A partire dal QE, chi ha comprato e chi ha venduto i titoli di stato italiani?

 

Luigi BobbaA partire dal QE, chi ha comprato e chi ha venduto i titoli di stato italiani?
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Sentenza 185_18 della Corte Costituzionale sul Codice del Terzo Settore

Anche questa volta la Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi delle Regione Lombardia e Veneto circa la parte del Codice del Terzo settore dedicata alla riforma dei Centri di servizio per il volontariato. Adesso acceleriamo il processo che trasforma i Csv in veri e propri agenti di sviluppo dell’azione volontaria sul territorio.

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Luigi BobbaSentenza 185_18 della Corte Costituzionale sul Codice del Terzo Settore
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Il Papa: «Il lavoro conferisce la dignità all’uomo non il denaro»

Da Avvenire, 7 settembre 2018

Il solo perseguimento del profitto non garantisce più la vita dell’azienda: servono una formazione ai valori ed un’etica amica della persona. Così Francesco nell’intervista al “il Sole 24 ore”

“Nessuna attività procede casualmente o autonomamente. Dietro ogni attività c’è una persona umana. Essa può rimanere anonima, ma non esiste attività che non abbia origine dall’uomo. L’attuale centralità dell’attività finanziaria rispetto all’economia reale non è casuale: dietro a ciò c’è la scelta di qualcuno che pensa, sbagliando, che i soldi si fanno con i soldi. I soldi, quelli veri, si fanno con il lavoro. E’ il lavoro che conferisce la dignità all’uomo non il denaro”.

Ne è convinto il Papa, nell’intervista pubblicata da “Il Sole 24 Ore”. “La disoccupazione che interessa diversi Paesi europei è la conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro, perché ha messo al centro un idolo, che si chiama denaro”. “La distribuzione e la partecipazione alla ricchezza prodotta, l’inserimento dell’azienda in un territorio, la responsabilità sociale, il welfare aziendale, la parità di trattamento salariale tra uomo e donna, la coniugazione tra i tempi di lavoro e i tempi di vita, il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento dell’importanza dell’uomo rispetto alla macchina e il riconoscimento del giusto salario, la capacità di innovazione sono elementi importanti che tengono viva la dimensione comunitaria di un’azienda”, spiega Francesco.

“Il mondo economico, se non viene ridotto a pura questione tecnica, contiene non solo la conoscenza del come (rappresentato dalle competenze) ma anche del perché (rappresentata dai significati). Una sana economia pertanto non è mai slegata dal significato di ciò che si produce – aggiunge il Papa – e l’agire economico è sempre anche un fatto etico. Tenere unite azioni e responsabilità, giustizia e profitto, produzione di ricchezza e la sua ridistribuzione, operatività e rispetto dell’ambiente diventano elementi che nel tempo garantiscono la vita dell’azienda”.

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Ma non come macchina

Da Avvenire, Sabato, 8 Settembre 2018, pagine 1-2

In un momento storico di grande disorientamento come quello che stiamo vivendo, papa Francesco continua a costituire un punto di riferimento a cui guarda il mondo intero.

In una lunga intervista uscita ieri su “Il Sole 24 Ore”, il Santo Padre si è rivolto agli imprenditori e al mondo dell’economia proponendo una visione positiva che parte dal primato della persona umana rispetto al profittoe alla efficienza.Per nulla a disagio nel confrontarsi con temi in apparenza lontani, Francesco riesce, ancora una volta, a far vedere come il Vangelo e la Dottrina sociale della Chiesa riescono a offrire una chiave di lettura fondamentale per affrontare i problemi che abbiamo davanti. E se si considerano i consensi che l’intervista ha suscitato, si direbbe che Francesco è stato capacedi cogliere nel segno. La linea del Papa è quella già sviluppata nella Laudato si’. Lo sviluppo tecno-economico contemporaneo ha ormai raggiunto un livello di avanzamento tale da rendere inestricabile l’intreccio tra i rischi e le opportunità. La progressiva distruzione dell’ecosistema, le inaccettabili disuguaglianze nei e tra Paesi, il cronico disordine finanziario, i forti squilibri demografici, i violenti conflitti che intrecciano interessi economici e politici sono tutte problematiche che derivano dalla stessa radice: quella che insiste in modo unilaterale su una concezione individualistica dell’esistenza umana, tutta schiacciata sul piano materiale e su soluzioni di tipo tecnico. Una prospettiva che sottovaluta sistematicamente la portata del problema che dobbiamo affrontare. Che è prima di tutti antropologico e spirituale.

