Ecco il manifesto di Calenda per le elezioni europee

Ecco il manifesto di per le Si chiama “Manifesto per la costruzione di una lista unitaria delle forze europeiste”. lo ha letto in anteprima per Il Foglio

“Il destino dell’Europa è il destino dell’Italia. L’Italia è un paese fondatore dell’Unione Europea, protagonista dell’evoluzione di questo progetto nell’arco di più di 60 anni. E protagonisti dobbiamo rimanere fino al conseguimento degli Stati Uniti d’Europa, per quanto distante questo traguardo possa oggi apparire. Il nostro ruolo nel mondo, la nostra sicurezza – economica e politica – dipendono dall’esito di questo processo”

 

Luigi BobbaEcco il manifesto di Calenda per le elezioni europee
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Dalla lotta di classe all’estremismo digitale

Stare al gioco produce i suoi vantaggi, così chi per primo ha capito e adottato la nuova logica ha vinto le elezioni. Il rischio è che la situazione si esasperi

leggi l’articolo di Mauro Magatti sul Corriere della Sera

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Luigi Bobba: aderisco al manifesto “SIAMO EUROPEI”

Mi convince la proposta formulata dall’ex Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, insieme ad altri, di un Manifesto – SIAMO EUROPEI – come base comune per costituire una lista unica delle forze politiche e civiche europeiste per le prossime elezioni europee” – dichiara l’ex Sottosegretario al Ministero del Lavoro Luigi Bobba.

“L’appuntamento elettorale del prossimo 26 maggio – continua Bobba – sarà decisivo per capire se ci si vuole incamminare verso gli Stati Uniti d’Europa, oppure cancellare giorno per giorno – come stanno facendo le forze sovraniste e populiste – la paziente costruzione di uno spazio comune di libertà, democrazia e benessere”.

“Non sono certo tra coloro che vogliono conservare l’Europa così com’è e che non ne vedono i limiti e i tanti errori di questi anni – conclude Bobba -, ora è tempo di cambiare strada per fare dell’Europa di domani il soggetto politico e istituzionale protagonista di uno sviluppo innovativo, inclusivo e sostenibile. Investire sulla scuola, sul lavoro, sulla ricerca, sull’ambiente e sul welfare è l’unico modo per guardare l’Europa con gli occhi di coloro che oggi hanno 20 anni e per la prima volta  parteciperanno all’elezione del Parlamento europeo.”

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Luigi Bobba sui dazi: una vittoria dei risicoltori, un plauso all’Unione Europea

Questa volta la Commissione Europea non è rimasta intrappolata nelle sue burocrazie. La richiesta del Governo Gentiloni (febbraio 2018) – supportata da altri sette Paesi – di introdurre la clausola di salvaguardia sulle importazioni di riso a dazio zero da Cambogia e Myammar/Birmania, è stata accolta.

In meno di un anno, la Commissione Europea ha avviato un’indagine che ha portato a verificare un aumento anomalo di importazioni da questi paesi, in volumi tali da danneggiare seriamente i risicoltori europei e in particolare quelli italiani che da soli producono circa il 50% del riso europeo.

“Una vittoria importante perché consente di evitare un vero e proprio dumping sul riso italiano, mettendo fortemente in difficoltà le nostre aziende vercellesi – dichiara Luigi Bobba, già Sottosegretario al Lavoro.

La spinta dell’Ente Risi, delle organizzazioni agricole e dei risicoltori vercellesi – insieme all’azione di Governo e della UE – ha portato in meno di un anno, a conseguire questo importante risultato”.

“Le nostre aziende e le nostre istituzioni – continua Bobba – possono ora concentrare la loro attenzione sulla sfida della qualità e della tipicità del nostro prodotto. E le azioni intraprese dall’Assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Giorgio Ferrero, anche con il lancio del marchio “Piemondina”, si muovono proprio in questa direzione.

Ora – conclude Bobba – bisogna arrivare all’etichettatura europea sul paese di origine in modo da salvaguardare la tipicità del riso delle nostre terre, l’unicità del paesaggio delle risaie, tutelare adeguatamente i consumatori e promuovere la gastronomia piemontese”.

 

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Sette passi per il rilancio della riforma

“E’ l’Italia che ricuce e che dà fiducia”. Questo il filo conduttore del discorso di fine anno del presidente Mattarella che ha evocato i soggetti che “rappresentano una rete preziosa di solidarietà”. Proprio insieme a questi soggetti, Governo e Parlamento tra il 2014 e il 2017 hanno varato una riforma volta a “favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini,singoli e associati, nello svolgimento di attività di interesse generale,secondo il principio di sussidiarietà (art.118 della Costituzione). Per cui appare del tutto irragionevole oltreché sbagliato, introdurre nuove “tasse sulla bontà”, come previsto nella legge di bilancio. Ora il Governo ha promesso di cancellare la norma,ma se vuole  promuovere le reti di solidarietà anche colpendo “i furbetti”, non ha che da dare piena applicazione alla Riforma del terzo settore, attraverso sette semplici ma indispensabili passi.

