Sbrissa: «La formazione professionale, chiave per ridurre il mismatch tra scuola e lavoro»

«Parliamo di lavoro del futuro, ma quel lavoro è già qui. Per capirlo, basta guardare il modello vincente della formazione professionale», spiega l’amministratore delegato di Enaip Veneto. Più che un disequilibrio tra domanda e offerta, aggiunge, c’è una percezione errata da parte di chi «ancora pensa che i tecnici siano lavoratori di serie B, mentre numeri e dati dimostrano il contrario»

«La tecnica è bellezza e il lavoro professionale è il mix vincente di tecnica, bellezza e competenza». Giorgio Sbrissa è Amministratore delegato di Enaip Veneto e dal marzo, scorso, presidente di Forma Veneto, l’associazione regionale degli enti di formazione professionale di ispirazione cristiana, di cui fanno oggi parte Cnos-Fap Veneto (Salesiani), Ficiap Veneto, Enaip Veneto, Fondazione San Nicolò, Fedform Veneto, Ciofs-FP, Irigem e Centro Produttività Veneto. Sbrissa parla con grande passione di «quell’enorme bacino di capacità di generare futuro che è la formazione professionale». Un tema, questo, che accanto al rapporto tra scuola e società, tra scuola e formazione e tra formazione e lavoro è al centro del numero di settembre di Vita.

leggi l’intervista su Vita.it del 10 settembre 2021

Luigi BobbaSbrissa: «La formazione professionale, chiave per ridurre il mismatch tra scuola e lavoro»
Leggi...

Abbiamo un nuovo Piano contro la Povertà (e nessuno lo dice)

C’è un fatto di tutto rilievo che però è assolutamente ignorato dal dibattito in corso sul Reddito di Cittadinanza: ad agosto è stato pubblicato il nuovo “Piano per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà”. Ecco le novità

Metadone per Giorgia Meloni, «diseducativo e clientelare» per Matteo Salvini che pure l’ha votato, sacro graal per i Cinque Stelle che lo difendono con una levata gli scudi. Sul reddito di cittadinanza si è aperta (di nuovo) una guerra ideologica combattuta a spron di dichiarazioni e titoli, quando invece «l’elenco di cose da fare per migliorare il Reddito di Cittadinanza è lì fin da quando la misura è stata decisa», come giustamente ha ricordato Gianmario Gazzi, il presidente dell’Consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali. E di certo di una misura contro la povertà il Paese non può fare a meno.

Leggi l’articolo su Vita.it del 8 settembra 2021

Luigi BobbaAbbiamo un nuovo Piano contro la Povertà (e nessuno lo dice)
Leggi...

Elena Bonetti: «Basta con gli incentivi a tempo, la parità diventerà strutturale»

La ministra per le Pari opportunità e Famiglia spiega la strategia nazionale approvata ad agosto, dalla decontribuzione del lavoro femminile alla soglia per limitare il gender pay gap

leggi l’intervista alla ministra Elena Bonetti su Il sole 24 Ore del 13 settembre 2021

Luigi BobbaElena Bonetti: «Basta con gli incentivi a tempo, la parità diventerà strutturale»
Leggi...

Il Pd su ampliamento Amazon: “Bisogna dare merito alla tenacia dell’ex sindaco Maura Forte”

Il PD di Vercelli accoglie positivamente la notizia dell’ampliamento del centro Vercellese di Amazon, azienda insediatasi nel nostro territorio nel 2016 grazie al lavoro dell’amministrazione di centro-sinistra guidata da Maura Forte. Il potenziamento del polo logistico di Amazon permetterà di creare nuovi posti di lavoro, in aggiunta ai circa 500 lavoratori a tempo indeterminato già assunti e ai molti stagionali occupati nei differenti picchi di attività dell’azienda.

In questi mesi abbiamo assistito a numerose crisi aziendali sul nostro territorio, con chiusure di stabilimenti e licenziamenti. Per questo, la buona notizia del potenziamento del centro di Larizzate è ancora più sentita, rappresentando una boccata di ossigeno per creare nuove occasioni occupazionali.

