Luigi Bobba su «Avvenire», Mozambico, lavoro e formazione: la lezione di Inhassoro

L’idea di avviare una scuola professionale era stata di un missionario italiano, don Pio Bono, “fidei donum” della diocesi di Vercelli, con alle spalle già 30 anni di presenza in Kenia e che dal 2000 si era insediato in una parrocchia lasciata dai missionari della Consolata a causa della sanguinosa guerra civile, conclusasi poi con gli accordi di pace firmati a Roma alla Comunità di S. Egidio.

Don Pio mi interpellò – ero allora presidente delle Acli – per chiedere un aiuto nel costruire una scuola professionale. Conosceva infatti l’esperienza italiana dell’ENAIP – l’ente di formazione professionale promosso dalle Acli – e riteneva necessario offrire una possibilità di formazione al lavoro per tanti giovani del posto che non avevano altra alternativa che emigrare in Sudafrica per lavorare in miniera o dedicarsi alla pesca o ad una povera agricoltura di sussistenza. Fu l’occasione per celebrare in modo non retorico i 50 anni di fondazione dell’ENAIP, che ricorrevano proprio nel 2002. Grazie al contributo dell’8 per mille della Chiesa cattolica e al sostegno dei soci delle Acli (dedicammo 0.50 euro del costo di ogni tessera a questo progetto), in meno di due anni i primi edifici della scuola furono pronti, insieme ai laboratori di sartoria e di falegnameria. Così, con l’anno scolastico 2014 partirono i primi due corsi con circa 125 studenti. Poi, poco per volta la scuola è cresciuta. Sono stati attrezzati altri due laboratori di elettricità e di meccanica e installata un’aula computer, allora l’unica in tutto il distretto di Inhassoro. Grazie a questi nuovi laboratori, i corsi professionali diventarono quattro e gli allievi circa 400. Le competenze, che le ragazze e i ragazzi stavano acquisendo, erano essenziali per lo svolgimento dei mestieri di base in una comunità interessata da un primo sviluppo economico locale. Poi nel 2009, l’incontro con una Ong italiana, il Celim, che disponendo di un finanziamento della Cooperazione del Governo italiano, decise di inserirsi nella struttura della Estrela do mar, costruendo un moderno laboratorio di cucina. Partì così anche un quinto corso di Hotellerie e turismo, nonché un sesto corso di contabilità. Il Celim realizzò, sempre ad Inhassoro – proprio in riva all’Oceano Indiano –, anche un piccolo ma grazioso resort – Hotel Estrela do mar– diventato poi la struttura dove gli studenti potevano svolgere dei tirocini professionali. Dunque la scuola si andava affermando come una piccola ma qualificata leva di sviluppo locale, oltreché come struttura formativa sempre più apprezzata non solo nel distretto di Inhassoro ma anche in tutta la Provincia di Inhambane. Gli studenti erano ormai più di 600 e nel 2011 la Estrela do marottenne il riconoscimento come seconda miglior scuola professionale del Mozambico. Quello che sembrava un sogno, pur tra mille difficoltà, era diventato una realtà concreta e un’opportunità di buona formazione per tanti giovani mozambicani. Si tratta di una “scuola comunitaria” che opera sotto la responsabilità della Diocesi di Inhambane (a cui le Acli hanno donato l’edificio e i laboratori) ed è regolata ai sensi di un’intesa tra la Chiesa cattolica e il governo Mozambicano. La direzione della scuola è di competenza della Diocesi (il direttore fino al 2019 è stato il missionario don Pio Bono e ora, invece, il nuovo parroco di Inhassoro, p. Geremia dos Santos Moses); il governo assicura il pagamento degli insegnanti, del direttore pedagogico aggiunto e del personale di segreteria. Le Acli, fin dall’inizio, oltre ad aver contribuito alla costruzione di 35 aule e all’allestimento di cinque laboratori, non hanno mai fatto mancare il loro sostegno per la manutenzione e l’aggiornamento dei laboratori, per il pagamento del personale non insegnante e per i costi del materiale di consumo mediante una quota annuale del 5 per mille, con l’opera qualificata di formatori dell’Enaip, con l’appoggio della propria ong Ipsia. Fondamentale è stato (è lo è ancora) il sostegno di Ipsia Vercelli ODV, della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli che da dieci anni eroga un contributo finanziario, dei molti volontari che hanno prestato gratuitamente la loro opera, dei ragazzi in Servizio civile che si sono succeduti dal 2009 ad oggi (salvo per il periodo della pandemia) e dei tanti anche che hanno fatto donazioni. È grazie a loro che il sogno, nonostante le molte difficoltà, non si è infranto e che ora più di 1000 ragazzi e ragazze hanno un’opportunità di formazione secondaria e professionale. Nel frattempo, a partire dal 2015 sono intervenute importanti novità che hanno accresciuto la capacità della scuola di attrarre studenti anche da province limitrofe e ampliato e diversificato l’offerta formativa. Infatti, dal 2015, la scuola professionale è stata riconosciuta come “Istituto tecnico e commerciale” per cui sono stati attivati gli ultimi anni di scuola secondaria per poter conseguire il diploma superiore ed eventualmente accedere all’Università. Attualmente i corsi di studio sono tre: contabilità, elettricità e meccanica industriale per un totale di 360 allievi di cui 136 sono ragazze. Grazie all’intervento della Sasol, un’azienda sudafricana di estrazione del gas, questi corsi sono ospitati in un nuova struttura realizzata dalla stessa azienda. Il sostegno finanziario di diversi Rotary del territorio vercellese ha consentito poi di aprire nuovi laboratori con attrezzature adeguate alla specializzazione industriale che l’Istituto andava assumendo. È stato altresì attivato un nuovo laboratorio di informatica con più di 40 postazioni. Tutto questo consente di preparare figure professionali con le competenze richieste sia da Sasol sia da altre aziende che si sono insediate nella Provincia di Inhambane, tra cui l’italiana Bonatti o la francese Bolloré. Gli studenti, prima di diplomarsi, hanno la possibilità di fare uno stage presso queste o altre aziende e poi, in non pochi casi, di inserirsi al lavoro nella stessa impresa. Altra importante novità: su richiesta del Governo locale, è nato nel 2020 il Liceo S. Eusebio dove si tengono i primi tre anni di scuola secondaria con la presenza di circa 700 studenti. Infine, per iniziativa delle Acli e dell’Enaip, nel 2019 è partita l’impresa sociale Enaip Mozambico che ha sede a Maputo e che opera per la formazione dei formatori e l’assistenza tecnica di 10 scuole professionali nel campo del turismo e dell’agricoltura. In un paese, dove circa la metà della popolazione ha meno di 25 anni, la leva fondamentale per un’uscita dalla povertà e una crescita equilibrata è rappresentata dall’investimento in formazione e buona scuola. È quello che le Acli, insieme a diverse altre realtà con radici italiane (a cominciare dai Salesiani) stanno provando a fare.

