministero compiti di implementazione,attuazione e controllo della Riforma particolarmente incisivi e rilevanti ,che richiedono competenze e strumenti del tutto innovativi. Diciamo questo non certo per amore di polemica. Anzi. Se il Ministro Orlando vuole dare piena attuazione alla riforma, (come ha cominciato a fare in questo anno passato) servono nuove forze, anche per evitare di trovarsi costretto a giocare sulla difensiva, come e’ accaduto con la questione dell’IVA. E poi, con all’orizzonte l’Action Plan per l’economia sociale nella UE – associato alla scelta dello stesso Ministro Orlando di assumere per il 2022 la guida del gruppo di Paesi della UE che avevano sottoscritto la Dichiarazione di Lussemburgo -, ciò appare ancor più necessario.
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Luigi Bobba: “Le nuove sfide del Terzo Settore in un mondo che cambia”

Interris.it ha intervistato Luigi Bobba, già sottosegretario al Welfare e presidente di Terzjius

Il ruolo del Terzo Settore è notevolmente cresciuto in Italia, anche durante la difficile fase pandemica. Un universo che conta 375 mila diverse istituzioni tra associazioni, fondazioni e cooperative sociali, con un incremento pari al 25% rispetto allo scorso decennio. Gli italiani che partecipano ad attività associative sono 10,5 milioni, ossia un quinto della popolazione che ha più di 14 anni. L’apporto del Terzo Settore dell’economia è stimato in 80 miliardi di euro ed è pari al 5% del Prodotto interno lordo. Gli addetti sono oltre 900 mila – di cui il 70%sono donne – ai quali si aggiungono circa quattro milioni di volontari. La riforma del 2017, la pandemia ed il conseguente Pnrr hanno fatto sì che questo fondamentale ambito sociale ed economico del nostro paese si trovi di fronte a nuove e molteplici sfide. Rispetto a questo tema Interris.it ha intervistato Luigi Bobba già presidente nazionale delle Acli, parlamentare e sottosegretario al Lavoro. Ora presidente di Terzjus, di Enaip Mozambico e del Comitato Global Inclusion.

leggi l’intervista di Christian Cabello a Luigi Bobba su In Terris del 10 gennaio 2022

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Solidarietà, responsabilità, sussidiarietà e co-progettazione. Il welfare che riparte a Roma

13 dicembre 2021, ore 15.30 – 18,30 Sala Pia – Via Di Porta Castello 44, Roma

Solidarietà, responsabilità, sussidiarietà e co-progettazione
Il welfare che riparte a Roma

SALUTI E INTRODUZIONE AI LAVORI

Stefania Cosci, Vice Direttore del corso di laurea magistrale in programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali, Università LUMSA

Folco Cimagalli, Presidente del Corso di Laurea in Scienze del servizio sociale e del non profit, Università LUMSA

Paolo Ciani, Vice-Presidente Commissione Sanità Regione Lazio

Introduzione ai lavori del primo talk: “La Riforma del Terzo settore e il rapporto tra ETS e Pubblica Amministrazione”

Luigi Bobba – Presidente Osservatorio Terzjus

Ne discutono:

Felice Scalvini, ASSIFERO *In collegamento video

Barbara Funari, Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Roma

Francesca Danese, Portavoce Forum Terzo Settore Lazio

Vincenzo Falabella, Presidente FISH

Anna Vettigli, Legacoop sociali Lazio

Modera: Sara Vinciguerra Responsabile Comunicazione Terzjus

Introduzione ai lavori del secondo talk: “L’inclusione sociale a Roma: povertà, diseguaglianza, solitudine e dipendenze giovanili”

Tonino Cantelmi – Presidente ITCI e Direttore dell’Istituto Don Guannella

Ne discutono:

Antonio Mazzarotto, Dirigente Area Famiglia, Minori e Persone Fragili, Regione Lazio *Da confermare

Roberto Zuccolini, Portavoce Comunità di Sant’Egidio

Lidia Borzì, ACLI Provinciali di Roma

Laura Paradiso, CROAS Lazio

Giuseppe Sartiano, Fondazione Roma Solidale

Modera:

Maria Rita Montebelli, Responsabile comunicazione scientifica Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma

Locandina pdf

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“Una Riforma… in partenza” – Invito al digital event per il lancio dell’instant book “Riflessioni e dibattito sulla Riforma”

Se la riforma era nata con l’obiettivo di rafforzare qualificare l’azione dei corpi intermedi della nostra società, la sfida potrà essere vinta solo se si riorienteranno le proprie risorse e anche la propria capacità di immaginazione verso un obiettivo ambizioso: fare del Terzo settore – come ha detto di recente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella – “una struttura portante, non di supplenza, ma di autonoma e specifica responsabilità” per tutto il Paese.

