Webtalk “Giovani e impegno civile, due proposte alla politica” di Luigi Bobba

Con Luigi Bobba, Alessandro Rosina e Dario Nardella, VITA e Avvenire rilanceranno la proposta di voto ai sedicenni e l’alternanza scuola/servizio civile. Ne discutiamo con il segretario Pd, Enrico Letta, la ministra Fabiana Dadone e la deputata Maria Teresa Bellucci. Venerdì 16 aprile alle 17,30

di Luigi Bobba su Vita.it del 13 aprile 2021

Il rischio che la proposta del voto ai sedicenni del nuovo segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, cada presto nel dimenticatoio è più che concreto. Da circa venti anni sono state formulate proposte simili, ma finora nessuna hai mai avuto un esito positivo. E dico questo, non per non aver apprezzato la scelta di Letta; anzi, perché vorrei che trovasse una effettiva applicazione.

Muovendo proprio da questo intendimento, ho formulato nelle settimane scorse due proposte che hanno la stessa direzione, ma seguono un percorso diverso. L’obiettivo è quello di un pieno coinvolgimento delle generazioni più giovani in una effettiva partecipazione alla vita sociale e politica del Paese. E sono grato ad Avvenire e a Vita di aver messo queste proposte al centro del webinar del 16 aprile Giovani & Impegno civile – per sottoporle a chi oggi ha responsabilità politiche di rilievo.

Già nel 2013 – nelle prime settimane della XVII legislatura – insieme con il collega parlamentare Dario Nardella (ora sindaco di Firenze), presentammo a firma congiunta alla Camera dei deputati, una proposta di legge per introdurre il voto ai sedicenni nelle elezioni comunali. Non era una novità assoluta, perché in Europa (in Austria, in Scozia, e in alcuni lander della Germania) è gia consentito ai sedicenni di votare per il proprio Sindaco o alle elezioni locali e regionali. D’altra parte, nella nostra proposta citavamo uno studio nel quale si prevedeva che nel 2020, i cittadini con meno di 35 anni sarebbero stati tre milioni in meno rispetto a quelli over 65. E’ proprio quello che è avvenuto e le simulazioni per il 2030 ci dicono che il divario continuerà a crescere. Se non si cambia il peso elettorale delle generazioni più avanti con gli anni sarà sempre maggiore; e i partiti, se vorranno vincere le elezioni, dovranno assecondare sempre di più gli interessi degli anziani piuttosto che quelli dei giovani. Dunque non solo è ragionevole portare nell’arena elettorale le generazioni più giovani, ma è perfino necessario per evitare che coloro che rappresentano gli interessi degli adulti di domani, finiscano per essere confinati in una posizione sempre più marginale e privati della possibilità di influire sulle scelte della propria comunità locale o nazionale. E allora, perché optare di far votare per il Sindaco? Per due ragioni: innanzitutto perché si tratta dell’istituzione che ha meglio retto alla crisi della politica e nella quale maggiormente i cittadini si identificano; e poi, con una Paese composto da più di 8000 comuni, anche per un giovane sedicenne potrebbe essere più facile conoscere le persone e i programmi delle diverse liste elettorali e poter così influire, con il voto, sulle scelte della propria comunità. E tale scelta obbligherebbe i partiti ad ascoltare maggiormente le generazioni più giovani, nonché tener conto delle loro domande nei propri programmi elettorali. La democrazia, si dice, per mordere ha bisogno dei denti. I denti sono anche il peso elettorale delle diverse generazioni.

Ma assocerei a questa proposta – il voto per il proprio sindaco – anche un’altra innovazione che ha lo stesso segno. Ne ho già parlato su questo giornale: introdurre progressivamente nella scuola secondaria e nella formazione professionale un’alternanza scuola /servizio civile (qui l’articolo). Di che si tratta? Inserire nel curriculum formativo dello studente – con gli appositi crediti formativi – un mese di servizio volontario (magari durante l’estate) per i 16/17enni presso un ente del terzo settore che opera nella propria comunità. Ci sono già nella scuola sperimentazioni analoghe, ma qualcosa di sistematico, seppur graduale, ancora non esiste. Ne deriverebbero due conseguenze. La prima: tutti i giovani potrebbero toccare con mano cosa significa fare un servizio per le persone piu fragili o comunque dedicarsi ad un qualche impegno civico e di utilità sociale, rafforzando cosi l’appartenenza alla propria comunità locale. In secondo luogo, questo “servizio civile in prova” potrebbe costituire un utile orientamento per poi prendere una decisione più impegnativa raggiunta la maggiore età, ovvero optare per la scelta di un anno di servizio civile volontario. Insomma un’azione di orientamento, di messa alla prova delle proprie capacità e di conoscenza di problematiche sociali altrimenti fuori dal proprio raggio di azione.