Primo: istituire il Registro unico degli enti del Terzo settore (Ets). E’ una misura cardine per sapere chi sono, cosa fanno tali enti e se sono meritevoli delle agevolazioni previste dalla legge. Va realizzato con le Regioni in modo uniforme su tutto il Paese entro agosto 2019.                                                                                                                                                              

Secondo: a proposito di norme fiscali, la riforma ha ridisegnato con pochi principi un sistema che si era fatto intricato e spesso inefficace. Diverse di queste norme, comprese quelle dedicate all’impresa sociale, necessitano per entrare in vigore di un’autorizzazione della Commissione Europea. Perché il Governo non ha ancora presentato la richiesta? 

Terzo: per rafforzare e stabilizzare le attività e le strutture degli Ets, la riforma ha introdotto il “social bonus”, una misura fiscale fortemente agevolativa (fino al 65% di detrazione) per favorire l’utilizzo da parte degli stessi enti di immobili pubblici inutilizzati o confiscati alle mafie. Cosa aspetta il Governo ad emanare il decreto attuativo?

Quarto: nel Codice del Terzo settore sono stati istituiti i “Titoli di solidarietà”, ovvero obbligazioni o certificati di deposito con una tassazione pari ai titoli di debito pubblico, destinati proprio a finanziare le attività degli Ets. Cosa si aspetta a farli decollare?

Quinto: da luglio i tanto vituperati burocrati hanno predisposto una bozza di decreto relativo alle attività secondarie e strumentali degli Ets, in modo da regolare quelle attività di natura commerciale volte ad apportare risorse private per le attività principali degli stessi enti. Perché il Governo lo tiene nel cassetto?

Sesto: in ragione dei nuovi compiti attribuiti dalla riforma al Ministero del Lavoro attraverso la Direzione generale “Formazioni sociali e Terso settore”, si rende necessario un significativo rafforzamento del personale dedicato a svolgere le funzioni di indirizzo e controllo. Altrimenti la Riforma rischia di rimanere “bella ma impossibile”.

Settimo: il Governo ha opportunamente previsto un incontro con il Forum del Terzo settore. Ma non ha mai convocato  il Consiglio nazionale del Terzo settore, organismo istituzionale a cui la legge attribuisce il compito supportare il Governo nell’applicazione della Riforma. Semplice dimenticanza?

Consiglio non richiesto per il nuovo anno: anziché ingiuste e irragionevoli “tasse sulla bontà”, basterebbe compiere questi semplici ma essenziali sette passi.

pubblicato in Corriere della Sera del 15 Gennaio 2019 Buone Notizie pag. 7

Luigi BobbaSette passi per il rilancio della riforma
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Bentivogli (Fim Cisl): «Con l’ecotassa sulle auto il piano Fca diventa carta straccia»

«Con questo emendamento il piano di 5 miliardi di euro che Fca ci ha presentato nei giorni scorsi rischia di diventare carta straccia». Il segretario della Fim, Marco Bentivogli è stato tra i primi a denunciare i rischi che potrebbe comportare, per tutta la filiera italiana dell’automotive, l’adozione dell’ormai famigerato 79 bis.

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De Palo: «i figli dimenticati nel reddito di cittadinanza»

Gigi De Palo (Forum Famiglie): «6mila euro all’anno per un single, 7.560 euro per un pensionato e appena 1.200 euro annui per un figlio minorenne? Sono di fatto appena 100 euro al mese: troppo poco per riuscire a sostenere chi rappresenta il futuro del Paese»

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Povertà, 25 miliardi all’anno vanno nelle tasche sbagliate

Cinque milioni di poveri in Italia non si possono ignorare, ed è giusto dare loro un assegno di sussistenza. Ma i soldi vanno spesi bene perché a pagare l’Irpef sono sempre i soliti 41 milioni di italiani. E anche tra loro non tutti se la passano benissimo.

leggi l’articolo di Milena Gabanelli e Rita Querzè

 

