Bobba (Terzjus): “Coltivare e far crescere una cultura del bene comune e della solidarietà”

Il Terzo Settore è un insieme di enti di carattere privato che agiscono in diversi ambiti, dall’assistenza alle persone con disabilità alla tutela dell’ambiente, dai servizi sanitari e socioassistenziali all’animazione culturale. Spesso gestiscono servizi di welfare istituzionalee sono presenti per la tutela del bene comune e la salvaguardia dei diritti negati. Il Terzo settore esiste da decenni ma è stato riconosciuto giuridicamente in Italia solo con la legge delega 106 del 2016. L’attuazione della predetta riforma procede velocemente e, con la recente attivazione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, le organizzazioni non profit si stanno relazionando con nuovi adempimenti, riassetti strutturali, ma soprattutto con sfide e opportunità inedite.

I numeri del Terzo Settore in Italia

Il ruolo del Terzo Settore è notevolmente cresciuto in Italia, anche durante la difficile fase pandemica. Un universo che conta 375 mila diverse istituzioni tra associazioni, fondazioni e cooperative sociali, con un incremento pari al 25% rispetto allo scorso decennio. Gli italiani che partecipano ad attività associative sono 10,5 milioni, ossia un quinto della popolazione che ha più di 14 anni. L’apporto del Terzo Settore dell’economia è stimato in 80 miliardi di euro ed è pari al 5% del Prodotto interno lordo. Gli addetti sono oltre 900 mila – di cui il 70% sono donne – ai quali si aggiungono circa quattro milioni di volontari.

Riforma in Movimento

I numeri e l’azione del Terzo Settore hanno indotto  Terzjus – Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, in collaborazione con Italia non profit, a lanciare l’indagine digitale “Riforma in Movimento – Edizione 2022” alla quale sono chiamati a partecipare tutti gli enti non profit italiani con l’obiettivo di portare la voce e l’esperienza di chi la Riforma la vive in prima persona, all’attenzione dell’opinione pubblica e dei rappresentanti di reti e istituzioni nazionali ed europee. I risultati di questa survey confluiranno in un apposito capitolo del Terzjus Report 2022 in uscita nel mese di luglio. Interris.it in merito a questi temi ed al ruolo del volontariato in questo frangente storico particolarmente difficile, ha intervistato Luigi Bobba già presidente nazionale delle Acli, parlamentare e sottosegretario al Lavoro. Ora presidente di Terzjus, di Enaip Mozambico e del Comitato Global Inclusion.

L’intervista

Qual è stato e qual è il ruolo del volontariato in questo frangente storico nel quale si stanno susseguendo la pandemia e l’emergenza profughi dall’Ucraina?

“Le organizzazioni associative volontarie, quando c’è da rimboccarsi le maniche, sono pronte ad agire, anche interpretando un sentimento positivo presente più in generale nella popolazione – ma fornendo allo stesso una forma strutturata e organizzata. Dalla raccolta di beni e di denaro, all’invio di questi aiuti e adesso sicuramente nell’accoglienza delle persone che arriveranno e sono già arrivate in Italia dall’Ucraina (sono più di 75.000). Se non ci fosse questa rete avremo problemi molto più grandi, sia nelle nostre comunità che nella capacità di sostenere le persone coinvolte in questi eventi drammatici come sono la guerra e l’invasione russa dell’Ucraina”.

In che modo la Riforma del Terzo Settore può favorire lo stesso in questo frangente?

“Lo può favorire per tre ragioni. La prima perché, ad esempio, l’incentivo alle donazioni in denaro; il  35% per le Organizzazioni di Volontariato e il 30% per tutte le altre realtà associative possono essere una spinta  a corroborare  la propensione al dono. La stessa cosa vale anche sul versante delle donazioni dei beni in natura; recentemente una circolare ha regolamentato in modo molto più semplice la donazione di beni – in particolare da parte delle aziende – che non hanno più un rilievo fiscale come accadeva prima, non solo per farmaci o prodotti alimentari ma anche per tutte le altre tipologie di beni. In terzo luogo, perché c’è una nuova consapevolezza che, se non si creano reti di solidarietà, in un mondo sempre più incerto, precario ed esposto a continue emergenze, il rischio che le disuguaglianze crescano e che i più fragili vengano esclusi e tagliati fuori da una vita dignitosa è molto evidente”.

Che obiettivi si pone l’indagine denominata Riforma in Movimento di Terzjus?