Affermare la primazia dell’uomo e della sua singolare esistenza non è una generica formula retorica, ma un criterio per fissare priorità e trovare soluzioni diverse da quelle prevalenti – che hanno creato la situazione nella quale ci troviamo.

È ormai chiaro a tutti che la crisi del 2008 – di cui ricorrono proprio in questi giorni i 10 anni – ha segnato una discontinuità storica. È vero che da allora le economie di tutto il mondo hanno superato i momenti più difficili, dimostrando una buona capacità di resilienza; ma è altrettanto vero che quelle stese economie non sono più riuscite a risolvere i problemi umani da loro stesse prodotti. Da qui la crescita di un forte malcontento che circola in ampi strati della popolazione, che arriva fino a intossicare la democrazia. La crescente insofferenza nei confronti dei migranti è una manifestazione (preoccupante) di questo clima di tensione.

A sconcertare è soprattutto l’assenza, nel dibattito pubblico, di una risposta positiva, capace di guardare avanti e di scorgere le opportunità che pure la crisi nasconde.

Ma se è così, è perché ci si ostina a guardare il problema nella prospettiva sbagliata. A questo proposito, vale la pena citare un grande pensatore (non credente) come Max Weber, il quale – opponendosi al materialismo marxiano – un secolo fa sosteneva che lo sviluppo economico altro non è che la traduzione materiale della crescita spirituale (e culturale) di un popolo.

Francesco ricorda questa verità: l’economia non è una macchina di cui gli uomini sono gli ingranaggi, che va semplicemente resa più efficiente. Essa è piuttosto una costruzione storico-istituzionale che, con soluzioni diverse nel tempo e nello spazio, serve per accrescere il benessere materiale della popolazione, ma soprattutto per valorizzare quella “genialità creativa” che contraddistingue il genere umano. Per questo il tema del lavoro deve tornare al primo posto: è dal contributo di ciascuno che si deve ripartire.

Alla fine, la crescita economica è solida solo se si fonda sulla crescita delle persone. Né ci può essere crescita economica senza sviluppo sociale e culturale. Che concretamente vuol dire: investimento nella educazione e formazione dei giovani, contratti di lavoro sufficientemente stabili e premiali, ragionevole protezione per i rischi della vita (malattia vecchiaia, etc,), forme di solidarietà sociale basate sulla equa redistribuzione della ricchezza; rispetto dell’ambiente e di tutto ciò che economico non è (a cominciare dallareligione).Se ci pensiamo bene, non passa proprio dalla nostra capacità di dare risposta a tali questioni la sfida che la lunga crisi si portadietro?Da qui, allora, l’invito del Papa: tornare a guardare l’economia a partire dall’uomo è una indicazione quanto mai attuale. Di ciò il mondo ha bisogno come il pane. Dato che per poter navigare nei mari tempestosi della globalizzazione avanzata è necessario tornare a produrre insieme valore (economico, ma anche sociale, relazionale, culturale etc.).

A tutti noi – cristiani e uomini di buona volontà – tocca il compito di rendere questa ispirazione il nuovo modo condiviso di guardare ai problemi di questo tempo. Solo così da una situazione difficile potrà fiorire un nuovo rinascimento. Difficile certo. Ma non è forse proprio la capacità di essere lievito uno dei frutti più preziosi della speranza cristiana?

Mauro Magatti

adminMa non come macchina
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Vita semplificata per il Terzo settore

Da ItaliaOggi

Gli enti che conseguono ricavi sotto i 220 mila euro (il precedente limite era 50 mila euro) possono approvare un semplice rendiconto di cassa al posto del bilancio di esercizio. E l’obbligo di sottoporsi a revisione legale dei conti sussiste solo per gli enti di maggiori dimensioni.
Modifiche statutarie con le maggioranze dell’assemblea ordinaria entro il 3 agosto 2019, ma solo se finalizzate all’adeguamento alle nuove norme. Conservazione della personalità giuridica ottenuta col sistema concessorio nei casi di fuoriuscita delle associazioni e fondazioni dagli enti del terzo settore. Esclusione di un termine specifico per la redazione ed approvazione dei bilanci i quali, tuttavia dovranno essere presentati non oltre il 30 giugno di ogni anno. Sono le principali novità civilistiche apportate al dlgs 3 luglio 2017 n. 117, recante «Codice del terzo settore» dal decreto correttivo che sarà pubblicato il 10 settembre sulla Gazzetta Ufficiale n. 210 entrando in vigore dal giorno successivo.

