Quel “filo” lungo oltre 20 anni che lega Vercelli alla Estrela do Mar di Inhassoro

La scuola voluta dalle Acli oggi è uno dei principali poli formativi del Mozambico

I primi passi, la crescita impetuosa, i riconoscimenti del governo e la collaborazione con tante associazioni. E si pensa già a nuovi progetti.

di Luigi Bobba

Sono trascorsi più di vent’anni, quando insieme all’allora primo ministro del Mozambico, Pascoal Mocumba, partecipai al “lancamento de premera pedra”, alla posa della prima pietra della Estrela do mar di Inhassoro, piccolo centro del Mozambico posto sull’Oceano Indiano a 800 km a nord della capitale Maputo nella Provincia di Inhambane. 

L’idea di avviare una scuola professionale era stata di un missionario italiano, don Pio Bono, “fidei donum” della diocesi di Vercelli, con alle spalle già 30 anni di presenza in Kenia e che dal 2000 si era insediato in una parrocchia lasciata dai missionari della Consolata a causa della sanguinosa guerra civile, conclusasi poi con gli accordi di pace firmati a Roma alla Comunità di S. Egidio. 

Don Pio mi interpellò – ero allora presidente delle Acli – per chiedere un aiuto nel costruire una scuola professionale. Conosceva infatti l’esperienza italiana dell’ENAIP – l’ente di formazione professionale promosso dalle Acli – e riteneva necessario offrire una possibilità di formazione al lavoro per tanti giovani del posto che non avevano altra alternativa che emigrare in Sudafrica per lavorare in miniera o dedicarsi alla pesca o ad una povera agricoltura di sussistenza. Fu l’occasione per celebrare in modo non retorico i 50 anni di fondazione dell’ENAIP, che ricorrevano proprio nel 2002. Grazie al contributo dell’8 per mille della Chiesa cattolica e al sostegno dei soci delle Acli (dedicammo 0. 50 euro del costo di ogni tessera a questo progetto), in meno di due anni i primi edifici della scuola furono pronti, insieme ai laboratori di sartoria e di falegnameria. Cosi’, con l’anno scolastico 2014 partirono i primi due corsi con circa 125 studenti. Poi, poco per volta la scuola è cresciuta. Sono stati attrezzati altri due laboratori di elettricità e di meccanica e installata un’aula computer, allora l’unica in tutto il distretto di Inhassoro. Grazie a questi nuovi laboratori, i corsi professionali diventarono quattro e gli allievi circa 400. Le competenze, che le ragazze e i ragazzi stavano acquisendo, erano essenziali per lo svolgimento dei mestieri di base in una comunità interessata da un primo sviluppo economico locale. Poi nel 2009, l’incontro con una Ong italiana, il Celim, che disponendo di un finanziamento della Cooperazione del Governo italiano, decise di inserirsi nella struttura della Estrela do mar, costruendo un moderno laboratorio di cucina. Parti’ cosi’ anche un quinto corso di Hotellerie e turismo, nonché un sesto corso di contabilità. Il Celim realizzò, sempre ad Inhassoro – proprio in riva all’Oceano Indiano -, anche un piccolo ma grazioso resort – Hotel Estrela do mar – diventato poi la struttura dove gli studenti potevano svolgere dei tirocini professionali. Dunque la scuola si andava affermando come una piccola ma qualificata leva di sviluppo locale, oltreché come struttura formativa sempre più apprezzata non solo nel distretto di Inhassoro ma anche in tutta la Provincia di Inhambane. Gli studenti erano ormai più di 600 e nel 2011 la Estrela do mar ottenne il riconoscimento come seconda miglior scuola professionale del Mozambico. Quello che sembrava un sogno, pur tra mille difficoltà, era diventato una realtà concreta ed un’opportunità di buona formazione per tanti giovani mozambicani. Si tratta di una “scuola comunitaria” che opera sotto la responsabilità della Diocesi di Inhambane (a cui le Acli hanno donato l’edificio e i laboratori) ed è regolata ai sensi di un’intesa tra la Chiesa cattolica e il governo Mozambicano. La direzione della scuola è di competenza della Diocesi (il direttore fino al 2019 è stato il missionario don Pio Bono e ora, invece, il nuovo parroco di Inhassoro, p. Geremia dos Santos Moses); il governo assicura il pagamento degli insegnanti, del direttore pedagogico aggiunto e del personale di segreteria. Le Acli, fin dall’inizio, oltre ad aver contribuito alla costruzione di 35 aule e all’allestimento di cinque laboratori, non hanno mai fatto mancare il loro sostegno per la manutenzione e l’aggiornamento dei laboratori, per il pagamento del personale non insegnante e per i costi del materiale di consumo mediante una quota annuale del 5 per mille, con l’opera qualificata di formatori dell’Enaip, con l’appoggio della propria ong Ipsia. Fondamentale è stato (è lo è ancora) il sostegno di Ipsia odv Vercelli, della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli che da 10 anni eroga un contributo finanziario, dei molti volontari che hanno prestato gratuitamente la loro opera, dei ragazzi in Servizio civile che si sono succeduti dal 2009 ad oggi (salvo per il periodo della pandemia) e dei tanti anche che hanno fatto donazioni. È grazie a loro che il sogno, nonostante le molte difficoltà, non si è infranto e che ora più di 1000 ragazzi e ragazze hanno un’opportunità di formazione secondaria e professionale. Nel frattempo, a partire dal 2015 sono intervenute importanti novità che hanno accresciuto la capacità della scuola di attrarre studenti anche da province limitrofe e ampliato e diversificato l’offerta formativa. Infatti, dal 2015, la scuola professionale è stata riconosciuta come “Istituto tecnico e commerciale” per cui sono stati attivati gli ultimi anni di scuola secondaria per poter conseguire il diploma superiore ed eventualmente accedere all’Università. Attualmente i corsi di studio sono tre: contabilità, elettricità e meccanica industriale per un totale di 360 allievi di cui 136 sono ragazze. Grazie all’intervento della Sasol, un’azienda sudafricana di estrazione del gas, questi corsi sono ospitati in un nuova struttura realizzata dalla stessa azienda. Il sostegno finanziario di diversi Rotary del territorio vercellese ha consentito poi di aprire nuovi laboratori con attrezzature adeguate alla specializzazione industriale che l’Istituto andava assumendo. È stato altresì attivato un nuovo laboratorio di informatica con più di 40 postazioni. Tutto questo consente di preparare figure professionali con le competenze richieste sia da Sasol sia da altre aziende che si sono insediate nella Provincia di Inhambane, tra cui l’italiana Bonatti o la francese Bolloré. Gli studenti, prima di diplomarsi, hanno la possibilità di fare uno stage presso queste o altre aziende e poi, in non pochi casi, di inserirsi al lavoro nella stessa impresa. Altra importante novità: su richiesta del Governo locale, è nato nel 2020 il Liceo S. Eusebio dove si tengono i primi tre anni di scuola secondaria con la presenza di circa 700 studenti. Infine, per iniziativa delle Acli e dell’Enaip, nel 2019 è partita l’impresa sociale Enaip Mozambico che ha sede a Maputo e che opera per la formazione dei formatori e l’assistenza tecnica di 10 scuole professionali nel campo del turismo e dell’agricoltura. In un paese, dove circa la metà della popolazione ha meno di 25 anni, la leva fondamentale per un’ uscita dalla povertà e una crescita equilibrata è rappresentata dall’investimento in formazione e buona scuola. È quello che le Acli, insieme a diverse altre realtà con radici italiane (a cominciare dai Salesiani) stanno provando a fare. 

