Il tempo delle mediazioni è finito: il governo sopravvive solo se prende finalmente decisioni radicali

Mosse urgenti: meno favori e più riforme, la via obbligata per la ripresa

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 2 gennaio 2021

Durante i lunghi mesi del Covid-19, i dibattiti e le decisioni riguardanti gli aspetti economici della pandemia sono stati dedicati prevalentemente al nobile obiettivo di aiutare le categorie più colpite. La corsa al soccorso ha tuttavia provocato il meno nobile risultato di spargere benefici e incentivi in mille direzioni, ben oltre le intenzioni iniziali e lontano dagli obiettivi di sviluppo di lungo periodo: dall’acquisto di monopattini agli occhiali, dai mobili agli apparecchi televisivi e chi più ne ha più ne metta. Il tutto accompagnato dal messaggio subliminale che l’Unione Europea avrebbe poi pagato il conto senza tanti problemi.

L’ammontare del debito pubblico, che già viaggiava su livelli allarmanti, è quindi cresciuto a dismisura, raggiungendo ormai il 160% del nostro prodotto interno lordo.
Un aumento del deficit nei periodi di crisi non deve sorprendere perché è un evento consueto, ricorrente e, a volte, doveroso. Sorprende invece il fatto che le spinte corporative e le tensioni interne del governo abbiano relegato in secondo piano i problemi del dopo pandemia, mentre gli altri paesi europei si sono concentrati su progetti fondamentalmente dedicati alla crescita futura.

Fortunatamente un’opportuna intervista del Commissario Gentiloni, consapevole delle crescenti preoccupazioni dei nostri partner e delle autorità europee, ci ha richiamato alla realtà dei fatti, spiegando che i fondi europei sono rigorosamente condizionati al raggiungimento di precisi obiettivi e che tali fondi potranno essere versati all’Italia solo se i prescritti risultati saranno raggiunti.

Si tratta di condizioni illustrate con rigore e pignola chiarezza nelle 62 pagine di istruzioni (qui la prima parte, qui la seconda parte, ndr) inviate dalla Commissione ai governi il 17 settembre dello scorso anno.

L’Italia è destinataria della maggiore quantità di fondi rispetto a tutti i paesi europei (si tratta di ben 208 miliardi su un totale di 750) ma con l’obbligo di raggiungere precisi obiettivi di crescita, mettendo in atto un organico processo di riforme.

Si richiede di presentare un numero limitato di grandi progetti, accompagnati da piani dettagliati, con strumenti di controllo degli stati di avanzamento e l’elenco delle autorità responsabili dell’esecuzione dei diversi obiettivi, dedicati a rinnovare il paese in particolare su tre fronti: digitalizzazione, ambiente e coesione sociale.

Quindi pochi grandi compiti tra loro sinergici, in modo da organizzare una credibile strategia di sviluppo: proprio l’opposto di quello che si è fatto (o si è dovuto fare) fino ad ora a causa delle opposizioni esterne o, ancora di più, delle divisioni interne al Governo.

La ragione per cui è stata riservata all’Italia la quota maggiore dei fondi deriva proprio dal fatto che il nostro paese è così grande da essere determinante negli equilibri europei ma, nello stesso tempo, presenta rigidità tali da mettere a rischio l’intera economia dell’Unione.

E non si pensi che, da parte di Bruxelles, si tratti di condizioni flessibili: le grandi decisioni del Next GenerationEU sono state infatti prese dopo molti contrasti e dopo che alcuni paesi le hanno accettate solo perché accompagnate da cogenti condizionamenti e diligenti controlli.

E non possiamo nemmeno dimenticare che alcuni di questi paesi, a cominciare dall’Olanda e dalla Germania, sono ormai in campagna elettorale e, spinti dalle loro opinioni pubbliche, saranno quindi guardiani inflessibili dello spirito e della lettera dell’uso del denaro europeo.

Siamo davvero di fronte a un bivio. Se ci discostiamo dagli obblighi assunti, avremo una duplice conseguenza negativa. In primo luogo gli acquisti dei titoli del debito pubblico italiano da parte della Banca Centrale Europea, non potranno proseguire, spingendo l’Italia verso conseguenze drammatiche. In secondo luogo diventerà impossibile riformare il patto di stabilità, con analoghe conseguenze.

Al governo resta una sola scelta: cambiare rotta, respingendo le mille disparate proposte che arrivano da amici, nemici e falsi amici e concentrando l’azione sulle poche grandi decisioni che spingono la crescita e varare le riforme che ne condizionano la messa in atto.

Un compito gigantesco perché, quando si parla di riforme, non si intendono provvedimenti vaghi ma cambiamenti delle leggi, dei regolamenti e dei modi di operare della nostra Pubblica Amministrazione: dalla giustizia alla scuola, dalla ricerca alla sanità, in modo da affrettare il processo decisionale di ogni investimento, sia esso pubblico o privato.

Un compito che deve essere affrontato nel corso di questo stesso mese, da un Consiglio dei Ministri che prenda le decisioni obbligate dalle nostre necessità e dalle norme del NextGenerationEU che, ricordiamolo ancora una volta, non può versare soldi a piè di lista ma solo quando i compiti assegnati vengono eseguiti nelle varie fasi di attuazione.

Visto che è stato sollevato tante volte, e non fuori luogo, il richiamo al dopoguerra, sarà bene ripetere quanto è stato già scritto su queste stesse pagine: il medesimo Consiglio dei Ministri dovrà provvedere alla costruzione di un modello organizzativo nuovo, capace di mettere in atto quanto richiesto.