[pubblicato in «L’economia Civile» di «Avvenire» di mercoledì 23 novembre 2022]

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“Leadership Inclusiva. Valorizzare l’unicità delle persone nelle organzzazioni”, con un contributo di Luigi Bobba a Global Inclusion

Leadership Inclusiva. Valorizzare l’unicità delle persone nelle organzzazioni” è uscito sabato 26 novembre in abbinamento opzionale con il Sole 24 Ore, ma dal 29 novembre, in occasione dell’evento di Global inclusion, sarà in vendita nelle migliori librerie fisiche e negli store digitali. Il volume include il contributo di 15 persone leader del cambiamentonell’ecosistema italiano: Giulietta Bergamaschi, Maddalena Berlino, Luigi Bobba, Eva Campi, Giampaolo Colletti, Gianluca Cravera, Paolo Iacci, Cristina Mussinelli, Laura Orestano, Rosy Russo, Donatella Sciuto, Gabriele Segre, Claudia Strasserra, Igor Suran, Riccardo Taverna.

“Questa guida promuove una maggiore consapevolezza dei pregiudizi e degli stereotipi che possono influenzare i nostri atteggiamenti nella gestione di una squadra. Oltre la discriminazione potremo così liberare il nostro potenziale e quello del team di cui siamo responsabili agendo comportamenti di quotidianità che contrastano la cultura alfa. Attraverso un’azione di riconoscimento delle differenze e del principio di equità sosteniamo l’innovazione e la crescita delle organizzazioni, trasformando il lavoro in uno spazio di confronto e preservando le basi che fondano il modello democratico di civiltà e convivenza. Le organizzazioni e i sistemi sociali generano infatti valore quando mettono tutte le persone nella condizione di essere sé stesse, promuovendo autenticità, fiducia e partecipazione.” (dalla quarta di copertina)

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Apericena solidale per la Escola Estrela do Mar in Mozambico

So.M.S. in collaborazione con Vitatre Ipsia Vercelli ODV e il Circolo ricreativo S. Rocco dei Ronchi

invitano

APERICENA SOLIDALE PER LA ESCOLA ESTRELA DO MAR IN MOZAMBICO

Domenica 4 Dicembre ore 17 – So.M.S., Via R.Bobba 26, Cigliano

In occasione dei 20 anni della posa della prima pietra della Estrela do mar, Scuola professionale fondata dalle Acli e dai missionari ciglianesi don Pio Bono e Caterina Fassio a Inhassoro in Mozambico, la So.M.S di Cigliano in collaborazione con Ipsia Acli di Vercelli, Vita tre e Circolo ricreativo S. Rocco dei Ronchi promuovono un Apericena solidale al fine di sostenere le attività della scuola Estrela do Mar, dove oggi studiano e imparano un mestiere più di 1.000 ragazzi e ragazze mozambicani. Durante la serata Luigi Bobba e don Pio Bono ricorderanno le tappe di costruzione e sviluppo della Estrela do Mar e presenteranno le attività che sono oggi in corso, nonché gli interventi necessari per sostenere un’opera volta a dare una buona formazione e a facilitare l’inserimento al lavoro dei giovani.

