Elezioni 2022: l’agenda della Società Civile per il bene comune. Luigi Bobba firma l’appello

Elezioni 2022: l’agenda della Società Civile per il bene comune 

Siamo cittadine e cittadini esponenti di quella società civile che è la spina dorsale di questo paese ed ogni giorno affronta la sfida di creare valore e valori nelle fabbriche, nelle aziende agricole, nel terziario, nelle scuole, nelle università, nelle imprese sociali, nel volontariato e nella vita associativa di questo paese. 

Siamo consapevoli sia della rilevanza e dell’eccezionalità di questa fase storica,  che dei rischi connessi  a questo delicato passaggio verso le prossime elezioni, per questo i vogliamo a nostro modo “scendere in campo” ed essere protagonisti di questa stagione rendendo chiara e manifesta le nostre proposte,  invitando così le forze politiche ad una competizione virtuosa. 

La crisi e le settimane di campagna elettorale che ci aspettano rischiano da una parte di alimentare odio, rabbia e conflitti partigiani tra i più militanti e dall’altra di spingere ai margini le persone ragionevoli e sensibili generando disaffezione e rassegnazione.

Per questo sentiamo l’urgenza di promuovere, un’alleanza trasversale e inclusiva per connettere movimenti sociali, esperienze civiche, energie imprenditoriali, risorse intellettuali e morali e le migliori esperienze politiche locali.

Un luogo politico di relazioni inclusive e di pensiero in cui poter sognare e guardare lontano come Paese insieme a quelle aree politiche del mondo che scommettono sulla pace e i diritti umani, dove le tensioni sociali vengano ricomposte con scelte concrete. Occorre costruire qualcosa di più grande, che recuperi la fiducia, ormai perduta, dei cittadini. La politica deve essere pensata nelle forme del terzo millennio, abbandonando schemi e procedure novecentesche, ormai morte per sempre.

In questa ora della storia occorre essere forti e lucidi. La mèta è (ri)partire. Ciascuno porti il proprio mattone per costruire la casa comune. La classe politica ha bisogno di nuove persone competenti e coraggiose, capaci di liberare speranza e sogni.

In ogni caso, faremo la nostra parte il 25 settembre andando a votare ed invitando tutti a farlo, senza ordini di scuderia e con libertà di coscienza, da persone libere quali siamo, non rinunciando a collaborare con chi, in modo credibile, riteniamo si avvicinerà di più all’idea di paese per cui ci impegniamo ogni giorno attraverso le nostre attività e su cui crediamo fermamente si giochi il futuro del nostro paese.

Non possiamo costruire il “futuro del passato” e pertanto a chi si sta attivando per diventare parte della classe politica eletta nel nostro Parlamento chiediamo alcune cose molto semplici.

Innanzitutto un principio di fondo, quello della sussidiarietà, ossia di riconnettersi con le energie della società civile perché è questo il modo più fertile e generativo di fare politica. Ciò significa che in moltissimi ambiti e settori della vita pubblica non è necessario reinventare tutto dall’alto ricominciando sempre da zero, ricostruendo e duplicando strutture quanto piuttosto riconoscere socraticamente di “non sapere e non poter fare da soli”, avendo la saggezza di attingere all’enorme giacimento di esperienze, competenze e buone pratiche che sono la vera immensa ricchezza del nostro paese. 

Le forze politiche che noi sosterremo saranno quelle in grado di riconoscere innanzitutto che la prima risorsa da valorizzare è dunque quella della persona e della sua espressività: la cittadinanza attiva è l’unica linfa che può dare forza e vitalità alla nostra democrazia. Affinché i cittadini non siano solo rancorosi leoni da tastiera ma si sentano protagonisti e costruttori delle comunità e del progresso civile dei territori la nuova classe politica eletta deve promuovere con convinzione e forza tutti quei processi di cittadinanza attiva e di mutualismo che oggi rendono vivo e vitale il paese: dalla co-programmazione e coprogettazione tra amministrazioni pubbliche società civile e reti del terzo settore, promossa come approccio più generativo dalla Corte Costituzionale in una recente sentenza, che costruisce welfare e servizi di cura del futuro, allo sviluppo delle comunità energetiche ai percorsi di consumo e risparmio responsabile. Tutto ciò insomma che ci trasforma da vittime sacrificali di eventi che si giocano sopra le nostre teste a coprotagonisti e costruttori consapevoli del nostro futuro.

In campo internazionale chiediamo al prossimo parlamento e governo un ancoraggio e un contributo attivo a quella politica europea, costruita nel tempo grazie al contributo prezioso di tanti nostri esponenti e statisti, che negli ultimi tempi ci ha offerto lo scudo solidissimo di una Banca Centrale e di istituzioni che hanno guidato il paese attraverso le tempeste dello shock pandemico con una navigazione sicura sui mercati finanziari e hanno messo a disposizione con il PNRR nel periodo economico più difficile dal secondo dopoguerra ad oggi risorse ingenti superiori a quelle del piano Marshall, unite ad uno stimolo prezioso e fondamentale per noi ad usare in modo intelligente e a non sprecare gli investimenti realizzati. Risorse da non sprecare e attorno alle quali si giocano molte importanti partite del nostro futuro nel campo delle infrastrutture, dell’energia, del lavoro e della cura.

Nel campo della scuola e del lavoro chiediamo un impegno ad investire con decisione su formazione continua e percorsi di riqualificazione rapidi ed efficaci in un mondo sempre più difficile dove viviamo il paradosso della compresenza di centinaia di migliaia di posti di lavoro vacanti per i quali non si trovano le competenze necessarie e milioni di giovani che non lavorano né studiano. Serve una battaglia comune sul “lavoro dignitoso” quello che non solo rispetti la dignità della persona ma la faccia fiorire. 