“Si pone essenzialmente tre obiettivi. Il primo è quello di fare lo stato dell’arte sulla riforma dal punto di vista degli Enti del Terzo Settore cioè delle reti associative volontarie e cooperative; il secondo è di realizzare un check più specifico sul processo che è stato avviato in questi mesi con l’avvio del Registro unico sia per  coloro che sono in transizione perché già iscritti ai vecchi registri regionali sia per coloro che hanno fatto accesso ex novo .In terzo luogo, di verificare se i provvedimento che il Ministero del Lavoro ha emanato lo scorso anno, dal 5×1000 ai nuovi schemi di bilancio, dalla regolamentazione della donazione di beni in natura ai rapporti tra ETS e pubblica amministrazione. In particolare, vorremmo sapere se tali provvedimenti sono conosciuti, quale ne è la percezione e se sono stati utilizzati”.

Quali auspici si pone per il futuro del mondo del volontariato?

“Fondamentalmente due auspici, il primo è quello che il Ministero provveda sollecitamente a risolvere la parte fiscale, ossia far approvare il pacchetto di emendamenti che non è passato in legge di bilancio e, contestualmente che lo stesso Ministero invii subito la notifica alla Commissione Europea di quelle norme che richiedono un’autorizzazione comunitaria. Il secondo è che le Organizzazioni abbiano come priorità la necessità di coltivare e far crescere una cultura del bene comune e della solidarietà senza la quale – in un mondo sempre più esposto a crisi ed emergenze – la qualità del vivere di tutti e specialmente dei più deboli, peggiorerà rapidamente. Questo è un investimento da fare sulle generazioni più giovani, a cominciare dal Servizio civile universale, che non a caso è stato riformato nell’ambito della più generale riforma del Terzo Settore. Quindi, da un lato bisogna risolvere i problemi di natura fiscale e questo è responsabilità delle  istituzioni; dall’altro  gli enti debbono operare un investimento in materia di cultura, formazione e di promozione di esperienze concrete di solidarietà, in particolare tra le giovani generazioni”.

Leggi l’intervista di Interris.it del 3 aprile 2022

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Inchiesta alternanza scuola-lavoro. Luigi Bobba: “Da perfezionare, però ha tanti pregi”

La strumentalizzazione mediatica legata alla tragedia di Lorenzo Parelli rischia di offuscare i grandi meriti di un’esperienza che ha vari lati positivi: prevenire l’abbandono delle aule scolastiche e l’inattività degli alunni

leggi l’intervista a Luigi Bobba su Famiglia Cristiana n.8/2022  pagg. 16-18

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Fondazione Roche “Volontariato di competenza: un’opportunità per il sistema del paese”

Accanto alle gravissime problematiche di carattere sanitario, sociale ed economico che ha causato, la pandemia da Covid 19 ha costituito per la società civile l’occasione per elaborare nuove modalità di sostegno nei confronti delle diverse forme di disagio che sono emerse. Tra queste va segnalata anche l’esperienza del “volontariato d’impresa”, che ha coinvolto anche Roche Italia e che ha consentito di porre al servizio dei bisogni della collettività le competenze dei suoi collaboratori che hanno volontariamente aderito alla proposta. Una simile esperienza ha attirato l’attenzione anche di Terzjus, Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, che ha intrapreso con Fondazione Roche una collaborazione finalizzata ad approfondire i profili e le caratteristiche di questa tipologia di volontariato, su cui si sofferma il Presidente di Terzjus, On. Luigi Bobba, nell’editoriale che segue.

L’ultimo post su facebook del Presidente del Parlamento europeo David Sassoli, prematuramente scomparso, era dedicato ai giovani volontari siciliani che hanno rapidamente ripulito la marna della Scala dei Turchi deturpata il giorno prima da vandali. Il Presidente era un convinto sostenitore della funzione del volontariato quale generatore del bene comune nonché’ di volano di uno sviluppo economico equo e sostenibile, non solo dell’Italia, ma di tutti gli Stati membri.

Se questo è ormai un dato assodato, avvalorato anche da evidenze economiche e sociali, il volontariato di competenza, nell’ambito più generale delcorporate volunteering, sta ora facendo breccia nel tessuto aziendale e sociale, ma non è ancora riconosciuto in quello legislativo-istituzionale.