L’offerta base per partecipare all’Apericena è di 20 euro.

Il menù consiste in alcuni antipasti (salumi locali, pizzette, vitello tonnato), una panissa con i fagioli della pignatta e un dolce a sorpresa. Sarà offerto a tutti i partecipanti un piccolo ricordo della serata in vista delle festività natalizie. Si potranno anche acquistare prodotti di sartoria realizzati dalle ragazze che frequentano la Estrela do Mar.

La serata sarà allietata dall’originale e brillante gruppo “Medicazioni musicali”, nato per iniziativa del Dr. Roberto Perinotti che, insieme ad altri colleghi medici e musicisti della Asl Biella, ci proporranno un repertorio “trasversale” per età e genere dei brani, per gusto e colori armonici e stravagante per la rilettura di alcuni pezzi molto noti. Del gruppo fanno parte, oltre a Perinotti, anche Gianluca Averono, Roberto Beccati, Giovanni di Cintio, Francesco Cossano e per il 4 dicembre vedrà la partecipazione straordinaria di Luciano Pellielo alle percussioni.

Per coloro che desiderassero sostenere ulteriormente la Estrela do mar, in particolare per lo sviluppo e la manutenzione dei laboratori, è possibile fare una erogazione liberale il cui importo sarà deducibile dalla propria dichiarazione dei redditi per il 35% facendo un bonifico indirizzato a:

IPSIA Vercelli ODV

IBAN IT44Y0608510000000057788875

Causale: erogazione liberale per sostegno alla Estrela do Mar

L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Necessaria la prenotazione telefonando o inviando un messaggio Whatsapp al 3349944965 entro il 1 dicembre 2022

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Due nuove iniziative di prevenzione sanitaria della So.M.S. di Cigliano

COMUNICATO STAMPA

DUE NUOVE INIZIATIVE DI PREVENZIONE SANITARIA della SO.M.S. di CIGLIANO

Screening per le patologie aneurismatiche e per l’ambliopia e il glaucoma

Continuano le attività di prevenzione sanitaria promosse dalla So.M.S. di Cigliano rivolte sia ai propri soci che alla popolazione e in particolare ai bambini.

Il 2 dicembre, il dr. Davide Lazzaro,chirurgo vascolare dell’Ospedale S.Giovanni Bosco di Torino, effettuerà, presso la sede della So.M.S. in via R.Bobba 26, per tutta la giornata a partire dalle 8.30, uno screening finalizzato alla prevenzione delle patologie aneurismatiche del distretto aorto-iliaco. Una giornata di prevenzione che fa seguito a quella realizzata nel 2021 e dedicata agli aneurismi della carotide.

Una seconda iniziativa riguarda la prevenzione delle patologie oftalmiche. In collaborazione con l’AIORAO di Chivasso e alcune ortottiste esperte,saranno effettuati due diversi screening.

Il primo, in collaborazione con l’Istituto comprensivo don Evasio Ferraris, è rivolto ai bambini di età 5/6 anni (alunni frequentanti l’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia e il primo anno delle Elementari), è finalizzato alla prevenzione della ambliopia e sarà effettuato nelle giornate del 5, 6, 7 dicembre.

Il secondo, che verrà effettuato nei pomeriggi dei giorni 5, 6, 7 dicembre, è invece rivolto agli adulti per verificare l’eventuale insorgenza del glaucoma e controllare la pressione oculare.

Lo screening verrà effetuato mediante un camper attrezzato messo a disposizione dall’AIORAO. Anche questa attività sarà rivolta sia ai soci della So.M.S. che alla popolazione fino ad esaurimento dei posti disponinbili.

E’ necessario prenotarsi per tempo telefonando o inviando un whatsapp al 334 9944965.

Il Progetto Salute della So.M.S. viene realizzato grazie anche al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli.

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Quel “filo” lungo oltre 20 anni che lega Vercelli alla Estrela do Mar di Inhassoro

La scuola voluta dalle Acli oggi è uno dei principali poli formativi del Mozambico

I primi passi, la crescita impetuosa, i riconoscimenti del governo e la collaborazione con tante associazioni. E si pensa già a nuovi progetti.

di Luigi Bobba

Sono trascorsi più di vent’anni, quando insieme all’allora primo ministro del Mozambico, Pascoal Mocumba, partecipai al “lancamento de premera pedra”, alla posa della prima pietra della Estrela do mar di Inhassoro, piccolo centro del Mozambico posto sull’Oceano Indiano a 800 km a nord della capitale Maputo nella Provincia di Inhambane. 