Chiediamo inoltre risposte che abbiano l’intelligenza di costruire condizioni che rendano possibile un lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale tenendo conto dei vincoli della società globale e delle possibili contromosse che delocalizzazione e concorrenza internazionale sleale sui diritti del lavoro e la tutela dell’ambiente possono generare vanificando i nostri interventi e perpetuando la logica della corsa al ribasso di una concorrenza globale che si gioca solo su costi e prezzi e non anche su dignità del lavoro e tutela dell’ambiente. Per questo guardiamo con grande interesse al nuovo importante passo in avanti del parlamento europeo che votando il meccanismo di aggiustamento alla frontiera (Border Adjustment Mechanism) ha per la prima volta messo in campo meccanismi che penalizzano la concorrenza sleale.

Serve un Welfare umano, non solo ripensato e rafforzato ma capace di protezione e riscatto degli ultimi. Per questo riteniamo fondamentale continuare a lavorare al miglioramento di reti di protezione efficaci e ben funzionanti contro la povertà e gli shock sempre più frequenti che rischiano di far precipitare fasce sempre più vaste della popolazione in condizioni di fragilità e bisogno, ma che al contempo non devono scoraggiare né disincentivare il reinserimento nel mondo del lavoro. Tenendo sempre a mente che la soddisfazione e ricchezza di senso del vivere non dipendono dall’essere terminali permanenti della beneficienza ma dal poter contribuire con il proprio impegno al progresso personale, familiare e civile.

Sul fronte della sfida climatica ed ecologica chiediamo un impegno vero ad intercettare quel futuro ormai alla portata di mano viste le traiettorie del progresso tecnologico globale, fatto di produzione diffusa e partecipata di energia da fonti rinnovabili che ci assicuri una vera indipendenza energetica da poteri stranieri. Salute, clima, convenienza di prezzo, protezione da rischi e volatilità ed indipendenza energetica spingono tutti nella stessa direzione di un futuro fatto di imprese in grado di ridurre significativamente i loro costi di produzione e di aumentare la loro competitività diventando auto produttrici di energia,  di comunità energetiche, di agrivoltaico, di edifici pubblici che, a cominciare dalle scuole, sfruttino da subito il loro enorme potenziale di produzione di energia da fonti abbondanti e liberamente disponibili che non dipendono da accordi con paesi stranieri. Se il breve periodo sarà necessariamente e realisticamente fatto anche di altro chiediamo al governo di non indugiare e di non perdere il treno del futuro. Solo una politica rigenerata sarà capace di gestire le transizioni ascoltando e non contrapponendo il grido della terra con quello dei poveri. 

Nei settori del welfare e della cura, sempre più importanti in una società dove le fragilità e le marginalità purtroppo crescono, chiediamo di fare tesoro delle migliori esperienze sul campo che centrano gli interventi sulle dimensioni dell’ascolto e della relazione che, sono capaci di far incontrare domanda ed offerta di cura ed offrono a persone in condizioni di fragilità e disagio percorsi di attivazione in grado di restituire dignità ed orgoglio perché offrono occasioni di riscatto che valorizzano tutte le loro possibilità di contribuire alla comunità. Elementi in comune che troviamo ed abbiamo appreso tra gli altri nel corso di questi anni nelle esperienze di budget di salute per la disabilità psichica, del lavoro in carcere che riduce la recidiva e nei percorsi di longevità attiva. 

Qualcuno potrebbe domandarsi per quale motivo se abbiamo consapevolezza della gravità del momento, valori ed idee non affrontiamo direttamente la sfida politica. Se questo ovviamente può e deve essere possibile e lodevole per ciascuno di noi preso singolarmente la risposta è molto semplice. Facciamo con passione e riteniamo serio ed importante il nostro lavoro, pensiamo sia fondamentale continuare a svolgerlo per costruire un ecosistema sociale forte, ricco e vitale, solidale e coeso che consentirà al nostro paese di essere resiliente e continuare sul cammino di progresso civile nonostante gli shock dell’economia e della politica. Non abbiamo l’arroganza di pensare di essere superiori o capaci di sostituire la classe politica e riteniamo che la via più generativa in questa fase sia proprio quella di offrire domani il nostro contributo di cooperazione e coprogettazione ma già oggi lo stimolo a muovere nella direzione desiderata.

Il successo del nostro appello non si misurerà con le percentuali di voto di questa o di quell’altra forza quanto piuttosto con la capacità di convincere le forze politiche a sposare (misurandone domani l’effettiva realizzazione) un’agenda semplice che raccoglie aspettative e desideri di tutti coloro che ogni mattina si svegliano e s’impegnano per costruire un paese e una comunità migliori. 

Un’agenda desiderabile e realmente trasformativa. 