Infatti, Il volontariato di competenza, inteso come progetto in cui l’impresa incoraggia, supporta o organizza la partecipazione attiva e concreta del proprio personale alla vita della comunità locale, anche attraverso il sostegno ad Enti di terzo settore, durante l’orario di lavoro, è un significativo nuovo trend emergente in Italia che presenta sfide così come opportunità per tutti gli stakeholders coinvolti.

Ben distante quindi da forme di mecenatismo, questa attività permette, se ben strutturata ed organizzata, di ancorare maggiormente l’azienda alla comunità e al territorio di riferimento, in particolare in assenza di stabilimenti produttivi, e al contempo di rafforzare e migliorare le competenze trasversali del collaboratore, l’identificazione dello stesso con l’azienda e la crescita del valore sociale dell’impresa.

A questo proposito, è bene sottolineare che la recente emergenza epidemiologica da COVID-19 ha originato l’opportunità per un consolidamento più organizzato di talune esperienze di volontariato di competenza, in precedenza piuttosto saltuarie, di cui Roche è un esempio concreto.

L’esperienza del volontariato di competenza riveste, dunque, profili particolarmente innovativi e apre prospettive differenti per la collaborazione tra imprese e Terzo settore, meritevoli di un approfondimento.

Ciò posto, mediante un percorso virtuoso e innovativo, il welfare aziendale come modalità di riconoscimento della produttività del lavoratore, nonché come strumento di conciliazione tra vita familiare e attività professionale, può costituire uno strumento decisivo per la partecipazione delle aziende a forme di attività di volontariato di competenza, mediante il coinvolgimento dei propri dipendenti. A questo riguardo, non è, infatti, da sottovalutare l’aspetto reputazionale che discende dallo sviluppo e dall’attuazione di un modello aziendale che incentivi simili iniziative, conciliando le finalità lucrative con gli obiettivi sociali e di interesse generale.

L’Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, Terzjus, in linea con la propria vocazione, ha deciso di approfondire la tematica del volontariato di competenza, grazie anche alla collaborazione della Fondazione Roche, attraverso una ricerca tesa a valorizzare tale prospettiva all’interno del welfare aziendale, dunque come possibile policy delle organizzazioni profit finalizzata all’introduzione in forma strutturata  del volontariato di competenza, quale parametro incremento della produttività.

La ricerca dovrebbe infatti far emergere, attraverso l’analisi di esperienze presenti in aziende con business differenti e diversificati, come il volontariato di competenza, pur non essendo uno strumento economico, sia capace di incrementare il valore economico generato e quindi diventare esso stesso un indicatore della produttività, passibile quindi di una valutazione economica che potrà essere ridistribuita tra i collaboratori aziendali, attraverso forme come il premio di produttività.

Luigi Bobba

Presidente Terzjus – Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale

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Luigi Bobba «Terzo settore: il percorso della riforma va avanti»

Dopo lo “stallo” con i governi che hanno preceduto l’esecutivo Draghi

Parla Bobba artefice del nuovo strumento normativo

E’ possibile, a più di quattro anni dal varo della riforma del Terzo settore, fare un bilancio dell’efficacia e dello stato di applicazione delle norme da essa introdotte? Abbiamo girato la domanda a Luigi Bobba, considerato il “padre” della riforma e ora presidente di Terzjus, l’osservatorio giuridico sul Terzo settore. 

«La risposta non è semplice  – premette e Bobba – in primo luogo perché, trattandosi di una riforma di sistema, i risultati si possono valutare su un tempo certamente non breve. Ma forse il motivo più rilevante sta nel fatto che tre diversi cambi di governo, dal 2018 a oggi, hanno decisamente rallentato il percorso attuativo della riforma. E in particolare, i due governi gialloverde e giallorosso avevano dato scarso impulso ai provvedimenti attuativi necessari a concretizzare le scelte operate dal parlamento e dal governo nel 2017. Ora, con il governo Draghi e il ministro del lavoro Andrea Orlando, il cammino della riforma, pur ancora con ritardi e incertezze, si è rimesso in moto». 

Quali sono dunque gli elementi positivi e quelli problematici che ci indicano lo stato di salute della riforma? 