Bisogna dare merito alla tenacia con cui l’ex sindaco Maura Forte ha operato durante il suo mandato per convincere Amazon a investire sul nostro territorio. Su questo punto, la stessa dichiara: “accolgo con soddisfazione il risultato di questo ampliamento, già previsto negli accordi sottoscritti nel 2016, quando con la mia giunta abbiamo lavorato con impegno e serietà per creare le condizioni con cui superare la competizione di altre città del nord Italia e portare a Vercelli il terzo insediamento del colosso americano. Soddisfazione anche per aver accolto una azienda che, negli anni, oltre ad aver creato occupazione, ha realizzato molte attività di solidarietà a livello territoriale”.

Maria Moccia Segretario PD Vercelli

Luigi BobbaIl Pd su ampliamento Amazon: “Bisogna dare merito alla tenacia dell’ex sindaco Maura Forte”
Leggi...

Maurizio Del Conte, ex Anpal: “Col piano Gol sul lavoro il Governo rischia un altro spreco di risorse”

Maurizio Del Conte, ex Anpal: “Non bastano più soldi, serve ridisegno complessivo delle politiche attive”

Ci sono i soldi – 4,9 miliardi che arriveranno dall’Europa – e cinque percorsi per ricollocare chi perde il posto di lavoro. Non solo chi è in cassa integrazione, ma  anche chi percepisce l’indennità di disoccupazione o il reddito di cittadinanza, ancora i lavoratori fragili, i precari, i disoccupati che non hanno un sostegno al reddito: la lista dei beneficiari del piano Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori) a cui sta lavorando il Governo è corposa. Così come è ambizioso l’obiettivo fissato al 2025: tirare nel mondo del lavoro fino a 3 milioni di beneficiari, la maggior parte – il 75% – costituito da donne, under 30, over 55, disoccupati di lunga durata e persone con disabilità. Ma il rilancio delle politiche attive del lavoro deve tenere conto degli insuccessi più recenti, a iniziare dal reddito di cittadinanza, e dei fallimenti più datati, che hanno a che fare non solo con la dimensione quantitativa (il numero dei centri per l’impiego, prima ancora degli uffici di collocamento), ma anche con quella qualitativa e cioè con l’incapacità di costruire un sistema capace di formare chi perde il posto in modo adeguato, garantendogli così una maggiore chance di ricollocazione.

leggi l’intervista a Maurizio Del Conte* su Huffington Post del 30 agosto 2021

*professore di Diritto del lavoro alla Bocconi

Luigi BobbaMaurizio Del Conte, ex Anpal: “Col piano Gol sul lavoro il Governo rischia un altro spreco di risorse”
Leggi...

Le tre vie per garantire un’effettiva equità generazionale

La pandemia, oltre alle tante persone che sono rimaste contagiate e a coloro che hanno perso la vita, ha colpito duro anche sul lavoro: quasi 450.000 persone occupate in meno. E ha colpito in modo selettivo. A farne le spese sono stati i giovani, il 30% dei quali sono inoccupati; coloro che avevano un contratto di lavoro a tempo determinato, lavoratori autonomi e le donne.

leggi il mio articolo su «Interris» del 1 agosto 2021

Luigi BobbaLe tre vie per garantire un’effettiva equità generazionale
Leggi...

Caro ministro Orlando, ecco i 10 passi per compiere (finalmente) la Riforma del Terzo settore

Più dell’80% dei 1171 rispondenti, ha un giudizio positivo della riforma, in quanto ha introdotto una normativa unitaria per tutti gli enti del terzo settore (ETS); ma,altrettanti lamentano un iter troppo lungo e tempi di attuazione eccessivamente dilatati. La coincidenza della fase attuativa della Riforma con l’avvio delle misure del PNRR è un’occasione imperdibile per fare del Terzo settore – come ha detto il Presidente Mattarella “una struttura portante, non di supplenza ma di autonoma e specifica responsabilità per l’intero Paese.

di Luigi Bobba, 20 luglio 202, Vita.it

Luigi BobbaCaro ministro Orlando, ecco i 10 passi per compiere (finalmente) la Riforma del Terzo settore
Leggi...

Luigi Bobba nominato nel consiglio nazionale del Terzo settore

Comunicato Stampa

LUIGI BOBBA NOMINATO NEL CONSIGLIO NAZIONALE DEL TERZO SETTORE

“Sono grato al Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, per avermi nominato quale esperto di comprovata esperienza nel Consiglio nazionale del Terzo settore”.

