Il virus come crash test del volontariato. Intervista al presidente dell’Osservatorio giuridico

Ex presidente delle Acli e sottosegretario al Lavoro, Luigi Bobba, tra i più autorevoli esponenti del cattolicesimo sociale italiano, presiede l’Osservatorio giuridico sul volontariato. L’intervista a Interris.it sull’impatto del Covid nel terzo settore

“E’ importante unire tutti gli sforzi per sconfiggere il virus e salvare la vita di tante persone. Ma non si può coltivare l’illusione che tutto tornerà come prima”, afferma a Interris.it l’ex presidente delle Acli e sottosegretario al Lavoro, Luigi Bobba. Tra i più autorevoli esponenti del cattolicesimo sociale italiano, presiede l’Osservatorio giuridico sul volontariato.

leggi la mia intervista su Interris.it di giovedì 19 Novembre 2020

Luigi BobbaIl virus come crash test del volontariato. Intervista al presidente dell’Osservatorio giuridico
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Amministrazione condivisa quali opportunità per le associazioni

L’opinione
di Luigi Bobba
Dopo la sentenza 131/2020 della Corte Costituzionale non sarà più possibile sostenere che lo Stato sia l’unico titolare del bene comune. Già Ferruccio de Bortoli, il primo settembre su Buone Notizie, sosteneva che la «disattenzione al limite della sciatteria» nei confronti del Terzo settore, fosse il frutto di una visione ideologica incapace di riconoscere al privato-sociale quella funzione di «cuscino solidale a favore della parte più debole del Paese, degli invisibili e dei dimenticati». Ebbene, la sentenza della Corte si muove invece in tale direzione, affermando che l’art.55 del Codice del Terzo settore – che regola i rapporti tra Enti del Terzo settore e amministrazioni pubbliche – rappresenta una delle più significative attuazioni del principio di sussidiarietà orizzontale. Per tale principio, le diverse articolazioni dello Stato hanno il compito di «favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, nello svolgimento di attività di interesse generale, secondo il principio di sussidiarietà».

In sintesi, la Corte afferma che nel rapporto tra Ets e amministrazioni pubbliche, vi è una «comunione di scopo» che giustifica un trattamento specifico nei confronti degli Ets. Infatti, l’articolo 55 del Cts prefigura una convergenza di obiettivi tra privato sociale e Stato nel realizzare interventi diretti ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale. La Corte riconosce che in relazione ad attività a forte valenza sociale sia compatibile anche con il diritto dell’Unione europea, un modello organizzativo ispirato non al principio di concorrenza ma a quello di solidarietà. Dunque, la sentenza rappresenta una vera rivoluzione culturale sul tema della «amministrazione condivisa». Naturalmente questa particolarità è riservata esclusivamente agli Ets che, per struttura, scopo e funzionamento, potranno iscriversi al Registro unico del Terzo settore. Si aggiunga che nel settembre scorso, nel Decreto Semplificazioni è stata introdotta una norma del tutto coerente con la sentenza della Corte. Ovvero che, quando un’amministrazione pubblica vuole realizzare un servizio o un’attività di interesse generale, deve avvalersi prioritariamente degli articoli 55 e 56 del Cts e non del Codice degli appalti, assumendo il ruolo di «partner di progetto» secondo i principi di co-programmazione e co-progettazione. Insomma, per gli Ets si tratta di passare dal ruolo di semplice fornitore a partner dello Stato nella realizzazione e cura di beni comuni. A tal proposito giova richiamare i contributi raccolti nel primo Quaderno di Terzjus – Osservatorio giuridico del Terzo settore ( scaricabile da sito www.terzjus.it). Uno strumento utile per passare dalla norma alla prassi, al fine di contrastare quella «miopia suicida» – evocata da de Bortoli – che impedisce di riconoscere al Terzo settore un ruolo essenziale sia nel rilancio economico che nella coesione sociale del Paese.