«Innanzitutto, proprio in quei mesi, ha preso avvio il Registro unico degli enti di Terzo settore (Runts). Uno strumento cardine per avere nalmente un quadro amministrativo chiaro e aggiornato degli Enti di terzo settore (ETS). Il Registro unico, infatti , sostituirà gli attuali vecchi e diversificati registri, diventando il punto di riferimento essenziale per le amministrazioni pubbliche e la porta di accesso per gli ETS alle diverse opportunità e facilitazioni che la riforma ha previsto. In queste se mane è in corso una rilevante operazione di “trasmigrazione” delle Organizzazioni di volontariato (Odv) e delle Associazioni di promozione sociale (Aps) dai pregressi registri regionali al Runts. Entro la fine di febbraio questo passaggio dovrà essere concluso. Si tratta di più di 90mila organizzazioni, che diventeranno ETS. A ora, sono circa 47.500 gli enti già trasmigrati (il 54% di quelli iscritti nei precedenti registri) e sono oltre 3.000 le richieste di nuovi soggetti, mai iscritti a precedenti registri, che vogliono entrare nel Runts. Non sarà obbligatorio per le diverse realtà associave iscriversi a tale registro, ma la mancata adesione non consentirà alle stesse di accedere ai bandi effettuati dalla Regione per nuovi progetti, di essere beneficiari del 5 per 1.000, di consentire ai cittadini che effettueranno donazioni a questi enti di avere una significativa detrazione scale, di ottenere in comodato gratuito strutture e immobili dalle amministrazioni pubbliche. (continua)

leggi l’intervista di Luca Sogno a Luigi Bobba su Corriere Eusebiano del 12 febbraio 2022 pag. 8

 

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Il Terzo Settore: importante soggetto per il rilancio del Paese

di Luigi Bobba, Interris.it del 3 febbraio 2022

Nel testo del Pnrr, il Terzo Settore è indicato come uno dei soggetti importanti per questa decisiva operazione di rilancio e resilienza del Paese ed è convolto in diverse missioni, in particolare nella Missione 5 riguardante gli ambiti del lavoro, della formazione del sociale e della famiglia. Dunque, il Pnrr è sicuramente un passo nella direzione giusta. Sorprende invece che – nella lettura dei bandi che finora sono usciti in capo ai diversi Ministeri per l’impiego delle risorse già trasferite dalla Ue all’Italia– la soggettività originale e distintiva del Terzo Settore sia sostanzialmente bypassata, nel senso che i destinatari delle risorse sia di investimento che a fondo perduto del Pnrr, sono solamente le istituzioni pubbliche – Regioni e Comuni –, e le imprese private; a ciò si aggiunge un generico e indefinito “Altro”.

Classificare il Terzo Settore sotto la rubrica “altro”, ne fa un elemento marginale e non paritario con gli altri attori pubblici e privati. Questo è un limite forte a cui bisogna mettere mano, cominciando dal bando per l’utilizzo dei beni confiscati alle mafie emanato dall’Agenzia per la Coesione territoriale. Ora, la stessa Agenzia della Coesione ha emesso un Avviso per il coinvolgimento del Terzo Settore nella progettazione territoriale e questo forse è un indicatore di un cambiamento di rotta che deve essere valorizzato e tenuto in conto. C’è però ancora molta strada da fare; il Terzo Settore – in particolare in ordine agli articoli 55 e 56 del Codice del Terzo Settore – acquisisce una sua originale fattispecie giuridica e dunque può anche essere destinatario di finanziamenti diretti nell’ambito delle iniziative promosse con il Pnrr.  Non a caso il Forum del Terzo Settore è stato coinvolto nell’organismo consultivo – presieduto dal Prof. Tiziano Treu – che ha il compito di verificare se gli indirizzi contenuti nei bandi corrispondono al disegno iniziale.  È necessario che chi rappresenta gli enti del terzo settore contrasti la comoda deriva di considerare il Terzo Settore come soggetto ancillare, marginale o emergenziale, anziché far valere la sua caratterizzazione originale e distintiva.

Riguardo al coinvolgimento del Terzo Settore circa la realizzazione del Pnrr, voglio formulare tre auspici. Il primo riguarda i bandi emanati dai diversi Ministeri, che sono gli attori principali nel perseguimento degli obiettivi esplicitati nelle Missioni in cui è articolato il Pnrr. Qualora gli stessi Ministeri agissero omettendo tale indirizzo, la cabina di regia – che è presieduta dal Presidente del Consiglio – ha il dovere di correggere il tiro e intervenire tempestivamente per far sì che il coinvolgimento del Terzo Settore sia effettivo.