L’idea di avviare una scuola professionale era stata di un missionario italiano, don Pio Bono, “fidei donum” della diocesi di Vercelli, con alle spalle già 30 anni di presenza in Kenia e che dal 2000 si era insediato in una parrocchia lasciata dai missionari della Consolata a causa della sanguinosa guerra civile, conclusasi poi con gli accordi di pace firmati a Roma alla Comunità di S. Egidio. 

Don Pio mi interpellò – ero allora presidente delle Acli – per chiedere un aiuto nel costruire una scuola professionale. Conosceva infatti l’esperienza italiana dell’ENAIP – l’ente di formazione professionale promosso dalle Acli – e riteneva necessario offrire una possibilità di formazione al lavoro per tanti giovani del posto che non avevano altra alternativa che emigrare in Sudafrica per lavorare in miniera o dedicarsi alla pesca o ad una povera agricoltura di sussistenza. Fu l’occasione per celebrare in modo non retorico i 50 anni di fondazione dell’ENAIP, che ricorrevano proprio nel 2002. Grazie al contributo dell’8 per mille della Chiesa cattolica e al sostegno dei soci delle Acli (dedicammo 0. 50 euro del costo di ogni tessera a questo progetto), in meno di due anni i primi edifici della scuola furono pronti, insieme ai laboratori di sartoria e di falegnameria. Cosi’, con l’anno scolastico 2014 partirono i primi due corsi con circa 125 studenti. Poi, poco per volta la scuola è cresciuta. Sono stati attrezzati altri due laboratori di elettricità e di meccanica e installata un’aula computer, allora l’unica in tutto il distretto di Inhassoro. Grazie a questi nuovi laboratori, i corsi professionali diventarono quattro e gli allievi circa 400. Le competenze, che le ragazze e i ragazzi stavano acquisendo, erano essenziali per lo svolgimento dei mestieri di base in una comunità interessata da un primo sviluppo economico locale. Poi nel 2009, l’incontro con una Ong italiana, il Celim, che disponendo di un finanziamento della Cooperazione del Governo italiano, decise di inserirsi nella struttura della Estrela do mar, costruendo un moderno laboratorio di cucina. Parti’ cosi’ anche un quinto corso di Hotellerie e turismo, nonché un sesto corso di contabilità. Il Celim realizzò, sempre ad Inhassoro – proprio in riva all’Oceano Indiano -, anche un piccolo ma grazioso resort – Hotel Estrela do mar – diventato poi la struttura dove gli studenti potevano svolgere dei tirocini professionali. Dunque la scuola si andava affermando come una piccola ma qualificata leva di sviluppo locale, oltreché come struttura formativa sempre più apprezzata non solo nel distretto di Inhassoro ma anche in tutta la Provincia di Inhambane. Gli studenti erano ormai più di 600 e nel 2011 la Estrela do mar ottenne il riconoscimento come seconda miglior scuola professionale del Mozambico. Quello che sembrava un sogno, pur tra mille difficoltà, era diventato una realtà concreta ed un’opportunità di buona formazione per tanti giovani mozambicani. Si tratta di una “scuola comunitaria” che opera sotto la responsabilità della Diocesi di Inhambane (a cui le Acli hanno donato l’edificio e i laboratori) ed è regolata ai sensi di un’intesa tra la Chiesa cattolica e il governo Mozambicano. La direzione della scuola è di competenza della Diocesi (il direttore fino al 2019 è stato il missionario don Pio Bono e ora, invece, il nuovo parroco di Inhassoro, p. Geremia dos Santos Moses); il governo assicura il pagamento degli insegnanti, del direttore pedagogico aggiunto e del personale di segreteria. Le Acli, fin dall’inizio, oltre ad aver contribuito alla costruzione di 35 aule e all’allestimento di cinque laboratori, non hanno mai fatto mancare il loro sostegno per la manutenzione e l’aggiornamento dei laboratori, per il pagamento del personale non insegnante e per i costi del materiale di consumo mediante una quota annuale del 5 per mille, con l’opera qualificata di formatori dell’Enaip, con l’appoggio della propria ong Ipsia. Fondamentale è stato (è lo è ancora) il sostegno di Ipsia odv Vercelli, della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli che da 10 anni eroga un contributo finanziario, dei molti volontari che hanno prestato gratuitamente la loro opera, dei ragazzi in Servizio civile che si sono succeduti dal 2009 ad oggi (salvo per il periodo della pandemia) e dei tanti anche che hanno fatto donazioni. È grazie a loro che il sogno, nonostante le molte difficoltà, non si è infranto e che ora più di 1000 ragazzi e ragazze hanno un’opportunità di formazione secondaria e professionale. Nel frattempo, a partire dal 2015 sono intervenute importanti novità che hanno accresciuto la capacità della scuola di attrarre studenti anche da province limitrofe e ampliato e diversificato l’offerta formativa. Infatti, dal 2015, la scuola professionale è stata riconosciuta come “Istituto tecnico e commerciale” per cui sono stati attivati gli ultimi anni di scuola secondaria per poter conseguire il diploma superiore ed eventualmente accedere all’Università. Attualmente i corsi di studio sono tre: contabilità, elettricità e meccanica industriale per un totale di 360 allievi di cui 136 sono ragazze. Grazie all’intervento della Sasol, un’azienda sudafricana di estrazione del gas, questi corsi sono ospitati in un nuova struttura realizzata dalla stessa azienda. Il sostegno finanziario di diversi Rotary del territorio vercellese ha consentito poi di aprire nuovi laboratori con attrezzature adeguate alla specializzazione industriale che l’Istituto andava assumendo. È stato altresì attivato un nuovo laboratorio di informatica con più di 40 postazioni. Tutto questo consente di preparare figure professionali con le competenze richieste sia da Sasol sia da altre aziende che si sono insediate nella Provincia di Inhambane, tra cui l’italiana Bonatti o la francese Bolloré. Gli studenti, prima di diplomarsi, hanno la possibilità di fare uno stage presso queste o altre aziende e poi, in non pochi casi, di inserirsi al lavoro nella stessa impresa. Altra importante novità: su richiesta del Governo locale, è nato nel 2020 il Liceo S. Eusebio dove si tengono i primi tre anni di scuola secondaria con la presenza di circa 700 studenti. Infine, per iniziativa delle Acli e dell’Enaip, nel 2019 è partita l’impresa sociale Enaip Mozambico che ha sede a Maputo e che opera per la formazione dei formatori e l’assistenza tecnica di 10 scuole professionali nel campo del turismo e dell’agricoltura. In un paese, dove circa la metà della popolazione ha meno di 25 anni, la leva fondamentale per un’ uscita dalla povertà e una crescita equilibrata è rappresentata dall’investimento in formazione e buona scuola. È quello che le Acli, insieme a diverse altre realtà con radici italiane (a cominciare dai Salesiani) stanno provando a fare. 