(166) Primi firmatari individuali 

Marco Aleotti

Giuditta Alessandrini

Albina Ambrogio

Maurizio Ambrosini

Stefano Arduini

Azio Barani

Anna Barbara

Alfonso Barbarisi

Pietro Barbieri

Andrea Battaglia

Leonardo Becchetti

Francesco Belletti

Marco Bentivogli

Maurizio Bergia

Giusi Biaggi

Livio Bertola

Luigi Bobba

Valentino Bobbio

Gianfranco Bologna

Riccardo Bonacina

Alessandra Bonoli

Sabrina Bonomi

Ivana Borsotto

Gianni Bottalico

Umberto Bovani

Stefania Brancaccio

Renato Briganti

Paolo Brogi

Mario Bruno

Luigino Bruni

Marco Bussone

Sandro Calvani

Maurizio Cantamessa

Davide Caramella

Roberto Casali

Mariangela Cassano

Silvia Cataldi

Ilaria Catastini

Gianfranco Cattai

Massimo Cermelli

Vittorio Coda

Luca Corazzini

Franz Coriasco

Padre Renato Chiera

Emma Ciccarelli

Francesco Cicione

Gianni Cicogna

Fabrizio Coccetti

Carla Collicelli

Don Virginio Colmegna

Stefano Comazzi

Francesca Corrao

Liliana Cosi

Massimiliano Costa

Marco Cremisini

Pinella Crimì 

Cecilia Dall’Oglio

Piervirgilio Dastoli

Giancarlo Debernardi

Luca De Biase

Riccardo De Facci

Alberto Felice de Toni

Pompeo della Posta

Francesca delle Vergini

Enzo d’Anna

Paolo De Maina

Giuseppina de Simone

Pasquale de Sole

Marco Didier

Alessandro Distante

Simona Di Ciaccio

Johnny Dotti

Marco Dotti

Flavio Felice

Francesco Ferrante

Alberto Ferrari

Daniele Ferrocino

Onelio Onofrio Francioso

Marco Frei

Elisa Furnari

Marina Galati

Gianluca Galletti

Fabio Gallo

Francesco della Giacoma

Elena Granata

Francesco Gagliardi

Marco Gargiulo

Claudio Gennero

Chiara Giaccardi

Maria Letizia Giorgetti Emanuela Girardi

Luca Gion

Giuseppe Guerini

Benedetto Gui

Rodolfo Guzzi

Marta Innocente

Maria Antonietta Intonti

Nuccio Iovene

Luca Jahier

Beppe Lanzi

Antonio Longo

Roberto Lo Russo

Mauro Magatti

Marcella Mallen

Marco Marchetti

Edoardo Marelli

Liviana Marelli

Alessandro Marescotti

Francesco Marsico

Alberto Mattioli

Mario Mauro

Massimo Mauro

Eugenio Mazzarella

Emanuela Megli

Guido Memo

Alessandro Miani

Franco Miano

Michele Michelotti

Gianni Milone

Silvio Minnetti

Eduardo Missoni

Sonia Mondin

Alessandro Morcione

Piergiuseppe Morone

Francesco Naso

Luigi Nodari

Andrea Olivero

Peppe Pagano

Edoardo Patriarca

Gabriele Pecchioli

Vittorio Pelligra

Paolo Perticaroli

Pier Luigi Petrillo

Prisco Piscitelli

Gianni Pompermaier

Ernesto Preziosi

Filippo Provenzano

Paolo Puppo

Dario Quarta

Marco Randellini

Ermete Realacci

Cristina Riccardi

Giorgio Ricchiuti

Stefania Ridolfi

Fausto Rinaudo

Eleonora Rizzuto

Daniele Rocchetti

Massimo Roj

Francesco Romizi

Alessandro Rosina

Ettore Rossi

Roberto Rossini

Giorgio Santini

Marianella Sclavi

Marcello Signorelli

Sabina Siniscalchi

Pierluigi Stefanini

Giulio Tarro

Tiziano Treu

Raffaele Troilo

Franco Vaccari

Paolo Venturi

Mauro Vergari

Santo Versace

Ivan Vitali

Flaviano Zandonai

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Terzjus diventa Fondazione. L’assemblea dei soci ha confermato Presidente Luigi Bobba

L’Osservatorio giuridico del Terzo settore si trasforma in Fondazione e annuncia per settembre la pubblicazione del “Terzjus Report 2022”. L’assemblea dei soci ha confermato il Presidente Luigi Bobba (foto), il segretario generale Gabriele Sepio, il direttore scientifico Antonio Fici e ha nominato il sindaco revisore nella persona di Matteo Pozzoli

Dopo due anni di vita e di attività, Terzjus – l’osservatorio giuridico del Terzo settore – si trasforma e, da associazione, prende la forma di Fondazione e presenterà la richiesta all’ufficio del RUNTS della Regione Lazio per essere iscritto alla sezione “Altri ETS”.

La compagine dei soci ha deliberato la trasformazione alla presenza del notaio Nicola Riccardelli al fine di consolidare la struttura e le attività già in essere ma soprattutto per meglio rispondere allo scopo sociale per cui Terzjus era nato: essere uno strumento di studio, ricerca, approfondimento e proposta sul nuovo diritto del terzo settore con una prevalente attenzione alla riforma che ha interessato il vasto campo delle organizzazioni associative, di volontariato e fondazionali nonché’ al mondo delle imprese sociali e della filantropia.

Alla Fondazione Terzjus ETS aderiscono come “partecipanti fondatori” 17 soci: Acli, Airc, Anbima, Anpas, Anspi, Assifero, Auser, Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, Consiglio nazionale del Notariato, Consorzio Ambito Territoriale sociale n.3,e-IUS,Fish, Fondazione Italia Sociale, Forum nazionale del Terzo settore, Italia non profit, Rete Misericordia e solidarietà, Unpli; e due soci come “partecipanti aderenti”: AIL e Poliedros.

L’assemblea dei soci ha provveduto altresì a confermare il Presidente Luigi Bobba (foto), il segretario generale Gabriele Sepio, il direttore scientifico Antonio Fici nonché a nominare, come prescrive la legge, il sindaco revisore nella persona di Matteo Pozzoli.

Il calendario dei prossimi appuntamenti si presenta particolarmente intenso e ricco di novità: a luglio, la pubblicazione dell’ e-book “Professione volontario”(scaricabile dal sito di Terzjus) che contiene il report di ricerca su 10 casi aziendali di”volontariato di competenza”; a settembre poi, sarà presentato il “Terzjus Report 2022”, il secondo Rapporto sullo stato e le prospettive del diritto del Terzo settore in Italia.

Per fine anno invece vedrà la luce il primo “European Terzjus Report” che analizzerà lo sviluppo della legislazione sul terzo settore nei diversi paesi della UE e nel diritto comunitario. In autunno è altresì previsto l’avvio del quarto ciclo dei “Quickinar di Terzjus”, brevi incontri formativi per illustrare questioni di attualità nonché la presentazione di una ricerca condotta per Unioncamere sulle “nuove” imprese sociali.

leggi l’articolo si Vita.it del 29 giugno 2022

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Terzjus si trasforma in Fondazione e annuncia per settembre la pubblicazione del “Terzjus Report 2022”

Dopo due anni di vita e di attività, Terzjus – l’osservatorio giuridico del terzo settore – si trasforma e, da associazione, prende la forma di Fondazione e presenterà la richiesta all’ufficio del RUNTS della Regione Lazio per essere iscritto alla sezione “Altri ETS“.

