La scrittrice. Alia Malek: «La Siria? Una volta era la casa di tutti»

La scrittrice siriana narra la storia di accoglienza del suo Paese d’origine: «Penoso adattarsi al ruolo di rifugiati. Ma sulle rotte dell’esodo sta nascendo una nuova forma di identità personale»

«A volte mi chiedono come mai noi mediorientali ci manteniamo giovani così a lungo – scherza Alia Malek –. Rispondo che sarà merito delle ingiustizie che subiamo, delle oppressioni che si susseguono. Quando si passa da un trauma all’altro, come in Siria accade da oltre un secolo, non si trova il tempo di invecchiare». Ospite in questi giorni del Festival delle Letterature Migranti di Palermo, Alia Malek ha ricostruito le vicende della propria famiglia in Il Paese che era la nostra casa (traduzione di Giovanni Zucca, Enrico Damiani Editore, pagine 448, euro 19,00), un libro che è anche una storia della Siria, di cui la scrittrice è originaria.

leggi l’intervista di Alessandro Zaccuri su Avvenire di domenica 13 ottobre 2019

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Servizio civile universale, prorogati i termini delle domande

Una settimana in più: i candidati dovranno sceglie tra i 3.735 progetti approvati lo scorso agosto. Sono 39.646 le posizioni disponibili. Rimborsi da 433 euro al mese

Sono stati prorogati di una settimana i termini (in scadenza giovedì 10 ottobre) per la presentazione delle domande per diventare operatori volontari del Servizio Civile Universale (Scu), che quest’anno — come si legge sul sito della presidenza del Consiglio dei ministri — offre 39 mila e 646 posizioni (con un calo del 30%, dato che erano 53.363 nel 2018) per giovani tra i 18 e i 28 anni. Per il 2019 i progetti valutati da Dipartimento delle Politiche Giovanili e Servizio Civile Universale potranno dunque essere ancora presentati fino alle 14 di giovedì 17 ottobre, esclusivamente online. Possono partecipare ai bandi i cittadini dell’Unione Europea e gli stranieri che soggiornano regolarmente in Italia.

leggi l’articolo del Corriere della Sera del 10 ottobre 2019 

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L’ecumenismo come programma della Chiesa in uscita

Una mia conversazione con Giacomo Galeazzi, giornalista de La Stampa, sullo stato dell’ecumenismo nel pontificato di Papa Francesco

E’ nel superamento della “scandalosa separazione fra cristiani” che si realizza la missione del pontificato di Francesco

leggi l’articolo Giacomo Galeazzi per In Terris

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Suicidio assistito, Parlamento dove sei?

La sentenza della Consulta ha riaperto il dibattito sul suicidio assistito. Ora il Parlamento deve sbloccarsi. Ma non si sa più qual è il “valore primo”

La sentenza della Corte Costituzionale ha riaperto il dibattito sul suicidio assistito sul caso Cappato. L’immobilismo del Parlamento ha imposto ai giudici di regolare un caso particolare e farlo diventare una norma generale.

leggi l’articolo de Il Sussidiario.net

 

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Basta parole, facciamo subito l’assegno unico per le famiglie con figli

Francia e Italia vent’anni fa avevano lo stesso andamento demografico, ora i francesi fanno figli, gli italiani non più. E questo ha ripercussioni negative su tutto: sulla crescita, sull’occupazione, sui salari, sulla sostenibilità del nostro stato sociale.

leggi l’articolo di Tommaso Nannicini

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Campiglio: “Più fiducia nel futuro, il voto ai ragazzi migliora la politica”

Il docente di Politica Economica alla Cattolica di Milano: “Lanciai questa proposta quindici anni fa”

“Il voto ai sedicenni? Un atto dovuto”. Luigi Campiglio, docente di Politica economica alla Cattolica di Milano, è stato un precursore dell’estensione del suffragio a chi non ha ancora raggiunto la maggiore età. La sua proposta, datata 2003, fu fatta propria dalle Acli e seguita da diversi disegni di legge, tutti senza esito. Enrico Letta rilancia un’idea che, in fondo, un po’ le appartiene. “È vero. Quando la lanciai, oltre 15 anni fa, (…)”

leggi il resto dell’intervista su Repubblica del 1 ottobre 2019

Intervista a Luigi Campiglio – Più fiducia nel futuro i ragazzi migliorano la politica

Luigi BobbaCampiglio: “Più fiducia nel futuro, il voto ai ragazzi migliora la politica”
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Bobba: una proposta di legge del 2013 per il diritto di elettorato attivo ai cittadini che hanno compiuto il sedicesimo anno di età

La proposta di Enrico Letta di estendere la partecipazione al voto anche ai sedicenni, ha riacceso un dibattito che non è nuovo.

Nel marzo del 2013, proprio all’inizio della legislatura, insieme al collega Dario Nardella – oggi Sindaco di Firenze – depositammo alla Camera una proposta di legge per consentire ai sedicenni di votare per il Sindaco e il Consiglio comunale della propria città.