pubblicato su «Corriere Eusebiano» del 6 novembre 2022

Luigi BobbaQuel “filo” lungo oltre 20 anni che lega Vercelli alla Estrela do Mar di Inhassoro
Leggi...

“Siamo una Banca Etica e scioperiamo per il clima”

Il sociologo Luigi Ceccarini l’ha definita “un ossimoro”. Mario Draghi, l’unica barzelletta in vita sua l’ha raccontata in una conferenza stampa qualche mese fa ed era quella del cuore del vecchio banchiere ancora adatto ai trapianti perché “mai usato”. Eppure, malgrado tutti questi pregiudizi, la Banca Etica è una realtà, “che produce profitti e intanto contribuisce al bene comune, per quanto possa sembrare sorprendente”, afferma il cofondatore Ugo Biggeri, che ne è stato per diversi anni il presidente. Durante l’ultimo sciopero globale per il clima, Banca Etica ha deciso di chiudere i battenti e sostenere la protesta dei Fridays For Future. Perché i diritti – e la finanza non di meno – hanno a anche fare con l’ambiente, spiega Biggeri dalla sede centrale di Padova.

Quali sono le caratteristiche di Banca Etica, e soprattutto cosa fate per essere all’altezza di un nome così impegnativo?
“La nostra sfida quotidiana è di praticare la sostenibilità nella sua accezione più genuina e più ampia: ambientale, sociale, anche perché no finanziaria e di governance. La nostra banca è nata nel 1999 con l’obiettivo di finanziare la cooperazione sociale, la tutela dell’ambiente e la società civile, e di appoggiare il mondo non profit e l’economia solidale. C’era una forte componente cattolica alla base, ma anche una spinta dal mondo laico, dell’associazionismo, di tutto il terzo settore”.

In pratica come realizzate questi principi?
“Beh, intanto ci scegliamo con la massima attenzione i nostri clienti, sia quelli che vengono ad aprire un conto sia soprattutto quelli ai quali prestiamo soldi: niente società che producono armi, per esempio, né che smaccatamente inquinano l’aria e l’ambiente, oppure la cui governance a partire dagli assetti proprietari non è trasparente. Cerchiamo in ogni caso di mettere la persona al centro delle nostre attenzioni, non il business fine a se stesso”.

Una ricerca di Demos (e non è l’unica) testimonia che la gente non ha fiducia nelle banche. Magari qualche episodio del passato ha dato ragione a questo pregiudizio. Cosa fate per riscattare l’immagine del settore del credito?
“Cerchiamo, ripeto, un rapporto diretto con i clienti, ma soprattutto di restare sempre fedeli ai nostri principi ispiratori. Ogni singolo progetto viene valutato con il massimo scrupolo: ora per esempio ne abbiamo scartati diversi che prevedevano lo sviluppo di agricoltura non sostenibile, con problemi che andavano dall’uso di pesticidi agli Ogm”.

State sviluppando una sempre maggiore attenzione all’ambiente?
“Sì, certo. Del resto, gli stessi fondi del Pnrr, per il cui utilizzo è essenziale una compartecipazione fra pubblici e privati, sono in larghissima misura destinati alla transizione ambientale. Ma finanziamo anche moltissime piccole e piccolissime iniziative che altrimenti non avrebbero accesso al credito. È un po’ la scuola del microcredito di Muhammad Yunus, il fondatore della Grameen Bank che ha vinto il Nobel per la Pace nel 2006: come lui, anche noi riscontriamo a sorpresa un tasso di sofferenze inferiore alla media. Vuol dire che chi ha ricevuto un microfinanziamento è di solito puntuale nella restituzione, e questo per noi avviene in modo geograficamente uniforme, dalla Sicilia alla Lombardia”.