La compagine dei soci ha deliberato la trasformazione alla presenza del notaio Nicola Riccardelli al fine di consolidare la struttura e le attività già in essere ma soprattutto per meglio rispondere allo scopo sociale per cui Terzjus era nato: essere uno strumento di studio, ricerca, approfondimento e proposta sul nuovo diritto del terzo settore con una prevalente attenzione alla riforma che ha interessato il vasto campo delle organizzazioni associative, di volontariatoe fondazionali nonché al mondo delle imprese sociali e della filantropia.

Alla Fondazione Terzjus ETS aderiscono come “partecipanti fondatori” 17 soci: Acli, Airc, Anbima, Anpas, Anspi, Assifero, Auser, Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, Consiglio nazionale del Notariato, Consorzio Ambito Territoriale sociale n.3, e-IUS, Fish, Fondazione Italia Sociale, Forum nazionale del Terzo settore, Italia non profit, Rete Misericordia e solidarietà, Unpli; e due soci come “partecipanti aderenti”: AILPoliedros.

L’assemblea dei soci ha provveduto altresì a confermare il Presidente Luigi Bobba, il segretario generale Gabriele Sepio, il direttore scientifico Antonio Fici nonché  a nominare, come prescrive la legge, il sindaco revisorenella persona di Matteo Pozzoli.

Il calendario dei prossimi appuntamenti si presenta particolarmente intenso e ricco di novità: a luglio, la pubblicazione dell’ e-book “Professione volontario”(scaricabile dal sito di Terzjus) che contiene il report di ricerca su 10 casi aziendali di “volontariato di competenza“; a settembre poi, sarà presentato il “Terzjus Report 2022“, il secondo Rapporto sullo stato e le prospettive del diritto del terzo settore in Italia.

Per fine anno invece vedrà la luce il primo “European Terzjus Report” che analizzerà lo sviluppo della legislazione sul terzo settore nei diversi paesi della UE e nel diritto comunitario. In autunno è altresì previsto l’avvio del quarto ciclo dei “Quickinar di Terzjus“, brevi incontri formativi per illustrare questioni di attualità nonché la presentazione di una ricerca condotta per Unioncamere sulle “nuove” imprese sociali.

[Sara Vinciguerra]

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Luigi Bobba relatore al webinar “Le nuove linee guida della raccolta fondi per gli Enti del Terzo Settore”

Le nuove linee guida della raccolta fondi per gli Enti del Terzo Settore. Tutte le novità e l’impatto sulle organizzazioni e sui fundraise

Promosso da: Assif. Granter, Italia non profit
Con la partecipazione di Terzjus

Qui per iscriversi al webinar gratuito, mercoledì 29 giugno ore 14:30

Il 13 giugno 2022 sono state emanate le Linee guida della raccolta fondi degli Enti del Terzo Settore. In questa tavola rotonda esperti di legislazione del non profit e di raccolta fondi introdurranno il documento nella sua completezza, e discuteranno dell’impatto sulla vita delle organizzazioni e sul lavoro dei fundraiser.
I relatori della tavola rotonda sono:

  • Luigi Bobba: Presidente di Terzjus, già Sottosegretario al Ministero del Lavoro con delega al Terzo Settore
  • Nicola Bedogni: Fundraiser e Presidente Associazione Italiana Fundraiser
  • Niccolò Contucci: Direttore Generale Fondazione AIRC
  • Carlo Mazzini: Esperto di legislazione e fiscalità degli enti non profit
  • Mara Moioli: Co-founder e COO di Italia non profit
Luigi BobbaLuigi Bobba relatore al webinar “Le nuove linee guida della raccolta fondi per gli Enti del Terzo Settore”
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Luigi Bobba, “Imprese sociali: la sfida del RUNTS”

Mentre gli uffici regionali del RUNTS, stanno verificando i dati relativi alle Aps e alle Odv trasmigrate dai registri regionali, continua la crescita delle domande per le nuove adesioni, giunte a 8.012 di cui 3.163 già accolte. Contestualmente si è determinata una seconda trasmigrazione: quella delle imprese sociali. Infocamere ha riversato nel  RUNTS i dati di 23.411 imprese sociali iscritte nella sezione speciale del Registro. Di queste più di 3.700 sono in stato di liquidazione o fallimento, ma, per la complessa procedura ministeriale di cancellazione, sono ancora presenti nel Registro delle imprese. Grazie alla iniziativa di Unioncamere in collaborazione con Terzjus, si è avviata un’analisi desk delle “nuove” imprese sociali, ovvero sia di quelle che si sono costituite dopo il 20 luglio 2017 (data di entrata in vigore del dlgs n.112), sia di quelle che, pur essendo nate precedentemente, hanno chiesto il riconoscimento della qualifica di impresa sociale ai sensi della nuova normativa.

È emerso un quadro che rivela non poche novità. Innanzitutto lo stock di imprese sociali attive e inattive presenti nel Registro prima dell’avvio della riforma era pari a 16.252, di cui il 97,1% costituite nella forma di cooperative sociali. Un dato non inatteso in quanto era chiaro al legislatore che la qualifica di impresa sociale era fino ad allora quasi esclusivamente assunta dalle cooperative sociali. Se si considera invece il flusso dei  nuovi soggetti iscritti nella sezione speciale del Registro dal 20 luglio 2017 a fine 2021, si trovano 3.435 imprese; di queste, il 75,3% sono cooperative sociali. Dunque negli anni post riforma, le altre forme giuridiche – societarie e non – con le quali si può accedere alla qualifica di impresa sociale hanno conosciuto un incremento di un certo rilievo rispetto al periodo precedente. Il fenomeno è ancora più evidente se si esamina il trend dal luglio 2017 alla fine del 2021. Ebbene, di anno in anno, la composizione dell’universo delle imprese sociali è andata sempre più mutando con progressivi incrementi sia delle srl e società di capitali (passate dall’1,9% del 2017 al 24,3% delle iscrizioni del 2021), come anche delle forme giuridiche non societarie (dallo 0,8 del 2017 al 5,8% del 2021). Con il 2021, il rapporto delle nuove iscritte tra cooperative sociali (65,3%) e le altre forme di impresa sociale (34,7%) è mutato in modo palpabile.

