La Riforma del Terzo Settore. L’innovazione digitale in campo

Il settore è stato riformato nel 2017, ma ora si tirano le fila. Anche con il digitale.

Il Terzo Settore in Italia è un complesso molto importante e ampio di enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Si contano nel nostro Paese circa 360.000 enti. Il settore è stato riformato nel 2017, ma ora si tirano le fila. Anche con il digitale.

Il “Terzo Settore” presuppone che ve ne siano altri due prima. Infatti il primo è costituito dal Mercato e il secondo dallo Stato. Il Terzo Settore è una vasta area di iniziative di sostegno alle situazioni di necessità, è costituito da un insieme di organizzazioni, si stima ad oggi circa 360mila. Ve ne sono di formali, dotate di uno statuto che ne regola il modus operandi, di private che agiscono con maggiore autonomia, no-profit, aconfessionali, apolitiche, ma anche confessionali e schierate politicamente. Queste organizzazioni, tutte, operano con un fine unico, il bene della comunità intesa come concetto ampio e inclusivo. Ma è un settore deregolamentato. Fino al 2017, anno in cui si è concretizzata la riforma che ha riconosciuto e attribuito al settore la doverosa dignità legislativa.

leggi l’articolo su Fisco e Tasse del 13 settembre 2021

scarica l’articolo

Luigi BobbaLa Riforma del Terzo Settore. L’innovazione digitale in campo
Leggi...

Abbiamo un nuovo Piano contro la Povertà (e nessuno lo dice)

C’è un fatto di tutto rilievo che però è assolutamente ignorato dal dibattito in corso sul Reddito di Cittadinanza: ad agosto è stato pubblicato il nuovo “Piano per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà”. Ecco le novità

Metadone per Giorgia Meloni, «diseducativo e clientelare» per Matteo Salvini che pure l’ha votato, sacro graal per i Cinque Stelle che lo difendono con una levata gli scudi. Sul reddito di cittadinanza si è aperta (di nuovo) una guerra ideologica combattuta a spron di dichiarazioni e titoli, quando invece «l’elenco di cose da fare per migliorare il Reddito di Cittadinanza è lì fin da quando la misura è stata decisa», come giustamente ha ricordato Gianmario Gazzi, il presidente dell’Consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali. E di certo di una misura contro la povertà il Paese non può fare a meno.

Leggi l’articolo su Vita.it del 8 settembra 2021

Luigi BobbaAbbiamo un nuovo Piano contro la Povertà (e nessuno lo dice)
Leggi...

La governance degli enti del terzo settore dopo la riforma. Roma, 23 settembre 2021

Iniziativa organizzata nell’ambito del Corso di perfezionamento su Terzo Settore. Imprese e benefici sociali, in collaborazione con Luiss DREAM e Terzjus – Osservatorio di Diritto del terzo settore, della filantropia e dell’impresa sociale. Con il contributo di Unicredit.

PROGRAMMA

Saluti introduttivi
Antonio Nuzzo Direttore Luiss School of Law
Luigi Bobba Presidente Terzjus
Roberto Fiorini Regional Manager Centro Unicredit

Consegna delle pergamene ai partecipanti al 1° Corso di perfezionamento su Terzo Settore. Imprese e benefici sociali

Relazione introduttiva
L’organizzazione degli enti del terzo settore tra codice civile, leggi speciali e autonomia privata
Gian Domenico Mosco Direttore del Corso in Terzo Settore. Imprese e benefici sociali, Direttore Luiss DREAM

ore 10:00-13:00

Parte I: Le associazioni e le fondazioni del terzo settore

Presiede
Gian Domenico Mosco Direttore del Corso in Terzo Settore. Imprese e benefici sociali, Direttore Luiss DREAM

Relazioni
I soci e l’assemblea
Michele Tamponi Professore di Diritto civile, Università Luiss Guido Carli

L’organo di amministrazione
Mario Stella Richter Professore di Diritto commerciale Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Il sistema dei controlli
Salvatore Lopreiato Professore di Diritto commerciale. Università Luiss Guido Carli

Profili organizzativi di associazioni a base sociale diffusa, associazioni di secondo livello e reti associative
Antonio Fici Professore di Diritto privato, Università degli Studi del Molise