pubblicato su «Corriere Eusebiano» del 6 novembre 2022

Luigi BobbaQuel “filo” lungo oltre 20 anni che lega Vercelli alla Estrela do Mar di Inhassoro
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“Siamo una Banca Etica e scioperiamo per il clima”

Il sociologo Luigi Ceccarini l’ha definita “un ossimoro”. Mario Draghi, l’unica barzelletta in vita sua l’ha raccontata in una conferenza stampa qualche mese fa ed era quella del cuore del vecchio banchiere ancora adatto ai trapianti perché “mai usato”. Eppure, malgrado tutti questi pregiudizi, la Banca Etica è una realtà, “che produce profitti e intanto contribuisce al bene comune, per quanto possa sembrare sorprendente”, afferma il cofondatore Ugo Biggeri, che ne è stato per diversi anni il presidente. Durante l’ultimo sciopero globale per il clima, Banca Etica ha deciso di chiudere i battenti e sostenere la protesta dei Fridays For Future. Perché i diritti – e la finanza non di meno – hanno a anche fare con l’ambiente, spiega Biggeri dalla sede centrale di Padova.

Quali sono le caratteristiche di Banca Etica, e soprattutto cosa fate per essere all’altezza di un nome così impegnativo?
“La nostra sfida quotidiana è di praticare la sostenibilità nella sua accezione più genuina e più ampia: ambientale, sociale, anche perché no finanziaria e di governance. La nostra banca è nata nel 1999 con l’obiettivo di finanziare la cooperazione sociale, la tutela dell’ambiente e la società civile, e di appoggiare il mondo non profit e l’economia solidale. C’era una forte componente cattolica alla base, ma anche una spinta dal mondo laico, dell’associazionismo, di tutto il terzo settore”.

In pratica come realizzate questi principi?
“Beh, intanto ci scegliamo con la massima attenzione i nostri clienti, sia quelli che vengono ad aprire un conto sia soprattutto quelli ai quali prestiamo soldi: niente società che producono armi, per esempio, né che smaccatamente inquinano l’aria e l’ambiente, oppure la cui governance a partire dagli assetti proprietari non è trasparente. Cerchiamo in ogni caso di mettere la persona al centro delle nostre attenzioni, non il business fine a se stesso”.

Una ricerca di Demos (e non è l’unica) testimonia che la gente non ha fiducia nelle banche. Magari qualche episodio del passato ha dato ragione a questo pregiudizio. Cosa fate per riscattare l’immagine del settore del credito?
“Cerchiamo, ripeto, un rapporto diretto con i clienti, ma soprattutto di restare sempre fedeli ai nostri principi ispiratori. Ogni singolo progetto viene valutato con il massimo scrupolo: ora per esempio ne abbiamo scartati diversi che prevedevano lo sviluppo di agricoltura non sostenibile, con problemi che andavano dall’uso di pesticidi agli Ogm”.