È pur vero che i numeri assoluti sono ancora di entità modesta, ma anche i primi mesi del 2022 confermano la tendenza e anzi la rafforzano. Questi dati sembrano rispondere all’intento del legislatore di consentire ad altri soggetti di assumere lo status di impresa sociale. E tutto ciò nonostante le due norme fiscali di maggior favore, previste proprio per incentivare la nascita di start-up sociali, non siano ancora entrate in vigore. Ovvero la detrazione/deduzione del 30% sul capitale investito nella nuova impresa e l’azzeramento dell’aliquota fiscale sugli utili interamente reinvestiti. In attesa che il Governo ponga fine ad un ormai ingiustificato ritardo nell’inviare alla Commissione Europea queste due norme (come pure anche quelle sui regimi fiscali degli ETS), vi sono altre opportunità presenti sia nel dlgs 112/2017, sia anche in alcune recenti modifiche legislative che potrebbero fare da volano allo sviluppo di questa originale forma di impresa. Mi riferisco da un lato alla possibilità di coinvolgere nella compagine sociale soggetti profit o soggetti pubblici purché non detengano il controllo dell’impresa stessa. Dall’altro, alla creazione di un ramo di impresa da parte degli Enti ecclesiastici in particolare nel campo educativo e formativo, grazie al chiarimento intervenuto con la modifica contenuta nella l.108/2021. Infine, al decollo del social lending, ora del tutto operativo (prima serviva un decreto del MEF mai arrivato), che potrebbe favorire la raccolta di risparmio da privati per prestiti ad imprese sociali.

Nel frattempo, sempre per iniziativa di Unioncamere, Terzjus in collaborazione con Italia non profit, sta realizzando un’indagine esplorativa su circa 200 nuove imprese sociali per studiarne i caratteri e verificare se presentano effettive novità rispetto alle quelle pre riforma. Infine, per iniziativa del prof. Antonio Fici, insieme con l’Università di Tor Vergata, si sta procedendo alla traduzione e al commento in inglese delle nuova normativa sulle imprese sociali, nell’intento – come era accaduto per le coop sociali – di esportarne i caratteri più innovativi in ambito comunitario.

pubblicato su «Corriere Buone Notizie» di martedì 14 giugno 2022

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Save the date: martedì 14 Giugno 2022, Università di Siena

I PROFILI FISCALI DELLA RIFORMA DEL TERZO SETTORE
NELLA CORNICE DEI PRINCIPI COMUNITARI 

Aula Magna Accademia dei Fisiocritici
Martedì 14 Giugno 2022

CONVEGNO DI STUDI

ore 14.30 Saluti
FRANCESCO FRATI Magnifico Rettore, Università di Siena

STEFANO PAGLIANTINI Direttore, Dipartimento di Giurisprudenza, Università di Siena
LUIGI BOBBA Presidente, Terzjus
LORENZO SAMPIERI Presidente, ODCEC di Siena
LUCIA SECCHI TARUGI Presidente, Ordine degli Avvocati di Siena

Presiede e coordina
FRANCESCO PISTOLESI Università di Siena

Introduzione
NICOLAS SCHMIT Commissario UE al Lavoro e ai diritti sociali
MARIA CECILIA GUERRA Sottosegretario al MEF
PATRIZIA TOIA Co-Presidente intergruppo sull’Economia sociale al Parlamento Europeo

ne discutono
THOMAS TASSANI Alma Mater Università di Bologna
GABRIELE SEPIO Terzjus
GIULIA BOLETTO Università di Pisa
FILIPPO DAMI Università di Siena

ore 18.00 Conclusioni
MARCO MICCINESI Università Cattolica del Sacro Cuore Milano

INFORMAZIONI E ADESIONI
www.congressi.unisi.it/profilifiscali

Università di Siena
DGIUR Dipartimento di Giurisprudenza
Terzjus – Osservatorio giuridico del Terzo settore

EVENTO ACCREDITATO AI FINI DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE DA:
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Siena
Ordine degli Avvocati di Siena

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Salone del Libro: “La valutazione dell’esperienza duale nell’istruzione e formazione professionale”

20 maggio, Ore 12:45-13:45

La valutazione dell’esperienza duale nell’istruzione e formazione professionale

Presentazione del libro curato da Ludovico Albert e Daniele Marini (Il Mulino)

Sala Lisbona, CENTRO CONGRESSI

In collaborazione con
Fondazione per la Scuola

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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa

Strasburgo, 27 aprile 2022

Signor Presidente dell’Assemblea Parlamentare,

Signora Segretaria Generale del Consiglio d’Europa,

Signore e Signori parlamentari,

Ambasciatrici e Ambasciatori,

Signore e Signori,

sono lieto di potermi indirizzare a questa Assemblea che esprime nel modo più largo il sentimento dei popoli d’Europa.

È per me motivo di grande soddisfazione effettuare a Strasburgo – sede di molteplici istituzioni europee – il primo viaggio all’estero da quando il Parlamento italiano e i rappresentanti delle Regioni hanno voluto conferirmi nuovamente l’incarico di Presidente della Repubblica Italiana.

Rendo omaggio al Consiglio d’Europa, alle sue Istituzioni, a voi che siete espressione dei Parlamenti di 46 Paesi membri, in rappresentanza di 700 milioni di cittadine e cittadini europei.