Interventi programmati
Mario Renna Professore di Diritto Privato, Università di Siena
Marco Rizzuti Ricercatore di Diritto Privato, Università di Siena
Emanuele Tuccari Assegnista di Ricerca in Diritto Privato, Università di Siena

Ore 14:00-16:30

Parte II: La governance delle imprese sociali societarie

Presiede
Antonio Fici Professore di Diritto privato, Università degli Studi del Molise

Relazioni
Le imprese sociali società di capitali
Carlo Ibba Professore di Diritto commerciale, Università degli Studi di Sassari

Le imprese sociali società cooperative
Giustino Di Cecco Professore di Diritto commerciale, Università degli Studi Roma Tre

Dalle imprese sociali alle imprese lucrative: la responsabilità sociale
Giorgio Marasà Diritto Commerciale Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Interventi programmati
Antonio Damiano Dottore di Ricerca Università Luiss Guido Carli
Raffaele Felicetti Dottorando di Ricerca Università Luiss Guido Carli
Pier Paolo Pirani Assegnista di Ricerca Università Luiss Guido Carli

Dibattito

 

Luigi BobbaLa governance degli enti del terzo settore dopo la riforma. Roma, 23 settembre 2021
Leggi...

Andrea Notarnicola: “In workshop e laboratori la «transizione sociale» che parte dalle imprese”

Un ecosistema di 171 imprese integrato con il Terzo settore e gli atenei

Da mercoledì 15 settembre, il «Comitato Global Inclusion – art. 3» e Il Sole 24 Ore, in collaborazione con l’Associazione Italiana per la Direzione del Personale, mobiliteranno l’ecosistema delle imprese, del Terzo settore e dell’università nella terza stagione «Global Inclusion 2021», per la condivisione di pratiche di successo nel diversity management . L’evento di kick-off sarà fruibile in streaming su ilsole24ore.com mercoledì 15 dalle 17.30.

leggi l’articolo di Andrea Notarnicola su Il sole 24 Ore del 13 settembre 2021

Luigi BobbaAndrea Notarnicola: “In workshop e laboratori la «transizione sociale» che parte dalle imprese”
Leggi...

Elena Bonetti: «Basta con gli incentivi a tempo, la parità diventerà strutturale»

La ministra per le Pari opportunità e Famiglia spiega la strategia nazionale approvata ad agosto, dalla decontribuzione del lavoro femminile alla soglia per limitare il gender pay gap

leggi l’intervista alla ministra Elena Bonetti su Il sole 24 Ore del 13 settembre 2021

Luigi BobbaElena Bonetti: «Basta con gli incentivi a tempo, la parità diventerà strutturale»
Leggi...

Sosteniamo un nuovo modello di leadership inclusiva – Global Inclusion

L’ecosistema delle imprese, del Terzo settore, dell’università promuove la condivisione di soluzioni efficaci per il governo del cambiamento: rimuoviamo ostacoli e superiamo pregiudizi per valorizzare davvero le differenze.

Così partecipiamo insieme alla rinascita del Paese

iscriviti qui

Luigi BobbaSosteniamo un nuovo modello di leadership inclusiva – Global Inclusion
Leggi...

Oltre la tenaglia fra stato e mercato: “l’ecologia delle istituzioni”

Alcuni mesi fa (per la precisione, all’inizio della primavera, in uno scenario che – per quanto non remoto – è ormai completamente mutato, a riprova di quanto questa strana stagione ci ponga di fronte a continui rivolgimenti di fronte), chi scrive offriva dalle pagine di questo sito una piccola riflessione sulla necessità di una “ecologia istituzionale” che possa, all’esito del “tempo di pandemia” dal quale siamo attraversati, rinnovare alcune delle coordinate che determinano gli equilibri attuali fra i poteri pubblici e i cittadini.

Premessa del discorso è che, più che di veri punti di equilibrio, si debba parlare di “dis-equilibri”, ossia di approdi sdrucciolevoli ed insicuri, prodotti di lunghi rivolgimenti mai pienamente maturati; del perdurare, accanto a non del tutto dischiusi embrioni di cambiamento, di una grammatica antica del diritto e del potere (ancora imperniata sul dominio concettuale dell’arsenale ideologico della statualità moderna), lasciata a gestire – inadeguatamente – un magmatico divenire della realtà socio-economica.