Sempre con un occhio particolarmente attento all’ambiente?
“Beh, certo è cruciale, in tempi di massima attenzione al riscaldamento globale, valutare l’impatto in termini di emissioni di carbonio di ogni iniziativa industriale che ci viene sottoposta, piccola o grande che sia. Le valutazioni in questione vengono fatte, progetto per progetto, da un folto stuolo di volontari che lavora con noi”.

Come è cominciata quest’avventura?
“Eravamo (Banca Etica è nata come società cooperativa per azioni, ndr) forse non quattro amici al bar, ma pochi di più: io ero, si figuri, un fisico e ingegnere, però attratto da sempre dalle tematiche della solidarietà, tanto che ero attivista di Mani Tese. Poi c’erano Fabio Salviato e Marco Piccolo, che lavoravano a una cooperativa finanziaria che già faceva microcredito per il commercio equo, la Ctm Mag. Ancora: Mario Cavani che lavorava in una banca popolare di Modena ed era presidente di una Ong, Fabio Silva che a sua volta lavorava nella Banca Popolare di Milano ed era un sindacalista della Cisl, Luigi Bobba che era presidente delle Acli, Nuccio Iovine dell’Arci, Massimo Campedelli del gruppo Abele, Maurizio Donadelli di una altra cooperativa finanziaria simile a Ctm Mag. E sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno. Tutti insieme decidemmo la creazione di un’istituzione finanziaria diversa dalle altre, con le connotazioni morali e ambientali in testa”.

C’era però anche da gestire una banca e non tutti, a giudicare dal suo elenco, erano esperti. Come avete fatto?
“Ci siamo dati da fare per recuperare il gap. Io per esempio mi sono iscritto a un corso rapido di gestione aziendale della Bocconi. Per noi era un sogno, per fortuna realizzato: come ha scritto Ilvo Diamanti nella prefazione di un libro sulla nostra iniziativa, che ha scritto Fabio Salviato (uno del gruppo), la scommessa era di far entrare l’etica, l’ambientalismo ma non solo, nel circuito sociale, economico e finanziario, per contaminarlo e inquinarlo – beneficamente, s’intende – dall’interno. E dimostrare che tutto è possibile quando si è mossi da ideali forti”.

Ora al gruppo si è unita Etica Sgr, una società di gestione del risparmio volta ad aumentare ulteriormente la consistenza patrimoniale e nel frattempo ampliare la clientela, di cui lei è presidente. La stessa filosofia?
“Naturalmente sì, anzi ancora più attentamente perseguita perché si tratta di raccogliere e gestire fondi consistenti, anche quotati sui vari mercati. Da sempre siamo convinti che selezionare gli emittenti (imprese e Stati) dal punto di vista ambientale e di governance offra un valore aggiunto anche sul piano dei rendimenti nel medio-lungo periodo. Centrale nel nostro modello di gestione è il processo di selezione degli emittenti, svolto internamente da un team di analisti Esg: effettuiamo un doppio screening, inizialmente con l’applicazione di criteri negativi di esclusione per scartare gli emittenti coinvolti in attività o settori controversi, e in seguito applicando i parametri positivi di selezione con un approccio best in class“.

Come avviene l’interazione banca-Sgr?
“In molti modi. Ad esempio, aderendo ai fondi di Etica Sgr si può scegliere di devolvere parte del capitale sottoscritto a favore di un fondo che fa da garanzia a progetti di microfinanza in Italia e sostiene iniziative di crowdfunding per attività che impattano positivamente sulla società. Tutto questo ci sembra che dia un contributo non solo ai beneficiari ma anche all’immagine stessa del sistema bancario-creditizio, e la fiducia è proprio quello di cui in questi tempi difficili c’è maggior bisogno”.

pubblicato su Repubbilca del 8 novembre 2022

Luigi Bobba“Siamo una Banca Etica e scioperiamo per il clima”
Leggi...

Luigi Bobba alla presentazione del Terzjus Report a Napoli, 4 novembre ore 15:30

Sarà presentato venerdì 4 novembre 2022, alle ore 15.30, a Napoli presso la sede della Fondazione Banco di Napoli, a Palazzo Ricca in via del Tribunali 213 a Napoli, il 2° rapporto della Fondazione TerzjusDal non profit al Terzo Settore. Una riforma in cammino“.

Quello su iniziativa della Fondazione Banco di Napoli, Venerdì 4 novembre 2022 alle 15:30 a Palazzo Ricca in via del Tribunali 213 a Napoli, è il primo degli incontri territoriali in presenza per la presentazione del 2° Rapporto della Fondazione Terzjus

Luigi BobbaLuigi Bobba alla presentazione del Terzjus Report a Napoli, 4 novembre ore 15:30
Leggi...

L’impatto sociale nell’opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice nella società civile di oggi e di domani.

L’IMPATTO SOCIALE NELL’OPERA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE NELLA SOCIETÀ CIVILE DI OGGI E DI DOMANI

Intervento di Luigi Bobba alla manifestazione per i 150 anni della Fondazione delle FMA – Torino 12 ottobre 2022

Ricorrendo questo 150esimo anniversario della fondazione delle FMA (Figlie di Maria Ausiliatrice) mi è venuto in mente un aforisma attribuito al Presidente americano Abramo Lincoln: “ Non sono gli anni che contano della tua vita, ma la vita che metti in quegli anni”.

Ecco di vita le FMA in questi 150 anni ne hanno messa molta, nuove opportunità di vita con la formazione dei giovani al lavoro, sostenendo chi arranca sulle strade della vita, incoraggiando chi è rassegnato e insoddisfatto della propria vita, aprendo gli occhi e il cuore ad una speranza nella vita oltre la morte. E dunque questo anniversario è una celebrazione,non tanto per guardare ad un passato fatto di opere grandi e straordinarie, ma un invito a guardare al presente e a proiettarsi nel futuro.