Con questo obbiettivo Terzjus e Italia non profit  hanno dato la parola ai protagonisti del Terzo settore attraverso due strumenti: una survey digitale  a cui hanno risposto 1161 organismi di Terzo settore; e una batteria di interviste – 42 per la precisione – che hanno coinvolto i principali leader delle reti associative e di rappresentanza del Terzo settore, alcuni presidenti di importanti Fondazioni bancarie,due responsabili nazionali di Ordini professionali, alcuni presidenti di grandi fondazioni filantropiche, oltreché tutti i soci di Terzjus.

Ne è scaturita una fotografia inedita di come sia i protagonisti, sia gli stakeholders del Terzo settore hanno avuto modo di conoscere e valutare le molte novità contenute nei diversi decreti che hanno dato applicazione alla legge di riforma n.106/2017; e che impatto queste innovazioni legislative hanno avuto in particolare sulla vita degli Enti di Terzo settore.

***

Invito al digital event “Una riforma… in partenza” organizzato da Terzjus e Italia non profit per la  presentazione dell’instant book Riflessioni e dibattito sulla Riforma. 42 interviste a leader e stakeholders del Terzo settore che si terrà online mercoledì 10 Novembre dalle ore 11 alle 12:30.

Per partecipare all’evento gratuito, iscriversi qui:
https://eventorim.eventbrite.com

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Tornano i Quickinar di Terzjus: terzo ciclo in 6 “quick” dedicato in particolare all’avvio del Registro unico degli Enti di Terzo settore previsto per il 23 novembre prossimo

Terzjus, in collaborazione con Forum del Terzo settore e Csvnet, organizza 6 “Quickinar” formativi sui provvedimenti emanati dal Ministero del Lavoro sulla Riforma del Terzo Settore: 60 minuti per ciascuno dei 6 appuntamenti – dal 9 novembre al 14 dicembre, alle ore 14 – che promettono, come avvenuto per le prime due edizioni, di dissipare i principali dubbi interpretativi delle misure in atto.

“Si tratta del terzo dei cicli di Quickinar che Terzjus ha già realizzato nella prima parte del 2021 sui contenuti generali della Riforma e sulle misure promozionali presenti nel Codice del Terzo settore.”  ha dichiarato il Presidente Luigi Bobba. “Considerato l’ottimo successo dei primi due cicli, sia per partecipazione sia per successive visualizzazioni, abbiamo pensato di dedicarne un terzo ai provvedimenti emanati dal Ministero del Lavoro sulla Riforma. Segnalo, in particolare, – continua Bobba – i primi due appuntamenti del 9 e 16 novembre, dedicati al Registro Unico del Terzo Settore RUNTS che diventerà operativo il giorno 23: due “quick” interessanti per tutti coloro che, operando con le diverse tipologie di Enti del Terzo Settore (ETS) e con le relative Reti di rappresentanza e con i CSV, vogliono fare un approfondimento sull’introduzione di questo strumento.” – ha aggiunto Bobba – “Per i responsabili delle associazioni di promozione sociale e per delle organizzazioni di volontariato del nostro territorio, questo nuovo ciclo di quickinar è  particolarmente utile per conoscere meglio i provvedimenti attuativi della riforma del Terzo settore e per applicarli correttamente, a cominciare dalla iscrizione al Registro Unico che, per il Piemonte, sarà gestito da un apposito ufficio della Regione.”

I primi due appuntamenti (relatori Antonio Fici, 9/11, e Gabriele Sepio, 16/11,) saranno dedicati al Registro Unico del Terzo Settore RUNTS, che diventerà operativo dopo pochi giorni; il terzo appuntamento (23/11, relatrice Elda Di Passio) è dedicato alle risorse provenienti dal 5 per mille che hanno la novità del dimezzamento dei tempi di erogazione; il quarto appuntamento (30/11, relatori Maurizio Postal e Matteo Pozzoli) è sugli schemi di bilancio (decreto 39/2020) e sul nuovo principio contabile per gli ETS; il quinto appuntamento (07/12, relatore Nicolò Melli) sulle novità contenute nel decreto 77/2021, che consente l’immediato avvio dello strumento di crowfunding investment “social lending”; il sesto e ultimo incontro (14/12, relatore Antonio Fici) è dedicato alla presentazione del Regolamento delle attività diverse (decreto 107/2020).