Leggi l’intero articolo di Giulio Stolfi su Comunità di Connessioni del 4 Settembre 2021

Luigi BobbaOltre la tenaglia fra stato e mercato: “l’ecologia delle istituzioni”
Leggi...

Osservatorio CPI: “Quattro punti per una ripresa”

Cosa è emerso dal quarantasettesimo Forum The European House – Ambrosetti che si è concluso ieri a Cernobbio? Impossibile riassumere tutti i temi toccati in tre giorni di intense discussioni cui hanno partecipato politici, imprenditori e accademici italiani. Mi limiterò quindi ad alcune “pillole”.

Prima pillola: la fiducia nelle prospettive di breve periodo della nostra economia resta elevata. Come ha sottolineato lo stesso Draghi, la forte crescita che stiamo sperimentando è un normale rimbalzo dopo la crisi dello scorso anno, ma il rimbalzo è forte: secondo le mie stime, nel primo trimestre del prossimo anno dovremmo aver raggiunto il livello del Pil che avevamo prima del Covid. Il rischio principale nei prossimi mesi è rappresentato da un possibile ritorno alle chiusure. Da qui la necessità di procedere con le vaccinazioni, l’arma principale che abbiamo contro il Covid. Draghi ha parlato di obbligo vaccinale come risorsa finale. Non facciamo polemiche su questo punto. Intanto, come intende fare il governo, procediamo con l’estensione dell’obbligo del Green Pass per accedere ai luoghi relativamente più affollati. Poi si vedrà. Un importante punto emerso nel Forum Ambrosetti riguarda la necessità di procedere con le vaccinazioni in tutto il mondo, se vogliamo stare tranquilli. A livello mondiale il numero dei contagi resta elevato (seicentomila nuovi casi al giorno), non troppo lontano dal picco (di poco superiore agli ottocentomila casi) della scorsa primavera. Se le cose migliorano da noi e nel resto d’Europa, ma non altrove, il rischio che da qualche altra parte del mondo germoglino nuove varianti non è trascurabile. I Paesi avanzati dovrebbero quindi preoccuparsi che sia vaccinata anche la popolazione dei Paesi emergenti e a reddito più basso. Il costo di sussidiare tali vaccinazioni è minuscolo rispetto a quello di un prolungamento della pandemia.

Seconda pillola: il rischio di un persistente aumento dell’inflazione esiste ma, per ora, è considerato dai più sopportabile. Un persistente aumento dell’inflazione sarebbe problematico in sé (a chi piace l’inflazione?) e, soprattutto, per le sue implicazioni in termini di politica monetaria: se le banche centrali, in risposta a uno stabile aumento dell’inflazione, smettessero di comprare titoli di stato e aumentassero i tassi di interesse le conseguenze per paesi come l’Italia, ad alto debito, potrebbero essere serie. L’inflazione è aumentata a partire da gennaio, al di qua e al di là dell’Atlantico, ma, per ora, è l’opinione prevalente che si tratti di un naturale rimbalzo dei prezzi: la domanda torna a livelli normali, dopo la depressione da Covid, i prezzi tornano a livelli normali. Naturalmente questo comporta che si osservi presto un rallentamento dell’inflazione. Dati preliminari sui prezzi di agosto indicano, fortunatamente, una frenata nel Paese che forse è più sensibile al rischio di inflazione: in Germania ad agosto il tasso mensile di inflazione è stato zero (dopo un aumento di quasi un punto percentuale in luglio). Speriamo duri.

Terza pillola: l’opinione prevalente è che il Pnrr rappresenti il primo piano organico di crescita che il nostro Paese ha da tanti anni. Concordo. Alcuni aspetti potranno non piacere, ma nel complesso è un piano valido. I finanziamenti europei ne sostengono l’esecuzione. Non ne garantiscono però l’esecuzione. A questo proposito, la prima incognita è politica. Quanto durerà il governo? Qui i pareri sono discordi, anche se è chiara una cosa: le recenti schermaglie tra i partiti su aspetti specifici (il piano vaccini, gli sbarchi, lo ius soli, eccetera) non sembrano di per sé sufficienti a spaccare l’attuale coalizione: nessuno si prenderebbe la responsabilità. L’unico rischio è legato all’elezione del Presidente della Repubblica che potrebbe diventare l’occasione per puntare a elezioni nella prossima primavera. Qui l’incertezza è massima per cui non mi metto a speculare su cosa accadrà. Il mio auspicio è che il governo continui a lavorare fino alla scadenza naturale della legislatura. Nel complesso sta operando bene ed è necessario che continui a operare per fare in modo che le importanti riforme previste dal Pnrr siano non solo portate avanti, ma mettano radici.