Le modifiche statutarie. Le modifiche che le norme transitorie previste dall’art. 101, comma 2, del cts consentono di apportare agli statuti di Odv (Organizzazioni di volontariato), Onlus e Aps (Associazioni di promozione sociale) con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria (anche in seconda convocazione) subiscono due modificazioni.

La prima si connota in un mero ampliamento dei termini. Come più volte richiesto dal forum del terzo settore, i termini per le modifiche statutarie attraverso maggioranze semplici delle assemblee (anche in seconda convocazione e quindi con la mera maggioranza dei presenti) slittano dal 3 febbraio al 3 agosto 2019, consentendo, di fatto, migliori valutazioni agli enti anche alla luce del correttivo in commento.

La seconda correzione è, invece, finalizzata (così come con la riforma del diritto societario del 2004) a limitare le modifiche statutarie apportabili con maggioranze semplici.

Tali modifiche potranno, infatti, riguardare solo disposizioni inderogabili (oggetto sociale limitato in via esclusiva o principale alle attività di cui all’art. 5, previsione di un organo di controllo al superamento dei previsti limiti dimensionali ecc.) e l’introduzione di clausole che escludono l’applicazione di nuove disposizioni derogabili (es. esclusione delle deleghe assembleari). Tali limitazioni hanno, ovviamente, l’obiettivo di evitare che con maggioranze semplici possano modificarsi arbitrariamente gli statuti degli enti, configurando, a seconda dei casi, abusi di maggioranza o minoranza.

Conservazione della personalità giuridica. Su input del Consiglio di Stato, il decreto correttivo risolve il problema degli enti che avevano ottenuto il riconoscimento giuridico attraverso il sistema concessorio, sulla base del dpr 361/2000 ed essendo iscritti ai registri gestiti da prefetture e regioni, decidessero di iscriversi anche al Runts (Registro unico nazionale del Terzo settore) per ottenere il riconoscimento giuridico attraverso il nuovo sistema ordinario. Questi enti, infatti, rischiavano di perdere definitivamente il primo riconoscimento giuridico nel caso in cui, dopo essere stati iscritti nel Runts, per obbligo (perdita dei requisiti richiesti per essere Ets-Enti del Terzo settore) o per specifica scelta dell’ente, avessero deciso di tornare ad essere disciplinati dalle norme del libro 1° del codice civile. A riguardo il nuovo art. 22, comma 1, prevede che gli enti anteriormente iscritti ai registri regionali o prefettizi durante il periodo di iscrizione al Runts “non perdano la personalità giuridica acquisita con la pregressa iscrizione”. Ne consegue che in caso di cancellazione dal Runts, andrà a riespandersi la pregressa iscrizione, evitando la perdita della personalità giuridica precedentemente acquisita. Tali nuove disposizioni possono ovviamente cancellare una remora per l’iscrizione al Registro del terzo settore di associazioni e fondazioni incentivandone l’adesione.

Bilancio. Con una modifica all’art. 87 del Cts (Codice del Terzo settore) viene previsto che gli Ets non commerciali, che non applicano il regime forfetario e che, nell’esercizio delle attività di interesse generale e diverse di cui agli art. 5 e 6 del Cts, non abbiano conseguito nell’anno precedente ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate di ammontare non superiore a 220 mila euro (il precedente limite era pari a 50 mila euro), saranno legittimati a redigere, anziché il bilancio di esercizio di cui all’art. 87, comma 1, lett. a) (costituito dalla situazione patrimoniale, dal rendiconto finanziario, con l’indicazione dei proventi e degli oneri e della relazione di missione), il rendiconto di cassa di cui all’art. 13, comma 2. Inoltre, nel novellato art. 87, comma 1 del Cts non si chiede più di riportare in apposito documento, da redigere entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio annuale, la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’ente. Rimangono tuttavia, i termini di deposito al Runts (art. 48) che non decorrono né dal periodo di chiusura dell’esercizio, né da quello di approvazione del bilancio ma sono fissati in ogni caso al 30 giugno di ogni anno. Con una modifica del co. 6 dell’art. 13 si prevede poi, che il carattere secondario e strumentale delle attività diverse da quelle di interesse generale, può essere esposto, a seconda dei casi come segue:

– gli enti che redigono il rendiconto gestionale indicano le attività diverse nella relazione di missione;

– gli enti che redigono il rendiconto per cassa, lo documentano in un’annotazione in calce allo stesso;

– gli enti che redigono il bilancio, lo documentano nella nota integrativa.