La mia è solo una breve testimonianza personale di come ho incontrato le FMA nel ramo di attività che prima don Bosco e poi Madre Mazzarello hanno loro assegnato: l’educazione dei giovani, la formazione professionale, ovvero le opere inquadrate oggi nel CIOFS, Centro Italiano Opere femminili Salesiane.

Già la sigla -CIOFS- appare più leggera, quasi musicale rispetto a quella più quadrata dei confratelli maschi che operano nello stesso campo con il CNOS. Forse un segno distintivo di quel “genio femminile” di cui aveva parlato Giovanni Paolo II. Ecco proprio negli anni – prima nella responsabilità nazionale delle Acli e dell’Enaip e poi in quella politico parlamentare – è maturata una relazione di amicizia e di stima che continua tuttora.

E allora mi sono interrogato sulla parola chiave del titolo di questo panel: “impatto”. Vengono subito in mente le orme, le tracce, i segni, le opere che lasciamo nelle nostre comunità. Tracce e segni che ho colto sia direttamente nella mia realtà territoriale di appartenenza (sr. Egidia); sia in quella piemontese (sr. Silvana): sia infine in quella nazionale (sr. Manuela, sr. Lauretta e sr. Angela). Tracce, segni, opere da riconoscere non come rendita di un passato glorioso, ma come indicatori di un futuro possibile e desiderabile. Se vogliamo parlare ai ragazzi e alle ragazze di oggi e di domani, serve saper riscoprire la fecondità del carisma delle origini in questa società che è diventata complessa e globale, liquida e in polvere, interconnessa ma frammentata, digitale ma a rischio di incomunicabilità. È lì che si misura la capacità di generare opere inedite o di immettere nuova vita in quelle che hanno fatto grande e bella la vostra storia.

Così ho provato a fare memoria delle tracce che ho riconosciuto, seguito e che possono fungere da guida, da orientamento per il futuro.

Primo: quella speciale attenzione alle persone “giovani”, non è mai venuta meno. Anche oggi che i giovani non sono più al centro dell’attenzione. Un’attenzione particolare riservata a quelli che sono meno favoriti, più a rischio, dimenticati. Per le FMA non ci sono persone da dimenticare. Anzi proprio a loro è riservata una cura speciale, un sostantivo che ben si associa ad una lettera della vostra sigla.

E poi l’apertura al nuovo non per inseguire o peggio santificare ciò che è nuovo. Ma apertura come capacità di calarsi nelle contraddizioni della storia, in particolare dei giovani che incontrate; di calarsi dentro ai mutamenti del lavoro e delle professioni, delle tecnologie come anche delle metodiche educative e di comunicazione. La fedeltà al carisma infatti non può essere una reliquia da esporre nelle grandi occasioni. Ma una sorgente generativa di nuova vita per chi si misura costantemente con il contesto, di chi non si mette sulla difensiva, ma prova a riattualizzarlo nel qui ed ora, laddove è stato chiamato a realizzare la propria vocazione.

E infine l’orizzonte europeo. Questa celebrazione si tiene a ridosso del 34esimo seminario di formazione europea. Già quel numero – 34 – dice che non si tratta di una moda degli ultimi anni, ma di una scelta, di un profilo distintivo nel promuovere, fare, organizzare la formazione professionale e al lavoro. La VET è entrata nel vostro Dna in quanto:
– come vocazione, affinamento e valorizzazione delle proprie capacità elettive;
– come education, conoscenza e capacità di apprendere;
– come training, maturazione di competenze riconoscibili e riconosciute.

Dunque questa capacità di tenere ben chiara la prospettiva europea – prima di molti altri – è un segno caratteristico che ben esprime quel carisma salesiano di stare laddove si guarda non al passato, ma al futuro. Così la FP può diventare esperienza di Europa anche per molti ragazzi che non hanno mai varcato i confini del proprio territorio familiare e amicale. Un allargamento di confini che non si è fermato alla frontiera europea ma che incarna il carisma educativo salesiano anche nei paesi del Sud del mondo. Sono, in questi giorni, di ritorno dal Mozambico. E anche lì ho incontrato sorelle e fratelli salesiani pronti a giocare la propria vocazione accanto a quel formidabile potenziale di cambiamento che sono i giovani in quei paesi.

Ecco questi tre segni-vicinanza a chi è dimenticato, apertura al nuovo e orizzonte europeo danno la misura dell’impatto delle opere delle FMA che ho conosciuto. A tutte loro un grazie di cuore per la loro testimonianza gioiosa e fedele.

 

Luigi BobbaL’impatto sociale nell’opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice nella società civile di oggi e di domani.
Leggi...

Presentazione del TERZJUS REPORT 2022, Roma 21 settembre ore 10

TERZJUS REPORT 2022: “Dal non profit al Terzo settore. Una riforma in cammino”

Mercoledì 21 Settembre – ore 10
Sala Angiolillo, Palazzo Wedekind – Piazza Colonna – ROMA

PROGRAMMA

ore 10 – Registrazione partecipanti
ore 10.30 – Apertura dei lavori: Luigi Bobba – Presidente Terzjus

Saluti istituzionali
Maria Luisa Gnecchi – Vicepresidente INPS
Giovanni Quaglia – Presidente Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria
Alessandro Lombardi – Direttore Generale del Terzo Settore e della responsabilità sociale delle imprese al Ministero del Lavoro

2° Rapporto sullo stato e l’evoluzione del diritto del terzo settore in Italia: una sintesi
Antonio Fici – Direttore Scientifico Terzjus