Presidente di Terzjus

Corriere Buone Notizie del 11 novembre 2020

 

Luigi BobbaAmministrazione condivisa quali opportunità per le associazioni
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Luigi Bobba: “A tre anni dalla riforma del Terzo settore: cosa resta da fare”

Il Codice del terzo settore (CTS) è una casa aperta o una prigione? La domanda provocatoria che è stata posta in un recente convegno promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza e dalla Scuola di scienze sociali dell’Università di Genova, consente di provare a trarre un primo bilancio – a tre anni dalla sua promulgazione – della riforma del Terzo settore e in particolare del provvedimento più corposo: il CTS. La risposta – per chi come me ha contribuito a delineare l’impianto della legge prima, e poi i diversi decreti legislativi – potrebbe anche apparire scontata. Ma, ugualmente, se si propende per il CTS come casa aperta, occorre motivare tale affermazione. Con una premessa: con  la riforma, e in particolare con il CTS, si intendeva perseguire un duplice obiettivo. Dare ordine e certezza ad un mondo regolato da una legislazione frastagliata e contraddittoria; e introdurre un complesso di norme di carattere promozionale in modo da, non solo riconoscere, ma altresì favorire i soggetti di Terzo settore in quanto attori essenziali sia nel rafforzamento della coesione sociale che in uno sviluppo più inclusivo del Paese. 

Ora, è sotto gli occhi di tutti che in questi tre anni l’applicazione della riforma è stata troppo lenta e discontinua. Ugualmente, vi sono alcuni indicatori che, pur in questo quadro pieno di luci e ombre, ci trasmettono segnali positivi. Primo: i focus annuali che l’ISTAT realizza su un campione molto consistente delle Istituzioni non profit (INP), ci dicono che il numero dei cittadini impegnati in attività civiche o di volontariato è cresciuto; e, ancor di più, sono aumentate le organizzazioni che hanno superato quota 360.000. Poi, l’incremento dei contribuenti  che utilizzano la facoltà di destinare il 5 per 1000 ad uno degli Enti del terzo settore (ETS): nelle dichiarazioni dei redditi effettuate nel 2019, dopo alcuni anni di stasi, la curva è cresciuta di circa il 3%. Ancora, dalle rilevazioni di Unioncamere, nell’apposita sezione del Registro delle imprese, le imprese sociali costituite in forma diversa da quella cooperativa, sono passate da circa 900 alla fine del 2016 a più di 1500 a fine 2019: e ciò nonostante non siano ancora in vigore le norme fiscali di favore contenute nel dlgs 112/2017. Infine, dopo tre anni in cui il numero dei ragazzi in Servizio civile era andato decrescendo, qualche settimana fa, il Governo ha deciso di incrementare nella legge di bilancio l’apposito fondo di 200 milioni, in modo da realizzare almeno in parte l’obiettivo del dlgs 40/2017: il servizio civile universale. Ho voluto evidenziare questi segnali, seppur ancora deboli e incerti, per non assecondare la vulgata che guarda alla riforma solamente come ad  un appesantimento burocratico, specie per le piccole e medie organizzazioni; bensì, come ad un’occasione per crescere, cambiare e affrontare nuove sfide.

In particolare ora che è stato varato il Registro unico degli Enti di Terzo settore (RUNTS), abbiamo uno strumento essenziale per dare ordine e certezza a tutto questo mondo, alle istituzioni che lo debbono favorire e sostenere, ai volontari e ai donatori che decidono di mettere a disposizione tempo, capacita e risorse finanziare per delle attività di interesse generale volte a realizzare le finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale che caratterizzano gli ETS. Trasparenza, controllo e rendicontabilità sono l’altra faccia della medaglia di un trattamento fiscale più favorevole, dell’accesso al 5 per 1000 per tutti gli ETS iscritti al RUNTS, dell’utilizzo di fondi destinati a sostenere progetti innovativi. 

L’altro passaggio importante è avvenuto con la sentenza della Corte Costituzionale n.231 del giugno scorso. Un sentenza che legittima gli istituti della “amministrazione condivisa” individuati negli art.55 e 56 del CTS, come strumenti applicativi della sussidiarietà orizzontale. è come se la Corte avesse confermato che lo Stato non è più il solo titolare del bene comune, ma può avvalersi di “partner di progetto” per dare risposta ai molteplici bisogni emergenti. La sentenza orienta  le Amministrazioni a dar vita a forme di coprogrammazione e coprogettazione in particolare nella fornitura di servizi sociali, invece che rifugiarsi nel Codice degli appalti, privilegiando con gli ETS la via della collaborazione anziché della competizione. 