Luigi BobbaPovertà, 25 miliardi all’anno vanno nelle tasche sbagliate
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“Ridare un’anima alla politica riformista”. Intervista a Luigi Bobba

leggi l’intervista sul blog di RaiNews

Presidente Bobba, lei è stato un protagonista per molti anni della politica sociale del nostro Paese. Come giudica, dal suo punto di vista, l’atteggiamento del governo verso il sociale?  
Ciò che mi colpisce nelle politiche del Governo, è la mancanza di un disegno che abbia al centro il destino delle generazioni future. Sull’altare del Reddito di cittadinanza e di Quota 100, sono state sacrificate gran parte delle misure con un orizzonte che non fosse meramente quello del prossimo appuntamento elettorale. Cosi’, introducendo quota 100 si impegnano più’ risorse per le persone adulte o anziane; un debito che dovrà’ essere pagato dai giovani che entrano ora nel mercato del lavoro . Poi, per non tradire le attese del ricco bacino elettorale del Sud, i 5 Stelle hanno deciso di impegnare più’ di 7 miliardi nel reddito di cittadinanza. Una scelta che difficilmente potrà generare nuovo lavoro, far acquisire ai giovani le competenze oggi richieste dalle aziende e dare un vigoroso impulso alle politiche attive del lavoro. Probabilmente queste due misure saranno paganti sul piano elettorale anche se ben presto si riveleranno un boomerang per il Paese e in particolare per i giovani. Ci sarebbe invece bisogno di politiche con un respiro almeno di medio periodo quali l’introduzione di un assegno universale per i figli a carico (come accade in Germania), di una politica fiscale che non penalizzi le famiglie specialmente quelle con redditi medio bassi; di affrontare con decisione il tema dei “grandi anziani”, il cui numero nei prossimi 15 anni crescerà esponenzialmente, nonché’ di sconfiggere la trappola della povertà’ con una solida alleanza tra istituzioni e Terzo settore. Tutto questo è pero’ scomparso dai radar delle forze di Governo, ma i problemi di un Paese che ha un crescente indice di dipendenza tra lavoratori attivi e pensionati; che spende malamente una quantità’ tutt’altro che modesta di risorse in servizi socioassistenziali; che è privo di un duraturo sostegno alla natalità e alle responsabilità’ genitoriali, restano tutti davanti a noi. E il conto di queste scelte sbagliate sarà ancora una volta scaricato sulle generazioni future.

 Nella manovra, appena approvata, c’è il reddito di cittadinanza,  e c’è anche la “tassa sulla bontà” (che secondo il Governo sarà tolta in un provvedimento ad hoc).  Cos’è questo? dilettantismo? 
Piu’ che cancellare la povertà’, hanno provato a rendere invisibili i poveri. La “tassa sulla bontà” – ovvero il raddoppio dell’Ires sugli utili delle organizzazioni non profit,- è il frutto di una mancanza di conoscenza del mondo del terzo settore. Le dichiarazioni della viceministra dell’Economia Laura Castelli sono la macroscopica dimostrazione di tale ignoranza. E quindi, pur di non ripensare reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni, si sono cercate risorse un po’ a casaccio andando pero a colpire i più’ deboli: le organizzazioni non profit che si occupano di assistenza ai malati e ai disabili; gli insegnanti di sostegno nella scuola; le famiglie con figli che avranno meno trasferimenti dei single. Quando si fanno promesse mirabolanti agli elettori, si finisce per mettere in campo politiche non solo irragionevoli ma anche controproducenti.

Lei è anche un esperto di politiche attive per il lavoro. Il lavoro infatti è la priorità prima per gli italiani. Il governo vuole venire incontro al dramma della disoccupazione con il reddito di cittadinanza.. Basta? Non c’è il rischio di un clamoroso flop? 
Molti osservatori hanno espresso seri dubbi sulla possibilità di generare nuova occupazione attraverso uno strumento come il reddito di cittadinanza. Al Sud tale strumento di integrazione al reddito , potrebbe incrementare(lo studio viene da un osservatorio indipendente come la CGIA di Mestre) proprio il lavoro irregolare; mi prendo il reddito di cittadinanza e continuo a lavorare in nero. Un cortocircuito che potrebbe generarsi anche con un allargamento a dismisura di stages e tirocini. Per di più risulta poco credibile che i Centri per l’impiego – che peraltro dipendono dalle Regioni – possano gestire una simile massa di dati e di persone e contestualmente svolgere controlli efficaci per evitare che tutto si risolva in un intervento meramente assistenziale. Servirebbe invece dare seguito alle politiche avviate dai governi di centrosinistra, ovvero: attrarre investimenti anche stranieri, sostenere e sviluppare l’alternanza scuola lavoro ( che invece la legge di bilancio riduce e penalizza), promuovere e allargare il sistema duale nella formazione professionale attraverso l’apprendistato formativo; triplicare il numero dei giovani che possono accedere agli ITS che si sono rivelati un efficace percorso formativo per inserirsi realmente al lavoro; abbattere in modo durevole il costo indiretto del lavoro per le imprese, premiando in particolare quelle che assumono giovani con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Tutto questo non c’è nelle priorità’ del governo e gli effetti già si cominciano a vedere: Pil che rallenta e si ferma; occupazione che perde colpi, probabile aumento della pressione fiscale nel 2019; insomma prove generali di “ decrescita infelice”.