Primo focus
Terzjus report 2022: Uno sguardo dall’interno. Confronto tra le reti associative, di rappresentanza e di servizio
introduce e modera: Gabriele Sepio – Segretario Generale Terzjus
partecipano:
Vanessa Pallucchi – Portavoce Forum Nazionale del Terzo Settore
Stefania Mancini – Presidente Assifero
Chiara Tommasini – Presidente CSVnet
Eleonora Vanni – Coordinamento settore cooperative sociali – Alleanza Cooperative Italiane

Secondo focus
Terzjus Report 2022: uno sguardo dall’esterno. Come i media e la stampa raccontano il Terzo settore
Introduce e modera: Sara Vinciguerra – Responsabile comunicazione Terzjus
Maria Carla De Cesari – Caporedattore Il Sole 24ore
Stefano Arduini – Direttore VITA
Elisabetta Soglio – Responsabile Corriere Buone Notizie
Marco Girardo – Responsabile di Economia Civile inserto di Avvenire
Roberto Natale – Direttore Rai per la Sostenibilità

Conclusioni
Conclusioni e proposte per il 2023
Luigi Bobba – Presidente Terzjus

Per l’accesso a Palazzo Wedekind è necessario prenotarsi entro sabato 17 settembre a info@terzjus.it

L’evento potrà essee seguito anche in diretta sul canale YouTube di Terzjus

Luigi BobbaPresentazione del TERZJUS REPORT 2022, Roma 21 settembre ore 10
Leggi...

Le potenzialità della formazione professionale come strumento per conciliare le nuove necessità della realtà produttiva

In questo episodio Luigi Bobba – presidente della fondazione Terzjus, ex sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e presidente nazionale delle ACLI – ci accompagna alla scoperta del mercato del lavoro attuale e delle potenzialità della formazione professionale come strumento per conciliare le nuove necessità della realtà produttiva.
Visita il sito https://www.enaiplombardia.eu/

Luigi BobbaLe potenzialità della formazione professionale come strumento per conciliare le nuove necessità della realtà produttiva
Leggi...

Save the date: Roma, 21 settembre, presentazione del TERZJUS REPORT 2022

“Dal non profit al Terzo settore”: presentazione del TERZJUS REPORT 2022

SAVE THE DATE
Per l’accesso a Palazzo Wedekind è necessario prenotarsi a info@terzjus.it
Luigi BobbaSave the date: Roma, 21 settembre, presentazione del TERZJUS REPORT 2022
Leggi...

Elezioni 2022: l’agenda della Società Civile per il bene comune. Luigi Bobba firma l’appello

Elezioni 2022: l’agenda della Società Civile per il bene comune 

Siamo cittadine e cittadini esponenti di quella società civile che è la spina dorsale di questo paese ed ogni giorno affronta la sfida di creare valore e valori nelle fabbriche, nelle aziende agricole, nel terziario, nelle scuole, nelle università, nelle imprese sociali, nel volontariato e nella vita associativa di questo paese. 

Siamo consapevoli sia della rilevanza e dell’eccezionalità di questa fase storica,  che dei rischi connessi  a questo delicato passaggio verso le prossime elezioni, per questo i vogliamo a nostro modo “scendere in campo” ed essere protagonisti di questa stagione rendendo chiara e manifesta le nostre proposte,  invitando così le forze politiche ad una competizione virtuosa. 

La crisi e le settimane di campagna elettorale che ci aspettano rischiano da una parte di alimentare odio, rabbia e conflitti partigiani tra i più militanti e dall’altra di spingere ai margini le persone ragionevoli e sensibili generando disaffezione e rassegnazione.

Per questo sentiamo l’urgenza di promuovere, un’alleanza trasversale e inclusiva per connettere movimenti sociali, esperienze civiche, energie imprenditoriali, risorse intellettuali e morali e le migliori esperienze politiche locali.

Un luogo politico di relazioni inclusive e di pensiero in cui poter sognare e guardare lontano come Paese insieme a quelle aree politiche del mondo che scommettono sulla pace e i diritti umani, dove le tensioni sociali vengano ricomposte con scelte concrete. Occorre costruire qualcosa di più grande, che recuperi la fiducia, ormai perduta, dei cittadini. La politica deve essere pensata nelle forme del terzo millennio, abbandonando schemi e procedure novecentesche, ormai morte per sempre.

In questa ora della storia occorre essere forti e lucidi. La mèta è (ri)partire. Ciascuno porti il proprio mattone per costruire la casa comune. La classe politica ha bisogno di nuove persone competenti e coraggiose, capaci di liberare speranza e sogni.

In ogni caso, faremo la nostra parte il 25 settembre andando a votare ed invitando tutti a farlo, senza ordini di scuderia e con libertà di coscienza, da persone libere quali siamo, non rinunciando a collaborare con chi, in modo credibile, riteniamo si avvicinerà di più all’idea di paese per cui ci impegniamo ogni giorno attraverso le nostre attività e su cui crediamo fermamente si giochi il futuro del nostro paese.

Non possiamo costruire il “futuro del passato” e pertanto a chi si sta attivando per diventare parte della classe politica eletta nel nostro Parlamento chiediamo alcune cose molto semplici.

Innanzitutto un principio di fondo, quello della sussidiarietà, ossia di riconnettersi con le energie della società civile perché è questo il modo più fertile e generativo di fare politica. Ciò significa che in moltissimi ambiti e settori della vita pubblica non è necessario reinventare tutto dall’alto ricominciando sempre da zero, ricostruendo e duplicando strutture quanto piuttosto riconoscere socraticamente di “non sapere e non poter fare da soli”, avendo la saggezza di attingere all’enorme giacimento di esperienze, competenze e buone pratiche che sono la vera immensa ricchezza del nostro paese. 