Si deve in esso prevedere che il potere politico sia in grado di prendere le necessarie decisioni strategiche, alla concreta realizzazione delle quali debbono essere preposti i migliori nuclei della Pubblica Amministrazione affiancati, quando necessario, da una piccola squadra di consulenti esterni in grado di fornire, nei casi straordinari, risorse e specializzazioni non disponibili nel settore pubblico.

Penso infatti che non vi sia né il tempo né la convenienza di creare strutture alternative che già, in tanti casi, hanno reso ancora più complicati i processi decisionali.

Il governo deve, comunque, avere ben chiaro che il tempo delle mediazioni è finito e che la sua stessa sopravvivenza dipende dalla capacità di prendere finalmente le decisioni radicali di cui il paese ha bisogno.

 

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Terzo settore in movimento «Ma i ritardi provocano costi»

«Nonostante tutto, siamo di fronte a una realtà in movimento», dice Bobba, plaudendo anche all’istituzione del Registro unico nazionale del Terzo Settore (strumento di trasparenza e di benefici notevoli per gli iscritti), e all’ancor più recente sentenza n. 131 della Corte Costituzionale, che pronunciandosi sui rapporti tra amministrazioni pubbliche ed enti del terzo settore, «ha finalmente dato un indirizzo, indicando come via privilegiata quella della coprogrammazione e coprogettazione, la quale, a differenza della procedura competitiva tipica dei fornitori profit di servizi/prodotti verso le Pa, reca il doppio vantaggio di limitare eterni contenziosi, e costruire una compartecipazione di risorse e comunione di scopo tra soggetti dediti ad attività di interesse generale»

leggi l’articolo de L’Arena del 18 dicembre 2020

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Terzjus webinar “Promuovere i beni comuni: verso un’amministrazione condivisa”, 9 dicembre ore 18

Comunicato Stampa

Il Presidente Luigi Bobba: aprire una nuova stagione nei rapporti tra Amministrazioni pubbliche ed enti del Terzo settore

“Promuovere i beni comuni: verso un’amministrazione condivisa”
Torna Terzjus con il webinar di mercoledì 9 dicembre alle ore 18

Mercoledì 9 dicembre alle ore 18, Terzjus – l’Osservatorio giuridico del terzo settore – ritorna a pochi mesi dalla nascita con un incontro intitolato: “Promuovere i beni comuni:verso un’amministrazione condivisa”. E lo fa partendo dalla presentazione del primo Quaderno dedicato a “I rapporti tra Amministrazioni pubbliche ed Enti del Terzo Settore”, a cura di Antonio Fici, Luciano Gallo e Fabio Giglioni – Editoriale Scientifica Napoli.

“Questo prima pubblicazione – dichiara Luigi Bobba, Presidente di Terzjus- raccoglie sia contributi presentati da accademici e professionisti nel seminario che l’Osservatorio aveva realizzato l’11 giugno scorso, sia altri interventi redatti a seguito della importante sentenza 131/2020 della Corte costituzionale. Tale sentenza, relativa agli articoli 55 e 56 del Codice del Terzo settore, potrebbe aprire una nuova stagione nei rapporti tra Amministrazioni pubbliche ed enti del Terzo settore”.

Alla presentazione da remoto del volume prenderanno parte Luca Antonini, giudice costituzionale ed estensore della citata sentenza, Ferruccio De Bortoli, Presidente di Vidas ed editorialista del Corriere della Sera, Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del Terzo Settore, ValeriaNegrini, Vicepresidente della Fondazione Cariplo e Giovanni Quaglia, Presidente della Fondazione CRT.

All’incontro, inoltre, non faranno mancare la loro voce anche autorevoli esponenti delle istituzioni come Alessandro Lombardi, Direttore Generale del Terzo Settore del Ministero del Lavoro, Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia e responsabile Welfare e Terzo Settore dell’ANCI e Francesco Boccia, Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie. Saranno altresì presenti i tre curatori del Quaderno, Fici, Gallo e Giglioni. “Il testo rappresenta – continua il Presidente Bobba – un utile strumento di riflessione in una stagione che si spera sempre più contrassegnata dalla “comunione di scopo”  tra Amministrazioni pubbliche ed Enti del terzo settore. Un’architrave normativa sulla quale poggiare il riconoscimento degli Enti di terzo settore come attori importanti nella programmazione e progettazione di servizi e attività di interesse generale a favore dei cittadini e in particolare di quelli più vulnerabili. Ci attendiamo – conclude Bobba – un cambiamento vero e concreto a cui Terzjus contribuirà anche attraverso ulteriori attività come il seminario di alta formazione, previsto a marzo 2021, per mettere a confronto e far conoscere i modelli e le buone pratiche di “amministrazione condivisa” già presenti nel nostro Paese”.

Si può partecipare all’incontro collegandosi al link dedicato sul canale Youtube

https://youtu.be/GkDOk5l9QpQ

Chi fosse interessato al testo del quaderno, lo può scaricare gratuitamente, mediante l’iscrizione alla newsletter al sito www.terzjus.it.

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Luigi Bobba: “Sussidiarietà, ora si può”

Due interventi – uno di tipo giurisprudenziale, l’altro di carattere normativo – hanno impresso una svolta importante circa l’interpretazione e l’applicazione degli articoli 55 e 56 del Codice del Terzo settore (CTS). Una sentenza della Corte e un emendamento al decreto “Semplificazioni” rendono finalmente possibile una vera sussidiarietà. Ora la sfida è alla Pubblica amministrazione e al Terzo settore

leggi il mio articolo su Vita del 28 ottobre 2020

Luigi BobbaLuigi Bobba: “Sussidiarietà, ora si può”
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