Il terzo settore è una grande risorsa del nostro Paese, è quell’Italia che “cuce ” per dirla con il Presidente Mattarella. Come sta procedendo l’attuazione della riforma del terzo settore? 
“E’ l’Italia che ricuce e che da fiducia” ha detto Mattarella nel discorso di fine anno evocando i soggetti del terzo settore. E’ un’ Italia spesso invisibile ma presente nella vita quotidiana delle persone nelle nostre comunità anche quelle più’ marginali. La riforma del Terzo settore – approvata tra il 2015 e il 2017 -aveva l’obiettivo di dare un vestito normativo unitario a tutti questi soggetti. Merito del nuovo Governo è stato quello di portare a conclusione i due decreti correttivi – sull’impresa sociale e sul Codice del terzo settore – già predisposti dal governo Gentiloni. Per il resto tutto è rimasto fermo o quasi. D’altra parte, invece, il vicepremier Di Maio , parlando al Forum del Terzo settore due mesi orsono, aveva dichiarato che la riforma del terzo settore era una buona riforma proprio perché scritta con le organizzazioni non profit e che il governo era impegnato a darne piena applicazione attraverso tutti gli atti amministrativi ancora necessari. Spero che nel 2019 si cancelli la “tassa sulla bontà”,( il Governo lo ha confermato anche nell’incontro del 10 gennaio con il Terzo settore); che si proceda rapidamente all’istituzione del Registro unico degli enti del terzo settore,; che si dia avvio al social bonus e ai Titoli di solidarietà e che si completino i diversi decreti rimasti nel cassetto in questi primi sette mesi di governo.

Parliamo del discorso di fine anno del Presidente Mattarella. Un discorso chiaro che si è posto in maniera alternativa alla “predicazione ” leghista. Ha avuto grande successo mediatico. Insomma il valore della solidarietà è ancora presente nella mente e nel cuore degli italiani? Oppure ha ragione il Censis quando afferma che negli italiani c’è un sovranismo psichico?
Il Censis ha colto un tratto emergente nel sentire del Paese coniando il neologismo di “sovranismo psichico”. Ovvero la percezione della realtà a volte diventa più’ vera e importante di quella effettiva; per esempio : gli italiani credono che gli stranieri in Italia siano il 27% mente in realtà’ sono meno del 9 % . Ecco perchè lo slogan leghista “prima gli italiani” ha fatto cosi’ presa. Ma nel paese ci sono anche molti anticorpi, la società’ civile non e’ morta e ha una sua spinta generativa. Il compito ora è come dare rappresentanza a queste energie per evitare che prevalga il “cattivismo”. D’altra parte la rivolta dei sindaci contro gli effetti perversi del decreto sicurezza o il movimento delle “madamin” per dire Si’ alle infrastrutture e allo sviluppo, indicano che esiste una volontà’ di reazione , insomma una riscossa morale alla deriva sovranista e populista.

Lei è stato Presidente Delle Acli. La Chiesa è un argine contro il sovranismo e il populismo. In questi giorni cade il centenario dell’appello “ai liberi e ai forti” di Don Luigi Sturzo. Non le pare che sia venuto il tempo di un forte protagonismo laicale? Come rianimare il Centrosinista?
Certamente questa riscossa morale può trovare ragioni, valori e motivazioni in quella miriade di opere sociali e culturali che il cattolicesimo popolare ha generato nelle nostre comunità’ come risposta concreta ai bisogni delle persone , specialmente dei più deboli. D’altra parte lo stesso Luigi Sturzo , prima di lanciare l’appello “Ai liberi ai forti”, si era dedicato a costituire mutue, cooperative, forni sociali e a dar vita ad un fecondo municipalismo comunitario. Il Partito Popolare viene dopo. Per cui oggi è il tempo di ricostituire o rinvigorire quel tessuto generativo e tornare a parlare ai tanti cittadini impauriti e disorientati. E’ ai perdenti della globalizzazione che occorre rivolgersi per evitare che siano affascinati dalle parole d’ordine dei sovranisti e dei populisti. Ed è proprio a questi tanti cittadini dimenticati che occorre prestare ascolto con l’obiettivo ancora attuale di costruire una società libera , aperta e inclusiva. Questa è l’anima di una politica riformista , di sinistra ed europeista che coltiva ancora l’ambizione di governare il Paese avendo negli occhi e nella mente le attese e le speranze dei più’ giovani.

Luigi Bobba“Ridare un’anima alla politica riformista”. Intervista a Luigi Bobba
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