Le forze politiche che noi sosterremo saranno quelle in grado di riconoscere innanzitutto che la prima risorsa da valorizzare è dunque quella della persona e della sua espressività: la cittadinanza attiva è l’unica linfa che può dare forza e vitalità alla nostra democrazia. Affinché i cittadini non siano solo rancorosi leoni da tastiera ma si sentano protagonisti e costruttori delle comunità e del progresso civile dei territori la nuova classe politica eletta deve promuovere con convinzione e forza tutti quei processi di cittadinanza attiva e di mutualismo che oggi rendono vivo e vitale il paese: dalla co-programmazione e coprogettazione tra amministrazioni pubbliche società civile e reti del terzo settore, promossa come approccio più generativo dalla Corte Costituzionale in una recente sentenza, che costruisce welfare e servizi di cura del futuro, allo sviluppo delle comunità energetiche ai percorsi di consumo e risparmio responsabile. Tutto ciò insomma che ci trasforma da vittime sacrificali di eventi che si giocano sopra le nostre teste a coprotagonisti e costruttori consapevoli del nostro futuro.

In campo internazionale chiediamo al prossimo parlamento e governo un ancoraggio e un contributo attivo a quella politica europea, costruita nel tempo grazie al contributo prezioso di tanti nostri esponenti e statisti, che negli ultimi tempi ci ha offerto lo scudo solidissimo di una Banca Centrale e di istituzioni che hanno guidato il paese attraverso le tempeste dello shock pandemico con una navigazione sicura sui mercati finanziari e hanno messo a disposizione con il PNRR nel periodo economico più difficile dal secondo dopoguerra ad oggi risorse ingenti superiori a quelle del piano Marshall, unite ad uno stimolo prezioso e fondamentale per noi ad usare in modo intelligente e a non sprecare gli investimenti realizzati. Risorse da non sprecare e attorno alle quali si giocano molte importanti partite del nostro futuro nel campo delle infrastrutture, dell’energia, del lavoro e della cura.

Nel campo della scuola e del lavoro chiediamo un impegno ad investire con decisione su formazione continua e percorsi di riqualificazione rapidi ed efficaci in un mondo sempre più difficile dove viviamo il paradosso della compresenza di centinaia di migliaia di posti di lavoro vacanti per i quali non si trovano le competenze necessarie e milioni di giovani che non lavorano né studiano. Serve una battaglia comune sul “lavoro dignitoso” quello che non solo rispetti la dignità della persona ma la faccia fiorire. 

Chiediamo inoltre risposte che abbiano l’intelligenza di costruire condizioni che rendano possibile un lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale tenendo conto dei vincoli della società globale e delle possibili contromosse che delocalizzazione e concorrenza internazionale sleale sui diritti del lavoro e la tutela dell’ambiente possono generare vanificando i nostri interventi e perpetuando la logica della corsa al ribasso di una concorrenza globale che si gioca solo su costi e prezzi e non anche su dignità del lavoro e tutela dell’ambiente. Per questo guardiamo con grande interesse al nuovo importante passo in avanti del parlamento europeo che votando il meccanismo di aggiustamento alla frontiera (Border Adjustment Mechanism) ha per la prima volta messo in campo meccanismi che penalizzano la concorrenza sleale.

Serve un Welfare umano, non solo ripensato e rafforzato ma capace di protezione e riscatto degli ultimi. Per questo riteniamo fondamentale continuare a lavorare al miglioramento di reti di protezione efficaci e ben funzionanti contro la povertà e gli shock sempre più frequenti che rischiano di far precipitare fasce sempre più vaste della popolazione in condizioni di fragilità e bisogno, ma che al contempo non devono scoraggiare né disincentivare il reinserimento nel mondo del lavoro. Tenendo sempre a mente che la soddisfazione e ricchezza di senso del vivere non dipendono dall’essere terminali permanenti della beneficienza ma dal poter contribuire con il proprio impegno al progresso personale, familiare e civile.

Sul fronte della sfida climatica ed ecologica chiediamo un impegno vero ad intercettare quel futuro ormai alla portata di mano viste le traiettorie del progresso tecnologico globale, fatto di produzione diffusa e partecipata di energia da fonti rinnovabili che ci assicuri una vera indipendenza energetica da poteri stranieri. Salute, clima, convenienza di prezzo, protezione da rischi e volatilità ed indipendenza energetica spingono tutti nella stessa direzione di un futuro fatto di imprese in grado di ridurre significativamente i loro costi di produzione e di aumentare la loro competitività diventando auto produttrici di energia,  di comunità energetiche, di agrivoltaico, di edifici pubblici che, a cominciare dalle scuole, sfruttino da subito il loro enorme potenziale di produzione di energia da fonti abbondanti e liberamente disponibili che non dipendono da accordi con paesi stranieri. Se il breve periodo sarà necessariamente e realisticamente fatto anche di altro chiediamo al governo di non indugiare e di non perdere il treno del futuro. Solo una politica rigenerata sarà capace di gestire le transizioni ascoltando e non contrapponendo il grido della terra con quello dei poveri. 

Nei settori del welfare e della cura, sempre più importanti in una società dove le fragilità e le marginalità purtroppo crescono, chiediamo di fare tesoro delle migliori esperienze sul campo che centrano gli interventi sulle dimensioni dell’ascolto e della relazione che, sono capaci di far incontrare domanda ed offerta di cura ed offrono a persone in condizioni di fragilità e disagio percorsi di attivazione in grado di restituire dignità ed orgoglio perché offrono occasioni di riscatto che valorizzano tutte le loro possibilità di contribuire alla comunità. Elementi in comune che troviamo ed abbiamo appreso tra gli altri nel corso di questi anni nelle esperienze di budget di salute per la disabilità psichica, del lavoro in carcere che riduce la recidiva e nei percorsi di longevità attiva. 