Il Consiglio nazionale del Terzo settore è un organismo previsto dalla riforma del Terzo settore dove siedono i rappresentanti di associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato, società di mutuo soccorso, cooperative sociali ovvero gli enti che entreranno nel nuovo Registro unico nazionale del Terzo settore. Oltre ai più importanti organismi rappresentativi e alle reti associative presenti a livello nazionale, compongono l’organismo anche esponenti delle Regioni e dei Comuni, nonché cinque esperti nominati direttamente dal Ministro del Lavoro tra persone di comprovata esperienza in materia di Terzo settore. Il Consiglio si affianca al Ministro, che lo presiede, esprimendo pareri non vincolanti su atti regolamentari, decreti e altri atti amministrativi di competenza del Ministero. In sostanza è la voce del mondo delle associazioni che fa sentire le istanze e gli orientamenti alla istituzione – il Ministero del Lavoro – a cui la riforma ha attribuito compiti importanti e decisivi nello sviluppo, promozione e controllo degli enti di Terzo settore”.

“Ho assicurato al Ministro – continua Bobba – che metterò a disposizione del Consiglio la competenza maturata, prima nel mondo associativo e poi come parlamentare e Sottosegretario di governo con delega proprio al Terzo settore, in modo da contribuire, insieme a tutti gli altri componenti, alla piena ed efficace attuazione della riforma”.

Luigi BobbaLuigi Bobba nominato nel consiglio nazionale del Terzo settore
Leggi...

#Under40, i project manager del futuro devono saper maneggiare i dati

Il project manager in una azienda è chi fa accadere le cose, che disegna una bozza, poi la realizza e poi la aggiusta mentre la sta realizzando”. Elisa Pagliarani, 31 anni, è general manager di Glovo Italia, piattaforma di consegna a domicilio multi categoria. E a guardare il suo percorso, si può dire che sia anche project manager della propria vita professionale: un’idea di base e nessuna paura a modificarne in corsa la realizzazione.

leggi l’articolo su Il Sole 24 Ore del 25 maggio 2021

 

Luigi Bobba#Under40, i project manager del futuro devono saper maneggiare i dati
Leggi...

La nuova formazione post diploma. Una sfida per enti pubblici e aziende private

di Luigi Bobba, Presidente di Terzjus, e Maurizio Drezzadore

Nati nel 2010 con l’obiettivo di far sorgere una filiera formativa a carattere terziario ispirata al modello delle Fachhochschulen tedesche e delle Scuole Universitarie Professionali svizzere, i percorsi ITS (Istituti Tecnici Superiori) sono stati regolamentati con durata biennale e triennale, con l’obbligo di prevedere almeno il 30% delle ore in stage aziendale e almeno il 50% delle ore assegnate a docenti provenienti dal mondo del lavoro. È stata questa la risposta del sistema di istruzione, fortemente voluta da Confindustria, alla fase di straordinari mutamenti tecnologici che stanno modificando strutturalmente il sistema socioeconomico italiano.

Con un alto tasso di occupazione – attorno all’80% – con capacità di cogliere le tendenze al cambiamento dei processi economici e con una significativa flessibilità, i percorsi di ITS hanno conosciuto una forte legittimazione ed un esteso riconoscimento. Ben presto tuttavia si è dovuto cominciare a fare i conti con alcuni limiti strutturali. In primis, il modesto numero di giovani coinvolti nell’offerta formativa, risultanti 13.381 nel maggio del 2019 (ultimo rapporto disponibile del  Miur); dato che evidenzia  ben tre criticità: la scarsità di risorse impiegate, la complessità del sistema organizzativo (strutturato in fondazioni con non pochi problemi di patrimonializzazione, di governance ed elevati costi di gestione) e l’irrisolta competitività con la laurea breve, titolo che mantiene una forte attrattività vista l’analoga durata dei percorsi formativi. Ulteriore criticità riguarda i percorsi finanziati che nel 2019 sono stati 139, incardinati in 73 fondazioni, ciascuna con un proprio consiglio d’amministrazione. Visto che non si arriva mediamente a due percorsi per fondazione, si tratta di una macchina con tanti piloti (quante sono le componenti di gestione previste dalla legge: Università, Istituti superiori, Centri di formazione professionali, imprese), con tanti costi, ma con ben poca benzina per correre. Va altresì ridimensionato il dato circa il successo nell’inserimento lavorativo, poiché oltre il 60% dei contratti di lavoro stipulati al termine dei percorsi è costituito da tempi determinati o da lavoro autonomo in regime agevolato.