Il secondo auspicio è che i tanti interventi che sono sotto la diretta responsabilità delle autonomie locali – ovvero le Regioni e i Comuni – diventino il luogo ideale dove sperimentare gli innovativi istituti dell’Amministrazione condivisa, anziché rassegnarsi alla logica delle gare e dei bandi. Il terzo auspicio è che anche il Terzo Settore, in particolare gli enti più rappresentativi e qualificati – abbiano la consapevolezza di questo cambio culturale che lo riguarda direttamente. Più puntualmente, mettano in gioco le loro competenze e le loro risorse per dar vita ad una coprogrammazione condivisa in modo da individuare I tanti bisogni che oggi non hanno risposta per poi gestire progetti cooperativi con le amministrazioni pubbliche. A tal fine, analogamente a quanto previsto in una recente norma approvata prima della fine del 2021 relativa all’istituzione di un fondo per una “Repubblica digitale”, si dia vita ad un apposito Fondo per promuovere interventi per una “Repubblica solidale”.

In altre parole, ci si ispiri alla positiva esperienza del Fondo per la lotta alla povertà educativa minorile, che ha coinvolto quasi cinque milioni di bambini e di adolescenti. Lo Stato riconosca un credito di imposta alle Fondazioni bancarie che investono in progetti legati all’inserimento al lavoro dei Neet, al welfare di comunità, all’ inclusione delle persone con disabilità. In questo modo, ossia coinvolgendo anche risorse private, si incentiva una transizione sociale ancora poco tematizzata ma che è altrettanto fondamentale al pari delle transizioni digitale ed ecologica.

Luigi BobbaIl Terzo Settore: importante soggetto per il rilancio del Paese
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Luigi Bobba: Amministrazione condivisa: 5 leve per portarla a terra

La sfida per rimettere al centro la comunità, per realizzare rapporti collaborativi tra Enti del terzo settore e le Pubbliche amministrazioni e per accompagnare con adeguati provvedimenti e interventi la transizione sociale in corso in modo che sia sostenibile, equa e inclusiva, dipenderà grandemente dalle azioni che intraprenderanno sia i quadri degli ETS che gli amministratori eletti nei Comuni e nelle Regioni

di Luigi Bobba su Vita.it del 24 gennaio 2022

Dal ricco confronto scaturito dall’Agora’ del 10 gennaio scorso promossa dal Partito democratico dedicata all’Amministrazione condivisa e coordinata dall’onorevole Stefano Lepri (che ha gia’ scritto sul tema), sono emerse alcune indicazioni utili certamente per la dirigenza del PD, per gli Amministratori locali ma altresì per gli Enti del Terzo settore.

La sfida per rimettere al centro la comunità, per realizzare rapporti collaborativi tra Enti del terzo settore e le Pubbliche amministrazioni e per accompagnare con adeguati provvedimenti e interventi la transizione sociale in corso in modo che sia sostenibile, equa e inclusiva, dipenderà grandemente dalle azioni che intraprenderanno sia i quadri degli ETS che gli amministratori eletti nei Comuni e nelle Regioni.
Qui, ho provato a riassumere in cinque linee propositive quanto emerso in questo originale confronto; il primo che un partito politico dedica ad uno degli aspetti più innovativi del Codice del Terzo settore.

1. Interventi legislativi di carattere nazionale e regionale
​Lo sviluppo dell’Amministrazione condivisa presuppone che il quadro legislativo emerso dalla riforma del Terzo settore sia attuato, completato ed eventualmente corretto laddove sia necessario. Ne consegue che:

  • la notifica alla Commissione UE delle norme di carattere fiscale del Codice del terzo settore (CTS) soggette ad autorizzazione comunitaria, sia prontamente inviata in modo da poter utilizzare al meglio le risorse messe a disposizione della Riforma e ridurre gli elementi di precarietà e incertezza oggi presenti;
  • introdurre nel primo provvedimento utile gli emendamenti al CTS concordati tra il Forum del Terzo settore e il Ministero del Lavoro volti a dare sia un’interpretazione univoca a determinate norme, sia a correggerne alcune che si sono rivelate inefficaci o difficilmente applicabili
  • promuovere l’adozione a livello regionale di normative che recepiscano le novità contenute nel CTS. Finora , a più di quattro anni dall’approvazione del CTS, solo tre regioni hanno recepito e integrato la nuova normativa con leggi regionali proprie.