Qualcuno potrebbe domandarsi per quale motivo se abbiamo consapevolezza della gravità del momento, valori ed idee non affrontiamo direttamente la sfida politica. Se questo ovviamente può e deve essere possibile e lodevole per ciascuno di noi preso singolarmente la risposta è molto semplice. Facciamo con passione e riteniamo serio ed importante il nostro lavoro, pensiamo sia fondamentale continuare a svolgerlo per costruire un ecosistema sociale forte, ricco e vitale, solidale e coeso che consentirà al nostro paese di essere resiliente e continuare sul cammino di progresso civile nonostante gli shock dell’economia e della politica. Non abbiamo l’arroganza di pensare di essere superiori o capaci di sostituire la classe politica e riteniamo che la via più generativa in questa fase sia proprio quella di offrire domani il nostro contributo di cooperazione e coprogettazione ma già oggi lo stimolo a muovere nella direzione desiderata.

Il successo del nostro appello non si misurerà con le percentuali di voto di questa o di quell’altra forza quanto piuttosto con la capacità di convincere le forze politiche a sposare (misurandone domani l’effettiva realizzazione) un’agenda semplice che raccoglie aspettative e desideri di tutti coloro che ogni mattina si svegliano e s’impegnano per costruire un paese e una comunità migliori. 

Un’agenda desiderabile e realmente trasformativa. 

(166) Primi firmatari individuali 

Marco Aleotti

Giuditta Alessandrini

Albina Ambrogio

Maurizio Ambrosini

Stefano Arduini

Azio Barani

Anna Barbara

Alfonso Barbarisi

Pietro Barbieri

Andrea Battaglia

Leonardo Becchetti

Francesco Belletti

Marco Bentivogli

Maurizio Bergia

Giusi Biaggi

Livio Bertola

Luigi Bobba

Valentino Bobbio

Gianfranco Bologna

Riccardo Bonacina

Alessandra Bonoli

Sabrina Bonomi

Ivana Borsotto

Gianni Bottalico

Umberto Bovani

Stefania Brancaccio

Renato Briganti

Paolo Brogi

Mario Bruno

Luigino Bruni

Marco Bussone

Sandro Calvani

Maurizio Cantamessa

Davide Caramella

Roberto Casali

Mariangela Cassano

Silvia Cataldi

Ilaria Catastini

Gianfranco Cattai

Massimo Cermelli

Vittorio Coda

Luca Corazzini

Franz Coriasco

Padre Renato Chiera

Emma Ciccarelli

Francesco Cicione

Gianni Cicogna

Fabrizio Coccetti

Carla Collicelli

Don Virginio Colmegna

Stefano Comazzi

Francesca Corrao

Liliana Cosi

Massimiliano Costa

Marco Cremisini

Pinella Crimì 

Cecilia Dall’Oglio

Piervirgilio Dastoli

Giancarlo Debernardi

Luca De Biase

Riccardo De Facci

Alberto Felice de Toni

Pompeo della Posta

Francesca delle Vergini

Enzo d’Anna

Paolo De Maina

Giuseppina de Simone

Pasquale de Sole

Marco Didier

Alessandro Distante

Simona Di Ciaccio

Johnny Dotti

Marco Dotti

Flavio Felice

Francesco Ferrante

Alberto Ferrari

Daniele Ferrocino

Onelio Onofrio Francioso

Marco Frei

Elisa Furnari

Marina Galati

Gianluca Galletti

Fabio Gallo

Francesco della Giacoma

Elena Granata

Francesco Gagliardi

Marco Gargiulo

Claudio Gennero

Chiara Giaccardi

Maria Letizia Giorgetti Emanuela Girardi

Luca Gion

Giuseppe Guerini

Benedetto Gui

Rodolfo Guzzi

Marta Innocente

Maria Antonietta Intonti

Nuccio Iovene

Luca Jahier

Beppe Lanzi

Antonio Longo

Roberto Lo Russo

Mauro Magatti

Marcella Mallen

Marco Marchetti

Edoardo Marelli

Liviana Marelli

Alessandro Marescotti

Francesco Marsico

Alberto Mattioli

Mario Mauro

Massimo Mauro

Eugenio Mazzarella

Emanuela Megli

Guido Memo

Alessandro Miani

Franco Miano

Michele Michelotti

Gianni Milone

Silvio Minnetti

Eduardo Missoni

Sonia Mondin

Alessandro Morcione

Piergiuseppe Morone

Francesco Naso

Luigi Nodari

Andrea Olivero

Peppe Pagano

Edoardo Patriarca

Gabriele Pecchioli

Vittorio Pelligra

Paolo Perticaroli

Pier Luigi Petrillo

Prisco Piscitelli

Gianni Pompermaier

Ernesto Preziosi

Filippo Provenzano

Paolo Puppo

Dario Quarta

Marco Randellini

Ermete Realacci

Cristina Riccardi

Giorgio Ricchiuti

Stefania Ridolfi

Fausto Rinaudo

Eleonora Rizzuto

Daniele Rocchetti

Massimo Roj

Francesco Romizi

Alessandro Rosina

Ettore Rossi

Roberto Rossini

Giorgio Santini

Marianella Sclavi

Marcello Signorelli

Sabina Siniscalchi

Pierluigi Stefanini

Giulio Tarro

Tiziano Treu

Raffaele Troilo

Franco Vaccari

Paolo Venturi

Mauro Vergari

Santo Versace

Ivan Vitali

Flaviano Zandonai

Luigi BobbaElezioni 2022: l’agenda della Società Civile per il bene comune. Luigi Bobba firma l’appello
Leggi...