Quarta e ultima pillola: questa riguarda, come avrebbe detto Arthur Conan Doyle per bocca di Holmes, “the dog that didn’t bark”. Con qualche eccezione non si è parlato di debito pubblico. O, meglio, si è parlato di debito solo con riferimento alla necessità di cambiare le regole europee sui conti pubblici, ossia il Patto di Stabilità sospeso nel triennio 2020-22. Il coro è stato unanime da parte dei commentatori italiani sulla necessità di renderlo meno stringente. O quasi unanime, visto che qualcuno (ad esempio Veronica De Romanis) ha ricordato che il vincolo vero è rappresentato non dalle regole europee ma dai mercati finanziari che comprano i nostri titoli di stato. In realtà, finché la Bce, tramite la Banca d’Italia, continua la politica di acquisti di titoli di stato italiani (e non) il problema non si pone. Ma quanto andranno avanti questi acquisti dipende dall’inflazione. Per ora stiamo tranquilli (vedi seconda pillola), ma questi acquisti non dureranno comunque per sempre. Siamo tutti keynesiani, ma, proprio perché siamo keynesiani, una volta assicurata la ripresa anche la politica di bilancio dovrà normalizzarsi, quali che siano le regole europee.

Leggi l’articolo di Carlo Cottarelli su La Stampa del 06 settembre 2021 su Osservatorio CPI

Luigi BobbaOsservatorio CPI: “Quattro punti per una ripresa”
Leggi...

Formazione professionale, il modello funziona ma a due velocità: Centro e Sud arrancano

La mappa dell’Inapp: gli iscritti sono triplicati, ma le Regioni del Nord sono spedite nell’aggiornare e offrire percorsi di studio legati ai cambiamenti nel mercato del lavoro mentre le altre faticano. Così gli Its sono ancora eccellenze per pochi. Gli sbocchi occupazionali

La formazione professionale? Funziona. Meglio al Nord però, il Sud e il Centro sono indietro. E funziona meglio se si completano tutte le fasi, arrivando a quella che è un po’ “l’università” della formazione professionale, quegli Its, Istituti tecnici superiori che stando al passo con i cambiamenti del mercato del lavoro sfornano professionisti in grado di lavorare subito. Specialisti corteggiati dalle imprese del territorio. E’ ormai qualche decennio che se ne parla, ma gli Its rimangono ancora pochi.
 
La conferma della buona salute della formazione arriva dal Rapporto dell’Inapp, Istituto sulle analisi delle politiche pubbliche, erede dell’Isfol. A tre anni dal completamento del percorso di istruzione e formazione professionale lavora infatti il 69,2% dei diplomati e il 62,2% dei qualificati, con un tasso di coerenza dell’occupazione rispetto al percorso formativo del 76% tra i diplomati e del 72% tra i qualificati. Tradotto, chi li ha frequentati ha un lavoro in linea con quanto ha studiato.
 
A due anni di distanza dal conseguimento della specializzazione con l’istruzione e formazione tecnica superiore (Ifts) la quota di occupati è del 64%. Il tasso di occupazione a un anno dal diploma per gli Istituti tecnici superiori (Its) sale all’83%, con una coerenza tra percorso formativo e occupazione del 92%. Insomma la formazione professionale sembra funzionare, almeno a detta di Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp. “Appare evidente – ha dichiarato Fadda, presentando il Rapporto – come tali filiere non si trovino a vivere la criticità tipica di altre componenti del sistema educativo nazionale, il cui tradizionale limite è costituito dalla debolezza del legame fra formazione e lavoro. Al contrario, questo legame costituisce la principale chiave del successo di queste tipologie di percorsi. E il mondo imprenditoriale guarda infatti con grande attenzione a questi percorsi che costituiscono un bacino di reclutamento delle professionalità tecniche di livello iniziale e intermedio”.
 