State sviluppando una sempre maggiore attenzione all’ambiente?
“Sì, certo. Del resto, gli stessi fondi del Pnrr, per il cui utilizzo è essenziale una compartecipazione fra pubblici e privati, sono in larghissima misura destinati alla transizione ambientale. Ma finanziamo anche moltissime piccole e piccolissime iniziative che altrimenti non avrebbero accesso al credito. È un po’ la scuola del microcredito di Muhammad Yunus, il fondatore della Grameen Bank che ha vinto il Nobel per la Pace nel 2006: come lui, anche noi riscontriamo a sorpresa un tasso di sofferenze inferiore alla media. Vuol dire che chi ha ricevuto un microfinanziamento è di solito puntuale nella restituzione, e questo per noi avviene in modo geograficamente uniforme, dalla Sicilia alla Lombardia”.

Sempre con un occhio particolarmente attento all’ambiente?
“Beh, certo è cruciale, in tempi di massima attenzione al riscaldamento globale, valutare l’impatto in termini di emissioni di carbonio di ogni iniziativa industriale che ci viene sottoposta, piccola o grande che sia. Le valutazioni in questione vengono fatte, progetto per progetto, da un folto stuolo di volontari che lavora con noi”.

Come è cominciata quest’avventura?
“Eravamo (Banca Etica è nata come società cooperativa per azioni, ndr) forse non quattro amici al bar, ma pochi di più: io ero, si figuri, un fisico e ingegnere, però attratto da sempre dalle tematiche della solidarietà, tanto che ero attivista di Mani Tese. Poi c’erano Fabio Salviato e Marco Piccolo, che lavoravano a una cooperativa finanziaria che già faceva microcredito per il commercio equo, la Ctm Mag. Ancora: Mario Cavani che lavorava in una banca popolare di Modena ed era presidente di una Ong, Fabio Silva che a sua volta lavorava nella Banca Popolare di Milano ed era un sindacalista della Cisl, Luigi Bobba che era presidente delle Acli, Nuccio Iovine dell’Arci, Massimo Campedelli del gruppo Abele, Maurizio Donadelli di una altra cooperativa finanziaria simile a Ctm Mag. E sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno. Tutti insieme decidemmo la creazione di un’istituzione finanziaria diversa dalle altre, con le connotazioni morali e ambientali in testa”.

C’era però anche da gestire una banca e non tutti, a giudicare dal suo elenco, erano esperti. Come avete fatto?
“Ci siamo dati da fare per recuperare il gap. Io per esempio mi sono iscritto a un corso rapido di gestione aziendale della Bocconi. Per noi era un sogno, per fortuna realizzato: come ha scritto Ilvo Diamanti nella prefazione di un libro sulla nostra iniziativa, che ha scritto Fabio Salviato (uno del gruppo), la scommessa era di far entrare l’etica, l’ambientalismo ma non solo, nel circuito sociale, economico e finanziario, per contaminarlo e inquinarlo – beneficamente, s’intende – dall’interno. E dimostrare che tutto è possibile quando si è mossi da ideali forti”.

Ora al gruppo si è unita Etica Sgr, una società di gestione del risparmio volta ad aumentare ulteriormente la consistenza patrimoniale e nel frattempo ampliare la clientela, di cui lei è presidente. La stessa filosofia?
“Naturalmente sì, anzi ancora più attentamente perseguita perché si tratta di raccogliere e gestire fondi consistenti, anche quotati sui vari mercati. Da sempre siamo convinti che selezionare gli emittenti (imprese e Stati) dal punto di vista ambientale e di governance offra un valore aggiunto anche sul piano dei rendimenti nel medio-lungo periodo. Centrale nel nostro modello di gestione è il processo di selezione degli emittenti, svolto internamente da un team di analisti Esg: effettuiamo un doppio screening, inizialmente con l’applicazione di criteri negativi di esclusione per scartare gli emittenti coinvolti in attività o settori controversi, e in seguito applicando i parametri positivi di selezione con un approccio best in class“.

Come avviene l’interazione banca-Sgr?
“In molti modi. Ad esempio, aderendo ai fondi di Etica Sgr si può scegliere di devolvere parte del capitale sottoscritto a favore di un fondo che fa da garanzia a progetti di microfinanza in Italia e sostiene iniziative di crowdfunding per attività che impattano positivamente sulla società. Tutto questo ci sembra che dia un contributo non solo ai beneficiari ma anche all’immagine stessa del sistema bancario-creditizio, e la fiducia è proprio quello di cui in questi tempi difficili c’è maggior bisogno”.

pubblicato su Repubbilca del 8 novembre 2022

Luigi Bobba“Siamo una Banca Etica e scioperiamo per il clima”
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Luigi Bobba alla presentazione del Terzjus Report a Napoli, 4 novembre ore 15:30

Sarà presentato venerdì 4 novembre 2022, alle ore 15.30, a Napoli presso la sede della Fondazione Banco di Napoli, a Palazzo Ricca in via del Tribunali 213 a Napoli, il 2° rapporto della Fondazione TerzjusDal non profit al Terzo Settore. Una riforma in cammino“.

