Luigi Bobba: mobilitare tutta la “flotta delle zanzare” nella battaglia contro il virus

Come rafforzare il volontariato nella battaglia contro il virus? Quale sarà il ruolo del Terzo Settore nella ricostruzione? Ne parliamo, in questa intervista, con Luigi Bobba già Presidente delle Acli ed ex sottosegretario al Welfare.

Presidente Bobba, lei ha usato una metafora, per far comprendere il ruolo del volontariato in questa “strana guerra”, quella della “piccola flotta delle zanzare. Una metafora che colpisce, può spiegarcela?

La metafora non è mia. L’ho  presa in prestito da un grande della storia, il primo ministro inglese Winston Churchill. Siamo alla fine del maggio del 1943. A Dunkerque, nel nord ovest della Francia, le truppe corazzate tedesche avanzano inesorabilmente e chiudono in una sacca senza via di uscita le divisioni britanniche e francesi. L’unica via di scampo è il mare. Churchill mobilita il meglio della Marina reale britannica, ma lancia anche un drammatico appello alla nazione perché tutti i civili dotati di un’imbarcazione (mercantili, barche da pesca o da turismo, ecc.) si mettano in mare e raggiungano il porto di Dover. Migliaia di inglesi raccolgono l’appello e si portano verso le spiagge di Dunkerque. Il rischio che le truppe anglo – francesi vengano completamente decimate è altissimo, anche perché i cacciatorpedinieri della Marina militare inglese non riescono ad attraccare al porto di Dunkerque, ormai distrutto dai bombardamenti dell’aviazione tedesca. Così, per portare in salvo i soldati, approfittando dell’oscurità della notte, la miriade di imbarcazioni civili, più agili e veloci, si avvicinano alle spiagge di Dunkerque, caricano i soldati ormai allo stremo e li trasferiscono sulle grandi imbarcazioni della Marina Reale. Churchill, ad operazione conclusa, lodò l’opera dei suoi ammiragli, ma ringraziò in particolare la “flotta-zanzara”, senza la quale il numero delle vittime sarebbe stato enormemente più elevato. Così in questa nostra “strana guerra”, mi è venuto in mente questa metafora che avevo già utilizzato più di 25 anni fa, quando cominciai ad occuparmi di Terzo settore. Fuor di metafora: per salvare tante vite e curare le ferite di molti, sono fondamentali le istituzioni dello stato (la sanità, la protezione civile, l’esercito) ma non bastano. Serve anche la “flotta delle zanzare”, servono la miriade di associazioni e organizzazioni di volontariato presenti nelle nostre comunità, perché più vicine alle persone da salvare e più veloci nell’arrivare in tempo per evitare troppe sofferenze e troppo dolore.

leggi la mia intervista di Pierluigi Mele su Rai News del 5 aprile 2020

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Bobba: due proposte per dare ossigeno al Terzo settore

Ricuperare le risorse “dimenticate” del 5 per 1000 e sbloccare quelle “congelate” per le imprese sociali. Partiamo da qui per dare fiato a un comparto che rischia il collasso. L’intervento dell’ex sottosegretario al Welfare

La ministra Nunzia Catalfo ha annunciato che nel decreto del Governo per sostenere famiglie e imprese saranno ricompresi tra i destinatari di interventi di Cassa integrazione anche le persone che operano alle dipendenze di Enti del Terzo settore. E’ una misura importante ed urgente per evitare che i danni di questa drammatica crisi si scarichino proprio su quelle organizzazioni e su quelle persone che rappresentano un presidio di solidarieta’ e un motore di inclusione sociale. Garantire le attività di interesse generale degli enti non profit diventa uno degli obiettivi primari per consentire di proseguire senza soluzione di continuità il sostegno alle fasce piu fragili della popolazione, le prime che si ritroveranno a subire le conseguenze economiche dell’emergenza. Per fare questo occorre rapidamente trovare fondi per mantenere il livello di operatività dell’intero comparto sociale.

leggi il resto del mio articolo su Vita.it del 15 marzo 2020

 

 

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Terzo settore, Bobba: «Governo se ci sei, batti un colpo»

«Le dichiarazioni programmatiche del presidente del consiglio Giuseppe Conte avevano fatto ben sperare: nel pieno della discussione parlamentare della legge di bilancio, i segnali che arrivano però non sono per nulla rassicuranti: innanzitutto, sorprende che la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, non abbia ancora assegnato la delega del Terzo settore. E poi: niente incremento dei fondi per il 5 per 1000, ulteriore taglio di 10 milioni per la riforma del Terzo settore, dimezzamento dei fondi per il Servizio civile». Lo j’accuse dell’ex sottosegretario al Welfare

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Reddito di Inclusione: un’eredità da non sprecare

Il REI ha evitato il peggioramento di una situazione già drammatica e, soprattutto, ha permesso di costruire un’infrastruttura per il welfare locale che potrebbe tornare molto utile anche al Reddito di Cittadinanza. E non solo.

leggi l’articolo di Lorenzo Bandera per Corriere Buone Notizie rilanciato da Secondo Welfare

 

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Durigon, se ci sei batti un colpo

Da mesi i dossier legati alla normativa sul Terzo settore sono scomparsi dal raggio d’azione del Governo e del sottosegretario con delega al comparto. Due esempi su tutti: il fascicolo fiscale da inviare a Bruxelles per dare sostanza alla riforma del Terzo settore e il Dpcm sul nuovo 5 per mille (in attesa di capire se e come sarà rimpolpato il fondo nazionale ormai troppo esiguo per sostenere le indicazioni dei contribuenti). Che fine hanno fatto questi due provvedimenti? Sono in agenda? Ci sta lavorando qualcuno? Caro sottosegretario attendiamo delle risposte