Nonostante la spinta esercitata dagli Enti di Formazione Professionale per consentire l’accesso agli ITS dei propri iscritti, solo il 9% proviene dal sistema della IeFP, ovvero di giovani che hanno conseguito il diploma quadriennale, più il quinto anno.  Né sembra facile immaginare che venga accolta la proposta degli stessi Enti di Formazione Professionale, rivolta a consentire l’accesso agli ITS con il semplice diploma professionale quadriennale, visto che gli ITS si configurano come formazione terziaria, con ammissione tramite la maturità quinquennale. Si deve ulteriormente aggiungere che gli esiti valutativi sull’intera offerta formativa degli ITS, evidenziano come solo il 53% dei percorsi supera la sufficienza e il 24% viene classificato con una valutazione problematica o critica. Se al proprio nascere questa offerta formativa rappresentava una assoluta novità, oggi ci troviamo di fronte ad una molteplicità di proposte. La vera svolta infatti si è avuta alla fine del 2015, con l’introduzione nel nostro ordinamento del sistema di formazione duale; tale novità ha sottratto agli ITS il primato di essere l’unico percorso di istruzione con apprendimento on the job.

Oggi, disponendo delle risorse del programma Next Generation Eu, dobbiamo scegliere come allocarle e ancor di più come riorganizzare i sistemi formativi. La proposta, che qui sinteticamente viene esposta, mira a qualificare la formazione dei giovani avvicinandoli, sempre di più, a competenze innovative sia nell’ambito digitale sia nelle filiere dello sviluppo sostenibile, ma anche alla presa in carico di una parte della vasta platea dei NEET e al contrasto alla disoccupazione adulta attraverso la riqualificazione delle figure professionali obsolete.

Innanzitutto, va ripristinato un monte ore adeguato di apprendimento in contesto di impresa attraverso l’alternanza scuola-lavoro negli istituti secondari; va inoltre rafforzato, sia per la IeFP che per gli Istituti Tecnici e Professionali, il ricorso all’apprendistato di primo livello.  Per l’apprendistato formativo, nella versione del PNRR di fine febbraio, venivano stanziate risorse per 600 milioni con un sostanziale raddoppio del numero dei giovani coinvolti nei percorsi duali e l’avvio di ulteriori 11.000 contratti di apprendistato formativo.

Relativamente agli ITS ed IFTS, sempre nel PNRR, vengono allocati circa 1,5 miliardi con i quali si possono sia aumentare consistentemente i percorsi ITS sia allargare gli interventi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore, completando così la verticalizzazione della filiera della IeFP con il quinto anno e offrendo nuove opportunità di inserimento lavorativo ai NEET. In entrambi i casi è utile ricorrere all’apprendistato formativo.

Infine, relativamente agli interventi di reskilling, con la legge 34 del 2020 è stato creato il Fondo nuove competenze con una dotazione di 730 milioni, che potranno essere ulteriormente aumentati di 1 miliardo per effetto del PNRR. Si tratta di interventi di riqualificazione di lavoratori occupati a sostegno dei processi di innovazione delle aziende in uscita dalla crisi pandemica. La misura finanzia all’impresa, attraverso un programma dell’ANPAL, il costo del lavoratore per l’intero monte ore di formazione.

La presa in carico da parte del PNRR di queste proposte rappresenterebbe non solo un efficace intervento a sostegno della ripresa, ma significherebbe anche dare un nuovo e più efficiente assetto all’insieme dei sistemi formativi, superando gli storici ritardi di cui soffre il nostro Paese e avviando la costruzione di solidi processi di integrazione tra le politiche attive del lavoro, i servizi di collocamento e gli interventi di formazione.

dal sito FoAL, Fondazione Antonio Lombardi, 20 Maggio 2021

Luigi BobbaLa nuova formazione post diploma. Una sfida per enti pubblici e aziende private
Leggi...