Quello su iniziativa della Fondazione Banco di Napoli, Venerdì 4 novembre 2022 alle 15:30 a Palazzo Ricca in via del Tribunali 213 a Napoli, è il primo degli incontri territoriali in presenza per la presentazione del 2° Rapporto della Fondazione Terzjus

Luigi BobbaLuigi Bobba alla presentazione del Terzjus Report a Napoli, 4 novembre ore 15:30
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L’impatto sociale nell’opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice nella società civile di oggi e di domani.

L’IMPATTO SOCIALE NELL’OPERA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE NELLA SOCIETÀ CIVILE DI OGGI E DI DOMANI

Intervento di Luigi Bobba alla manifestazione per i 150 anni della Fondazione delle FMA – Torino 12 ottobre 2022

Ricorrendo questo 150esimo anniversario della fondazione delle FMA (Figlie di Maria Ausiliatrice) mi è venuto in mente un aforisma attribuito al Presidente americano Abramo Lincoln: “ Non sono gli anni che contano della tua vita, ma la vita che metti in quegli anni”.

Ecco di vita le FMA in questi 150 anni ne hanno messa molta, nuove opportunità di vita con la formazione dei giovani al lavoro, sostenendo chi arranca sulle strade della vita, incoraggiando chi è rassegnato e insoddisfatto della propria vita, aprendo gli occhi e il cuore ad una speranza nella vita oltre la morte. E dunque questo anniversario è una celebrazione,non tanto per guardare ad un passato fatto di opere grandi e straordinarie, ma un invito a guardare al presente e a proiettarsi nel futuro.

La mia è solo una breve testimonianza personale di come ho incontrato le FMA nel ramo di attività che prima don Bosco e poi Madre Mazzarello hanno loro assegnato: l’educazione dei giovani, la formazione professionale, ovvero le opere inquadrate oggi nel CIOFS, Centro Italiano Opere femminili Salesiane.

Già la sigla -CIOFS- appare più leggera, quasi musicale rispetto a quella più quadrata dei confratelli maschi che operano nello stesso campo con il CNOS. Forse un segno distintivo di quel “genio femminile” di cui aveva parlato Giovanni Paolo II. Ecco proprio negli anni – prima nella responsabilità nazionale delle Acli e dell’Enaip e poi in quella politico parlamentare – è maturata una relazione di amicizia e di stima che continua tuttora.

E allora mi sono interrogato sulla parola chiave del titolo di questo panel: “impatto”. Vengono subito in mente le orme, le tracce, i segni, le opere che lasciamo nelle nostre comunità. Tracce e segni che ho colto sia direttamente nella mia realtà territoriale di appartenenza (sr. Egidia); sia in quella piemontese (sr. Silvana): sia infine in quella nazionale (sr. Manuela, sr. Lauretta e sr. Angela). Tracce, segni, opere da riconoscere non come rendita di un passato glorioso, ma come indicatori di un futuro possibile e desiderabile. Se vogliamo parlare ai ragazzi e alle ragazze di oggi e di domani, serve saper riscoprire la fecondità del carisma delle origini in questa società che è diventata complessa e globale, liquida e in polvere, interconnessa ma frammentata, digitale ma a rischio di incomunicabilità. È lì che si misura la capacità di generare opere inedite o di immettere nuova vita in quelle che hanno fatto grande e bella la vostra storia.

Così ho provato a fare memoria delle tracce che ho riconosciuto, seguito e che possono fungere da guida, da orientamento per il futuro.

Primo: quella speciale attenzione alle persone “giovani”, non è mai venuta meno. Anche oggi che i giovani non sono più al centro dell’attenzione. Un’attenzione particolare riservata a quelli che sono meno favoriti, più a rischio, dimenticati. Per le FMA non ci sono persone da dimenticare. Anzi proprio a loro è riservata una cura speciale, un sostantivo che ben si associa ad una lettera della vostra sigla.

E poi l’apertura al nuovo non per inseguire o peggio santificare ciò che è nuovo. Ma apertura come capacità di calarsi nelle contraddizioni della storia, in particolare dei giovani che incontrate; di calarsi dentro ai mutamenti del lavoro e delle professioni, delle tecnologie come anche delle metodiche educative e di comunicazione. La fedeltà al carisma infatti non può essere una reliquia da esporre nelle grandi occasioni. Ma una sorgente generativa di nuova vita per chi si misura costantemente con il contesto, di chi non si mette sulla difensiva, ma prova a riattualizzarlo nel qui ed ora, laddove è stato chiamato a realizzare la propria vocazione.