Permettetemi un ringraziamento particolare al Presidente Tiny Kox per questa opportunità che mi offre e mi consente, per le sue parole così gentili; e grazie a tutti voi per l’accoglienza.

Porgo un saluto caloroso alla Segretaria Generale Marija Pejčinović Burić, la cui guida in questa Organizzazione considero preziosa, come ho avuto modo di dirle nel nostro incontro dello scorso novembre, al Palazzo del Quirinale, e di ribadirle nell’incontro che abbiamo avuto questa mattina.

Il Consiglio d’Europa ha sempre avuto la vocazione a essere la “casa comune europea” e ha saputo svilupparla nei decenni che hanno fatto seguito alla sua istituzione, come testimonia anche la sua attuale ampia rappresentatività.

Una casa che, se è stata specchio fedele delle divisioni e delle difficoltà manifestatesi fra le diverse comunità nazionali, ha saputo essere anche, e soprattutto, espressione del coraggio di unità dell’Europa, spesso prefigurando quanto si è potuto successivamente costruire, sotto altri profili e in altri ambiti, come la Unione Europea.

Tanti i traguardi di civiltà conseguiti dal Consiglio d’Europa. Sul terreno della abolizione della pena di morte, della lotta al razzismo, della libertà di espressione, della tutela della diversità culturale, della protezione dei diritti dei bambini, dello sviluppo di politiche per la gioventù.

Inoltre, parafrasando il mugnaio di Potsdam, nel nostro Continente si può dire: “c’è un giudice a Strasburgo”, con l’attività sviluppata dalla Cedu, frutto della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo, sottoscritta a Roma.

Il Consiglio d’Europa ha saputo, cioè, consolidare le prerogative dei cittadini, aggiungendo alla tutela dei singoli ordinamenti statali quella derivante dalla applicazione della convenzione, in casi di violazione di diritti da parte degli Stati. Perché non c’è ragion di Stato che tenga nel caso di violazioni dei diritti della persona.

Più liberi, più sicuri, più coesi. E penso alla Carta Sociale Europea contro le disuguaglianze e le povertà, lanciata in Italia, a Torino, nel 1961.

Questi sono risultati impareggiabili della costruzione tenace di una casa comune quale il Consiglio d’Europa. Progresso per centinaia di milioni di cittadine e di cittadini europei, fieri di ritrovarsi sempre più in un unico demos.

Il Consiglio d’Europa è figlio di quella spinta al multilateralismo che caratterizzò gli anni successivi al Secondo conflitto mondiale, insieme al sistema delle Nazioni Unite. Una spinta basata su una considerazione elementare: la collaborazione riduce la contrapposizione, contrasta la conflittualità, aumentando le possibilità di composizione positiva delle vertenze.

Non fu facile imboccare la strada della riconciliazione. Così come non è stato facile giungere alla condivisione di una comune eredità; avere il coraggio di passare, nel rapporto tra gli Stati, dal diritto della forza alla forza del diritto.

Costruire una pace duratura è stato un processo lento e graduale che ha saputo evitare il rischio di una terza guerra mondiale, sfiorato con la guerra di Corea e il blocco di Berlino, e ha saputo passare, in quegli anni lontani, attraverso la regolazione della condizione dell’Austria sotto clausola di neutralità e il superamento della crisi di Cuba.

Quanto la guerra ha la pretesa di essere lampo – e non le riesce – tanto la pace è frutto del paziente e inarrestabile fluire dello spirito e della pratica di collaborazione tra i popoli, della capacità di passare dallo scontro e dalla corsa agli armamenti, al dialogo, al controllo e alla riduzione bilanciata delle armi di aggressione.

E’ una costruzione laboriosa, fatta di comportamenti e di scelte coerenti e continuative, non di un atto isolato. Il frutto di una ostinata fiducia verso l’umanità e di senso di responsabilità nei suoi confronti.

Come ci ricordava Robert Schuman “la pace non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano”.

Se perseguiamo obiettivi comuni, per “vincere” non è più necessario che qualcun altro debba perdere. Vinciamo tutti insieme.

L’esempio è stato contagioso, tanto da far diventare Strasburgo la meta obbligata di quanti raggiungevano libertà e indipendenza, per rafforzarle e consolidarle. E’ stato così in diversi casi; ma, naturalmente, per stare insieme occorre rispettare le regole che ci si è dati.

Si giustifica per questa ragione la parentesi della Grecia dopo il colpo di stato militare.

Decenni dopo, i popoli centro-europei, baltici e del Caucaso poterono scegliere, a loro volta, di aderire al Consiglio d’Europa e, con questa decisione, di schierarsi per la salvaguardia dei diritti umani, la vigenza dello Stato di diritto, lo sviluppo della democrazia.

Come ha sottolineato il Presidente della Repubblica Italiana, Sandro Pertini – intervenendo dinanzi a questa Assemblea esattamente 39 anni fa, il 27 aprile del 1983 – occorre talvolta saper esercitare il “coraggio della rinuncia”, quando la separazione di un Paese membro del Consiglio d’Europa appare necessaria per non tradire l’ispirazione che ha dato vita a questa istituzione.

L’obiettivo hitleriano che condusse alla Seconda guerra mondiale era quello di fare della Germania la potenza prevalente con un ruolo dominante su altri popoli e altri Paesi.

Fu un disegno che coinvolse regimi di numerose altre nazioni – il Regno d’Italia fra queste – e che fu battuto dalla coscienza civile internazionale.

Ma il registro della storia ci ricorda come stabilità e pace non siano garantite una volta per sempre: ce lo testimoniano drammatiche e tristi vicende nei Balcani, nel Caucaso, nel Mar Nero.

La pace non si impone automaticamente, da sola, ma è frutto della volontà degli uomini.

Viviamo oggi, nuovamente, l’incubo – inatteso perché imprevedibile – della guerra nel nostro Continente.