Per partecipare basterà collegarsi al link https://www.youtube.com/channel/UC30WOLTsOvgnOCelO-GGI9A, con la possibilità di interagire in chat osservazioni, dubbi o domande.

scarica il pdf del programma

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Cosa manca alla Riforma del Terzo settore perché diventi leva di cambiamento reale

«Non è azzardato affermare che Il punto di svolta per cambiare il nostro Paese sia esattamente questo e, una volta partito, nessuno fermerà più il Terzo Settore, che è Terzo nel nome ma non nel valore», sottolinea Gianluca Abbate, consigliere nazionale del Notariato con delega al Terzo settore lanciando l’appuntamento del 21 ottobre dal titolo “Terzo Settore e fragilità sociali – Riforme in Movimento”

Con il varo del Codice del Terzo Settore, ha preso vita un progetto di innovazione sociale, agognato da anni, ma per troppo tempo relegato in un contesto di evanescenza, che mira a recepire finalmente le istanze delle categorie più fragili: una Riforma proiettata verso una risorsa straordinaria del nostro Paese, che comprende circa 360mila realtà operanti nel sociale, un milione di lavoratori e cinque milioni di volontari. (continua)

leggi l’articolo di Gianluca Abbate su Vita.it del 20 ottobre 2021

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Riforma del Terzo settore: cosa aspetta il Governo a portarla a termine?

La riforma è apprezzata da più dell’80% dei soggetti interessati, ma rischia di essere sprecata in quanto la sua attuazione procede con passo troppo lento. Di rinvio in rinvio che fine hanno fatto il Registro unico del Terzo settore, l’invio alla Ue del pacchetto fiscale, il social bonus e il titolo di solidarietà? Eppure potrebbe essere un traino decisivo nella costruzione di un nuovo modello di politiche pubbliche nell’ambito del piano di Recovery

Il mondo del Terzo settore si trova ad affrontare una singolare temperie, carica di rischi ma anche di molte opportunità. Da un lato, è sospinto al cambiamento dalla Riforma che lo ha interessato per intero sia sul piano civilistico che fiscale; dall’altro, non può non cogliere le sfide che sono insite nell’attuazione del PNRR. I due fattori sono altresì intrecciati con il prossimo varo del Social Economy Action Plan, a cui sta lavorando il Commissario UE Nicolas Schimdt. Un tempo dunque di accelerati cambiamenti che richiedono scelte coraggiose e capacità di visione.

Ma cominciamo dallo stato di attuazione della riforma del Terzo settore. Dal Terzjus Report 2021emerge un macro dato. La riforma è apprezzata da piu’ dell’80% dei soggetti interessati, ma rischia di essere sprecata in quanto la sua attuazione procede con passo troppo lento.

Un passaggio decisivo sarà sicuramente l’avvio del RUNTS, il Registro unico degli enti del terzo settore. È trascorso ormai piu’ di un anno da quando il Ministero del Lavoro ha emanato il relativo decreto.E i sei mesi dati alle Regioni per istituire l’ufficio del Registro ed effettuare le trasmigrazioni delle Aps e delle Odv iscritte ai precedenti registri, sono abbondantemente scaduti. Serve un deciso intervento del Ministro del Lavoro per smuovere chi ancora sonnecchia, anche perchè lo stesso Ministero, già dal 2018, ha trasferito a tutte le Regioni le risorse per dotarsi del personale e delle attrezzature necessarie alla gestione del Registro. Senza questo cardine fondamentale, la riforma resta zoppa.

Connessa al Registro vi è la seconda questione essenziale: la notifica alla Commissione UE di alcune delle nuove norme fiscali. Ormai questo atto si trascina da circa quattro anni, anche se il Ministro Orlando, intervenendo a fine luglio alla prima riunione del ricostituito Consiglio nazionale del terzo settore, ha assicurato che la notifica era in via di perfezionamento e in autunno sarebbe stata trasmessa a Bruxelles.

Guardando l’altra faccia della medaglia, osserviamo che sono stati invece adottati nel 2021 provvedimenti importanti quali il Regolamento delle attività diverse previste all’art.6 del Codice, le disposizioni relative al 5 per 1000 e quelle sulle donazioni di beni in natura. In forza di questi tre atti amministrativi, gli ETS sono spinti ad investire maggiormente sulle attività secondarie e strumentali come fonte finanziaria per il sostegno delle proprie attività di interesse generale; poi, avranno a disposizione in tempi più rapidi la quota spettante del 5 per mille; infine, potranno ricevere non solo erogazioni liberali in denaro con un trattamento fiscale più favorevole per il donatore, ma altresì beni in natura da imprese che, in forza della facilitazione fiscale, potrebbero essere spinte a sostenere in tal modo i progetti degli ETS.

