“Servire, in silenzio”

l’Italia è di fronte a una grave crisi strutturale. Non solo per gli indicatori economici che ogni giorno mostrano il declino del nostro Paese, ma anche e altrettanto gravemente a causa dell’impoverimento culturale e della coesione nelle relazioni sociali. Un Paese dilaniato dai conflitti diviene incapace di assumere scelte strategiche di lungo periodo, rischia di essere ossessionato dai tatticismi e dalle convenienze immediate; una nazione che dileggia il sapere e le competenze come qualcosa di distante dal popolo è un Paese destinato inevitabilmente al declino. Ma l’Italia non è solo questo.

leggi la lettera di Graziano Delrio al Direttore di Huffingtsonpost dell’8 settembre 2019

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“Nel 2018 solo 439mila bambini, il minimo storico dall’Unità d’Italia”

Continua il calo delle nascita in Italia, che si tradurrà in un progressivo svuotamento del mercato del con conseguenze enormi che facciamo finta di non vedere. Nel 2018 solo 439mila bambini, il minimo storico dall’Unità d’Italia. -18 mila rispetto al 2017 (-4,0%).

Luigi Bobba“Nel 2018 solo 439mila bambini, il minimo storico dall’Unità d’Italia”
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In Italia non nascono più bambini: popolazione sempre più vecchia e in calo

Gli ultimi dati pubblicati da Istat confermano un drammatico andamento demografico caratterizzato da sempre meno nascite e da un allargamento costante della popolazione anziana
leggi l’articolo di Secondo Welfare

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Ecco il manifesto di Calenda per le elezioni europee

Ecco il manifesto di per le Si chiama “Manifesto per la costruzione di una lista unitaria delle forze europeiste”. lo ha letto in anteprima per Il Foglio

“Il destino dell’Europa è il destino dell’Italia. L’Italia è un paese fondatore dell’Unione Europea, protagonista dell’evoluzione di questo progetto nell’arco di più di 60 anni. E protagonisti dobbiamo rimanere fino al conseguimento degli Stati Uniti d’Europa, per quanto distante questo traguardo possa oggi apparire. Il nostro ruolo nel mondo, la nostra sicurezza – economica e politica – dipendono dall’esito di questo processo”

 

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Luigi Bobba: aderisco al manifesto “SIAMO EUROPEI”

Mi convince la proposta formulata dall’ex Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, insieme ad altri, di un Manifesto – SIAMO EUROPEI – come base comune per costituire una lista unica delle forze politiche e civiche europeiste per le prossime elezioni europee” – dichiara l’ex Sottosegretario al Ministero del Lavoro Luigi Bobba.

“L’appuntamento elettorale del prossimo 26 maggio – continua Bobba – sarà decisivo per capire se ci si vuole incamminare verso gli Stati Uniti d’Europa, oppure cancellare giorno per giorno – come stanno facendo le forze sovraniste e populiste – la paziente costruzione di uno spazio comune di libertà, democrazia e benessere”.

“Non sono certo tra coloro che vogliono conservare l’Europa così com’è e che non ne vedono i limiti e i tanti errori di questi anni – conclude Bobba -, ora è tempo di cambiare strada per fare dell’Europa di domani il soggetto politico e istituzionale protagonista di uno sviluppo innovativo, inclusivo e sostenibile. Investire sulla scuola, sul lavoro, sulla ricerca, sull’ambiente e sul welfare è l’unico modo per guardare l’Europa con gli occhi di coloro che oggi hanno 20 anni e per la prima volta  parteciperanno all’elezione del Parlamento europeo.”

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Povertà, 25 miliardi all’anno vanno nelle tasche sbagliate

Cinque milioni di poveri in Italia non si possono ignorare, ed è giusto dare loro un assegno di sussistenza. Ma i soldi vanno spesi bene perché a pagare l’Irpef sono sempre i soliti 41 milioni di italiani. E anche tra loro non tutti se la passano benissimo.

leggi l’articolo di Milena Gabanelli e Rita Querzè

 

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La reputazione dell’Italia e lo «spread civico»

Cittadini non si nasce, si diventa.Tuttavia, alimentare un sentimento civico è difficile

Lo spread è diventato uno degli indicatori più usati per valutare lo stato di salute dell’economia italiana. Lo stesso ministro dell’Economia esprime preoccupazione per il livello che ha raggiunto. Le pagine dei giornali sono piene di commenti che ne registrano ogni variazione negativa. Ma perché invece sono così poche le voci che si levano per far presente il rischio che stiamo correndo in termini di «spread civico»?

leggi l’articolo di Enzo Manes sul Corriere della Sera

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