Si pratica e si vorrebbe imporre l’arretramento della storia all’epoca delle politiche di potenza, della sopraffazione degli uni sugli altri, della contrapposizione di un popolo – mascherato, talvolta, sotto l’espressione “interesse nazionale” – contro un altro.

Imperialismo e neo-colonialismo non hanno più diritto di esistere nel terzo millennio, quali che siano le sembianze dietro le quali si camuffano.

Non è più il tempo di una visione tardo-ottocentesca, e poi stalinista, che immagina una gerarchia tra le nazioni a vantaggio di quella militarmente più forte. Non è più il tempo di Paesi che pretendano di dominarne altri.

L’opzione è stata effettuata da tempo con il passaggio delle relazioni internazionali dalla estraneità agli aspetti giuridici alla civiltà del diritto.

Di fronte a un’Europa sconvolta dalla guerra nessun equivoco, nessuna incertezza è possibile.

La Federazione Russa, con l’atroce invasione dell’Ucraina, ha scelto di collocarsi fuori dalle regole a cui aveva liberamente aderito, contribuendo ad applicarle.

La deliberazione di questa Assemblea parlamentare – del Consiglio d’Europa – di prendere atto della rottura intervenuta è coerente con i valori alla base dello Statuto dell’organizzazione, che indica la strada di una unione più stretta delle aspirazioni comuni dei popoli europei.

La responsabilità della inevitabile sanzione adottata ricade interamente sul Governo della Federazione Russa. Desidero aggiungere: non sul popolo russo, la cui cultura fa parte del patrimonio europeo e che si cerca colpevolmente di tenere all’oscuro di quanto realmente avviene in Ucraina.

Non si può arretrare dalla trincea della difesa dei diritti umani e dei popoli.

Si tratta di principi che hanno saputo incarnarsi nella storia della seconda metà del ‘900 e, a maggior ragione, devono sapersi consolidare oggi.

La ferma e attiva solidarietà nei confronti del popolo ucraino e l’appello al Governo della Federazione Russa perché sappia fermarsi, ritirare le proprie truppe, contribuire alla ricostruzione di una terra che ha devastato, è conseguenza di queste semplici considerazioni.

Alla comunità internazionale tocca un compito: ottenere il cessate il fuoco e ripartire con la costruzione di un quadro internazionale rispettoso e condiviso che conduca alla pace.

Un grande intellettuale, Paul Valery – passato attraverso le due guerre mondiali – richiamava i concittadini europei a prendere coscienza di vivere in un mondo “finito”. “Non c’è più terra libera” – scriveva – nessun lembo del globo è più da scoprire.

Se nessuno è più estraneo a nessuno, si interrogava il Presidente Pertini, non è giunto il tempo che gli uomini apprendano a essere in pace con se stessi?

Potremmo oggi aggiungere: in un mondo sempre più interconnesso, nel quale sono sostanzialmente venute meno le distanze, in cui ciascuna persona può comunicare, e sovente comunica, in tempo reale, con interlocutori in ogni parte del mondo, non c’è posto, è anacronistico parlare di sfere di influenza territoriali.

Il contesto internazionale presenta contraddizioni, a partire dalla stessa Federazione Russa, responsabile della violazione di tutte le principali carte definite nell’ambito degli organismi multilaterali, e che si trova paradossalmente a invocare l’intervento dell’Organizzazione Mondiale del Commercio contro le sanzioni imposte dalla comunità internazionale.

Mentre il conflitto ha ulteriormente indebolito il sistema internazionale di regole condivise – e il mondo, come conseguenza, è divenuto assai più insicuro – la via di uscita appare, senza tema di smentita, soltanto quella della cooperazione e del ricorso alle istituzioni multilaterali.

Sembrano giungere a questa conclusione anche quei Paesi che, pur avendo rifiutato sin qui di riconoscere la giurisdizione della Corte Penale Internazionale, ne invocano, invece, oggi, l’intervento, affinché vengano istruiti processi a carico dei responsabili di crimini, innegabili e orribili, contro l’umanità, quali quelli di cui si è resa colpevole la Federazione Russa in Ucraina, riconoscendo in tal modo il ruolo necessario di quella Corte.

Se la voce delle Nazioni Unite è apparsa chiara nella denuncia e nella condanna ma, purtroppo, inefficace sul terreno, questo significa che la loro azione va rafforzata, non indebolita.

Significa che iniziative, come quella promossa dal Liechtenstein e da altri 15 Paesi, per evitare la paralisi del Consiglio di Sicurezza dell’Onu vanno prese in seria considerazione.

La guerra è un mostro vorace, mai sazio. La tentazione di moltiplicare i conflitti è sullo sfondo dell’avventura bellicista intrapresa da Mosca.

La devastazione apportata alle regole della comunità internazionale potrebbe propagare i suoi effetti se non si riuscisse a fermare subito questa deriva. Dobbiamo saper scongiurare il pericolo dell’accrescersi di avventure belliche di cui, l’esperienza insegna, sarebbe poi difficile contenere i confini.

Dobbiamo saper opporre a tutto questo la decisa volontà della pace.

Diversamente ne saremo travolti.

Per un attimo, esercitiamoci – prendendole a prestito dal linguaggio della cosiddetta “guerra fredda” – a compitare insieme parole che credevamo cadute ormai in disuso, per vedere se possono aiutarci a riprendere un cammino, per faticoso che sia.

Distensione: per interrompere le ostilità.

Ripudio della guerra: per tornare allo statu quo ante.

Coesistenza pacifica, tra i popoli e tra gli Stati.

Democrazia – come ci insegna il prezioso lavoro della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa – come condizione per il rispetto della dignità di ciascuno.

Infine, Helsinki e non Jalta: dialogo, non prove di forza tra grandi potenze che devono comprendere di essere sempre meno tali.