Sempre più ragazzi cercano la strada del professionale, tant’è che il sistema ha visto quasi triplicare la partecipazione degli utenti, tra percorsi realizzati nell’ambito dei centri accreditati e percorsi erogati dagli istituti professionali in regime cosiddetto di ‘sussidiarietà’. Si è passati infatti dai 107mila allievi nell’anno formativo 2009-10 per arrivare, con l’avvento dei percorsi negli istituti professionali, a 348mila del 2014-15, fino ai 288mila iscritti nel 2018-19. Altri numeri, più contenuti, per i percorsi di alta specializzazione. Quelli sui quali in fondo punta il governo.
 
C’è però un’Italia di nuovo spaccata a metà. “L’efficacia nel rispondere alle richieste del mondo del lavoro – sottolnea Fadda – è data in gran parte dalla capacità delle amministrazioni e dei progettisti di formazione di rilevare i fabbisogni di competenze dei territori attraverso analisi mirate che permettano la definizione tempestiva dei profili in uscita dalla filiera lunga, in sintonia con i rapidi mutamenti del mercato nazionale e locale”. Per ogni Regione c’è un percorso diverso. Difficile trovare un comun denominatore “che abbia validità nazionale e sia, al contempo, in grado di intercettare i fabbisogni di 21 diverse realtà, tra Regioni e Province autonome”.
 
“Inoltre il sistema proprio perché in capo alle Regioni – aggiunge Fadda – nasce e si sviluppa in maniera non omogenea sul territorio nazionale, secondo le scelte di politica formativa delle diverse amministrazioni. Nel Nord imprenditoriale, dove esiste una forte domanda di operatori e tecnici da parte delle imprese e una presenza consolidata di centri di formazione professionali, le amministrazioni hanno sostenuto robustamente tali percorsi favorendo la crescita della partecipazione. Lo stesso non è stato fatto al Centro e al Sud, dove si è preferito promuovere i percorsi realizzati dagli istituti professionali in regime di sussidiarietà integrativa. Una disomogenità che appare assai poco in linea con i dettami costituzionali di pari opportunità formative”.
 
La soluzione? “Sia a livello nazionale che a livello regionale appare necessario definire procedure più snelle e soprattutto continuative e non episodiche di aggiornamento dei repertori delle filiere formative”. Anche perché, è bene dirlo, ormai c’è una concorrenza spietata di scuole professionalizzanti private.

Leggi l’articolo di Repubblica del 05 Settembre 2021

Luigi BobbaFormazione professionale, il modello funziona ma a due velocità: Centro e Sud arrancano
Leggi...

Global Inclusion 2021 – L’orizzonte dell’equità – 15 settembre

Dal 15 settembre il Comitato Global Inclusion – art. 3 e Il Sole 24 ORE in collaborazione con l’Associazione Italiana per la Direzione del Personale, mobilitano l’ecosistema delle imprese, del Terzo settore e dell’università nella terza stagione “Global Inclusion 2021” tesa alla condivisione di pratiche di successo nel diversity management e nell’inclusione in chiave intersezionale.
Le azioni di comunicazione non bastano per superare una cultura alfa iniqua e conformista.
Se dalla crisi si esce tutti insieme promuovere una strategia inclusiva significa rendere la società e le imprese più innovative attraverso un processo che coinvolga non soltanto la grande impresa ma anche la rete delle piccole-medie imprese e delle professioni.
La stagione, prodotta da Newton SpA.,sarà articolata in un kick-off di lancio e un evento di chiusura, workshop verticali, laboratori di intelligenza collettiva, inclusion-thon, iniziative editoriali, un raduno del Terzo settore e una staffetta con la 4weeks4inclusion aperta a 600.000 persone di 160 imprese italiane che aderiranno ai principi dello Statuto della Rinascita Inclusiva di Global Inclusion.
L’11 settembre, nel ventennale dell’evento che rilanciò la narrazione dello scontro di civiltà, sarà pubblicato un bando per laureate e laureati che abbiano scritto tesi di laurea sul tema del diversity management e dell’inclusione.
Iscriviti gratuitamente su www.global-inclusion.org
Luigi BobbaGlobal Inclusion 2021 – L’orizzonte dell’equità – 15 settembre
Leggi...