Dal versante delle misure promozionali, vi è una buona notizia. Nel decreto “Sostegni bis” dell’agosto scorso, è stato cancellata la necessità di un decreto attuativo del MEF per dare avvio al social lending.Così, fin da ora, le piattaforme di crowfunding potranno raccogliere risorse per gli ETS con un significativo vantaggio fiscale, ovvero la rendita finanziaria del risparmio raccolto e prestato agli ETS, sarà trattata con l’aliquota dei titoli pubblici (12,5%) anziché con quella della generalità delle rendite finanziarie (26%). Mancano invece all’appello il Social bonus, anche se il Ministero ha assicurato che l’atto è in avanzata fase di preparazione, e i Titoli di solidarietà. Qui il MEF potrebbe da subito emanare il decreto attuativo escludendo per ora la quota di liberalità (0.6% del valore del titolo) che il risparmiatore acquirente può donare come forma di liberalità ad un progetto di un ETS. Infatti, solo tale norma e non l’intera disposizione sui Titoli di solidarietà è soggetta ad autorizzazione comunitaria.

Da questo sommario e non completo quadro, si evince che le misure che si presentano come opportunità sono meno conosciute o non sono ancora state attuate. Ne deriva uno strabismo singolare per cui la Riforma viene percepita più come una nuova regolazione che come leva di sviluppo.Tale strabismo potrebbe rappresentare un freno per gli ETS nel cogliere tutte le potenzialità insite nel PNRR. Il richiamo all’art.55 del CTS, che il Presidente del Consiglio Draghi ha fatto nel suo discorso programmatico alla Camera , dovrebbe fungere da stella polare per l’utilizzo delle risorse del PNRR, attivando da subito le procedure dell’amministrazione condivisa: coprogrammazione,coprogettazione e accreditamento. I primi segnali circa l’impiego della quota di risorse già versata dalla UE all’Italia, non sono incoraggianti. Si percepisce il Terzo settore sempre come fornitore e non come partner delle amministrazioni pubbliche. Ma la via collaborativa tra ETS e PA ha la stessa dignità di quella concorrenziale e ,anzi, può essere privilegiata proprio per quella comunanza di scopo tra ETS e PA riconosciuta dalla sentenza della Corte Costituzionale del giugno 2020. Le risorse aggiuntive appostate per la non autosufficienza, per il servizio civile, per la povertà educativa minorile, per l’utilizzo degli immobili confiscati alle mafie, per la formazione duale, per il welfare di comunità, per l’housing sociale, per il ricupero delle periferie ( solo per citare alcuni dei capitoli della Missione 5 del PNRR) debbono essere spese prevalentemente non attraverso bandi tradizionali ma avvalendosi delle procedure dell’amministrazione condivisa.

L’attuazione rapida e completa della Riforma, nonché una scelta di metodo innovativa (agganciata agli art.55 e 56 del Codice) nella gestione del PNRR, potrebbero mettere in condizione il Governo insieme agli ETS di presentarsi a Bruxelles con le carte in regola per essere tra i protagonisti del Piano di azione dell’economia sociale. Poiché l’Italia è l’unico Paese della UE ad avere una normativa unitaria sul Terzo settore, siamo nelle condizioni di diventare un soggetto trainante per la creazione di un ecosistema adeguato e forte per lo sviluppo del “terzo pilastro “ a livello europeo.

articolo di Luigi Bobba 06 pubblicato su Vita.it del ottobre 2021

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La Riforma del Terzo Settore. L’innovazione digitale in campo

Il settore è stato riformato nel 2017, ma ora si tirano le fila. Anche con il digitale.

Il Terzo Settore in Italia è un complesso molto importante e ampio di enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Si contano nel nostro Paese circa 360.000 enti. Il settore è stato riformato nel 2017, ma ora si tirano le fila. Anche con il digitale.

Il “Terzo Settore” presuppone che ve ne siano altri due prima. Infatti il primo è costituito dal Mercato e il secondo dallo Stato. Il Terzo Settore è una vasta area di iniziative di sostegno alle situazioni di necessità, è costituito da un insieme di organizzazioni, si stima ad oggi circa 360mila. Ve ne sono di formali, dotate di uno statuto che ne regola il modus operandi, di private che agiscono con maggiore autonomia, no-profit, aconfessionali, apolitiche, ma anche confessionali e schierate politicamente. Queste organizzazioni, tutte, operano con un fine unico, il bene della comunità intesa come concetto ampio e inclusivo. Ma è un settore deregolamentato. Fino al 2017, anno in cui si è concretizzata la riforma che ha riconosciuto e attribuito al settore la doverosa dignità legislativa.

leggi l’articolo su Fisco e Tasse del 13 settembre 2021

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