2. PNRR e ruolo del Terzo settore
Esiste una significativa discrasia tra le affermazioni di principio del Governo e dei principali esponenti politici e il contenuto dei provvedimenti attuativi del PNRR. Qui il ruolo del Terzo settore appare in alcuni casi inesistente, in altri marginale, in altri ancora meramente ancillare alle pubbliche amministrazioni. Ci sono le imprese, le istituzioni pubbliche ma il terzo pilastro – la comunità – viene poco considerato. Al piu’ viene derubricato ad “Altro…”
Di qui la proposta che si metta mano ad una correzione ai provvedimenti gia’ emananti ed ad una correzione di rotta per quelli in preparazione, attribuendo agli ETS la possibilità di essere destinatari diretti – proprio in forza degli art. 55 e 56 del CTS – dei finanziamenti a fondo perduto e di investimento previsti da Next Generation EU. A cominciare dal bando della Agenzia per la coesione circa l’utilizzo degli immobili confiscati alle mafie in particolare nelle Regioni del Sud.

3. Apprendere dal territorio: la comunità come risorsa per la coprogrammazione
Nel dibattito pubblico e nelle nuove procedure messe in campo dalle istituzioni locali, si è messo spesso l’accento sulla coprogettazione, lasciando invece in ombra la altrettanto importante attività relativa alla coprogrammazione. Questa carenza va colmata in quanto, in non pochi casi, gli interventi di carattere sociale non sortiscono il risultato atteso per le carenze nella individuazione dei bisogni e nella ricognizione delle risorse disponibili nella comunità territoriale.
Proprio qui, il Terzo settore può svolgere un ruolo primario, apportando una conoscenza dei bisogni, dei soggetti e del territorio derivante dal suo essere al centro delle dinamiche della comunità territoriale, come peraltro rilevato dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 131/2020.
Lo sviluppo di metodiche e procedure appropriate e l’accrescimento di competenze qualificate per attivare tavoli e processi di coprogrammazione possono consentire una partecipazione effettiva e non puramente simbolica dei soggetti della società civile organizzata e, allo stesso tempo, favorire poi una coprogettazione efficace nella risposta ai bisogni individuati.

4. Formazione diffusa e laboratorio dell’Amministrazione condivisa
Il qualificato piano di formazione dei quadri delle Pubbliche amministrazioni e degli ETS avviato dal Ministero del Lavoro e realizzato dall’Anci rappresenta certamente una strada decisiva per sconfiggere l’inerzia burocratica ed evitare che la mancanza di procedure amministrative adeguate finisca per svuotare la carica innovativa degli istituti dell’Amministrazione condivisa.

In tale contesto sono emerse due linee propositive:

  • allargare ulteriormente le attività formative per l’amministrazione condivisa anche alle diverse realtà territoriali coinvolgendo sia gli amministratori pubblici, i quadri della PA e i responsabili degli ETS in particolar modo le reti associative e i Centri di servizio del volontariato
  • dar vita ad un laboratorio dell’Amministrazione condivisa finalizzato ad una ricognizione delle esperienze già sul campo, alla standardizzazione delle procedure e all’introduzione di criteri di valutazione dell’impatto sociale come elemento discriminane per valutare la bontà e l’efficacia delle attività e dei servizi di interesse generale . A tale fine, l ‘Osservatorio Terzjus può mettere a disposizione le proprie risorse progettuali nonché le proprie competenze giuridico – organizzative per dare consistenza a questo obiettivo.

5. Istituire un Fondo per la transizione sociale
Su indicazione del presidente Giuseppe Guzzetti, sarebbe necessario estendere la normativa già in vigore con la legge 152/2021, art. 29 relativa ad interventi per una “Repubblica digitale” anche ad azioni , progetti ed iniziative volti a sostenere la transizione sociale, ovvero ad affrontare le nuove disuguaglianze nel tempo della post-pandemia.

È infatti importante promuovere la formazione e l’acquisizione di competenze digitali in modo da arginare nuovi processi di esclusione, ma altresì vi sono numerosi campi di intervento – inserimento al lavoro dei Neet, welfare di comunità, povertà educativa minorile, inclusione degli immigrati – che potrebbero essere utilmente affrontati con la metodologia – già sperimentata negli anni passati -, incentrata sul credito di imposta alle Fondazioni bancarie finalizzato alla creazione di uno o più Fondi vincolati allo scopo prescelto. Una prassi che ha visto un pieno coinvolgimento degli ETS, lo sviluppo di una cultura cooperativa con la PA e risultati significativamente migliori rispetto a provvedimenti unicamente incentrati sulle pubbliche amministrazioni.