In questo come in altri articoli del CTS, è possibile rintracciare non solo un intento regolatorio da parte del legislatore ;ma una genuina spinta promozionale volta a favorire sia nuove forme di collaborazione con le Amministrazioni pubbliche ma anche a non ostacolare processi di contaminazione con le imprese profit. Il trattamento fiscale maggiormente vantaggioso per le donazioni, l’incremento del fondo per il 5 per 1000; l’introduzione – in analogia con “l’art bonus”- del “social bonus”; l’individuazione di forme di risparmio fiscalmente vantaggiose se orientate a investimenti degli ETS, altro non sono che strumenti promozionali per orientare le imprese  profit ad esercitare in forma sostanziale la loro responsabilità sociale. In conclusione cosa resta fare? Certamente procedere con passo più spedito nella emanazione  dei provvedimenti amministrativi ancora mancanti. Ma, in via prioritaria, mettere a mano a due azioni che potrebbero rivelarsi decisive per una piena ed efficace applicazione della riforma. In primo luogo, in occasione della legge di bilancio, si provveda a delineare un ristretto ma qualificato pacchetto di norme, per superare alcune contraddizioni o carenze che sono emerse strada facendo, specialmente in campo fiscale. In secondo luogo, analogamente a quanto ha deciso la Commissione Europea, si dia vita ad un Action plan for Social Economy, in modo da fornire il nostro originale contributo in sede europea ; ma altresì orientare con precise priorità l’utilizzo delle diverse risorse, anche straordinarie, che la UE ha messo a disposizione in questi mesi e per i prossimi sette anni. Il cantiere Terzo settore è in pieno fermento: le numerose difficolta non scoraggino un lavoro aperto al futuro.

Luigi BobbaLuigi Bobba: “A tre anni dalla riforma del Terzo settore: cosa resta da fare”
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Luigi Bobba: “Sussidiarietà, ora si può”

Due interventi – uno di tipo giurisprudenziale, l’altro di carattere normativo – hanno impresso una svolta importante circa l’interpretazione e l’applicazione degli articoli 55 e 56 del Codice del Terzo settore (CTS). Una sentenza della Corte e un emendamento al decreto “Semplificazioni” rendono finalmente possibile una vera sussidiarietà. Ora la sfida è alla Pubblica amministrazione e al Terzo settore

leggi il mio articolo su Vita del 28 ottobre 2020

Luigi BobbaLuigi Bobba: “Sussidiarietà, ora si può”
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“L’invasione pacifica dell’esercito del bene comune” di Luigi Bobba

Si parla sempre più spesso di leva civile obbligatoria, addirittura europea. Si tratta in realtà di un progetto socialmente utile non soltanto per i giovani di oggi, ma anche per l’idea di Patria di domani, che sarà ancora più salda se avrà i confini dell’Europa.

Nel dibattito pubblico di questi mesi, sono emerse due linee circa il futuro del servizio civile. Da un lato c’è chi vorrebbe una nuova “leva civile”, ovvero un servizio civile obbligatorio; dall’altro, coloro che invece puntano sulla effettiva “universalità“ del servizio civile come scelta volontaria.

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leggi il mio articolo sulla rivista «Civic» di Fondazione Italia Sociale 

Luigi Bobba“L’invasione pacifica dell’esercito del bene comune” di Luigi Bobba
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Servizio civile per tutti, cronaca di un diritto negato

L’ex sottosegretario al Welfare e padre della riforma del Terzo settore ripercorre le tappe che hanno portato all’universalità del servizio civile. Una promessa che ancora oggi è rimasta sulla carta

Nell’anno nero del Servizio civile nazionale – il 2012 – Vita buttava il cuore oltre l’ostacolo e lanciava il Servizio civile universale. I ragazzi in servizio erano ormai ridotti al lumicino, ma, con un’intuizione rivelatasi poi feconda, il magazine del non profit italiano raccoglieva attorno alla proposta un numero elevato di adesioni e il sostegno di diverse parti politiche. Che significato veniva dato alla parola universale?

leggi il resto dell’articolo su Vita.it

Luigi BobbaServizio civile per tutti, cronaca di un diritto negato
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Elena Zanella, “Raccolta di fondi”. Prefazione di Luigi Bobba

Elena Zanella, “Raccolta di fondi. La buona causa non basta più. Bisogna essere bravi, tecnicamente bravi” (Elena Zanella Editore, 2020)