E infine l’orizzonte europeo. Questa celebrazione si tiene a ridosso del 34esimo seminario di formazione europea. Già quel numero – 34 – dice che non si tratta di una moda degli ultimi anni, ma di una scelta, di un profilo distintivo nel promuovere, fare, organizzare la formazione professionale e al lavoro. La VET è entrata nel vostro Dna in quanto:
– come vocazione, affinamento e valorizzazione delle proprie capacità elettive;
– come education, conoscenza e capacità di apprendere;
– come training, maturazione di competenze riconoscibili e riconosciute.

Dunque questa capacità di tenere ben chiara la prospettiva europea – prima di molti altri – è un segno caratteristico che ben esprime quel carisma salesiano di stare laddove si guarda non al passato, ma al futuro. Così la FP può diventare esperienza di Europa anche per molti ragazzi che non hanno mai varcato i confini del proprio territorio familiare e amicale. Un allargamento di confini che non si è fermato alla frontiera europea ma che incarna il carisma educativo salesiano anche nei paesi del Sud del mondo. Sono, in questi giorni, di ritorno dal Mozambico. E anche lì ho incontrato sorelle e fratelli salesiani pronti a giocare la propria vocazione accanto a quel formidabile potenziale di cambiamento che sono i giovani in quei paesi.

Ecco questi tre segni-vicinanza a chi è dimenticato, apertura al nuovo e orizzonte europeo danno la misura dell’impatto delle opere delle FMA che ho conosciuto. A tutte loro un grazie di cuore per la loro testimonianza gioiosa e fedele.

 

Luigi BobbaL’impatto sociale nell’opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice nella società civile di oggi e di domani.
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Presentazione del TERZJUS REPORT 2022, Roma 21 settembre ore 10

TERZJUS REPORT 2022: “Dal non profit al Terzo settore. Una riforma in cammino”

Mercoledì 21 Settembre – ore 10
Sala Angiolillo, Palazzo Wedekind – Piazza Colonna – ROMA

PROGRAMMA

ore 10 – Registrazione partecipanti
ore 10.30 – Apertura dei lavori: Luigi Bobba – Presidente Terzjus

Saluti istituzionali
Maria Luisa Gnecchi – Vicepresidente INPS
Giovanni Quaglia – Presidente Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria
Alessandro Lombardi – Direttore Generale del Terzo Settore e della responsabilità sociale delle imprese al Ministero del Lavoro

2° Rapporto sullo stato e l’evoluzione del diritto del terzo settore in Italia: una sintesi
Antonio Fici – Direttore Scientifico Terzjus

Primo focus
Terzjus report 2022: Uno sguardo dall’interno. Confronto tra le reti associative, di rappresentanza e di servizio
introduce e modera: Gabriele Sepio – Segretario Generale Terzjus
partecipano:
Vanessa Pallucchi – Portavoce Forum Nazionale del Terzo Settore
Stefania Mancini – Presidente Assifero
Chiara Tommasini – Presidente CSVnet
Eleonora Vanni – Coordinamento settore cooperative sociali – Alleanza Cooperative Italiane

Secondo focus
Terzjus Report 2022: uno sguardo dall’esterno. Come i media e la stampa raccontano il Terzo settore
Introduce e modera: Sara Vinciguerra – Responsabile comunicazione Terzjus
Maria Carla De Cesari – Caporedattore Il Sole 24ore
Stefano Arduini – Direttore VITA
Elisabetta Soglio – Responsabile Corriere Buone Notizie
Marco Girardo – Responsabile di Economia Civile inserto di Avvenire
Roberto Natale – Direttore Rai per la Sostenibilità

Conclusioni
Conclusioni e proposte per il 2023
Luigi Bobba – Presidente Terzjus

Per l’accesso a Palazzo Wedekind è necessario prenotarsi entro sabato 17 settembre a info@terzjus.it

L’evento potrà essee seguito anche in diretta sul canale YouTube di Terzjus

Luigi BobbaPresentazione del TERZJUS REPORT 2022, Roma 21 settembre ore 10
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Le potenzialità della formazione professionale come strumento per conciliare le nuove necessità della realtà produttiva

In questo episodio Luigi Bobba – presidente della fondazione Terzjus, ex sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e presidente nazionale delle ACLI – ci accompagna alla scoperta del mercato del lavoro attuale e delle potenzialità della formazione professionale come strumento per conciliare le nuove necessità della realtà produttiva.
Visita il sito https://www.enaiplombardia.eu/

Luigi BobbaLe potenzialità della formazione professionale come strumento per conciliare le nuove necessità della realtà produttiva
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