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Luigi Bobba: «Volontariato, qualche obbligo in più ma tanti potenziali vantaggi»

Parla Luigi Bobba, padre della legge sul Terzo Settore, il 22 gennaio in Friuli ospite dell’Afds

La riforma del Terzo Settore comporta degli obblighi per le associazioni di volontariato, ma anche importanti vantaggi. Ad affermarlo è Luigi Bobba, già presidente delle Acli, «padre» della riforma quand’era sottosegretario nel Governo Gentiloni, attualmente presidente di Terzjus, l’«Osservatorio del Terzo settore, della filantropia e dell’impresa sociale».

leggi l’intervista su «La Vita Cattolica» del 19 gennaio 2022

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Terzo settore, rifinanziato il Fondo per le attività di interesse generale

Le risorse appostate pari a 40 milioni di euro si trovano indicate non nel testo della legge di bilancio, bensì nello stato di previsione del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, allegato alla stessa legge. Una buona notizia, che però non cancella lo stallo nell’invio del pacchetto fiscale della riforma del Terzo settore a Bruxelles, il taglio dei fondi per la manutenzione del Registro unico e il mancato rafforzamento strutturale della direzione Terzo settore al ministero del Lavoro

Leggi il mio articolo su Vita.it dell’8 gennaio 2022

La novità più importante per il Terzo settore contenuta nei documenti di bilancio approvati prima della fine del 2021, consiste nell’aver ricostituito la dotazione originaria del Fondo di cui all’art.72 del Codice del Terzo Settore. Si tratta del Fondo, previsto dalla legge delega 106/2016 (art.9, comma1, lettera g) e poi disciplinato appunto dall’art.72 del CTS, volto a sostenere lo svolgimento delle attivita’ di interesse generale di alcune categorie di ETS (Odv, Aps e Fondazioni); fondo che si e’ aggiunto ai preesistenti strumenti finanziari previsti dalla legge 266/91 e dalla legge 383/2000, con una dotazione complessiva pari a 40 milioni di euro. Diversi siti e anche alcuni commentatori hanno riportato la notizia che la legge di bilancio 2022 non contenesse piu’ la disposizione finanziaria di copertura di detto Fondo. Si tratta però di un evidente errore, in quanto le risorse appostate pari a 40 milioni di euro si trovano indicate non nel testo della legge di bilancio, bensì nello stato di previsione del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, allegato alla stessa legge.

Tra l’altro, va annotato che la norma relativa all’art.72 del CTS e’ stata la prima ad essere integralmente applicata, in quanto gia’ nel dicembre del 2017, il Ministero del Lavoro aveva assegnato le risorse ai progetti presentati dagli ETS che avevano concorso al bando delle stesse. Semmai, e pochissimi lo hanno messo in luce, tale Fondo ha subito diversi tagli: nel 2019 di 11 milioni, nel 2020 di 6 milioni e nel 2021 di altri 2 milioni. Per cui la consistenza per l’anno passato, risultava di poco più di 21 milioni.

Merito di questo Governo e’ di aver riportato la copertura al valore della dotazione originaria – 40 milioni- che rappresenta peraltro una misura minima incomprimibile vista la numerosita’ dei progetti presentati negli anni precedenti dagli ETS (che non sempre e’ stato possibile finanziare), ricorrendo poi allo scorrimento della graduatoria nell’anno successivo al bando. Dunque nessuna preoccupazione per gli ETS per l’anno in corso, anche se sarebbe stato necessario accrescere la dotazione del Fondo con le risorse non spese nel 2021, ma strutturalmente attribuite alla Riforma del Terzo settore. Ma cosi’ non e’ stato. Il Parlamento si è limitato a sventare, o meglio a dilazionare di due anni, l’introduzione dell’Iva relativa ai corrispettivi per la vendita di beni o servizi di alcune categorie di ETS. Veramente troppo poco rispetto alla necessita’ di approvare invece alcune norme correttive o integrative al CTS ( presentate nel corso della discussione al Senato da diverse forze politiche), resesi sempre più necessarie per risolvere alcuni problemi applicativi della Riforma e ,peraltro, in parte originate dal confronto tra il Forum e il Ministero del Lavoro.