Prefazione di Luigi Bobba

Seneca diceva che “la nostra società è molto simile ad una volta di pietre: cadrebbe se esse non si sostenessero a vicenda”. Questa metafora ben si sposa con i valori che stanno alla base del Terzo Settore, un universo complesso ed eterogeneo che nel nostro Paese conta oltre 350 mila organizzazioni che operano grazie alla forza e all’impegno di più di 7 milioni di volontari e oltre 800 mila addetti, alla luce di quel principio di sussidiarietà inserito di recente nella nostra Costituzione, attraverso il quale viene favorita “l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, nello svolgimento di attività di interesse generale”. Questo ruolo del Terzo Settore come motore di sviluppo e produttore di coesione sociale lo si è sperimentato proprio nel corso degli ultimi mesi: mai come in questo periodo di profonda crisi, il non profit ha infatti fornito un supporto determinante nella gestione e nel contenimento degli effetti negativi che l’emergenza legata alla diffusione della pandemia ha provocato nel nostro Paese e in tutte le economie del globo. La rilevanza del non profit, quale antidoto contro la disgregazione del tessuto sociale, ha fatto emergere la consapevolezza che, a fronte di scenari futuri in parte ancora ignoti, le reti di solidarietà, assistenza e cura che questo universo è in grado di offrire, rappresentano un tassello fondamentale per la tenuta complessiva del Paese. Se dunque il Terzo Settore ha contribuito a mitigare gli effetti della crisi sui territori, è sicuramente vero che il peggioramento del quadro economico, accompagnato da una riduzione dei redditi e da un possibile aumento del rischio di esclusione sociale per molti, richiederà una presenza ancora più forte da parte delle organizzazioni della società civile per poter rispondere ai nuovi bisogni che emergeranno nel futuro prossimo. In questo senso, la capacità degli enti di attrarre risorse filantropiche in modo più strutturato (e innovativo) diventa elemento decisivo per garantire continuità all’azione di moltissime realtà sui territori.  Come ben evidenziato da Elena Zanella all’interno di questo utile “manuale d’istruzioni per il fundraising”, i cambiamenti generazionali che portano con sé un nuovo modo di intendere il dono e la filantropia (le nuove generazioni sono, ad esempio, più sensibili ai temi della sostenibilità e dell’impatto sociale) stanno avendo riflessi profondi sulle strategie delle organizzazioni nel ricercare le risorse utili a svolgere la propria attività. In sintesi, riprendendo una citazione contenuta nel libro, possiamo dire che “Essere buoni non basta più, occorre anche essere bravi”. In un contesto come quello odierno caratterizzato, da un lato, dal moltiplicarsi di nuovi bisogni e dall’altro dalla razionalizzazione dei capitali filantropici, bisogna essere in grado di comunicare chiaramente la propria visione, il “valore sociale aggiunto” che contraddistingue la singola organizzazione e i principi che quotidianamente ne muovono l’operato. Il ruolo del fundraiser, letteralmente colui che fa crescere i fondi, si sta ormai affermando quale figura imprescindibile all’interno delle realtà non profit che sempre più necessitano di competenze specifiche e di accompagnamento nell’identificazione e definizione di azioni chiare ed efficaci in grado sia di aumentare la propria base di donatori che di fidelizzare i propri sostenitori facendoli sentire parte integrante delle attività intraprese. 

Nel corso del mio mandato come Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (2014-2018), mi sono occupato in prima persona della Riforma del Terzo settore, un esteso lavoro di razionalizzazione e revisione organica della disciplina degli enti non profit che ha incluso tra le altre cose, per la prima volta, un riconoscimento normativo dell’attività di fundraising svolta dagli enti del Terzo Settore. L’innovatività della previsione, raggiunta grazie alle sollecitazioni e ai costruttivi scambi avuti con una rappresentanza di fundraiser, sta proprio nel riconoscere come queste attività siano intenzionali e frutto di azioni e strategie precise e organizzate. Non a caso, per dare seguito operativo a tali disposizioni, la Direzione generale Terzo settore del MLPS sta completando le “linee guida” per la raccolta fondi in modo da poi sottoporle alla valutazione e approvazione del Consiglio Nazionale del Terzo settore e della Cabina di regia costituita presso la Presidenza del Consiglio. Se da una parte dunque l’attività di fundraising e le professioni ad essa connessa trovano spazio all’interno della norma e assumono rilevanza giuridica, un’altra importante innovazione introdotta con la Riforma è quella relativa ai vantaggi fiscali connessi alle erogazioni liberali. Nello specifico, al fine di stimolare i comportamenti donativi, sono state innalzate le soglie di detrazione e deduzione rendendo più vantaggioso sostenere una buona causa. Ancora, è utile ricordare la recente disposizione volta a favorire le donazioni, sia da parte delle imprese che dei privati, di beni in natura, rendendo alquanto più’ semplificata e vantaggiosa la precedente procedura. Attraverso poi l’introduzione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) si è voluto assolvere alla crescente importanza data alla trasparenza e rendicontazione anche da parte dei donatori che ricercano, in un mondo sempre più digitale e interconnesso, informazioni puntuali e precise sulle attività, sull’impatto generato e sull’utilizzo dei fondi ricevuti. Il principio guida di queste norme si regge sulla convinzione che, poiché lo Stato non può  fare tutto da se’, ha però la possibilità di sostenere fiscalmente la “mano privata” che concorre alla realizzazione di attività di interesse generale.