Terzjus diventa Fondazione. L’assemblea dei soci ha confermato Presidente Luigi Bobba

L’Osservatorio giuridico del Terzo settore si trasforma in Fondazione e annuncia per settembre la pubblicazione del “Terzjus Report 2022”. L’assemblea dei soci ha confermato il Presidente Luigi Bobba (foto), il segretario generale Gabriele Sepio, il direttore scientifico Antonio Fici e ha nominato il sindaco revisore nella persona di Matteo Pozzoli

Dopo due anni di vita e di attività, Terzjus – l’osservatorio giuridico del Terzo settore – si trasforma e, da associazione, prende la forma di Fondazione e presenterà la richiesta all’ufficio del RUNTS della Regione Lazio per essere iscritto alla sezione “Altri ETS”.

La compagine dei soci ha deliberato la trasformazione alla presenza del notaio Nicola Riccardelli al fine di consolidare la struttura e le attività già in essere ma soprattutto per meglio rispondere allo scopo sociale per cui Terzjus era nato: essere uno strumento di studio, ricerca, approfondimento e proposta sul nuovo diritto del terzo settore con una prevalente attenzione alla riforma che ha interessato il vasto campo delle organizzazioni associative, di volontariato e fondazionali nonché’ al mondo delle imprese sociali e della filantropia.

Alla Fondazione Terzjus ETS aderiscono come “partecipanti fondatori” 17 soci: Acli, Airc, Anbima, Anpas, Anspi, Assifero, Auser, Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, Consiglio nazionale del Notariato, Consorzio Ambito Territoriale sociale n.3,e-IUS,Fish, Fondazione Italia Sociale, Forum nazionale del Terzo settore, Italia non profit, Rete Misericordia e solidarietà, Unpli; e due soci come “partecipanti aderenti”: AIL e Poliedros.

L’assemblea dei soci ha provveduto altresì a confermare il Presidente Luigi Bobba (foto), il segretario generale Gabriele Sepio, il direttore scientifico Antonio Fici nonché a nominare, come prescrive la legge, il sindaco revisore nella persona di Matteo Pozzoli.

Il calendario dei prossimi appuntamenti si presenta particolarmente intenso e ricco di novità: a luglio, la pubblicazione dell’ e-book “Professione volontario”(scaricabile dal sito di Terzjus) che contiene il report di ricerca su 10 casi aziendali di”volontariato di competenza”; a settembre poi, sarà presentato il “Terzjus Report 2022”, il secondo Rapporto sullo stato e le prospettive del diritto del Terzo settore in Italia.

Per fine anno invece vedrà la luce il primo “European Terzjus Report” che analizzerà lo sviluppo della legislazione sul terzo settore nei diversi paesi della UE e nel diritto comunitario. In autunno è altresì previsto l’avvio del quarto ciclo dei “Quickinar di Terzjus”, brevi incontri formativi per illustrare questioni di attualità nonché la presentazione di una ricerca condotta per Unioncamere sulle “nuove” imprese sociali.

leggi l’articolo si Vita.it del 29 giugno 2022

Luigi BobbaTerzjus diventa Fondazione. L’assemblea dei soci ha confermato Presidente Luigi Bobba
Leggi...

Terzjus si trasforma in Fondazione e annuncia per settembre la pubblicazione del “Terzjus Report 2022”

Dopo due anni di vita e di attività, Terzjus – l’osservatorio giuridico del terzo settore – si trasforma e, da associazione, prende la forma di Fondazione e presenterà la richiesta all’ufficio del RUNTS della Regione Lazio per essere iscritto alla sezione “Altri ETS“.

La compagine dei soci ha deliberato la trasformazione alla presenza del notaio Nicola Riccardelli al fine di consolidare la struttura e le attività già in essere ma soprattutto per meglio rispondere allo scopo sociale per cui Terzjus era nato: essere uno strumento di studio, ricerca, approfondimento e proposta sul nuovo diritto del terzo settore con una prevalente attenzione alla riforma che ha interessato il vasto campo delle organizzazioni associative, di volontariatoe fondazionali nonché al mondo delle imprese sociali e della filantropia.

Alla Fondazione Terzjus ETS aderiscono come “partecipanti fondatori” 17 soci: Acli, Airc, Anbima, Anpas, Anspi, Assifero, Auser, Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, Consiglio nazionale del Notariato, Consorzio Ambito Territoriale sociale n.3, e-IUS, Fish, Fondazione Italia Sociale, Forum nazionale del Terzo settore, Italia non profit, Rete Misericordia e solidarietà, Unpli; e due soci come “partecipanti aderenti”: AILPoliedros.

L’assemblea dei soci ha provveduto altresì a confermare il Presidente Luigi Bobba, il segretario generale Gabriele Sepio, il direttore scientifico Antonio Fici nonché  a nominare, come prescrive la legge, il sindaco revisorenella persona di Matteo Pozzoli.

Il calendario dei prossimi appuntamenti si presenta particolarmente intenso e ricco di novità: a luglio, la pubblicazione dell’ e-book “Professione volontario”(scaricabile dal sito di Terzjus) che contiene il report di ricerca su 10 casi aziendali di “volontariato di competenza“; a settembre poi, sarà presentato il “Terzjus Report 2022“, il secondo Rapporto sullo stato e le prospettive del diritto del terzo settore in Italia.

Per fine anno invece vedrà la luce il primo “European Terzjus Report” che analizzerà lo sviluppo della legislazione sul terzo settore nei diversi paesi della UE e nel diritto comunitario. In autunno è altresì previsto l’avvio del quarto ciclo dei “Quickinar di Terzjus“, brevi incontri formativi per illustrare questioni di attualità nonché la presentazione di una ricerca condotta per Unioncamere sulle “nuove” imprese sociali.

[Sara Vinciguerra]

Luigi BobbaTerzjus si trasforma in Fondazione e annuncia per settembre la pubblicazione del “Terzjus Report 2022”
Leggi...