Ecco allora che il voto ai sedicenni per il proprio Sindaco e l’alternanza scuola /servizio civile costituiscono due potenti motori di innovazione: nei confronti dei partiti, affinché mettano in cima alle loro scelte le attese delle generazioni piu giovani. Per gli enti del terzo settore, nel trovarsi di fronte un’occasione straordinaria per motivare e formare dei giovani all’impegno civico e volontario, anche orientandoli al servizio civile. Perché i giovani non sono il nostro futuro, ma il nostro presente.

► Quando: Venerdì 16 aprile alle ore 17,30

► Dove: sulla pagina Facebook di Vita: qui e di Avvenire qui

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FORMAZIONE PROFESSIONALE. CANALIS (PD): “RITARDI SULL’ACQUISTO DEI DEVICES INFORMATICI”

FORMAZIONE PROFESSIONALE. CANALIS (PD): “RITARDI SULL’ACQUISTO DEI DEVICES INFORMATICI. SIAMO ALLA TERZA ONDATA E 6.000 STUDENTI PIEMONTESI DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE SEGUONO ANCORA LA DAD SUL CELLULARE”
Monica Canalis (Pd): “Piemonte fanalino di coda. Veneto, Emilia-Romagna e Toscana già nella prima ondata avevano fornito tablet e pc agli studenti svantaggiati. Così si rischia un boom della dispersione scolastica”.
«Il 10 dicembre scorso la Giunta Cirio aveva bocciato un mio Ordine del Giorno, che chiedeva di acquistare i devices per la Didattica a Distanza dei centri di formazione professionale, ed oggi, che in Piemonte questi studenti tornano in Dad, i devices non sono ancora arrivati.
Da molti mesi l’assessore regionale Elena Chiorino promette l’uscita di un bando da 6 milioni di euro, a parziale ristoro delle spese straordinarie sostenute dalle Agenzie di formazione professionale, in cui rientrerebbero le attrezzature per la Dad e quindi l’acquisto dei devices, ma il rischio è che questi soldi arrivino a pandemia finita e che, intanto, cresca il numero di ragazzi che abbandonano gli studi per l’impossibilità di seguire agevolmente le lezioni sullo schermo di uno smartphone.
La formazione professionale è competenza esclusiva delle Regioni e, infatti, moltissime Regioni hanno già acquistato i devices. L’omologa veneta dell’assessore Chiorino, Elena  Donazzan, lo aveva fatto già durante la prima ondata della pandemia.
In Piemonte circa 17.000 studenti frequentano ogni anno i percorsi di qualifica in obbligo di istruzione. Numeri grandi, che tuttavia non sembrano ottenere la necessaria attenzione da questa Giunta se si consente che circa 6.000 di questi non abbiano ancora un device.
Il modello piemontese della formazione professionale è un’eccellenza di livello nazionale che ha ridotto la dispersione scolastica, migliorato l’orientamento e garantito al Piemonte di essere in cima alla lista delle Regioni italiane per utilizzo del Fondo Sociale Europeo.
Per essere all’altezza di questo modello, serve più puntualità nella presentazione dei bandi, meno promesse e più concretezza (i termoscanner non sono mai arrivati…).
Questa volta non si può addebitare il ritardo al Governo nazionale. La Giunta Cirio prenda esempio dalle altre Regioni e ponga rimedio al più presto alla grave mancanza di devices, che si abbatte sulle nuove generazioni e sulla fascia più svantaggiata della popolazione».
Monica CANALIS, vice segretaria Pd Piemonte e consigliera regionale
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INHASSORO / La Estrela do mar: 850 alunni e una nuova scuola secondaria di base

Mozambico: istruzione fattore decisivo per proseguire un percorso di sviluppo

Dopo la visita a Inhambane e l’intesa con il vescovo Adriano Langa per stabilire un rapporto più strutturato tra Enaip Mozambico e la diocesi per la gestione dell’istituto tecnico Estrela do Mar, con don Pio e Caterina decidiamo di fermarci a Guiua, località a pochi chilometri da Inhambane dove c’è un Centro missionario per la formazione dei catechisti e delle famiglie. Un’iniziativa molto interessante perché prepara molti laici ad assumere ministeri e compiti che i pochi sacerdoti presenti non riuscirebbero ad assolvere. (continua)

leggi la prima parte su Corriere Eusebiano del 9 novembre 2019

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INHASSORO / Luigi Bobba racconta il suo ultimo viaggio in terra africana

Estrela do mar: un progetto che continua in un Mozambico che cresce e cambia

Sono trascorsi più di 17 anni da quando ho cominciato a frequentare il Mozambico ed è iniziata l’avventura della Estrela do mar, la scuola professionale avviata dalle Acli insieme a don Pio Bono e Caterina Fassio missionari vercellesi ad Inhassoro e poi costantemente accompagnata da Acli e Ipsia Vercelli. (continua)

leggi la prima parte su Corriere Eusebiano del 9 novembre 2019

leggi la seconda parte

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