Il Terzo settore si trova davanti a nuove sfide: la pandemia, purtroppo, tra i tanti effetti negativi ha avuto anche quello di mettere in crisi una buona parte del mondo del volontariato, che oggi soffre per le minori donazioni, ridottesi drasticamente, come evidenziato dalle molte ricerche effettuate in questi mesi. In questo contesto di forti cambiamenti, il fundraising assume ancora più importanza in quanto rappresenta un’occasione per le organizzazioni di riflettere sui modi in cui ci si relaziona verso l’esterno, si comunica e si rende conto del proprio operato nelle comunità di riferimento anche alla luce dei nuovi bisogni che si verranno a creare. L’agile volume di Elena Zanella, nel fornire una panoramica del tema anche alla luce delle evoluzioni della nostra società, aiuta a navigare e a mettere ordine ad una serie di questioni che, oggi più che mai, assumono rilevanza per la crescita del Terzo settore nel nostro Paese. Merita dunque di essere letto, per poter rispondere efficacemente alle sfide sociali che investiranno le nostre società negli anni a venire. 

Luigi BobbaElena Zanella, “Raccolta di fondi”. Prefazione di Luigi Bobba
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In stampa il primo volume dei quaderni di Terzjus: “I rapporti tra pubbliche amministrazioni ed enti del Terzo Settore”

La prossima settimana sarà pubblicato, e disponibile, nelle librerie e nel nostro sito, il primo “Quaderno di Terzjus” dedicato ai rapporti tra enti pubblici ed enti del terzo settore dopo la fondamentale sentenza 131/2020 della Corte Costituzionale. Pubblichiamo qui, in anteprima, la prefazione al volume del Presidente di Terzjus, Luigi Bobba.

LUIGI BOBBA – PREFAZIONE

Forse non è un caso che il primo volume della collana “Quaderni di Terzjus – Osservatorio di Diritto del terzo settore, della filantropia e dell’impresa sociale” sia dedicato al tema dei rapporti tra pubbliche amministrazioni ed enti del terzo settore. Il tema, che ha una valenza generale, è divenuto negli ultimi tempi ancora più attuale e rilevante proprio a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 131 del luglio 2020. E Terzjus – neonata associazione volta a promuovere attraverso attività di studio e di ricerca la comprensione ed un’efficace applicazione del “nuovo diritto comune del terzo settore” – aveva, poche settimane prima della citata sentenza, organizzato, insieme agli “amici dell’articolo 55 del CTS”, coordinati da Gregorio Arena e Felice Scalvini, un seminario con qualificati relatori, indirizzato a rispondere proprio alle problematiche interpretative e applicative degli art. 55 e 56 del Codice del Terzo settore (CTS).

La pubblicazione della sentenza della Corte ci ha convinto non solo a raccogliere e a sistematizzare i contributi presentati nel seminario dell’11 giugno 2020, ma altresì a coinvolgere altri studiosi e qualificati operatori professionali che nel frattempo avevano accolto l’invito a riflettere su questo snodo cruciale della riforma del Terzo settore. Ne è nato così, grazie al prezioso lavoro di coordinamento del Direttore scientifico di Terzjus, Antonio Fici, nonché di Luciano Gallo e Fabio Giglioni, all’azione di indirizzo del Cda di Terzjus e al supporto del Comitato scientifico dello stesso, un volume che per la prima volta esplora, in modo approfondito e da diverse prospettive, una tematica alquanto controversa, offrendo indicazioni interpretative chiare in merito alla concreta applicazione degli art. 55 e 56 del CTS. Insomma, non si tratta di un testo meramente accademico (pur essendo coinvolti autorevoli e qualificati professori universitari), ma di uno strumento finalizzato a supportare la concreta ed efficace applicazione di due articoli fortemente innovativi ma pienamente coerenti con il dettato dell’ultimo comma dell’art. 118 della Costituzione, che introduce, per la prima volta nella Carta, il concetto di sussidiarietà orizzontale.