La proposta nasceva dalla constatazione del progressivo invecchiamento dell’elettorato italiano. Citavo, nella relazione di accompagnamento, uno studio dell’Università Cattolica di Milano nel quale si prevedeva che “entro il 2020 gli elettori di età inferiore ai 35 anni saranno oltre tre milioni in meno rispetto a quelli con più di 65 anni”. Ora il 2020 è ormai alle porte e la previsione formulata più di sei anni fa, si è rivelata del tutto veritiera. Ne deducevo che un elettorato sempre più anziano avrebbe fortemente condizionato le priorità di scelta dei partiti. Infatti, le elezioni si vincono con il consenso della maggioranza dei cittadini, per cui i partiti sono inevitabilmente spinti ad assecondare le richieste dei gruppi – anche quelli di età – più numerosi. Non è un caso che nell’ultimo decennio, il maggior numero di cittadini che vive sotto soglia di povertà assoluta si sia concentrato non più tra gli anziani bensì tra i minori che sperimentano oggi in condizioni di maggior svantaggio nell’accesso ai beni essenziali per una vita dignitosa.

La mia proposta, rispetto a quella di Letta, era forse meno ambiziosa ma più realistica e praticabile. Una possibilità che, come aveva argomentato un autorevole vercellese, – il Prof. Giovanni Bollea, una vita dedicata ai bambini e ai giovani – poteva costituire un’utile “prova” per far sentire questi giovani dei cittadini a pieno titolo, appartenenti innanzitutto ad una comunità locale e in grado di incidere sul destino della stessa.

La seconda ragione risiede nel fatto che questa “prova” potrebbe diventare un volano per  spingerli a prepararsi più adeguatamente, con il raggiungimento della maggiore età, all’accesso al voto per le elezioni politiche.

Ragioni che mi paiono ancora oggi convincenti per evitare che la proposta di Letta si riduca ad un fuoco di paglia e i giovani, proprio perché minoranza numerica, diventino sempre più marginali nelle competizioni elettorali. Cominciamo dunque a far votare i sedicenni per il proprio Sindaco: sarà un primo passo nella giusta direzione.

vai al testo della Proposta di Legge

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Clima. Dieci azioni “responsabili” per salvare il pianeta: cosa puoi fare tu

Dall’enciclica Laudato si’ una lista di suggerimenti concreti, dall’uso dei condizionatori e dei mezzi pubblici alla raccolta differenziata

leggi l’articolo di Avvenire

 

 

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Luigi Bobba: riflessioni “post Renzi”

Ho atteso qualche giorno per mettere nero su bianco qualche pensiero dopo la scissione di Renzi dal PD.

Dico subito che non lo seguirò, pur avendolo sostenuto come segretario del Pd nel 2013 e aver fatto parte del governo da lui guidato. Non rinnego nulla, anzi sono orgoglioso di quanto abbiamo fatto nei governi Renzi e Gentiloni nei quali ho avuto l’onore di ricoprire l’incarico di sottosegretario al Lavoro.

Non mi iscrivo certo tra coloro che non vedevano l’ora che Renzi togliesse il disturbo, ma neppure tra quelli che fanno spallucce pensando che questa scissione poco cambierà le cose nel partito, nel governo e forse anche nel Paese. Ho creduto al Pd come partito popolare, riformista, europeista e di sinistra fin dall’inizio. Non ho seguito Rutelli nel 2009 anche se caldamente invitato a farlo. Ho considerato un errore l’abbandono di Bersani e Speranza. Ma oggi che cos’è il PD e cosa vuole diventare? Renzi ha preso la sua strada, Calenda e Bonino ambiscono a fare qualcosa insieme, Bersani invoca una cosa nuova a sinistra. E noi? Ma il PD non era nato proprio come partito plurale, come argine al frazionismo tipico del sistema politico italiano? Il PD, come affermò Veltroni,non era il partito a vocazione maggioritaria? Esiste una terza via tra la pura e semplice prosecuzione della”ditta” e il comitato elettorale all’americana? A queste domande, oggi chi resta nel PD ha il dovere di dare una risposta. Perché se la prospettiva è una riedizione aggiornata del pentapartito (PD, LeU, Renzi, +Europa e Calenda) allora quel progetto di fare un partito che avesse come orizzonte il futuro del Paese con gli occhi dei nostri figli e nipoti, è fallito. Se non vogliamo rassegnarci a questa lenta ma inesorabile deriva, ci sono tre scelte essenziali da compiere.

Primo non rinunciare ai nostri valori. Non sono d’accordo a costruire una casa comune con i grillini. Una cosa è un’alleanza di governo per fermare l’ondata sovranista; un’altra è affermare e comunicare una nostra originale identità valoriale e programmatica.

Secondo, quella sintesi tra un partito radicato nella tradizione europea ma altresì rinvigorito da strumenti di democrazia diretta come le primarie, è ancora in gran parte da costruire. Per ora è rimasto una grande incompiuta.

Terzo: se assecondiamo la spinta proporzionalistica, il futuro del PD è segnato. Dunque torniamo al maggioritario e non abbandoniamo la prospettiva delineata dalla riforma costituzionale.

C’è da mettersi in cammino. Il viaggio non sarà breve, ma procediamo senza fretta ma anche senza sosta.

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