Ma oltre al ricupero delle risorse non spese nell’anno 2021 – fenomeno ricorrente fin dal 2018 e dovuto alla mancata attuazione di parte delle norme del CTS (social bonus, nuovi regimi fiscali, ecc…) , ci preme evidenziare tre questioni che appaiono del tutto prioritarie e indifferibili.

  1. In primo luogo, l’invio alla Commissione Europea delle norme fiscali soggette ad autorizzazione comunitaria. Il ministro Orlando aveva promesso che entro la fine 2021 ciò sarebbe avvenuto ma cosi non è stato, forse anche per una reiterata prassi dilatoria del MEF. Ad ogni buon conto, tale scelta e’ del tutto indifferibile, sia perche’ questa inadempienza incide sulla possibilita’ che molti ETS – in particolare le Onlus – decidano di iscriversi al RUNTS; sia perche ‘ogni anno una quota pari ad un terzo della dotazione finanziaria della riforma – circa 60 milioni – non va a beneficio degli ETS ma ritorna al bilancio dello Stato.
  2. Poi, c’e’ una questione rimasta fino ad ora non evidenziata. Con il varo del CTS, nel 2017 erano stati appostati 20 milioni di euro – che per la maggior parte vengono ripartiti tra le diverse Regioni – per l’avvio e la manutenzione del RUNTS. Ma gia’ dal 2019, il MEF aveva operato un taglio di 5 milioni su tale dotazione. Ora che il RUNTS e’ stato avviato, ci si sarebbe attesi che le risorse fossero riportate ai 20 milioni originari. Ma così non è. Un incredibile paradosso che potrebbe mettere in discussione la capacità operativa delle Regioni non solo nell’avviare e manutenere il RUNTS, ma anche nell’esercitare le necessarie funzioni di controllo. Un vero e proprio danno alla necessaria trasparenza che il Registro deve assicurare.
  3. In ultimo, poiche’ non si fanno le nozze con i fichi secchi, resta da capire per quale ragione il Ministero del Lavoro non abbia adeguato e rafforzato strutturalmente la propria Direzione del Terzo settore. La riforma ha infatti attribuito al Ministero compiti di implementazione,attuazione e controllo della Riforma particolarmente incisivi e rilevanti ,che richiedono competenze e strumenti del tutto innovativi. Diciamo questo non certo per amore di polemica. Anzi. Se il Ministro Orlando vuole dare piena attuazione alla riforma, (come ha cominciato a fare in questo anno passato) servono nuove forze, anche per evitare di trovarsi costretto a giocare sulla difensiva, come e’ accaduto con la questione dell’IVA. E poi, con all’orizzonte l’Action Plan per l’economia sociale nella UE – associato alla scelta dello stesso Ministro Orlando di assumere per il 2022 la guida del gruppo di Paesi della UE che avevano sottoscritto la Dichiarazione di Lussemburgo -, ciò appare ancor più necessario.
Luigi BobbaTerzo settore, rifinanziato il Fondo per le attività di interesse generale
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Luigi Bobba: “Le nuove sfide del Terzo Settore in un mondo che cambia”

Interris.it ha intervistato Luigi Bobba, già sottosegretario al Welfare e presidente di Terzjius

Il ruolo del Terzo Settore è notevolmente cresciuto in Italia, anche durante la difficile fase pandemica. Un universo che conta 375 mila diverse istituzioni tra associazioni, fondazioni e cooperative sociali, con un incremento pari al 25% rispetto allo scorso decennio. Gli italiani che partecipano ad attività associative sono 10,5 milioni, ossia un quinto della popolazione che ha più di 14 anni. L’apporto del Terzo Settore dell’economia è stimato in 80 miliardi di euro ed è pari al 5% del Prodotto interno lordo. Gli addetti sono oltre 900 mila – di cui il 70%sono donne – ai quali si aggiungono circa quattro milioni di volontari. La riforma del 2017, la pandemia ed il conseguente Pnrr hanno fatto sì che questo fondamentale ambito sociale ed economico del nostro paese si trovi di fronte a nuove e molteplici sfide. Rispetto a questo tema Interris.it ha intervistato Luigi Bobba già presidente nazionale delle Acli, parlamentare e sottosegretario al Lavoro. Ora presidente di Terzjus, di Enaip Mozambico e del Comitato Global Inclusion.

leggi l’intervista di Christian Cabello a Luigi Bobba su In Terris del 10 gennaio 2022

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