Revisione legale e organo di controllo. Con specifiche modifiche al comma 6 dell’art. 30 viene chiarito che:

1) l’obbligo di sottoporsi a revisione legale dei conti sussiste solo per gli Ets di maggiori dimensioni, cioè per gli enti che superano i parametri previsti dall’art. 31;

2) se, per previsione statutaria l’Ets affidi la revisione legale dei conti – quando essa sia obbligatoria – all’organo di controllo interno (piuttosto che ad un revisore legale esterno), questo possa avvenire a condizione che tutti (e non uno degli stessi come nel precedente disposto normativo) i componenti l’organo di controllo siano revisori legali iscritti nell’apposito registro (art. 2409-bis cc)

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Destra e Sinistra davanti al sovranismo

“Destra e Sinistra davanti al sovranismo” – Idee e proposte per un PD che sfidi paure, disuguaglianze e solitudini

È questo il titolo di un importante evento organizzato dal Gruppo del Partito Democratico della Camera dei Deputati per il prossimo 13 Luglio a Baveno presso il Grand Hotel Dino. Al centro della discussione, nel cuore dell’Alto Piemonte, il futuro del Partito Democratico come alternativa politica al nuovo spettro che si aggira per l’Europa: il Sovranismo.
Ricco il programma che prende il via alle 15.30 con i saluti del Segretario del PD del VCO Giuseppe Grieco.
Autorevoli gli interventi previsti, che verranno moderati da Luigi Bobba (sottosegretario al Welfare nella XVII legislatura).

Tra gli altri sono previsti i contributi di Antonio Noto (Fondatore di IPR Marketing), Mauro Magatti (Sociologo dell’Università del Sacro Cuore di Milano), Augusto Ferrari (Assessore all’Assistenza in Regione Piemonte), Cristina Bargero (Autrice del libro “il Piemonte oltre la crisi”), Nicoletta Favero (Senatrice della XVII legislatura) e Sergio Chiamparino (Presidente della Regione Piemonte). Dopo il dibattito, al quale sono stati invitati a partecipare i segretari democratici delle province dell’Alto Piemonte, le conclusioni previste per le ore 18.30 saranno affidate all’On. Enrico Borghi (Ufficio di presidenza del Gruppo PD alla Camera) e Graziano Delrio (Capogruppo PD alla Camera dei Deputati).

I posti disponibili per l’evento sono limitati, per chi volesse partecipare è obbligatorio mandare conferma entro e non oltre Martedì 10 Luglio all’indirizzo infoenricoborghi@gmail.com

 

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Caso Polioli: intervento dell’On. Enrico Borghi

Dopo essersi confrontato con il Sindaco di Vercelli Maura Forte sulla delicata vicenda della Polioli SpA, questa mattina il deputato democratico Enrico Borghi è intervenuto con una interrogazione parlamentare al Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro On. Luigi Di Maio.

“È una situazione estremamente delicata – commenta il parlamentare del PD – che riguarda il futuro di 72 lavoratori che al 31 Luglio rischiano di trovarsi senza lavoro. Ho interrogato il Ministro Di Maio affinché si attivi, al fianco dell’amministrazione comunale e dell’assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, per trovare una soluzione rapida e che faccia chiarezza su una vicenda che ha tratti ancora da definire”
È nota la vicenda dell’acquisto della società, non più tardi di un anno fa, da parte del gruppo svedese Perstorp, continua Borghi: “Condivido la preoccupazione manifestata dai rappresentanti sindacali dei lavoratori e dall’amministrazione comunale in merito alla possibilità che dietro questi licenziamenti si celi la volontà del gruppo svedese, una volta acquisito il portafoglio clienti della società, di delocalizzare la produzione all’estero. Una vicenda che abbiamo già vissuto con il Ministro Calenda per Embraco a Torino e che grazie all’impegno del Governo è stato possibile concludere positivamente per i lavoratori. Auspico che il Ministro Di Maio sappia fare altrettanto per i lavoratori di Polioli SpA”.

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