D’altra parte, Terzjus ha dato vita ad un Osservatorio in grado di mettere a fuoco l’intero campo del Terzo settore con un’attenzione aggiuntiva alla filantropia e all’impresa sociale. Un Osservatorio come strumento di informazione, riflessione critica e approfondimento del diritto del Terzo settore. I “Quaderni di Terzjus” – che, oltre alla versione cartacea, saranno altresì resi gratuitamente disponibili in versione telematica sul sito di Terzjus –, sono una delle modalità attraverso cui l’Associazione intende perseguire il proprio scopo sociale. Terzjus infatti, in ragione anche della variegata compagine dei soci fondatori (Acli, Airc, Anpas, Assifero, Auser, Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, Consorzio Welfare Ambito BR 3, Fondazione Italia Sociale, Forum nazionale del Terzo settore, Italia non profit e Rete Misericordia e Solidarietà), intende misurarsi non solo con il monitoraggio della riforma del terzo settore, ma anche nel delineare linee interpretative e buone prassi da far conoscere e diffondere a tutti i diversi interlocutori interessati.

Non a caso, il Cda di Terzjus farà seguire a questo primo volume dei Quaderni di Terzjus, un seminario di Alta Formazione nel quale analizzare e mettere a confronto le diverse prassi e differenti modelli applicativi nei rapporti tra PA e Terzo settore. Ciò nella convinzione, che al di là del carattere fortemente innovativo – peraltro sottolineato anche nella sentenza della Corte – degli articoli del CTS prima richiamati, esista già una variegata sperimentazione ai livelli comunali e regionali che può costituire un utile bagaglio per trovare soluzioni comuni ed efficaci.

Il modello “dell’amministrazione condivisa”, che trova un autorevole riferimento nel CTS, deve ora diventare cultura e prassi delle amministrazioni territoriali. Allo stesso tempo per gli enti del Terzo settore c’è una transizione non facile da compiere: pensarsi non tanto come semplici fornitori di servizi, ma come “partner” delle amministrazioni nel programmare e progettare interventi e servizi volti a promuovere l’inclusione sociale, il sostegno alle fasce più deboli e la valorizzazione dei territori dimenticati. Insomma il viaggio è appena cominciato: ora bisogna non smarrire la bussola e procedere con passo più sicuro e spedito. Questo “Quaderno di Terzjus” può essere una buona mappa per conseguire la meta.

per scaricare gratuitamente il libro, iscriversi alla newsletter sul sito terzjus.it

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Luigi Bobba: Perché è necessario nel 2020 arrivare a un concetto di inclusione globale? Qual è il valore, quali i risultati attesi?

Credo che la crisi pandemica che abbiamo vissuto negli ultimi mesi abbia messo in luce l’opportunità, anzi la necessità, di un principio radicale di giustizia sociale. Se guardiamo alla crisi  non con parametri buonisti (“andrà tutto bene”, “riprenderemo come prima”, …) o come una semplice parentesi che non metterà in discussione i valori che hanno guidato l’ordine mondiale sino ad oggi, allora apparira’ chiaro che il principio di inclusione debba essere globale e non riferito unicamente ad un paese o ad una o più categorie sociali. L’uscita dalla crisi non potrà che essere “insieme”, ovvero rimettendo in discussione alcuni cardini del  nostro sistema economico e sociale.

leggi la mia intervista sul sito di Gruppo TIM

 

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Registro unico. Bobba: “Messo un punto fermo. Ora informazioni chiare e accessibili”

Con il via libera da parte della Conferenza Stato Regioni sul Registro unico nazionale del terzo settore riprende l’iter della riforma. Ora la palla passa alle regioni. Il commento dell’ex sottosegretario e tra i “padri” della riforma: “Ci sono tutte le premesse perché il lavoro vada a buon fine”

leggi la mia intervista su Il Redattore sociale dell’11 settembre 2020

 

Luigi BobbaRegistro unico. Bobba: “Messo un punto fermo. Ora informazioni chiare e accessibili”
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