Prospettare una sede internazionale che rinnovi radici alla pace, che restituisca dignità a un quadro di sicurezza e di cooperazione, sull’esempio di quella Conferenza di Helsinki che portò, nel 1975, a un Atto finale foriero di sviluppi positivi. E di cui fu figlia la Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

Si tratta di affermare con forza il rifiuto di una politica basata su sfere di influenza, su diritti affievoliti per alcuni popoli e Paesi e, invece, proclamare, nello spirito di Helsinki, la parità di diritti, la uguaglianza per i popoli e per le persone.

Secondo una nuova architettura delle relazioni internazionali, in Europa e nel mondo, condivisa, coinvolgente, senza posizioni pregiudizialmente privilegiate.

La sicurezza, la pace – è la grande lezione emersa dal secondo dopoguerra – non può essere affidata a rapporti bilaterali – Mosca versus Kiiv -. Tanto più se questo avviene tra diseguali, tra Stati grandi e Stati più piccoli.

Garantire la sicurezza e la pace è responsabilità dell’intera comunità internazionale. Questa, tutta intera, può e deve essere la garante di una nuova pace.

Avviandomi alla conclusione, vorrei sottolineare come la possibilità di rivolgermi a voi di persona – potendo così dare manifestazione del bisogno basilare di comunicazione diretta – è sicuramente un vantaggio.

Abbiamo vissuto una lunga fase di difficoltà a causa della pandemia, con momenti drammatici. Il virus non è ancora debellato, ma abbiamo imparato a combatterlo, ad attenuarne gli effetti.

Desidero, in questa sede, rendere omaggio a tutti coloro che, a costo di rischi personali, talvolta con il sacrificio della vita, hanno contribuito a conseguire i risultati di cui oggi  possiamo giovarci.

Penso in primo luogo al personale medico e sanitario, cui va tutta la nostra riconoscenza, ai ricercatori e agli scienziati, ma anche ai molti operatori, volontari, professionisti che a vario titolo ci hanno aiutato a superare questa prova.

Una volta di più abbiamo avuto conferma di quanto valga la cooperazione internazionale. La comunità scientifica internazionale ha operato al di sopra dei confini, scambiando dati, conoscenze risultati di esperienze, avanzamenti di ricerca.

Non poteva esservi richiamo più convincente; e si sperava che questo esempio di collaborazione contro un nemico comune dell’umanità fosse recepito dai governi degli Stati, sospingendo verso la ricerca del dialogo, della condivisione, della cooperazione.

Tutto questo non fa dimenticare che, se oggi possiamo sperare che il peggio sia ormai alle nostre spalle, è grazie al civismo dei nostri concittadini, al senso di responsabilità che hanno manifestato, alla loro collaborazione nelle misure per attenuare la diffusione del virus e nel garantire il successo delle campagne vaccinali. Senza il loro contributo non sarebbe stato possibile sconfiggere, oltre al Covid-19, il virus pernicioso della disinformazione e della sfiducia nella scienza.

Le nostre istituzioni hanno dimostrato capacità di saper reagire rapidamente, le nostre società hanno evidenziato una resilienza rassicurante.

Vorrei manifestare apprezzamento per il contributo, fornito dal Consiglio d’Europa agli Stati membri, affinché la risposta alla pandemia si svolgesse entro ambiti rispettosi dei diritti e delle libertà fondamentali; ponendo sempre al centro la persona umana e la sua insopprimibile dignità.

È un aspetto da non dare mai per scontato, un successo europeo del quale possiamo andare giustamente fieri.

Signore e Signori,

la Repubblica Italiana ha convintamente contribuito alla nascita di questa Organizzazione, alla sua crescita e alla sua piena affermazione, quale punto di riferimento imprescindibile nel sistema multilaterale in difesa dei valori di libertà e di affermazione dei principi dello Stato di diritto.

E’ una funzione che continua a manifestarsi preziosa, alla quale tutti gli organi del Consiglio d’Europa, e gli Stati membri, sono chiamati a concorrere.

E’ quanto abbiamo puntato a ribadire responsabilmente in occasione di questa ottava presidenza italiana del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa.

La generazione dei fondatori ha saputo edificare, su cumuli di macerie materiali, morali e giuridiche, questa comunità multilaterale, guardando al futuro. Confidiamo di avere custodito fedelmente questo patrimonio; di averlo difeso come un bene prezioso.

Ma se il compito non è esaurito, tocca proprio a noi corrispondere alle sfide di oggi, sviluppandone e attuandone i principi.

Auguri di buon lavoro – quindi – a tutti noi e grazie dell’attenzione.

Luigi BobbaIntervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa
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“La rivincita del pubblico”: Alessandro Barbano discute con Giuliano Amato

La democrazia tra transizione ed emergenze

“La rivincita del pubblico” Alessandro Barbano ne discute con Giuliano Amato, Presidente Corte Costituzionale, già Presidente del Consiglio dei Ministri, Professore emerito Istituto universitario europeo e Università Sapienza di Roma, autore di “Bentornato Stato, ma” (Il Mulino)

 

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Unioncamere avvia l’indagine “Impresa sociale come stai?” sulle nuove imprese sociali italiane

Unioncamere, dopo il trasferimento automatico al Registro unico nazionale del terzo settore (RUNTS) dei dati riguardanti le imprese sociali iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese delle Camere di commercio, ha deciso di avviare una specifica indagine sulle “nuove” imprese sociali, ovvero su quelle realtà che sono nate o si sono iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese dopo l’entrata in vigore del dlgs.112/2017 (riguardante la revisione della normativa in materia di impresa sociale).

Il questionario, dal titolo “Impresa sociale come stai?”intende esplorare le caratteristiche delle “nuove imprese sociali” e il loro approccio con la nuova disciplina del Terzo settore, nonché fare emergere la domanda di formazione e assistenza tecnica a cui potrebbero dare risposta anche le Camere di commercio, avvalendosi per questa attività di ricerca del supporto dell’Associazione Terzjus – Osservatorio giuridico del Terzo settore, della filantropia e dell’impresa sociale e di Italia non profit.

 

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