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Luigi Bobba: “Riforma terzo settore, la sfida può essere ancora vinta. A patto che…”

(Vita.it) I sette passi necessari «per non svuotare nei fatti la riforma e per valorizzare quello straordinario patrimonio di risorse volontarie, civiche e imprenditoriali di cui il Terzo settore italiano dispone». L’editoriale, firmato dall’ex sottosegretario al Welfare del numero del magazine in distribuzione da questo fine settimana

Come accade spesso in Italia, le riforme finiscono per arenarsi nelle sabbie mobili del bizantinismo burocratico, nei tempi infiniti dei provvedimenti attuativi e nei micro interessi dei molti corporativismi eternamente presenti nel tessuto sociale del Paese. Anche la riforma del Terzo settore corre questo rischio.

Salutata come un cambiamento a lungo atteso, accompagnata dalla spinta delle molteplici realtà associative, di volontariato e di impresa sociale e sostenuta da una chiara volontà politica, la riforma era riuscita, dopo un percorso né semplice né breve, a tagliare il traguardo non solo dell’approvazione delle Camere ma anche degli indispensabili decreti legislativi che ne hanno disegnato forma, contenuti e tempi di attuazione.

A quasi due anni dall’approvazione del Codice del Terzo settore — il più importante dei cinque decreti legislativi — che ne è della riforma? Il Governo in carica ha avuto il merito di portare a termine i due decreti correttivi — quello sul Codice e quello sul Servizio civile universale — già predisposti dall’esecutivo guidato da Gentiloni. Ma nel frattempo — in questo anno di esecutivo giallo/verde — si sono susseguiti una serie di atti o di incidenti che hanno fatto chiedere agli osservatori più attenti se non sia in atto una vera e propria campagna per screditare e mettere nel mirino il Terzo settore. A cominciare dall’introduzione – poi cancellata – della tassa sulla bontà; dall’imposizione — anche qui recentemente depennata — nel decreto spazza corrotti agli enti di Terzo settore dello status di partito con gli obblighi e i costi conseguenti; per arrivare infine alla sistematica campagna contro le ong ree di salvare i migranti e di gestire l’accoglienza degli stessi.

Solo una serie di coincidenze o di incidenti? E come si riflette questo clima sull’applicazione della riforma del Terzo settore?
Certamente il livello dell’attenzione e della mobilitazione si è alquanto affievolito. E così può capitare che il Consiglio di Stato emetta un parere che mira a svuotare la carica innovativa degli art. 55, 56, 57 del Codice che disegnano un ruolo di partnership del Terzo settore nella programmazione delle politiche sociali; che alcune Regioni mettano a bando con solenne ritardo le risorse contenute nella riforma per i progetti innovativi delle Aps e delle Odv; che ci si accorga, grazie al puntuale intervento di Vita e di Italia non profit, che il Fondo del 5 per mille — per via della crescita del numero dei contribuenti che hanno optato per questo strumento — sia diventato insufficiente; così, pur senza alcuna modifica normativa, ritorna di fatto il famigerato tetto. Fatti che hanno obbligato — per necessità non certo per volontà — anche il Forum del Terzo Settore ad un ruolo più difensivo che propositivo, venendo così a mancare agli attori istituzionali quella spinta così necessaria a mantenere un passo spedito e sicuro nell’attuazione della riforma.

L’intento di queste annotazioni non è di natura polemica. Evidenzio pertanto sette passi necessari per non svuotare nei fatti la riforma e per valorizzare quello straordinario patrimonio di risorse volontarie, civiche e imprenditoriali di cui il Terzo settore italiano dispone.

Primo passo: condurre rapidamente a termine tre processi meritoriamente avviati in questo ultimo anno: la partenza del Registro unico nazionale, l’approvazione definitiva del decreto sulle attività secondarie e strumentali e lo sblocco del decreto sulle erogazioni liberali di beni in natura. In particolare, il Registro è un pilastro essenziale per avere finalmente uno strumento univoco e trasparente per l’accesso ai benefici della riforma.

Secondo passo: avviare subito la richiesta alla Commissione Europea per l’autorizzazione ad introdurre i nuovi regimi fiscali sia per la generalità degli enti di Terzo settore che quelli specifici per le imprese sociali. Oggi le uniche norme fiscali già in vigore sono quelle relative alle deduzioni e detrazioni per le erogazioni liberali e l’esenzione dalla tassa di registro e quella sugli atti transattivi. Il resto — che vale circa un terzo (50 milioni) della dotazione finanziaria della riforma — resta congelato.

Terzo passo: fare rapidamente il decreto attuativo per i Titoli di solidarietà e gli altri strumenti di finanza sociale previsti dal Codice. Come hanno ben evidenziato Paolo Venturi e Mario Calderini, c’è oggi un forte potenziale di sviluppo delle imprese sociali che questi strumenti potrebbero accompagnare e sostenere.

Quarto passo: avviare il “Social bonus”. Piange il cuore vedere che molti immobili pubblici inutilizzati o confiscati alle mafie, non possano diventare luoghi creativi per nuove attività e servizi del Terzo settore.

Quinto passo: cosa aspetta il ministero del Tesoro ad emanare il decreto che recepisce i nuovi criteri del 5 per mille? I recenti dati ci dicono che…


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A dirlo è il Rapporto Cnel sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva del 2018, analizzato dagli amici di Itinerari Previdenziali

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